MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN – FILIPPO TUENA

 

Robert Schumann

“non arriverete mai a sapere esattamente cos’è accaduto. E non perché vi manchino gli indizi, ma perché non è possibile sapere più di quanto non s’intuisca.”

Variazioni.

Dopo il bellissimo Le variazioni Reinach, ancora un libro di Tuena costruito con e costituito da variazioni su un tema.

pallino

Un misterioso tema musicale (e le variazioni su questo tema) è infatti il fil rouge che lega i racconti di sei voci narranti che si interrogano sulla follia di Robert Schumann riflettendo sul ruolo avuto da ciascuno di essi nella sua vita e nel corso della malattia che lo condusse al tentativo di suicidio prima ed alla morte in una clinica psichiatrica poi.

Le Geistervariationen (Variazioni del fantasma) per pianoforte solo furono l’ultima opera composta da Schumann prima che sprofondasse nella follia. Una composizione non solo misteriosa (Schumann aveva sempre avuto l’abitudine di nascondere nella sua musica codici cifrati); si trattava di partitura inquietante, perchè il suo autore, componendola già sull’orlo della follia, era ossessionato dal fantasma di Schubert, da voci di cori angelici, da diavoli sbeffeggianti.

Le Variazioni del fantasma vennero suonate dalla moglie Clara Schumann una sola volta, in famiglia, alla presenza di pochissimi amici intimi. Clara le suonò proprio in quel funesto giorno di Carnevale in cui Schumann tentò di suicidarsi. In seguito, Clara non le suonò mai più, in pubblico. E non permise mai che la partitura venisse pubblicata.

“C’è qualcosa in quella musica che ghiaccia le vene, che annienta” scrive una delle pochissime persone che era stata presente all’esecuzione.

Eppure, in seguito, ci fu chi le utilizzò. Si vedrà chi e come.

pallino

Nei Memoriali sul caso Schumann si parla degli ultimi due anni di vita di Robert (1854 -1856).

Nella gelida sera di Carnevale del 27 febbraio 1854 Schumann, in pantofole e con addosso una vestaglia verde, esce di casa a Düsseldorf per andarsi a gettare nel Reno. Alcuni passanti riescono a salvarlo e lo riportano a casa facendosi largo in mezzo ad un corteo chiassoso ed inquietante di maschere. Schumann chiede insistentemente di essere ricoverato in una clinica. Verrà internato fino al 1856, anno della sua morte, nella clinica psichiatrica a Endenich nei pressi di Bonn.

Due anni trascorrono in un continuo succedersi di stati catatonici e tentativi sempre meno riusciti di essere presente a se stesso. I medici vietano tassativamente alla moglie Clara ed ai figli di visitarlo. Gli unici ammessi a vedere il malato (ma solo a condizione di tenersi nascosti e di non essere a loro volta veduti) sono i giovani Brahms, Grimm, il violoncellista Reimers. Schumann muore il 28 luglio 1856. A Clara viene consentito di vedere il marito soltanto quando è ormai in punto di morte.

Nel maggio 1896, a più di quarant’anni di distanza dai terribili avvenimenti , l’anziana e cieca Rosalie Leser, amica della famiglia Schumann, scrive a Johannes Brahms che più di quarant’anni prima fu l’allievo prediletto di Robert.

«Clara è prossima alla fine. So che un colpo apoplettico l’ha duramente invalidata. Non si riprenderà più. Ma voi avete certamente notizie più fresche delle mie. Alle sofferenze di Robert (lontane nel tempo ma sempre presenti), alle precoci morti dei figli Felix, preda di droghe e smarrimenti, e di Ferdinand, annientato dalla tubercolosi, e all’infame destino dell’altro sfortunatissimo figlio Ludwig, rinchiuso ormai non so da quanti anni, in folle soliloquio nell’orribile manicomio di Colditz, ecco aggiungersi anche il calvario della nostra amica. Tutto sta precipitando e solo noi sappiamo – o possiamo provare a sapere – il perché di questo cataclisma.
Insisto, il tempo s’accorcia, mi rendo conto di non averne molto altro a disposizione. Voi farete come vorrete, non mi risponderete, o mi risponderete e nel modo e con l’accuratezza e la sincerità che riterrete più opportune, tuttavia io NON POSSO non tornare a quegli anni; non posso non tornare a interrogarmi sui perché di quella catastrofe, se ne fummo in qualche modo responsabili, oltre che impotenti spettatori. Ma, mi domando, lo spettatore di una catastrofe è veramente immune da responsabilità? Può egli liberarsi del senso di colpa, opprimente, che lo visita sempre più spesso? Potevamo far altro, far di più, far meglio?»

La voce di Rosalie Leser — alla cui lettera (l’ennesima che gli scrive non ottenendo mai risposta) Brahms risponderà con un lungo memoriale che chiude il volume e che è forse la parte più interessante del libro — è solo una delle voci che, come gli strumenti in una composizione di musica da camera, elabora ciascuno a suo modo il tema dominante: le cause della follia di Schumann.

Altre voci sono quelle di Brahms, di Elise Junger (giovane dama di compagnia della signorina Leser), il violoncellista Christian Reimers, il compositore Albert Dietrich, Ludwig Schumann (lo sfortunato figlio Ludwig che diventato anche lui folle trascorrerà tutta la sua vita in manicomio a Colditz senza che mai, neppure una volta, Clara che non sopporta il dolore lo vada a trovare). Unico personaggio inventato la giovane Katarina, che ha preso il posto di Elise Junger andata via, scoprirà, perchè non riusciva più a sopportare l’inquietante atmosfera che avvertiva nella casa, nella quale Schumann e i suoi fantasmi sembravano essere diventati onnipresenti.

Questi uomini e queste donne interrogano se stessi e si interrogano vicendevolmente sulle cause della follia di Schumann

Clara e Robert Schumann

Clara e Robert Schumann

e sulle proprie eventuali responsabilità. Cosa si poteva fare per evitare la tragedia? Com’è stato possibile non accorgersene o sottovalutare i suoi sintomi? Schumann era davvero pazzo o soltanto depresso quando tentò di suicidarsi, o divenne veramente pazzo nei due anni di reclusione nella clinica?

Perchè non fu mai permesso a sua moglie ed ai figli di stargli accanto? (“perché isolarlo dalla normalità e dagli affetti che dovrebbero ricondurlo alla quiete?” si chiede Reimers ed aggiunge: “Inoltre questa singolare condizione – osservare non visti –, mai più provata da anni, mi suscita memorie di giochi infantili; l’eccitazione del nascondino, per esempio, o quella d’essere visitatore di un serraglio orientale.” )

Che cosa ha provocato la follia di Schumann?

Il virtuosismo della moglie Clara, considerata da molti  la massima pianista dell’Ottocento e lei stessa compositrice, e la scarsa abilità esecutiva di Robert che  non poté dedicarsi alla carriera di concertista perchè  si era rovinato una mano con un meccanismo da lui stesso inventato per rafforzare il quarto dito? Il contrasto tra la perfezione della forma che l’interprete persegue e la libertà della musica?

“Clara […] è molto gelosa dell’immagine di Robert e vorrebbe edulcorare la sua figura di compositore. Sapete, lei è una concertista: tende alla perfezione. Il compositore tende alla profondità. Questa è la differenza. Non che nell’eseguire non si raggiunga la profondità ma, direi, è una conseguenza secondaria.” scrive Brahms.

Clara fu la custode del lascito artistico di Robert, e non consentì la pubblicazione delle sue opere tarde e secondo lei imperfette, arrivando a distruggerne alcune.

Le sei voci narranti, i sei testimoni, si interrogano l’un l’altro, formulano ipotesi. Lo fanno a modo loro, ma tutti si scoprono e si rivelano incapaci di comprendere cosa sia successo veramente. Nessuno di loro è completamente attendibile, nessuno di loro possiede tutte le informazioni; ciascuno di loro è in qualche modo accecato dall’affetto, dalla fascinazione per il maestro. La loro percezione risulta in qualche modo distorta dal ruolo che impersonano accanto a Schumann: il discepolo prediletto (Brahms), l’amica cieca (Rosalie Leser), l’istigatore e compagno di pratiche spiritiche (Christian Reimers, che in Australia, dopo la morte di Schumann, arriva a interpellare sciamani e droghe per scoprire la verità), il figlio Ludwig, che contemporaneamente al padre scivola nella follia. E poi c’è Clara, la virtuosa, impenetrabile Clara, che noi lettori vediamo ed ascoltiamo solo attraverso gli occhi e gli scritti dei sei testimoni narranti.

Girano tutti a vuoto, forse non hanno il coraggio di guardare davvero dentro quel buco nero. I diari, le lettere, i memoriali che compongono il romanzo mostrano il loro fallimento.

Le variazioni sul tema “la follia di Schumann” potrebbero continuare.

C’erano poi gli intensi rapporti che Schumann intratteneva con i suoi allievi più dotati e quindi da lui prediletti. Sarà stato Robert in qualche modo a vampirizzare loro? O saranno stati loro, sarà stato Brahms, a vampirizzare il maestro?

Brahms. Rapporto complesso, questo tra Schumann e Brahms… e Clara.

Nel 1853, e cioè appena un anno prima del manifestarsi della malattia mentale di Robert, Brahms si era recato in casa Schumann, a Düsseldorf, per farsi conoscere, con una lettera di presentazione del violinista (nonchè, detto per inciso, appassionato di spiritismo) József Joachim. Il maestro era stato subito conquistato da quel bellissimo ventenne dal volto angelico (“l’Angelo”, viene chiamato), i lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri, e dal talento prodigioso, che intuì geniale al primo ascolto di una sua sonata.

Guardate quanto era bello Brahms a vent’anni… in questa foto e nel disegno di Laurens è lontano anni luce dall’immagine dell’ anziano e gonfio signore che si nasconde accuratamente dietro una gran barba e che in genere  ritroviamo in tutte le copertine di libri e di CD delle sue composizioni.

Johannes Brahms 1853

Brahms nel 1853, l’anno in cui arrivò in casa Schumann

Johannes Brahms

Johannes Brahms, fotografia del disegno di Jean-Paul Laurens
Brahms-Institut, Musikhochschule Lübeck

Fonte

Schumann lo appoggerà senza riserve, presentando l”aquilotto” (lo chiama così) come il musicista del futuro – allo stesso modo in cui aveva presentato anni prima Chopin – e lo avvierà a una carriera folgorante, smuovendo amicizie e conoscenze.

Johannes Brahms

Brahms gli è riconoscente, e lo dimostra già durante la degenza di Schumann in manicomio; lo va a trovare, fa la spola tra manicomio e casa Schumann per portare le notizie che riesce a raccogliere. Dopo la morte del maestro si prende cura dei suoi figli (Clara è continuamente in viaggio per concerti, ormai è lei la sola fonte di sostentamento per tutta la numerosa famiglia), si occupa dell’amministrazione delle finanze familiari. La musica che compone è disseminata di citazioni, frasi musicali, rimandi alla musica di Schumann.

E’ (e probabilmente rimarrà sempre) innamorato di Clara Wieck, tra i due ci fu un sodalizio che durò fino alla morte.

Come ho già detto, è con la lunga lettera con la quale Brahms dopo tanti anni finalmente risponde a Rosalie Leser che si chiude Variazioni sul caso Schumann.

pallino

Il romanzo di Tuena è privo di una struttura narrativa lineare, privo di quasi tutti gli elementi che siamo abituati a considerare propri del romanzo tradizionale. Non ci sono dialoghi, ad esempio, e nessuna descrizione dei luoghi… con l’unica ma significativa eccezione del tetro benchè confortevole manicomio di Endenich, che ci viene presentato prima attraverso la minuziosa descrizione che di “una piccola e scadente incisione” Elise Junger fa alla cieca Rosalie perchè “è il palcoscenico nel quale dobbiamo inserire i personaggi del dramma”,

Endenich

poi dal vivo attraverso le descrizioni che ne fanno i pochi cui è permesso recarsi ad Endenich: la signora Wieck (madre di Clara), Brahms, Reimers.

Le voci narranti arrivano a noi attraverso diari, scambi epistolari, soliloqui, scritture automatiche… il linguaggio diventa a volte disarticolato, sgrammaticato, di difficile comprensione quando si cerca (come nel caso del giovane figlio Ludwig e dello stesso Schumann) di riprodurre quello della follia. C’è chi ha definito il linguaggio utilizzato in queste parti del romanzo come dislessico. I pensieri vanno da una persona all’altra assumendo spesso un che di allucinatorio.

Nel romanzo non ci sono solo i fantasmi di Schumann (Schubert, diavoli, angeli) ma anche quelli degli altri; tutti infatti sono talmente avviluppati dall’atmosfera che si respira in casa Schumann — sedute spiritiche, le allucinazioni sempre più frequenti ed inquietanti di Robert — da sentirsi, in qualche modo, anche loro circondati da strane presenze, da fantasmi.

Più di una volta, durante la lettura, mi sono sorpresa a pensare alle atmosfere create da Henry James in quel capolavoro che è Giro di vite, ad avvertire la sensazione di trovarmi dentro una delle sue splendide ghost novel, di ritrovarmi, in Memoriali del caso Schumann, davanti alla stessa tecnica del punto di vista circoscritto che, teorizzata e praticata da Henry James tende a dimostrare l’impossibilità di conoscere la realtà oggettiva.

Romanzo raffinatissimo, corredato da una bibliografia essenziale importante per chi volesse approfondire, Memoriali sul caso Schumann è, dal mio punto di vista (!), soprattutto un romanzo-variazione esattamente nel senso di “forma musicale” che questo termine ha in musicologia.

Come appunto era stato già, per molti versi, Le variazioni Reinach. In quel libro infatti, non solo la tecnica della variazione era esplicitamente dichiarata nel titolo di ciascun capitolo, ma anche in quel libro (come in Memoriali sul caso Schumann) uno degli obiettivi della paziente, minuziosa ricerca diretta a ricostruire le sorti della ricca e colta famiglia ebraica Reinach travolta ed annientata dalla Shoah era costituito dalla ricerca di uno spartito del quale si era persa ogni traccia, un vero e proprio spartito-fantasma: quello della Sonata in re minore per violino e pianoforte di Léon Reinach che proprio Tuena alla fine riesce a trovare. E’ grazie a Tuena che oggi è possibile suonarle ed ascoltarle, quelle Variazioni Reinach. Per esempio >> QUI , nell’interpretazione di Piergiorgio Rosso (vl) e Maria Pia Carola (pf).

In quest’ultimo romanzo sulla tragedia di Schumann abbiamo, certo, le misteriose Geistervariationen, ovvero Variazioni del fantasma, l’ultima opera originale composta da Schumann di cui ci sia rimasto spartito, e chiamate così perchè, secondo il maestro, gli erano state dettate dallo spettro di Schubert, ulteriore motivo, questo, per l’acuirsi delle sue crisi. Schumann si angosciava, infatti, chiedendosi se fosse proprio lui l’autore delle sue musiche, o se queste gli venissero di volta in volta dettate dai fantasmi e dalle presenze che secondo lui si manifestavano nel corso delle sedute spiritiche o dei suoi incubi notturni. “l’ossessione di essere accusato di rubare idee musicali, […] di non essere l’autore delle sue composizioni lo sta distruggendo.”

Non ci sono però solo le Variazioni di Schumann, ci sono anche le Variazioni di Brahms. Quelle della 4° delle Cinque Ballate Op.10, in cui Brahms adopera proprio il “tema del fantasma” di Schumann:

“[…] le variazioni nascoste che Schumann compose pochi giorni prima della catastrofe e che ascoltai suonate da Clara quel lontano giorno di Carnevale e poi mai più – sino a poco tempo fa. Perché, sì. Alla fine il tema, pur nascosto, l’ho trovato. E ho scoperto che anche voi l’avete utilizzato – con che coraggio non so. C’è qualcosa in quella musica che ghiaccia le vene, che annienta. E voi lo sapete bene.” scrive la signorina Leser a Brahms.

E ci sono anche le Variazioni per pianoforte a quattro mani Op. 23 su un tema di Robert Schumann, che Brahms dedicò a Julie, la figlia terzogenita di Robert e Clara…

pallino

Ho letto alcuni commenti in rete secondo i quali Memoriali sul caso Schumann sarebbe un libro apprezzato più dagli scrittori che dai lettori. Non so.

Io sono solo una “common reader” , una lettrice comune come avrebbe detto Virginia Wolf, e il romanzo l’ho letto con gran piacere e l’ho apprezzato moltissimo.

Ho il sospetto che chi ritiene che solo chi scrive sia in grado di apprezzare questa modalità di Tuena di misurarsi con la narrativa di genere biografico privilegi soprattutto la tecnica e il montaggio e lasci sin troppo sullo sfondo la questione dei contenuti. Che si occupi insomma soprattutto del “come” e trascuri un po’ troppo il “cosa”.

Lo stesso Tuena ha affrontato la questione della sua modalità di intendere il romanzo. Lo ha fatto, ad esempio, in una lettera (riportata su Nazione Indiana) di cui riporto uno stralcio in cui scrive:

«Memoriali è il mio requiem per il romanzo inteso come l’ho inteso negli ultimi 15 anni. […] Ovvero una meditazione sulla narrativa biografica e la ricostruzione di figure storiche ed eventi reali. […] Con questo libro termino un periodo lungo perché credo di aver toccato la radice del problema. E, proprio per questo motivo, il libro è molto più feroce e spietato di altri che ho scritto».

Filippo Tuena

 

I memoriali sul caso Schumann

Filippo TUENA, I memoriali sul caso Schumann, pp. 252, Il Saggiatore, 2015

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**** La scheda del libro >>

**** Su Nazione Indiana un estratto del romanzo preceduto dal testo integrale della lettera di Filippo Tuena sullo stato del romanzo >>

**** Le Geistervariationen, ovvero Variazioni del fantasma di Robert Schumann nell’interpretazione della pianista e compositrice Tat’jana Petrovna Nikolayeva

**** Johannes Brahms, Variazioni per pianoforte a quattro mani Op. 23 sul tema delle Variazioni del fantasma di Schumann dedicate a Julie Schumann. Duo Solot (Stéphanie Salmin e Pierre Solot)

 

**** Johannes Brahms: Al 16:56, la 4° Ballata dell’ Op. 10 che il giovane Brahms fece ascoltare a Schumann mentre era ricoverato in clinica. Arturo Benedetti Michelangeli pianoforte.

 

**** Johannes Brahms – 16 Variazioni su un tema di Robert Schumann, Op. 9 – Julius Katchen pianoforte

 

 

Informazioni su gabrilu

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17 risposte a MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN – FILIPPO TUENA

  1. Geneviève Lambert ha detto:

    Cara Gabriella Alù,
    Da quando ho visto che stava leggendo questo libro, ho aspettato il suo parere con impazienza e curiosità. Considero Filippo Tuena un bravissimo scrittore che non ha il successo che merita. Ha anche scritto una bellissima biografia di Michelangelo, “La grande ombra”, un raffinato racconto a più voci.
    Grazie per le illustrazioni musicali cosi ben scelte.
    Cordiali saluti parigini.

    • gabrilu ha detto:

      Geneviève
      sono davvero contenta che lei apprezzi Filippo Tuena, eccellente scrittore, uno dei pochissimi italiani contemporanei che non solo riesco a leggere senza che il libro mi cada dalle mani dopo venti pagine ma che apprezzo davvero moltissimo. Le variazioni Reinach è stato decisamente uno dei più bei libri che io abbia letto negli ultimi anni.
      So del suo libro su Michelangelo ma non l’ho (ancora?) letto, così come mi manca L’ultimo parallelo. Ma provvederò🙂
      Si, non è molto noto alle grandi masse di lettori, ma tutti quelli che hanno avuto modo di leggere qualcosa di suo lo apprezzano come merita, e cioè moltissimo.

      Per le illustrazioni musicali… speriamo che un giorno o l’altro non spariscano — così come ho visto poco fa essere accaduto con i video di Trifonov che avevo messo in un altro post. Con YouTube può succedere, per problemi di diritti etc. O semplicemente perchè il titolare di quel determinato canale decide di chiudere l’account…

      Quando succede ci rimango sempre male. Mi piace, quando parlo di musicisti o comunque di temi che hanno a che fare con la musica inserire nei limiti del possibile i brani musicali ad essi collegati.

      Grazie ed a presto, spero!🙂

      P.S. Saluti Parigi da parte mia. Ci tornerò in estate, ma l’estate è ancora lontana…

      • Geneviève Lambert ha detto:

        Si, Gabriella, legga “L’ultimo parallelo”, che incanta nel senso proprio del termine. E’ un romanzo di una forza straordinaria. Beata lei che non lo ha ancora letto !
        A presto

  2. dragoval ha detto:

    Meraviglioso, questo tuo post su questo libro che concilia così straordinariamente musica, mistero e vertigine.
    Meraviglioso il tema della variazioni ,in entrambe le accezioni che la frase implica, e le variazioni sulle variazioni a firma di Brahms.
    Sembra quasi una creazione borgesiana, di reiterazione infinita, di fuga senza fine .

    Nota a margine. , per sottrarmi- e sottrarci- all’incantesimo: Brahms da giovane è tale e quale a Viggo Mortensen: ;-P

    https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwik9_DsyMDKAhWC6RQKHaWGDO4QjRwIBw&url=http%3A%2F%2Fdeadline.com%2Ftag%2Fviggo-mortensen%2F&psig=AFQjCNFZRXsA73WmJl_3FO4IKBzaP331fA&ust=1453660314865846

  3. gabrilu ha detto:

    Dragoval
    mi cospargo il capo di cenere ma non avevo idea di chi fosse Viggo Mortensen (si vede, che non frequento più il cinema da secoli, eh?). Ho cercato ed ho trovato
    Viggo Mortense
    Effettivamente… ma Brahms… era Brahms 🙂
    ciaociao!

  4. FILIPPO TUENA ha detto:

    beh, che dire? grazie a Gabriella per la bella lettura, per i link puntuali, per aver apprezzato il libro anche come lettrice. E un caro saluto a Geneviéve🙂

  5. FALCO ha detto:

    Tentando di trovare Le Variazioni di Reinach in e-book (introvabili almeno per una Flintstone come me) sono incappata in questo libro di cui tu avevi appena parlato. L’ho molto apprezzato benché io non sia una intenditrice di musica classica. Storia biografica scritta magnificamente e molto coinvolgente. Grazie all’autore – che vedo ti legge – e tante grazie a te!

  6. carloesse ha detto:

    Da grande ammiratore di Tuena (che scoprii proprio con “Ultimo parallelo”) e con il quale ebbi anche qualche scambio di opinioni a proposito di Sebald (anche lui ne è un grande estimatore, come avrai già capito semplicemente leggendolo) non posso fare altro che ringraziarti per questo post, ineccepibile come tuo solito, e ricco anche di quei link musicali che considero essenziali per la perfetta comprensione.
    E come sempre anche per quelli bibliografici.
    Non mi resta che leggere il libro, che correrò a comprare (e sono già impaziente…)

  7. FILIPPO TUENA ha detto:

    ogni tanto passo di qui e mando un saluto.🙂

  8. Astrea ha detto:

    la variazioni Reinach sono un libro interessante, peccato che sia scritto male. Si vede che lo scrittore non padroneggia con raffinatezza la lingua, che appare talvolta stringata, talvolta involuta, talvolta si infila in lunghi periodi , forse con la scusa di essere “moderno”.Per questo non ho letto altro. Scusate ma bisogna essere giudici severi in materia di letteratura, e solo pochi testi passano , ahimè, il vaglio…

  9. gabrilu ha detto:

    Astrea
    Quello che penso de Le variazioni Reinach l’ho già espresso chiaramente nel post, non mi pare il caso di aggiungere altro.

    Sulla valutazione della qualità di scrittura di un libro (di un qualsiasi libro) si possono avere, ovviamente, pareri contrastanti. Rimango però perplessa, nel leggere che “bisogna essere giudici severi in letteratura, e solo pochi testi passano, ahimè, il vaglio”

    Sarà certamente vero, ma non posso fare a meno di chiedermi chi e/o che cosa stabilisce che il tal giudice è più legittimato di un altro ad emettere sentenze e quali possano essere i criteri secondo il quale il giudizio di un lettore sia più valido di quello espresso da un altro.
    Non ho una risposta.
    Grazie per il contributo.

  10. karenina ha detto:

    L’ho letto da poco e son venuta a vedere cosa ne avevi detto, complimenti per l’accuratezza e grazie per gli spunti preziosi che offri ai viandanti curiosi ma un po’ ignoranti come me.

  11. Ed ecco, cara Gabrilu, un’altra monetina da aggiungere al gruzzolo di letture a cui mi spingi tu 😊

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