LUNGO LA VIA INCANTATA.VIAGGI IN TRANSILVANIA – WILLIAM BLACKER

William Blaker

William Blacker, Lungo la via incantata. Viaggi in Transilvania (tit. orig. Along the Enchanted Way. A Story of Love and Life in Romania) traduz. Mariagrazia Gini, pp. 335, Adelphi, Collana dei casi, 2012.

Voglio segnalarlo subito: l’incantevole ragazza che compare nella copertina del volume Adelphi è la zingara Natalia, in una foto scattata da Blacker.

E il titolo? Il titolo viene da un verso del poema On Raglan Road dell’ irlandese Patrick Kavanagh : “I saw the danger, yet I walked along the enchanted way,
And I said, let grief be a fallen leaf at the dawning of the day.” (“Vidi il pericolo, eppure camminai lungo la via incantata, e dissi: che il dolore sia una foglia caduta all’alba del giorno”)
.

Poco dopo la caduta del Muro di Berlino un giovane inglese abbandona gli agi di Londra, attraversa la Germania e si avventura, da solo, con un’automobile scassata, qualche libro e alcuni quaderni d’appunti ancora vergini verso l’interno della Romania nella Terra dei Sassoni prima, vivendo e condividendo poi al Nord, nel Maramuresh la durissima vita dei contadini rumeni e al Sud, in Transilvania, la vita degli zingari.

pallino

Nel dicembre 1989 William Blacker stava andando a Berlino, per vedere con i suoi occhi il Muro caduto con il crollo del regime comunista. Poi, avendo sentito della rivoluzione contro il regime di Ceausescu e volendo vedere gli affreschi degli antichi monasteri, si addentra in Romania.

Romania map

Blacker ha la fortuna di arrivare tra i contadini del Maramuresh prima dell’irruzione della televisione, della pubblicità, dei supermercati; non vuole soltanto osservare, ma vivere la vita come uno di quei contadini “prima che l’Occidente arrivi fino qui”. Ci racconta come abbia vissuto nella casa di una anziana coppia di contadini che in un certo modo lo adotta, come diventi egli stesso contadino seguendo le tradizioni, partecipando ai lavori nei campi, rispettando le usanze locali ed in particolare i rituali religiosi.

Durante i quattro anni di vita trascorsi nel Maramuresh assiste ai matrimoni, ai funerali, alle feste, all’uccisione dei maiali “ho sofferto, ho pianto, ho riso”

Nelle sue peregrinazioni in Romania Blacker arriva anche in un villaggio zigano vicino Sighisoara in cui la bellezza di due sorelle zingare (Natalia e Marishka) lo affascina al punto da farlo rimanere (“due sorelle diversissime, e ugualmente indimenticabili” ).

Ha quindi l’occasione di vivere alternativamente, a duecento chilometri di distanza, due esistenze completamente diverse. Tanto la vita quotidiana tra i contadini del Maramuresh è rigida, regolata su ritmi immutabili, tanto la vita nella comunità dei Rom è soggetta a variazioni impreviste e sorprendenti dovuta all’assenza totale di regole. Contrariamente ai Rumeni, sui Rom la modernità non ha alcuna presa, non esercita alcuna attrattiva. Qualche oggetto prodotto dalla civiltà dei consumi potrà anche attirare l’attenzione o invogliare uno zingaro, ma mai più di tanto. Gli zingari sono allergici a qualunque tipo di programmazione, vivono alla giornata e mai e poi mai uno zingaro rinuncerà ad una birra o due per comprare del legno per riscaldarsi in inverno. Quando verrà il momento, il modo di scaldarsi lo troverà…

Blacker è affascinato dagli zingari: “Incontrarli per strada era come imbattersi in uno stormo di uccelli tropicali su una quercia. Ma era difficile avvicinarli”  e capisce molto presto che “A loro non interessa comandare ma non vogliono nemmeno obbedire” scrive, citando una frase di Franz Liszt.

Attratto da Natalia prima, si innamora poi follemente di Marishka, con la quale non solo convive a lungo, ma dalla quale ha anche un figlio, Costantin.

A proposito di Costantin (mezzo inglese, mezzo zingaro) Blacker non può non porsi interrogativi circa il suo futuro e si chiede quale sarà la sua vita in mezzo agli zigani: “Mi chiedevo anche come se la sarebbe passata, in Romania, lui che era mezzo zingaro e mezzo inglese. Come lo avrebbero trattato? I rumeni e i sassoni l’avrebbero additato di nascosto? Ero contento di vederlo giocare insieme a tutti gli altri bambini zingari sorridenti, e non mi preoccupava affatto che non avesse la divisa e non andasse a scuola in Inghilterra, ma speravo anche che non venisse disprezzato o trattato ingiustamente per via del suo sangue zingaro”.

Vede però con piacere che Frau Knall, la tedesca sassone che ha avuto spesso contrasti anche molto aspri con gli zingari per il loro modo completamente diverso da quello dei tedeschi di affrontare la vita era amorevolissima con il bambino, e “mi aveva perdonato da un pezzo per le mie frequentazioni zigane. Quando andavamo a trovarla, le si illuminava il viso. Lei gli parlava in tedesco; voleva farlo diventare un linguista. Ma Marishka gli parlava in rumeno, io in inglese e Attila (il padre di Marishka, n.d.r) in ungherese, e temevo che si confondesse.”

“Sono felice che, per il momento, viva qui”,  conclude. Il bambino rimane dunque in Romania con la madre Marishka — dalla quale Blacker si è separato ma con la quale rimane una salda ed affettuosa amicizia — insieme alla sua famiglia di zingari musicisti, a pochi minuti dalla casa di Blacker. S’incontrano ogni giorno, mangiano assieme, e più volte l’anno vanno tutti e tre a visitare la famiglia di William in Inghilterra. La madre di William e Marishka si sono piaciute e si frequentano volentieri.

Tutto questo, mentre la vita dei contadini del Maramuresh va velocemente ed inesorabilmente cambiando con l’arrivo della cosiddetta “civiltà”: arriva la pubblicità, che suscita desideri di cose ed oggetti di cui la gente, prima, non aveva mai sentito il bisogno. Arrivano le strade asfaltate… ci si accorge che se non si seguono le mode (nel vestiario, negli oggetti di arredamento, negli utensili da cucina) si viene considerati “poveri”, dunque guardati dall’alto in basso se non addirittura con disprezzo. E dunque? E dunque ci si deve adeguare…La corsa al consumismo è cominciata.

Blacker osserva il cambiamento portato dal “progresso” e scrive: “Non potevo non notare che la vita nel Maramuresh stava cambiando. Non volevo rendermene conto e cercavo di non farci caso, ma era fin troppo evidente.”

pallino

Lungo la via incantata è tante cose.

E’ il racconto di un’esperienza antropologica, di un viaggio in un mondo antico e selvatico, tra laboriosi contadini e zingari “spaesati”. Tutto il racconto è permeato da un forte sentimento nostalgico, ma questo non è da interpretare come uno sterile rammarico di non poter fermare il progresso tecnologico. Quello che vuole fare Blacker con questo libro è ben più interessante: tentare di fermare, attraverso il racconto e la parola scritta la memoria di un mondo il quale, anche nei suoi aspetti che ci possono apparire meno condivisibili ed accettabili è in ogni caso ricchissimo di umanità e di autenticità, un libro che soprattutto possa aiutare a comprendere la necessità e l’utilità di mettersi “nei panni degli altri”.

William Blacker

William Blacker
Fonte

Blacker questo lo fa, sia materialmente (vestendosi e imparando ad adeguarsi ai metodi di lavoro dei contadini rumeni utilizzando gli strumenti che questi adoperano e che appaiono arcaici e rudimentali) ma anche e soprattutto psicologicamente, cercando di capire il mondo di valori, i modelli di comportamento di gente tanto diversa da quella che siamo abituati a frequentare, non tirandosi indietro nemmeno quando viene messo di fronte a tutta una serie di pratiche e rituali di magia e a credenze superstiziose come ad esempio mangiare delle pulci vive per guarire dall’epatite, o le tecniche per salvarsi dall’attacco di un orso, o…..

E’ un libro che insegna a guardare mondi e culture diverse spesso considerate anche minacciose e pericolose attraverso un importante spostamento del punto di vista, fornendoci uno sguardo diverso sulla diversità (degli zingari, ma anche dei sassoni e dei contadini rumeni) ed un intrigante gioco di sguardi incrociati. Perchè qui abbiamo non solo un inglese che guarda l’Europa Occidentale con gli occhi dei contadini rumeni e degli zingari, ma la descrizione di come i rumeni guardano i sassoni, e i sassoni gli zingari e di come questi a loro volta considerino la vita dei contadini o dei sassoni…

Lungo la via incantata è anche, però, la storia di un doppio “colpo di fulmine”: l’attrazione di un giovane anglo-irlandese per il Maramuresh e la sua passione amorosa per la giovane e bella Marishka, la zingara che gli darà un figlio.

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Difficile per me scegliere/indicare le pagine che mi hanno catturata maggiormente: il capitolo intitolato I ciliegi di Breb, in cui l’abbattimento di centinaia di alberi di ciliegio per vendere il legno e far soldi evoca a Blacker il rumore delle asce de Il giardino dei ciliegi di Cechov, oppure le pagine in cui viene descritta l’uccisione del maiale Grigor che “era stato sacrificato perchè noi vivessimo”, quelle dedicate ai riti della Pasqua, o ai matrimoni ed ai funerali.

Cerimonie di nozze (che assomigliano a funerali) e rituali funebri che vengono celebrati come matrimoni. A volte, nel caso in cui chi muore non ha ancora avuto modo di prendere moglie, la moglie gliela si dà da morto, e il matrimonio viene celebrato durante il funerale, come nel caso dei due ragazzi morti prematuramente il cui funerale e matrimonio Blacker ci descrive:

“Dopo un po’ vedemmo arrivare dai campi due ragazze in abito da sposa, con i fiori tra le mani e i visi nascosti da un velo bianco, seguite dalle damigelle. Giunte in casa, andarono subito nella stanza dove giacevano i futuri mariti defunti, e presero solennemente posto alla testa delle due bare. Nel Maramuresh matrimoni e funerali si somigliano in maniera lampante. Entrambe le cerimonie riguardano partenze senza ritorno, e questo è il motivo delle molte lacrime versate ai matrimoni, quando un figlio o una figlia lasciano la casa dei genitori per sempre. Ma il prendere moglie è uno dei principali traguardi della vita, e perciò quando una persona muore in età da matrimonio deve assolutamente sposarsi prima della sepoltura. Per questa ragione si dovevano celebrare le nozze simboliche tra due ragazze e due ragazzi già morti – morti, anzi, da quasi una settimana, con tre giorni passati sott’acqua. Eravamo dalle parti del macabro, ma andava fatto, perchè i due ragazzi non dovevano avere motivo di considerare incompiuta la loro esistenza.”

Sono tante, poi, le pagine dedicate alla magia ed ai riti di stregoneria, perchè l’universo dei contadini del Maramuresh da superstizione, credenze magiche e riti di stregoneria è profondamente permeato.

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Nel libro si incontrano persone (non personaggi) straordinari come il vecchio contadino Mihai e sua moglie Maria, le zingare Natalia e Marinshka, il loro fratello  Nicolae, il loro padre Attila, la sassone Frau Knall. Ma anche tra i “cattivi” troviamo persone che non si dimenticano facilmente; come Baru, il feroce poliziotto rumeno che perseguita gli zingari.

Certo, a tratti quella di Blacker — questo zingaro britannico — può apparire una visione della Romania e delle comunità contadine del Maramuresh e di quella zigana della Transilvania un po’ troppo idilliaca, ma rimane ai miei occhi comunque bellissima perchè tengo sempre presente durante la lettura che non un saggio storico/scientifico sto leggendo, ma la descrizione di quella che giustamente nel risvolto di copertina del volume  Adelphi viene indicato come “uno stato della mente” di questo viaggiatore così particolare.

Lungo la via incantata è un libro affascinante, il racconto di un viaggio – durato anni – nello spazio ma soprattutto nel tempo.
Perché nella Romania del contadino Mihai e nella Transilvania della comunità di zingari di cui fanno parte le bellissime Natalia e Marishka il tempo sembra proprio essersi fermato.

Un libro che tutti dovrebbero leggere, un libro che apre gli occhi, che spazza via tanti pregiudizi, che invita a giudicare gli individui e non i gruppi o le istituzioni, che invita a guardare con rispetto culture diverse dalla nostra.

William Blacker
  • La scheda del libro >>
  • La bella ragazza che compare nella copertina del volume Adelphi è Natalia, in una foto scatta da Blacker.
    Natalia. Foto di William Blacker (1999). © William Blacker

see Piccola considerazione a margine

Penso che a tutti coloro che parlano di ruspe, di voler ingabbiare i Rom in casermoni condominiali etc. etc. farebbe molto bene alla salute (mentale) leggere il libro di Blacker.

E, se non avessero la pazienza di leggerlo per intero, potrebbero saltare allegramente le pagine dedicate agli zingari (ah, gli zingari!) e magari leggere, invece, le pagine in cui Blacker parla della tragedia dei sassoni tedeschi che, installati in Romania ormai da generazioni, approfittano fiduciosi della possibilità loro offerta dalla Germania — ormai riunificata dopo la caduta del Muro — di ritornare in quella che i sassoni-rumeni pensano essere la loro vera Patria.

“Quando negli anni Sessanta e Settanta il presidente Ceaushescu pensò di vendere loro i permessi di espatrio per qualche migliaio di marchi tedeschi, molti colsero la palla al balzo, e l’idea dell’emigrazione entrò nella loro mentalità come opzione praticabile. Con la rivoluzione del 1989, quando divenne più facile passare le frontiere e, come mi aveva raccontato la famiglia di Gerhilde, la Germania era intenzionata a concedere la cittadinanza a tutti i sassoni, fu come se fosse crollata una diga e nel giro di un paio di anni la popolazione sassone calò drasticamente. Ne rimanevano solo poche migliaia, e una cultura unica, con ottocentocinquant’anni di storia, stava per estinguersi. I più anziani non volevano andar via, ma i figli insistevano; timorosi di rimanere soli, gli anziani acconsentivano, seppur malvolentieri. Negli anni seguenti molti, come la nonna di Gerhilde, morirono di “Heimweh”, seduti negli appartamentini delle periferie di Amburgo o Francoforte, sognando la loro bellissima e lontana terra. In Germania non avevano campi da coltivare, animali cui badare, viti da legare o galline da nutrire, e non c’erano foreste fitte e riecheggianti sulla collina

[…]

“Tra un cucchiaio di minestra e l’altro, domandai quando se n’era andata la famiglia di Gerhilde.´Più o meno quattro anni fa’ disse Frau Knall. ´Non sono più tornati. La nonna è andata con loro in Germania e ci scriveva. Diceva che là non aveva niente da fare: non avevano terra nè animali, e non poteva pulire l’appartamentino all’infinito. Tutte le sere piangeva pensando a Halma, e poi nel giro di un anno è morta. “Ein alter Baum sall nicht verpflanzt werden” – ‘L’albero vecchio non va trapiantato’. Così diciamo, noi”.

Informazioni su gabrilu

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8 risposte a LUNGO LA VIA INCANTATA.VIAGGI IN TRANSILVANIA – WILLIAM BLACKER

  1. Alessandra ha detto:

    Che viaggio che mi hai fatto fare… profondo, significativo, toccante, testimonianza di un’esperienza vera e vissuta. Grazie.

  2. monicavannucchi ha detto:

    ciao gabrilù, che emozione! questo libro l’ho letto qualche anno fa, incuriosita e motivata perché avevo una nonna nata in transilvania, ma finora non sono mai stata da quelle parti. mi sono immedesimata e commossa, ho provato stupore e nostalgia e una grande ammirazione. desidero tanto visitare il Maramures, ma sono anche terrorizzata di non trovare più il mondo descritto da Blacker…

    • gabrilu ha detto:

      @Monica Vannucchi
      Certo, leggere un libro come avendo (anche) motivazioni personali come quelle che avevi tu è tutta un’altra cosa. Sono contenta del fatto che tu condividi le mie impressioni positive…
      Grazie e ciao! 🙂

  3. nicole ha detto:

    Pensa che lo avevo addocchiato! Ora, dopo tua esauriente e appassionata recensione, , vado a prenderlo, anzi due copie, una sarà un regalo molto gradito.
    Grazie, come sempre! Scovi, leggi e generosamente recensisci dei libri molto particolari, interessanti, che aprono mondi e fanno pensare.iO almeno interpreto come generosità questo tuo mettere a disposizione tue conoscenze, tue letture, tua capacità di estrapolare il nocciolo racchiuso in un libro.
    Ho sempre pensato che se sei una insegnante( non lo so, sia chiaro, non so nulla) devi essere una capace di tenere avvinta una classe , qualunque sia la materia.

  4. francesco ha detto:

    Penso proprio che le persone che a loro dire amano le ruspe, approfittino delle aberrazioni e delle storture, delle debolezze e delle falle delle democrazie (tanto difficili da tutelare), per acquisire consenso, voti e potere, tradendo – loro per primi – i principi che ostentano di voler difendere e tutelare.
    Basta riflettere solo su un’unica cosa: ad essere pratici non si sbaglia mai. Generare divisioni di pensiero causa enormi costi economici di gran lunga maggiori rispetto ai costi che una società intelligente e ben amministrata può produrre. Una società può e deve risolvere i conflitti. Non accenderli. Le risorse economiche mal gestite nei confronti dei cittadini e dei cittadini acquisiti, nonché verso coloro che chiedono ospitalità, producono pericolosi odii e risentimenti che portati all’esasperazione sono insanabili.
    Un libro come questo porta conoscenza ed esperienza vissuta: cambia la prospettiva, perchè in realtà chi l’ha scritto ha mutato la propria, ha misurato le ragioni con la realtà traendone insegnamento.
    Insegnamento figlio del dubbio che in fondo laddove finisce ciò che conosciamo, non finisce l’universo. Dubbio che non sfiora chi pensa di avere ogni strumento di giudizio con sé, inclusa una fiammante ruspa.

    • gabrilu ha detto:

      francesco
      “Un libro come questo porta conoscenza ed esperienza vissuta: cambia la prospettiva, perchè in realtà chi l’ha scritto ha mutato la propria, ha misurato le ragioni con la realtà traendone insegnamento.
      Hai sintetizzato perfettamente il senso di quello che, secondo me, è il senso di questa storia.
      Ciao, grazie e spero di rileggerti

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