NIKOLAJ GOGOL’ – VLADIMIR NABOKOV

Vladimir Nabokov Nikolaj Gogol


Vladimir NABOKOV, Nikolaj Gogol’,
a cura di Cinzia De Lotto, Susanna Zinato, pp.183,
Biblioteca Adelphi, 2014

“Se vi aspettate di scoprire qualcosa sulla Russia, […], se siete interessati alle ´idee’, ai ´fatti’, ai ´messaggi’, state lontani da Gogol’. La terribile fatica di imparare il russo per leggere Gogol’ non sarà ripagata nel vostro tipo di valuta pesante. Statene lontani, tenetevi alla larga. Non ha nulla da dirvi. Tenetevi fuori dalla carreggiata. Alta tensione. Chiuso fino a nuova comunicazione. Evitate, astenetevi, non… Mi piacerebbe avere qui una lista di ogni possibile interdizione, veto o minaccia.”

Che ci vogliamo fare. Volodia è fatto così. Un bel tipo, Nabokov, quando parla di scrittori. Ma noi (pluralis majestatis) che amiamo Gogol’ e amiamo Nabokov vogliamo capire meglio il perchè di questo perentorio avvertimento…

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Durante la sua permanenza in America e mentre svolgeva la sua attività di professore universitario — proprio come Timofej Pnin, lo stralunato professore eroe eponimo del delizioso romanzo Pnin  (ne ho parlato >>qui) — Nabokov si dedicò anche a due colossi della letteratura russa dell’Ottocento: Puskin — del quale tradusse in inglese l’Evgenij Onegin — e Gogol’.

Fu James Laughlin, patron della casa editrice New Direction a chiedere a Nabokov di scrivere una biografia di Gogol’. Il saggio, uscito nel 1944, verrà ripubblicato nel 1961 (sempre dalla New Direction) in una seconda ´Corrected Edition’. E’ a questa seconda edizione che fa riferimento questa edizione Adelphi e che si intitola proprio Nikolaj Gogol’.

Il volume  — in copertina la splendida illustrazione realizzata nel 1957 da Edward Gorey per la raccolta di racconti di Gogol’ Tales of good and evil — è stato curato da Cinzia De Lotto e Susanna Zinato, anglista e russista che hanno lavorato a quattro mani mettendo a frutto, come loro stesse scrivono nella interessante Postfazione “quella sinergia di conoscenze nei rispettivi ambiti linguistici e letterario-culturali che è parsa indispensabile per affrontare NG”

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Che cosa è il Nikolaj Gogol’ di Nabokov?

Innanzitutto diciamo subito quello che sicuramente NON è: una biografia tradizionale, una monografia classica, la narrazione cronologica lineare della vita di Gogol’. Niente note e riferimenti bibliografici, nessuna pedanteria accademica, nessuna pretesa di completezza.

Nabokov frantuma da subito la continuità che normalmente viene attribuita alla biografia di un uomo. Non inizia dal principio ma dalla fine: il libro comincia infatti con la descrizione della morte di Gogol’ passando poi, nel secondo capitolo, a farci impattare bruscamente con il racconto della sua giovinezza. Tutto il libro è costituito da continue digressioni, da un avanti-indietro ricco di spunti di riflessione su aspetti particolari dell’arte di Gogol’.

Da un nemico del realismo e del cosiddetto “utilizzo sociale” dell’arte come Nabokov, in effetti, potevamo aspettarci cosa diversa?

Anche sulla produzione letteraria di Gogol’ Nabokov opera molto selettivamente. Non ci parla di tutto quello che Gogol’ scrisse e pubblicò. La produzione giovanile viene liquidata con pochi e a volte sprezzanti cenni.
I primi racconti in particolare: “era con questo tipo di roba – gli scritti giovanili del falso umorista Gogol’ – che gli insegnanti delle scuole russe ingozzavano gli alunni”. Secondo Nabokov quella produzione era troppo nettamente connotata dal legame con l’ambiente ucraino dal quale Gogol’ proveniva.

Poco viene detto degli altri racconti, quelli che in genere vengono assemblati nella raccolta intitolata Racconti di Pietroburgo.

Nabokov si concentra soltanto su tre opere di Gogol’, quelle che lui considera i capolavori (e che d’altra parte sono anche i vertici universalmente riconosciuti tali della produzione gogoliana): Il revisore, Anime morte (le curatrici italiane hanno hanno tradotto così il titolo del romanzo sfruttando la mancanza di articolo della lingua russa) e Il cappotto.

Che cos’è, allora, questo Nikolaj Gogol’ di Nabokov?

Un saggio di biografia critico-letteraria.

Una specie di lezione in cui Nabokov spiega che cosa è la letteratura. O meglio, ci fa capire quale sia la sua idea di letteratura. Lo fa smontando — oggi si direbbe “decostruendo” — l’opera dell’autore russo.

Detto per inciso: molto di quanto leggiamo in questo saggio lo troviamo negli appunti preparatori per le due lezioni dedicate ad Anime morte ed a Il cappotto tenute da Nabokov alla Cornell University negli anni ’40 e pubblicate in Italia nella raccolta Lezioni di letteratura russa edita da Garzanti.

Gogol’, figlio della piccola nobiltà ucraina, è stato a lungo considerato uno scrittore impegnato nella critica dell’autocrazia, della burocrazia e di ogni anacronistica assurdità della Russia dei suoi tempi.

Nabokov è profondamente ostile a questa visione/interpretazione di un Gogol’ realista e addirittura anticipatore di quel filone di denuncia sociale che fiorì nella Russia del 1800.

Gogol’ autore di libri di indignata denuncia sociale?! Gogol’ scrittore “impegnato”?!

Niente affatto. Gogol’ è, secondo Nabokov, un visionario, un artista capace di costruire universi che nulla hanno a che fare con il mondo che lo circonda; un artista capace di animare gli oggetti della quotidianità, di metamorfizzarli, di trasfigurarli…

Delle pagine di Gogol’ Nabokov analizza da par suo le accecanti visioni in cui i dati della realtà sono soltanto elementi grezzi che la parola trasforma in lampi irrazionali e onirici, da cui nascono frotte di personaggi secondari che non avranno mai un ruolo effettivo nel racconto ma che invadono spazi come una torma di spettri, una realtà che si rifrange in mille specchi.

E poi c’è in Gogol’ l’uso — tanto sapiente da diventare grande e inimitabile poetica — di quella che in russo viene chiamata poshlost’ (che molto superficialmente potremmo chiamare “volgarità”, ma su cosa Nabokov intenda per poshlost’ tornerò più avanti) il cui esemplare più eccelso è Čičikov, il protagonista di Anime morte.

Gogol’ era un uomo malato che viveva in una realtà fantasmatica ed evanescente il quale, una volta esaurita ogni creatività artistica finì per sprofondare in una sorta di fanatismo religioso che lo rese insopportabile a tutti, anche agli amici più cari ed affezionati che egli letteralmente bombardava di lettere infarcite di prediche e di assurde richieste che assomigliavano fin troppo a ordini e prescrizioni.

“Gogol’ era una creatura strana, ma il genio è sempre strano; solo il vostro sano scrittore di second’ordine appare al grato lettore un saggio amico di vecchia data che in bell’ordine sviluppa le nozioni sulla vita del lettore stesso. La grande letteratura corre lungo il filo dell’irrazionale”

Nabokov dunque non ripercorre la vicenda biografica esterna di Gogol’; al suo posto troviamo invece l’analisi della maniera – alogica, paradossale, sempre più giù verso la nevrosi – con la quale Gogol’ costruisce, nei suoi capolavori quello che Nabokov definisce “la fisica del mondo alla rovescia di Gogol’ “.

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Secondo Nabokov la vera grande letteratura non è quella che fornisce uno specchio di vita ma, al contrario, quella che riesce a creare un mondo proprio.

“Uno scrittore è perduto quando comincia a interessarsi a questioni del tipo ´che cos’è l’arte?’ e ´qual è il dovere di un artista?’ “. Perchè “La fantasia è fertile solo quando è futile”

“Nutro un’insopprimibile avversione per chi si compiace del fatto che la propria finzione narrativa sia educativa o nobilitante, o patriottica, o salutare quanto lo sciroppo d’acero e l’olio d’oliva” scrive, addentrandosi nell’analisi de Il revisore.

Da quest’ottica fortemente letteraria nasce, ad esempio, la decisa enfatizzazione degli aspetti tutt’altro che “realistici” ed è con sferzante ironia che Nabokov parla di come Il revisore venne trattato e considerato “alla stregua di uno spettacolo comico sulle reali condizioni della Russia”.

E se una commedia come Il revisore agli occhi di tutti sembrava narrare la viltà e l’opportunismo dei piccoli funzionari di provincia, Anime morte parlava, secondo loro, della follia della servitù della gleba, della meschinità e dell’abbrutimento morale della classe dei possidenti nella metà dell’Ottocento. Niente affatto, dice Nabokov, questa interpretazione è sbagliata. La grandezza di Gogol’ non sta nell’aver saputo fare da specchio alla Russia ma, al contrario, nell’aver inventato una Russia immaginaria.

La poshlost’ russa del protagonista Čičikov non è altro che “uno dei principali attributi del Diavolo nella cui esistenza, aggiungiamolo pure, Gogol’ credeva molto più seriamente di quanto non credesse in Dio'”. Quello di Gogol’ , insomma, non è il gesto di chi punta sulla realtà una lente che la avvicini e la rischiari meglio, ma di chi la irretisca in un gioco inesorabile di specchi deformanti.

“E’ tanto inutile cercare in Anime morte un autentico background russo quanto lo sarebbe tentare di formarsi un’idea della Danimarca sulla base di quel fatterello accaduto nella nebulosa Elsinore”

A proposito de Il revisore:

“l’intera pièce (al pari di Madame Bovary) è composta da una peculiare miscela di differenti aspetti della volgarità, così che il prodigioso merito artistico del risultato finale è dovuto (come in tutti i capolavori) non a ciò che viene detto ma a come viene detto – alle abbaglianti combinazioni di parti grigie”

A proposito de Il cappotto:

“Le brecce e i buchi neri nel tessuto dello stile di Gogol’ implicano crepe nel tessuto della vita stessa. […] In questo mondo di assoluta futilità, di futile umiltà e di futile dominio […] qualsiasi miglioramento, qualsiasi lotta, qualsiasi scopo o sforzo morale sono totalmente impossibili, tanto quanto cambiare il corso di una stella’. […] E’ il mondo di Gogol’ e, come tale, del tutto diverso da quello di Tolstoj, o di Puškin, o di Cechov, o dal mio. Ma dopo aver letto Gogol’ gli occhi possono gogolizzarsi e si è portati a vedere pezzetti del suo mondo nei luoghi più inaspettati. Ho visitato molti paesi, e qualcosa di simile al cappotto di Akakij Akakievic era il fervido sogno di questa o quella persona conosciuta per caso, che mai aveva sentito parlare di Gogol’.”

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E vogliamo parlare di cosa scrive Nabokov a proposito del naso, o meglio dei nasi di Gogol’ e dei suoi personaggi? Del “Leitmotiv nasale”?

“Il suo grande naso affilato era così lungo e mobile che egli in gioventù era riuscito (avendo qualcosa del contorsionista amatoriale) a far sì che la punta venisse in orrido contatto con il labbro inferiore. Questo naso era la sua parte esterna più aguzza ed essenziale. Era così affilato e lungo che riusciva a ´penetrare da solo, senza aiuto delle dita, nella più minuscola tabacchiera, se naturalmente un buffetto non respingeva l’ospite indesiderato’ (da una lettera di Gogol’ a una signorina — di qui la malizia). Incontreremo il Leitmotiv nasale dall’inizio alla fine delle sue opere d’immaginazione, ed è difficile trovare un qualsiasi altro autore che abbia descritto odori, starnuti e ronfi con tanto gusto. Questo o quell’altro personaggio fa il suo ingresso nella storia spingendo, come dire, il suo naso in una carriola, oppure in carrozza, come lo straniero nel racconto di Slawkenbergius in Sterne. C’è un’orgia di fiutate di tabacco. Čičikov, in Anime morte, viene introdotto con il rimarchevole squillo di tromba che emette ogni qualvolta usi il fazzoletto. Nasi che colano, nasi che si storcono, nasi trattati amorevolmente o rudemente; un ubriaco tenta di segare via il naso a un altro ubriaco; gli abitanti della luna (così scopre un pazzo) sono Nasi. Questa consapevolezza nasale sfociò infine nella scrittura di un racconto, Il naso, che è un vero e proprio inno a quell’organo.”

 

Nikolaj Gogol


Nikolaj Gogol in un disegno di Dmitriev Manomov (1840)
Fonte: Wikipedia

“Gogol’ vedeva con le narici. L’organo che nei suoi scritti giovanili era solo un elemento carnevalesco preso a prestito da quell’emporio a buon mercato di vesti pronte all’uso chiamato ´folclore’, all’apice del suo genio si rivelò essere per lui l’alleato più importante. Quando distrusse questo suo genio cercando di diventare un predicatore, perse il naso proprio come Kovalëv aveva perso il proprio (nel Naso).”

A Nabokov, l’uomo Gogol’ non faceva gran simpatia. Questo mi sembra espresso più o meno esplicitamente in molti passaggi del saggio, ed in un’intervista rilasciata ad Herbert Gold nel 1966 a Montreux dirà, rispondendo ad una domanda su una eventuale  influenza di Gogol’ sulla sua scrittura:

“Ho fatto il possibile per non imparare niente da lui. Come maestro, Gogol è ambiguo e pericoloso. Nelle sue cose peggiori, come gli scritti ucraini, è un autore che non vale niente; nelle migliori, è incomparabile e inimitabile. (Il testo integrale dell’ intervista rilasciata a  Gold è contenuto nel volume  Intransigenze. Di questa raccolta ho parlato >>qui)

Nabokov però ammirava il genio di  Gogol’ che si manifesta in  quelli che lui (e non solo lui) ritiene essere i suoi veri grandi capolavori.

“La sua opera, come ogni grande conquista letteraria, è un fenomeno di linguaggio e non di idee. Gaw-gol, e non Go-gall. La ´l’ finale è una ´l’ morbida e in dissolvenza, che non esiste in inglese. Non si può sperare di comprendere un autore se non si è nemmeno capaci di pronunciare il suo nome.”

Una frase dell’explicit del libro: «Cercando di trasmettere il mio atteggiamento nei confronti della sua arte, non ho fornito alcuna prova tangibile della singolare esistenza di Gogol’. Posso solo mettermi la mano sul cuore e affermare che non è frutto della mia immaginazione. Scrisse davvero, visse davvero».

“Il mio atteggiamento nei confronti della sua arte”. Nessuna pretesa di critica oggettiva, dunque, ma illustrazione di come lui, Nabokov, percepisce e giudica l’opera di Gogol’.

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…Sono tornata, così, da dove avevo cominciato. Spero che adesso sia chiaro il severo avvertimento di Nabokov “Statene lontani, tenetevi alla larga. Non ha nulla da dirvi. Tenetevi fuori dalla carreggiata. Alta tensione. Chiuso fino a nuova comunicazione. Evitate, astenetevi, non… “. (etc.)

Se in Gogol’ cerchiamo il realismo, resteremo delusi, prenderemo una cantonata. Perchè in Gogol’ c’è la poesia:

“con poesia intendo i misteri dell’irrazionale così come vengono percepiti attraverso parole razionali. Vera poesia di quel tipo provoca non risa, non lacrime, ma un sorriso radioso di perfetta soddisfazione, e fusa di beatitudine; e uno scrittore può davvero essere orgoglioso di sè se riesce a far sì che i suoi lettori o, più esattamente, alcuni suoi lettori sorridano e facciano le fusa a quel modo.”

Ho fatto gran fatica a scrivere questo post, perchè ho dovuto destreggiami tra due scrittori entrambi immensi, leggendo (e rileggendo) i quali mi trovo sempre anch’io a “sorridere e fare le fusa”.

Ci ho messo più tempo del solito, a scrivere. Perchè leggendo il sontuoso, affascinante  testo di Nabokov mi è venuta gran voglia di rileggermi Gogol’, e per giorni sono risprofondata ancora una volta nelle delizie di Anime morte, de Il cappotto, de Il naso ed anche (ma questo Nabokov non deve saperlo che sennò mi rimprovera), ridendo come una matta con alcuni dei racconti della raccolta Veglie ad una fattoria di Didan’ka (Nabokov invece si annoiava a morte, leggendoli…).

E dunque, “sorridendo e facendo le fusa”, andando e venendo, saltando da Nabokov a Gogol’, da Gogol’ a Nabokov… il tempo è volato. Felicissimamente volato.

 

Nikolaj Gogol

 

La scheda del libro >>

Vladimir Nabokov e Nikolaj Gogol’ in una trasmissione di Radio3 >>

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NOTE A MARGINE

A proposito dell’idea di poshlust’: Nabokov ne parla (e molto) non solo in questo saggio su Gogol’ ma anche altrove. Voglio riportare, per esempio, come lo scrittore rispose alla domanda rivoltagli in proposito da Herbert Gold il quale, nel corso dell’intervista   che ho citato più sopra — gli chiede:

Domanda: “Quali sono le caratteristiche della poshlust’ nella letteratura contemporanea? C’è qualcosa che la tenta nel peccato di poshlust’? Vi è mai caduto?”

Risposta: “La parola ´poshlust’ o, in una migliore traslitterazione, poshlost’, ha molte sfumature, ed è evidente che nel mio libretto su Gogol’ non sono riuscito a descriverle con sufficiente chiarezza se lei pensa ancora che si possa domandare a qualcuno se è tentato dalla poshlost’. Il ciarpame rifritto, i volgari luoghi comuni, il filisteismo in ogni sua fase, le imitazioni delle imitazioni, le profondità fasulle, la pseudoletteratura rozza, idiota e disonesta — questi sono esempi ovvi. Ma se vogliamo scovare la poshlost che si annida nella prosa contemporanea, dobbiamo cercarla nel simbolismo freudiano, nelle mitologie tarlate, nei commenti sociologici, nei messaggi a favore dell’umanità, nelle allegorie politiche, nell’attenzione eccessiva alla classe o alla razza e nel genericume giornalistico che tutti conosciamo. La poshlost’ si esprime in concetti come ´L’America non è meglio della Russia’, o ´Siamo tutti responsabili delle colpe della Germania’. I fiori della poshlost’ sbocciano in locuzioni e termini come ´il momento della verità, ´carisma’, ´esistenziale’ (usato seriamente), ´dialogo’ (riferito alle discussioni politiche tra le nazioni) e ´vocabolario’ (riferito a un imbrattatele). Elencare d’un sol fiato Auschwitz, Hiroshima e il Vietnam è un esempio di poshlost’ sediziosa. Appartenere a un club esclusivo (che sfoggia un solo nome ebreo, quello del tesoriere) è poshlost’ snob. Le recensioni da strapazzo sono spesso poshlost’, ma la poshlost’ si nasconde anche in certi saggi superciliosi. La poshlost’ definisce il signor Vuoto un grande poeta, e il signor Montatura un grande romanziere. Uno dei terreni di coltura preferiti della poshlost’ è sempre stata la Mostra d’Arte; lì è prodotta da cosiddetti scultori che lavorano con gli attrezzi dei demolitori, che costruiscono idioti snodati di acciaio inossidabile, stereotipi zen, uccelli puzzolenti di polistirolo, objects trouvès nelle latrine, palle d’artiglieria e pallottole d’artista. Lì ammiriamo i fregi murali da ´gabinetto’ dei cosiddetti astrattisti, surrealismo freudiano, roridi sgorbi e macchie di Rorschach — il tutto non meno banale, a modo suo, delle accademiche ´Mattine di settembre’ e ´Fioraie fiorentine’ di mezzo secolo fa. La lista è lunga, e naturalmente ognuno ha la sua boite noire preferita. La mia è la pubblicità di una compagnia aerea: si vede una puttanella ossequiosa che serve lo spuntino a una giovane coppia, c’è lei che occhieggia estatica il tramezzino con il cetriolo e lui che rimira pensoso la hostess. E poi, naturalmente, Morte a Venezia. Come vede, la gamma è molto ampia.”

 

Informazioni su gabrilu

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11 risposte a NIKOLAJ GOGOL’ – VLADIMIR NABOKOV

  1. Alessandra ha detto:

    Quando capito sulle tue pagine, ho sempre molto da imparare. La tua cultura è ammirevole, si snoda con naturalezza da un autore all’altro, da un rimando all’altro, come se si trattasse di eseguire dei passi di danza che si conoscono quasi a memoria. E pensa anche che cerco, nei limiti del possibile, di stare lontana dal tuo ricchissimo archivio, perché ogni volta che ci entro dentro mi perdo per ore. Già successo più volte, quindi prima di rinnovare ogni tuffo devo programmarmi con la massima cautela il tempo necessario😉
    Sembra interessante questo saggio di Nabokov, di cui mi era già capitato di leggere qualcosa in giro nei giorni scorsi. Quindi anche tu mi confermi, mediante questa analisi così approfondita, che dal suo punto di vista a Gogol’ non interessava celare, al di sotto delle sue fantasiose storie, degli elementi più o meno percettibili di denuncia sociale… A me aveva dato l’impressione contraria leggendo i famosi racconti, ma non conoscendo altre sue opere mi astengo da qualsiasi giudizio. Mi piacerebbe però sapere se condividi questa idea di Nabokov su Gogol’, perché dal tuo post, per quanto interessantissimo, non mi è stato possibile cogliere il tuo stato d’animo al riguardo… (un limite mio, probabilmente😉 )

    • gabrilu ha detto:

      Alessandra ti ringrazio, anche perchè mi hai messo allegria e fatto sorridere quando parli di “seguire passi di danza” ; mi hai fatto sentire >>così

      (scherzo, eh, giusto per non prenderci troppo sul serio 🙂

      …Ma parlando sul serio: sì, condivido in pieno la “lettura” che Nabokov fa di Gogol’.

      Secondo me la peculiarità/grandezza di Gogol’ sta proprio nella visionarietà, nel gioco di specchi, nella stupefacente capacità di creare una sorta di universo parallelo… insomma tutte quelle cose che Nabokov dice mille volte meglio di quanto potrei fare io.

      E secondo me N. ha ragione anche quando dice che, in qualche modo, tutto questo Gogol’ lo fa quasi “a sua insaputa”. Gogol’ infatti spiegava i suoi scritti, le sue intenzioni in tutt’altro modo ma, come scrive Nabokov a proposito di come Gogol’ spiega le sue intenzioni nello scrivere Il Revisore“siamo di fronte al fatto incredibile di uno scrittore che fraintende e distorce totalmente il senso della sua stessa opera”.

      Ovviamente si può condividere o meno questa lettura di Nabokov. Da parte mia la condivido. Da quel che mi dici, nel post questo non viene colto e dunque ti ringrazio perché mi dai modo di precisarlo… Probabilmente sono talmente d’accordo con N. che ho dato troppo per scontato che risultasse evidente.
      Sto rileggendo in questi giorni credo per la terza o quarta volta Anime morte, e mi accorgo che ad ogni lettura me lo gusto sempre di più, parola per parola.

  2. Alessandra ha detto:

    ahahah, fantastica l’immagine che hai linkato!😀 Grazie Gabriella, ci tenevo a capire meglio il tuo punto di vista. Anime morte mi manca, magari quando deciderò di leggerlo vedrò di cercare in biblioteca anche il saggio di Nabokov, tanto da farmi un’idea più dettagliata sul suo parere.

  3. dragoval ha detto:

    Post bellissimo e interessantissimo.
    Solo che per poterlo davvero apprezzare a fondo per testo, sottotesto, implicazioni e sfumature dovrò rileggerlo. E rileggerlo. E rileggerlo. E rileggerlo……;-)

    • gabrilu ha detto:

      Dragoval la fatica più grande che ho fatto nello scrivere questo post è stato il dover costringermi continuamente a tagliare, tagliare, tagliare e tagliare ancora. Tagliare Nabokov (avrei dovuto citarlo tutto), tagliare Gogol’ (che comunque è già stra-citatissimo da Nabokov, che smonta e rimonta i suoi testi più importanti come se giocasse con mattoncini del Lego)…
      Dunque il mio consiglio è: leggetevi direttamente Nabokov e Gogol’ e non perdete tempo con la sottoscritta
      ciaociao🙂

  4. Renza ha detto:

    In verità non si sente fatica in questo interessantissimo post, ma solo un grande impegno- questo sì- e assai fruttifero. Tanto che, leggendolo con l’ interesse sempre crescente, si arriva alla fine con l’ idea di aver letto il saggio di Nabokov. Certo, un post articolato, come dice Dragoval, da rileggere per coglierne tutti gli aspetti ma anche così, da una prima lettura, avvincente e appagante e comunque capace di mettere in moto curiosità latenti.

    • gabrilu ha detto:

      Renza l’obiettivo principale dei miei post “libreschi” è proprio quello di stimolare in chi li legge la curiosità e la voglia di approfondire quel certo libro, quel certo autore.
      Non ho altre pretese e se e quando dai riscontri che mi vengono dati ho l’impressione che probabilmente l’obiettivo l’ho raggiunto mi ritengo più che soddisfatta.

  5. Francesca ha detto:

    Non posso che complimentarmi anche io per la completezza del post che ho riletto attentamente stamattina tra l’alba e la notte. Sono ammirata dalla tua capacità di lettrice instancabile e veloce. Molti i rimandi letterari che costruiscono una robusto tessuto di connessioni.
    Io sono lenta, leggo anche più libri contemporaneamente, ma mi piace tornare indietro e rileggere e fermarmi e ancora ritornare alle pagine che più mi hanno colpita, emozionata o alle quali devo dedicare uno sforzo cognitivo superiore . Dunque sono contenta di leggere che anime morte il cappotto ( mio preferito) indimenticabile lettura giovanile che trovai esilarante e il naso siano considerati capolavori dal grandissimo Nabokov ( Volodia lo chiami confidenzialmente come uno di famiglia). Li lessi tra i 25 e i 28 anni -ora ne ho tanti di più,- e li trovai straordinari, pur senza alcuna preparazione intellettuale, se non i miei studi e il saldo proponimento di leggere la grande letteratura russa e di “catturarne” l’anima. Gogol e i suoi personaggi mi suscitarono simpatia stupore e compassione, Akakij Akakievic l’ho ritrovato poi in tipi umani che ho incontrato… Interessante e illuminante il pezzo su la
    ” poshlost o poshlust ” di cui è piena la letteratura contemporanea ed esempi ve ne sono in molti ambiti. Leggere il tuo blog, che ho scoperto qualche anno fa, il tramite involontario fu V. Grossman, e’ uscire dalla “terra desolata” di molta della cultura media, noiosa e vuota di cui ahimè e’ pieno. ( Nabokov detestava Freud, resto sempre un po’ male lo chiamava il ciarlatano di Vienna)
    Ho scritto tanto …forse l’ora nuova del primo mattino

  6. gabrilu ha detto:

    Francesca non sono affatto una lettrice veloce, anzi. E non leggo tanti libri. Dico sul serio. Ed anche a me piace rileggere, fermarmi, tornare indietro. I libri che leggo velocemente sono quelli che in corso di lettura capisco che non mi piacciono. Allora sì che mi metto a correre, per levarmelo (il libro) al più presto dai piedi (…ooops… dagli occhi).

    Quando mi càpita (perchè mi càpita) di divorare un libro perchè, al contrario, mi piace molto, quando l’ho finito lo ricomincio subito daccapo e lo rileggo lentamente. Moooolto lentamente. Mi è successo qualche mese fa con “Assalonne… Assalonne!” di Faulkner, ad esempio.

    Non sono mai stata capace invece di leggere più di un libro alla volta, ci ho provato spesso ma niente, con me non funziona. Sono capace di molti amori e in questo senso potrei definirmi poligama ma… un autore e un libro alla volta (ed in questo senso mi sento monogama) 🙂

    Anch’io ho letto Gogol’ da giovinetta e lo apprezzai molto, ma oggi lo leggo con occhi diversi e lo apprezzo molto, molto di più.

    Nabokov e Freud … si, si…è vero! Gliene dice sempre di tutti i colori, a lui ed alla psicoanalisi in particolare quella della Scuola di Vienna… quando vuole (e lo vuole spesso) Nabokov sa essere veramente feroce. Io — che ci posso fare — mi ci diverto un sacco, devo ammettere.
    Anche perché dopo aver letto tanto, di Nabokov e su Nabokov mi sono convinta che spesso si divertiva a menare per il naso (ohibò che ho detto… il Naso! 🙂 lettori ed intervistatori e molte delle sue sentenze si devono decriptare, cosa non sempre facilissima.

    Volodia: sì, è vero, mi succede spesso, con gli autori e le autrici che amo, di chiamarli/le per nome. Non credo però che nel caso di Nabokov Véra avrebbe apprezzato, probabilmente mi avrebbe preso a ceffoni 😉
    Ciao, grazie e a rileggerti presto, spero 🙂

  7. Rendl ha detto:

    Bellissimo e completissimo post, Gabrilù! Ci delizi il palato e ci fai venire voglia di spulciare tanto Gogol como Nabokov… A proposito: sai che Gogol è uno degli scrittori favoriti di…Andrea Camilleri? In un’intervista disse di avere un vero culto per “Il naso”, e di essere un fan delle “Anime morte”…

    Nabokov legge la Storia della Letteratura dal suo particolare punto di vista, personale e pieno di idiosincrasie (come quelle cui alludi tu nel citare “Instransigenze”, libro davvero esilarante, anch’io rido, quando m’imbatto nei giudizi durissimi e contundenti del Nostro).

    Un nodo centrale di questo punto di vista e di questa serie di “instransigenze” mi sembra sia il concetto della Letteratura non come Specchio (che riflette alcunché o che s’impegna a riflettere la realtà), ma come Lente d’ingradimento (che reinventa, con la scrittura, la realtà stessa, fisica, che abbiamo o possiamo avere sotto gli occhi). Ecco perché, come diceva Flaubert, anche per Nabokov i dettagli sono l’essenziale: è nella descrizione dei dettagli (anche minimi, anche minuscoli) che si può re-inventare il mondo (cfr. un altro romanzo godibilissimo e in perfetto stile nabokoviano: “Guarda gli arlecchini!”, dove la balia del protagonista lo invita, anzi, lo spinge a “inventare” il mondo).

    Ecco, io credo che sia questo il punto e chiunque si discosti dal concetto di Letteratura come Lente d’ingrandimento che reinventa la realtà, chiunque si impegni a usare la Letteratura come Specchio, per Nabokov finisce subito nella “lista nera” dei “mediocri”.

    Grazie e, vista l’epoca, auguri in anticipo! Di Buon Natale e di un 2016 pieno (zeppo) di buone letture!

    Rendl

    • gabrilu ha detto:

      Caro Rendl che piacere rivederti qui!

      A proposito di Gogol' e Camilleri… Camilleri ha scritto un bel testo per bambini (ma non solo) proprio su Il naso di Gogol’.
      Io l’ho scoperto grazie ad Alessandra che gli ha dedicato, nel suo blog “Libri nella mente. Il vizio di leggere” questo bel post che invito tutti a leggere.

      Su quello che tu definisci “il nodo centrale” nella concezione di Nabokov su cosa sia la Grande Letteratura sono molto d’accordo con te.

      Per quanto mi riguarda, è stata particolarmente illuminante la lettura di Pietroburgo di Andrej Belyj, che più volte (in interviste varie e altrove) Nabokov cita come uno dei più grandi scrittori del ‘Novecento.

      E’ stato proprio leggendo Belyi che ho capito (o almeno, credo di aver capito) meglio Nabokov e le sue idee sulla letteratura.

      Senza contare poi che tutti, ma proprio tutti i libri di Nabokov (romanzi, racconti) sono sempre un gioco continuo di specchi… Non uno specchio, dunque, ma un’infinita serie di specchi. La realtà non “allo specchio” ma come un gioco di specchi, inafferrabile, cangiante, prismatica…

      Ciao, grazie e ovviamente Buone Feste anche a te.
      E… a rileggerti presto, spero 🙂

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