CIMITERI – GIUSEPPE MARCENARO

Giuseppe Marcenaro Cimiteri
Giuseppe MARCENARO, Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie, pp. 240, Bruno Mondadori, 2008

“Sovente guardo la mia biblioteca come alla raffigurazione casalinga di un cimitero. La grande scaffalatura a parete è un superbo colombario senza un fine riconoscibile. I nomi degli autori impressi sui dorsi sono il paradigma immaginario delle epigrafi di un cinerario. I libri “morti” stanno lì per anni, non cercati, dimenticati. Dietro a ogni dorso, in polvere cartacea, persiste il riassunto delle esistenze. Silenziose. Beato l’uomo capace di risvegliare un testo. Che equivale a resuscitare un morto.”

Che libro delizioso, colto, arguto, spiritoso, documentato, questo Cimiteri!

Qui si parla — ebbene si — solo e soltanto di tombe, di più o meno Cari e/o Famosi Estinti, di cimiteri che Marcenaro ha visitato in varie parti del mondo piantine (ove disponibili) alla mano e dovizia di bibliografia al seguito. Perchè Marcenaro è convinto che i cimiteri (come le biblioteche) sono potenzialmente luoghi vivissimi, che possono rivelarsi una miniera di suggestioni e di informazioni di una cultura e di un’epoca.

Non luogo per eccellenza, il cimitero è una realtà vitalissima. Per definizione è un territorio “oltre”, destinato ad accogliere i defunti che, espurghi dell’esistente, vengono ammucchiati a parte. Fuori dal consesso dei viventi. Il cimitero, spazio fisico e mentale dove sono messe in gioco le angosce suscitate dal rimpianto per qualcuno che se ne è andato (o finalmente toltosi dai piedi), è il contro–tipo lucido e inconscio della più aulica follia umana: la sopravvivenza di se stessi.

Tra i tanti cimiteri e le decine e decine di tombe più o meno illustri di cui parla l’autore, mi limito solo a fornire qualche spigolatura, giusto per cercare di dare il senso del tono generale del libro. Perchè i cimiteri sono mica tutti uguali, eh.

Ci sono i mausolei, come per esempio, nella Piazza Rossa, a Mosca, quello di Lenin dove

la mummia pallida e baffuta di Lenin divenne un’esperienza religiosa. Il pellegrinaggio al mausoleo della piazza Rossa durò decenni. La guardia d’onore alla tomba si dava il cambio saettante a cronometro perfetto ogni ora. Dal 1993 è custodita da un solo soldato. Adesso il mausoleo attira soltanto turisti svogliati.

Ancora in Russia, e ancora a Mosca, Marcenaro ci parla del cimitero di Novodevicij annesso all’omonimo monastero che risale al XVI secolo.

Novodevicij, il cimitero degli scrittori, dei musicisti e dei personaggi della politica. In quel cimitero crocicchio della storia, secondo il simbolismo degli uomini al potere, un esponente della burocratici passato “a miglior vita”, sepolto a Novodevicij, era salma di seconda scelta, non sufficientemente degna d’essere inumata nell’improprio famedio della piazza Rossa, accanto al mausoleo di Lenin. Novodevicij è l’enciclopedia russa da sfogliare. Mikhail Bulgakov sempre inseguito dai fantasmi del maestro e della sua Margherita. Anton Cechov sepolto accanto al papà, sotto un cippo che rassomiglia a una casetta, una microdacia sul modello di quelle in Crimea, illuminate da un sole malato.

E quando, a proposito di Majakovskij e della sua generazione (Esenin, Bloch…) leggo un passaggio come questo che riporto, la mia delizia è totale:

Quella era una generazione di esagerati, disperati, esaltati. Tutta gente che per andare avanti a cavallo del motore rivoluzionario, per piantarla con le lagne e le inutili aspirazioni, avrebbe comprato un biglietto ferroviario alle tre sorelle di Cechov. Per farle finalmente arrivare a Mosca. «E così la storia sarà finita», sibilava Osip Mandel’stam, ignaro del proprio tragico destino. Sarebbe sparito nel ghiaccio di un campo di concentramento dalle parti di Vladivostok. Senza tomba. Majakovskij invece sta dentro un monumento

Quante cose sulla storia Russa e dell’URSS si apprendono, dal “sepolcrale gioco dell’oca” dei cimiteri di Mosca!

Le tombe della piazza Rossa sono la metafora specchiata delle ferree leggi della nomenclatura, un gioco a rimpiattino delle salme. Nel corso della storia si sono verificati bizzarri spostamenti di bare e di urne cinerarie di personaggi caduti in disgrazia e degradati nella memoria. Nel sepolcrale gioco dell’oca non ci si ferma per un giro: si può soltanto arretrare.

E quante cose ho imparato attraverso capitoli che Marcenaro ha dedicato ai più celebri e frequentati (dai morti e dai vivi) cimiteri di Parigi, e sui mausolei. Primo di tutti (ça va sans dire), l’imponente mausoleo che nel Dôme de les Invalides è riservato alla tomba di Napoleone:

Nel centro del grande vano circolare, sotto la cupola, sta l’invitto sarcofago di porfido rosso di Finlandia che custodisce i resti dell’uomo venuto da Ajaccio. Tutto attorno, in corale schiera, gli avelli dei marescialli di Francia, inumati con tutte le piume, le sciarpe e i personali medaglieri appuntati al petto di scintillanti divise. Il sacrario è l’apoteosi bonapartista, la tomba di famiglia del militarismo francese, il pantheon dei professionisti della guerra. Con anche l’innesto di fratelli di sangue di Bonaparte cui da imperatore conferì onori e troni: l’inetto Giuseppe, re di Napoli e poi di Spagna; Gerolamo, re di Westfalia.

Ma “mentre la salma di Napoleone veniva solennemente accolta nella rotonda del Dome agli Invalides, il suo pene girava clandestinamente per l’Europa. Dal fatale 1821 passò di mano in mano.” E questa, vi assicuro, è storia tutta da leggere. Roba da matti…

Mi fermo un attimo sul   (giustamente) famoso cimitero del Père Lachaise di Parigi, “unica città al mondo in cui si può ancora morire di fame ed essere inumati in un cimitero tra gente illustre.” .

Per diffusa divinazione la gente è sicura che i morti vedano. Quelli stanziali a Père–Lachaise, più favoriti d’altri per la posizione panoramica delle giaciture, contemplando le vedute extra muro, possono comodamente gioire e adontarsi dell’aldiqua che hanno lasciato. Magari vagheggiando con romantica nostalgia sul tempo passato. Sempre non gongolino della speciale fortuna: quella d’esser dentro a un cimitero, visto cos’è diventato il mondo che un tempo era loro. E si compiacciano che la giostra infernale dei vivi, abbandonata con rimpianto cocente, non sia più un problema. La fortuna d’essere morti.

Anch’io sono andata molte volte al Père Lachaise. Anch’io amo passeggiare tra i viali e i vialetti, i colombari, esploro le varie zone di questo enorme cimitero. Anch’io lo trovo uno dei luoghi più gradevoli di Parigi. E quante volte sono andata alla tomba di Proust? E’ talmente  semplice (niente monumento, solo un rettangolo di granito nero con incisi i nomi di Marcel, dei suoi genitori e del fratello Robert.) da risultare difficilissima da trovare (la prima volta che sono andata al Père Lachâise ho girato a vuoto per più di un’ora, prima di trovarla. E l’ho trovata per caso, eh, nonostante fossi munita di cartine e piantine). Si trova nel settore nord ovest vicino al colombaio /crematorio, di fronte alla tomba di Guillame Apollinaire.

Ma leggete cosa dice Marcenaro della tomba di Proust:

Come a un party del Gran Vizir, a primavera, Père–Lachaise celebra la festa del giardino con gli alberi in fiore, le foglie verdissime e ogni marasma di flora avventizia risvegliatasi di botto, assiepata negli spazi tra tombe illustri e comuni. Con tutta quella inevitabile nuvolaglia di polline sparsa per l’aria, è legittimo chiedersi come la metta il povero Marcel Proust. Per difendersi dall’esagerata esplosione dei meli in fiore, quando usciva di casa nella stagione perniciosa, era costretto a servirsi di una carrozza ermeticamente chiusa. Deve essere questa la ragione estrema per cui sulla sua tomba — dove sta con il fratello Robert e i genitori — su quel marmo polito e nero con le scritte incise in oro, accanto al suo nome, in totale contiguità, sta posato un bouquet di violette inappassibili: artificial flowers .

Come dargli torto?

E che pagine affascinanti quelle dedicate ai Russi in Francia! Negli anni venti Berlino era il centro culturale della Russia all’estero, mentre Parigi diventò l’impropria capitale politica della vecchia Russia in cui dal 1927 “sono stati inumati oltre diecimila russi. Come dire quasi tutti gli emigrati in Francia a seguito alla rivoluzione bolscevica. Il cimitero è diviso per caste, secondo un ordine che sarebbe piaciuto allo zar. La nobiltà ha una sua zona. Gli altri secondo ordini di precedenza. Gli artisti sono tutti insieme: pittori e attori con anche Aleksandre Petrovic Fabergé, figlio del celebre gioielliere dello zar; e Rudolf Nureyev, sepolto sotto un rigidamente congelato tappeto Kilim realizzato a mosaico. Oltre le tombe irreggimentate di cosacchi del Don e di cadetti, un riquadro speciale, ordinate come in un posteggio, accoglie le sepolture degli autisti dei taxi di Parigi. Ovviamente russi.”

Nel libro si parla del cimitero ebraico di Praga, pieno di fascino arcano; quello acattolico (degli inglesi) di Roma, quello fiorentino di Santa Croce, dove riposano le glorie italiche cantate da Foscolo…

C’è anche, però, chi non ha una vera e propria tomba, ma solo un loculo con un numero: il 563. E’ il caso di Walter Benjamin, suicidatosi in Spagna quando capì che sfuggire ai nazisti gli sarebbe stato impossibile: “Davanti a Benjamin la libertà era diventata impossibile. Alle sue spalle la morte. Hannah Arendt, commossa, avrebbe scritto: «La sfortuna gli si era incollata sulla pelle. Un giorno prima Benjamin sarebbe passato senza problemi; un giorno più tardi si sarebbe saputo che in quel momento non era possibile entrare in Spagna. La catastrofe era possibile soltanto in quel giorno».

Ci sono poi tombe irragiungibili, come quella di Robert Louis Stevenson sul monte Varea in un’isoletta dell’arcipelago delle Samoa, visibile — scrive Marcenaro — solo (e malamente) se si sorvola la montagna in elicottero…

pallino

Cimiteri è suddiviso in vari capitoli, ognuno dei quali dedicato ad una differente storia. Il libro brulica di storie: dall’assassinio di Rasputin alla incredibile storia del cimitero napoletano delle 366 buche alle ultime volontà tradite di Garibaldi allo sterminio della famiglia Romanov e soprattutto della incredibile storia  del luogo in cui lo sterminio avvenne e che a seguito dell’avvicendarsi di diversi uomini politici al potere è finito per diventare non solo mausoleo ma luogo di vero e proprio culto e meta di pellegrinaggi.

Si parla di personaggi illustri (Winckelman e Brecht, Calamity Jane e Poe, Dante, Shelley e Valéry) ma anche di Signori Nessuno, di fosse comuni, di ossa senza nome.

pallino

Cimiteri è libro colto, originale e anche…divertente e lo stile di Giuseppe Marcenaro è sottile e di ironia molto raffinata.

Confesso che non conoscevo quest’autore e il libro l’ho scoperto per caso, me lo ha segnalato una lettrice di aNobii, e l’ho letto soprattutto perchè incuriosita dal titolo, dal sottotitolo e dalla copertina. Mi ha avvinta subito, sin dai primi paragrafi.

Per chiudere, voglio riprendere il tema “libri-tombe”, “biblioteche-cimiteri”. Percorre un po’ tutta l’opera e mi ha particolarmente affascinata. Parlando del Père Lachâise Marcenaro ad esempio scrive:

Père–Lachaise detiene il primato dell’esprit francese. Qui nessuno viene per piangere abbracciando l’avello di qualcuno che non c’è più. Ci si annoia e ci si esalta come in una biblioteca, o in un museo. Nelle biblioteche gli scaffali hanno la sostanza dei colombari. Come cadaveri i libri sono allineati, preda degli acari della polvere, affidati al sonno eterno delle mummie. A Père–Lachaise le tombe sono libri spalancati, svelano sentenze.

La scheda del libro >>

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5 risposte a CIMITERI – GIUSEPPE MARCENARO

  1. annaritaverzola ha detto:

    Gabrilu, mi hai proprio catturata con questo post! L’ho acquistato e del medesimo autore ho preso anche Libri, storie di passioni, manie e infamie. Sei sempre preziosa! Un caro saluto e un bacione! Annarita.
    http://www.amazon.it/gp/product/8861593925/ref=pd_luc_rh_sbs_01_02_t_ttl_lh?ie=UTF8&psc=1

  2. gabrilu ha detto:

    @Annarita
    Marcenaro autore per me ancora tutto da scoprire, in effetti.
    Ciao e grazie anche per questa ulteriore indicazione

  3. nicoletta ha detto:

    nOn conosco Autore, ma tuo articolo mirabile mi farà correre a comperarlo. Credo sia fatto per me!Son curiosissima.
    Grazie.

  4. babalatalpa ha detto:

    Un post prezioso che spinge ad acquistare il libro immediatamente. Il coniuge mi prende sempre in giro per la mia mania d’andar per cimiteri, luoghi, a mio avviso, rilassanti che spingono alla riflessione. Non li ho mai trovati tristi, tutt’altro. A Parigi ho trascorso un pomeriggio splendido girando tra le tombe del cimitero di Montparnasse. Ahimè, non sono stata ancora al cimitero del Père-Lachaise ma (spero) non mancherà occasione.

  5. GB CRIPPA ha detto:

    Grazie ! Lo avevo visto anche io, soffro di una passione per cimiteri/tombe/architettura funeraria, e messo in una lista dei desideri… adesso non mi resterà che leggerlo ! Ciao GB

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