RAGTIME – E. L. DOCTOROW

Doctorow Ragtime cover

Non suonatelo in fretta questo pezzo.
Non va mai bene suonare in fretta il ragtime…

Questa frase, che Doctorow sceglie di mettere come epigrafe al suo romanzo, è di Scott Joplin, il compositore e pianista statunitense di ragtime più famoso di questo genere musicale tanto da venire chiamato King of Ragtime.

Il ragtime (letteralmente “tempo stracciato, a brandelli”) era un genere musicale suonato prevalentemente al pianoforte — qualche volta accompagnato da un’orchestra — in voga negli Stati Uniti d’America a fine ‘800 – inizio ‘900. Di origine afro-americana, nato come musica da ballo dei quartieri a luci rosse e dei bordelli in particolare di Saint Louis e New Orleans era caratterizzato dalla contrapposizione di due ritmi diversi, uno regolare e ossessivo, l’altro vario e sincopato. Si era agli albori del jazz.

Anche  Ragtime di Doctorow procede in maniera sincopata, come il modello musicale di riferimento. Eccone un esempio: “Stava in piedi tra due vagoni del treno del latte diretto a New Rochelle. Pensava di gettarsi sotto le ruote. Ascoltava il loro ritmo, il loro battito continuo, come la mano sinistra di un rag. Il cigolio e il clangore del metallo contro il metallo alla giuntura dei due vagoni era il sincopato della mano destra. Sarebbe stato un suicidio al rag.”

Il romanzo di Doctorow mi è sembrato affascinante e… mi ha riservato anche una particolarissima sorpresa.

Della quale però intendo parlare solo alla fine del post.

pallino

Il romanzo di Doctorow si svolge prevalentemente a New Rochelle, una cittadina nello Stato di New York tra gli inizi del Novecento e l’entrata degli Stati Uniti nella Grande guerra nel 1917 intrecciando le storie di personaggi di fantasia e di personaggi storici realmente esistiti.

Incontriamo il mago Houdini con le sue inquietudini, il ricchissimo banchiere — strenuo fautore di una sorta di esoterismo capitalista — protagonista di un singolare colloquio con il pragmatico costruttore di automobili Henry Ford, l’Arciduca Francesco Ferdinando e l’anarchica Emma Goldman e tanti altri.

Una delle grandi protagoniste del romanzo, della storia e della cronaca è la ballerina e modella Evelyn Nesbit il cui marito Harry K. Thaw uccise nella torre del Madison Square Garden l’architetto Stanford White, amante della moglie e progettista della stessa torre.

Evelyn Nesbit

Evelyn Nesbit

Nel romanzo, Evelyn viene definita la prima “diva sessuale” poiché i suoi amori, e la sua bellezza, la portano su tutte le copertine dei magazine che, grazie a lei, raddoppiano se non triplicano le tirature.

Doctorow ci parla della nascita del sogno americano, ci racconta “l’era del ragtime” nel suo complesso: quella di un’America in frenetico progresso tecnologico, di un’economia capitalistica sempre più spregiudicata, di aspre contrapposizioni sociali e razziali, di donne che se (come Evelyn Nesbit) cercano di liberarsi da un matrimonio umiliante vengono immediatamente etichettate come puttane, che se (come Emma Goldman) sono conferenziere e per giunta anarchiche devono aspettarsi di venire continuamente aggredite e insultate, prese di mira dalla Polizia e imprigionate ogni volta che succede qualcosa; un Paese in cui la dignità di un pianista negro, colto e osservante delle leggi e che non deve dimostrare a nessuno di essere umano viene fatto oggetto di uno stupido e umiliante sopruso per ottenere giustizia dal quale è di fatto costretto ad intraprendere una serie di azioni che porteranno alla catastrofe.

Quello di Ragtime è però anche il Paese in cui magari un piccolo e poverissimo immigrato ebreo proveniente dall’Est europeo che all’inizio riesce a parlare solo yiddish e che si guadagna la vita facendo per pochi spiccioli il ritratto dei passanti ritagliando silohuettes di carta agli angoli delle strade può diventare ricchissimo mettendo la sua fantasia e creatività al servizio della nascente industria cinematografica.

Ragtime è romanzo epico e prosaico allo stesso tempo, post-moderno per il frazionamento delle sequenze e per la fusione tra registri narrativi diversi che ci porta in una New York dei primi del Novecento, con tutte le contraddizioni, i radicali cambiamenti — e anche le tragedie derivanti dalla difficile accettazione e metabolizzazione dei cambiamenti — che si manifestavano nell’estetica, nel costume, nel mondo del lavoro, nella tecnologia, nei processi produttivi, nel tessuto sociale.

Questa l’immagine che Doctorow ci presenta dell’America prima della Prima Guerra Mondiale: l’America di Scott Joplin e del ragtime, quando tutto era possibilità e il sogno americano poteva essere sognato da tutti.

Povertà, costrizione, ricerca della libertà, fenomeno di una massiccia emigrazione, problemi del lavoro…Personaggi emblematici della New York e dell’America di quegli anni ruotano attorno alla vicenda di una ricca famiglia bianca e di un pianista afroamericano di ragtime.

Proprio ad uno dei membri di questa famiglia appartiene la voce dell’ onniscente Io narrante che ci fa vivere tutti gli eventi del romanzo.

Non è certo un caso, però, che Doctorow scelga di non fornirci alcun nome: non il cognome della famiglia, non i nomi dei suoi componenti, che vengono chiamati solo Papà, Mamma, il Fratello Minore, il Ragazzo, il Bambino…

Di fatto, Ragtime è un romanzo corale lungo il quale Doctorow ci accompagna — per rimanere in metafora — con le sue note a volte picchiate con forza sui tasti a volta appena accennate, insinuate in questo viaggio attraverso una New York che soffre, si strugge ma che comunque progredisce.

pallino

L’ultima edizione italiana realizzata da Mondadori del romanzo Ragtime, scritto da Doctorow nel 1975, risaliva al 1996 ma in Italia il libro era da tempo praticamente introvabile.

Questo, nonostante fosse stato il romanzo con cui lo scrittore aveva ottenuto la celebrità ed il riconoscimento di astro sorgente della grande letteratura americana, nonostante dal libro il regista Milos Forman avesse realizzato nel 1981 una bellissima trasposizione cinematografica interpretata da James Cagney, Elizabeth McGovern e Donald O’Connor e nonostante la riedizione del 1996 e successive ristampe della collana Classici Moderni degli Oscar Mondadori.

Io stessa dopo aver letto La marcia (del quale avevo parlato >> qui) , Homer& Langley e Storia di una dolce terra, raccolta di bellissimi racconti di questo grande autore della letteratura del Novecento l’avevo cercato a lungo ed invano.

Doctorow, della cui prosa Don De Lillo ha detto che « è la misura esatta delle possibilità della nostra contemporaneità, dove le semplici vite si caricano del passo della Storia» dalle nostre parti è sempre rimasto, inspiegabilmentea a mio modo di vedere non apprezzato quanto merita.

Ragtime è stato indicato dal Times all’ 86° posto tra i cento romanzi in lingua inglese più importanti degli ultimi ottant’anni.

Finalmente, nel 2015 Mondadori ha ripubblicato Ragtime nella collana degli Oscar. Una grande occasione per riscoprire o rileggere questo straordinario romanzo di Doctorow, scomparso lo scorso 22 luglio del 2015 a New York.

pallino

see NOTE A MARGINE

UN PIANISTA NEGRO E UN MERCANTE DI CAVALLI. L’AMERICANO DOCTOROW E IL TEDESCO VON KLEIST

Nel romanzo di Doctorow grande spazio ha la vicenda del pianista negro di ragtime Coalhouse Walker, che avendo subito uno stupido ma umiliante scherzo, un vero e proprio sopruso da parte di alcuni pompieri bianchi e non riuscendo ad ottenere giustizia intraprende, come dicevo sopra, una serie di azioni che, in un tragico crescendo, produrranno effetti devastanti e condurranno alla catastrofe.

Howard R. Rollins Ragtime

Howard R. Rollins (Coalhouse Walker) in Ragtime, Milos Forman, 1981

Ecco: man mano che procedevo nella lettura, con mia grande meraviglia andavo riconoscendo, in tutta la vicenda del negro Coalhouse Walker, la drammatica storia di Michael Kohlhaas.
Già. Mi rendevo sempre più conto del fatto che Doctorow aveva ripreso e ricalcato passo passo  — trasferendola nell’America dell’era del Ragtime —  la storia di un mercante di cavalli della Marca di Brandeburgo raccontata nel settecento da uno scrittore tedesco…

Michael Kohlhaas è infatti l’eroe eponimo del meraviglioso racconto lungo (o romanzo breve, 120 pagg. circa)  del grande scrittore tedesco Heinrich Von Kleist (1777-1811), autore che amo molto in particolare per alcuni racconti e per il teatro.

Heinrich von Kleist

Heinrich von Kleist

Kohlhaas è un mercante tedesco di cavalli, Coalhouse Walker è un  pianista di ragtime; il primo è un ariano, il secondo è un negro. Ma per il resto, Doctorow segue **esattamente** la traccia del racconto di von Kleist (uccisione della moglie compresa). Non mi dilungo perché qui non si parla di analogie, è proprio la stessa storia seguita passo passo fino alla sua tragica conclusione.

Apro parentesi: il testo di Kleist era ammiratissimo da Kafka, entusiasta al punto che illustri germanisti individuano ne Il processo  tracce di questa predilezione kafkiana. Chiusa parentesi.

Ordunque: ho letto in giro molti commenti su Ragtime, molti  dei quali interessantissimi, ma mi sono parecchio  stupita nel non trovare mai il benché minimo accenno a questo parallelismo   Coalhouse Walker – Michael Kohlhass.
Secondo me si trattava di molto di più che di una serie di analogie e coincidenze, mi andavo sempre più convincendo che Doctorow si era proprio volutamente rifatto al racconto di von Kleist. A cominciare dal nome Coalhouse che è molto assonante con il cognome Kohlhaas. Mi sembrava cosa interessante assai che uno scrittore americano del Novecento si fosse rifatto ad un testo di uno scrittore tedesco del Settecento il quale tra l’altro, a sua volta, per il suo Kohlhaas si era basato sulla storia  di un mercante di cavalli  realmente accaduta nella Marca del Brandeburgo nel 1500 e riportata in un testo di tal Hans Kohlhasen.

Kleist Michael KohlhaasDevo dire che scoprire tutto questo mi aveva lasciata incredula ed esterrefatta, ma esterrefatta in senso positivo.

Doctorow infatti, pur ripercorrendo per filo e per segno tutta l’escalation della tragedia di Kohlhaas riesce in maniera formidabile ad ancorare il tema della giustizia negata e del rapporto Stato-individuo nell’America dei primi del Novecento.

In buona sostanza, Doctorow scrive un testo di fiction riscrivendo un altro testo di fiction che era già basato su un altro testo, ma storico.

Da questa operazione che potremmo  chiamare una sorta di “plagio interstestuale”, egli crea una storia, un personaggio, un carattere completamente  nuovo ed originale e colloca il tutto nel contesto della storia degli Stati Uniti. Alla fine, la nuova storia ed il nuovo personaggio non hanno più nulla a che vedere con le storie originali.

Questo genere di cose mi spinge sempre a volerne sapere di più, a voler verificare. Mi sono messa dunque a fare qualche piccola ricerca ed ho scoperto che lo stesso Doctorow dichiarò esplicitamente di essersi ispirato, per Ragtime, al testo di Kleist.

Se mi permettete un raptus di compiacimento narcisistico, devo ammettere che mi sono ritrovata molto contenta di vedere confermata dallo stesso Autore quella che avrebbe potuto benissimo essere solo una mia impressione😉

In una intervista con Larry McCaffery, Doctorow ammette di aver riscritto la novella di Kleist del 1808:

I had always wanted to rework the circumstances of Kleist’s story. I felt the premise was obviously relevant, appropriate – the idea of a man who cannot find justice from a society that claims to be just” (Fonte)

Tutto qui. Mi sono dilungata perché la cosa mi ha davvero colpita e perchè, a proposito di “un libro tira l’altro”, con l’occasione ho tirato giù dallo scaffale il mio vecchissimo volume di Kleist e sono andata a rileggermi il Kohlhaas.

pallino
Doctorow Ragtime

 

E. L. Doctorow, Ragtime, traduz. Bruno Fonzi, pp.266, Mondadori, Oscar Contemporanea 2015
  • La scheda del libro >>
  • Il primo capitolo del romanzo si può leggere >>QUI
  • Il trailer del film di Milos Forman >>
  • Heinrich von Kleist >>
  • La scheda di Michael Kholhaas di Heinrich von Kleist >>
  • Paula Anca Farca, E. L. Doctorow’s Ragtime in the Context of Historiographic
    Metafiction – A Study
    >>

Scott Joplin suona Maple Leaf Rag (Ragtime della foglia d’acero), il suo pezzo più famoso e quello che gli dette la celebrità

 

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Arte e Spettacolo, Cinema, Libri e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

23 risposte a RAGTIME – E. L. DOCTOROW

  1. dragoval ha detto:

    Pofforbacco, questo sì che è un asterismo!🙂🙂

    • gabrilu ha detto:

      Ma, sai, non so che dire, Dragoval. Secondo me avrebbe potuto essere un “asterismo” se il collegamento l’avessi fatto solo io, notando le somiglianze dei due testi, e se Doctorow avesse ricalcato la storia di Kohlhaas inconsapevolmente. Può succedere, che uno scrittore inconsciamente recuperi materiale da letture pregresse che magari crede persino di aver dimenticato. Ma Doctorow ha esplicitamente e francamente detto che l’operazione l’ha fatta in piena consapevolezza, volontariamente, avendo in testa ben chiaro quale fosse il suo obiettivo dunque…
      Nella mia ignoranza, io questo non lo sapevo e ho dovuto cercare una conferma di quella che pensavo fosse “solo” una singolarissima coincidenza.
      In ogni caso, ti ringrazio per quello che prendo come un complimento 🙂
      ciaociao

  2. Alessandra ha detto:

    Affascinante. Non solo l’analisi del libro di Doctorow, ma anche tutte le ricognizioni che hai messo in atto per scovare quel qualcosa in più… Direi che te la sei cavata meglio di Sherlock Holmes😉

  3. Vito ha detto:

    L’ho letto in formato digitale un mesetto fa. Che piacere quindi scoprire che tutte le sensazioni da me provate avevano un fondamento. Il gioco degli incastri mi faceva via via pensare al Perec della Vita, istruzioni per l’uso. La ricchezza di dettagli, pensiamo alla casa di Pierpont Morgan, mi facevano tornare al Williams di Butchers Crossing. Grazie per questa bellissima recensione.

    • gabrilu ha detto:

      Vito hai toccato un tasto dolente, perchè il Perec io ce l’ho da anni e (ancora ?) non l’ho letto 😦
      Il perchè non lo so.
      Butchers Crossing, dici? Che bel romanzo, mi è piaciuto quanto Stoner. Che scoperta, Williams!
      ciao e a presto🙂

  4. andrearenyi ha detto:

    Ragtime e Kohlhaas, due fra i libri che ho più amato prima dei trent’anni, devo però confessare che non li mettevo in collegamento. Ora, invece, mi suona così naturale… Grazie per questa scoperta e per avermi offerto l’occasione di rinfrescare due bei ricordi.

    • gabrilu ha detto:

      Cara Andrea a volte le cose ci stanno proprio davanti agli occhi e siamo noi che non le vediamo. Mi spiego meglio: oggi mi sono procurata il film di Forman Ragtime, che avevo visto molti anni fa ma che a seguito della lettura di Doctorow ho voglia di rivedere adesso. Bene: nella locandina del film e sulla scheda di Internet Movie Data Base c’è scritto a chiare lettere che il film è basato sul romanzo di Doctorow e sul racconto di Kleist… Ma io evidentemente l’avevo guardata, quella scritta, ma non realmente “vista”…
      Cmq sono contenta di averlo fatto autonomamente, il collegamento. Prova che Kleist, benchè fosse molto tempo che non lo riprendevo in mano, mi era restato proprio dentro.
      ciao e grazie 🙂

  5. babalatalpa ha detto:

    Pochi giorni fa, ho acquistato Homer & Langley e l’ho fatto per colpa tua, sappilo! (Avevo spulciato nel tuo scaffale su Anobii). È una gioia sapere che ci accomuna qualcosa: avere il libro di Perec da una vita e non averlo ancora letto. Mi diventi umana ed io mi sento quasi sollevata!!!

    • gabrilu ha detto:

      babalatalpa spero che quel “per colpa tua” non significhi che Homer&Langley ti sta annoiando 🙂
      Perec non l’ho ancora letto perchè non sono io che scelgo i libri da leggere ma sono loro che scelgono me. Finora, Perec non mi ha scelta. Quando mi chiamerà, accorrerò festante e giuliva 🙂
      ciao e grazie!

      • Vito ha detto:

        Ehi, non voglio sentirmi in colpa per aver tirato fuori Perec. Sono stato un divoratore degli autori dell’OULIPO, oltre a qualche altro italiano (Grecchi e Morselli) che si è cimentato nella ricostruzione od invenzione di situazioni completamente verosimili. Perec l’ho tirato fuori perché, con il suo amore per i collegamenti dall’uno all’altro e poi all’altro ancora per poi rimandarti all’uno, mi è venuto in mente nel meraviglioso concatenarsi di questi personaggi che si lascian, evolvono e si ritrovano. Approfitto dell’occasione, perché mi è venuto in mente proprio adesso che anche Leopardi aveva scritto una cosa del genere, si era inventata una storia scritta in linguaggio dell’epoca e del tutto inventata ma tale da apparire vera (come l’incipit dei Promessi Sposi). Era una vicenda di frati situata in un convento nel Deserto di Sinai dalle parti credo del Monastero di Santa Caterina. Beh non mi riesce di (ri)trovarla. Chi è la persona buona che mi rimette sulle sua tracce??

  6. gabrilu ha detto:

    Vito
    ma che discorsi fai! E’ normale che parlando di un libro a ciascuno di noi ne vengano subito in mente anche altri, e perché non citarli e non parlarne? Non può che essere un ulteriore stimolo, altro che sensi di colpa!

    Per Leopardi alzo bandiera bianca, non sono in grado di aiutarti, non mi pare di conoscerlo, lo scritto cui accenni, o se lo conosco l’ho completamente dimenticato. Spero dunque anch’io assieme a te che qualcuno ci soccorra e ponga rimedio alla tua smemoratezza ed alla mia ignoranza.
    …Ecco. Tu parli di Leopardi e a me viene in mente il Gadda praticamente tutto ma in particolare quello del “Primo Libro delle Favole”…

    Strano che, a proposito di italiani e di OULIPO tu non abbia ricordato Calvino, che ne era uno dei pilastri.

  7. Leonardo ha detto:

    Il testo a cui Vito fa riferimento potrebbe essere la contraffazione de il Martirio de’ Santi Padri del monte Sinai.

    A Gabriella ancora una volta il plauso per il suo essere attenta lettrice, capace di ascoltare le risonanze di un testo in un altro e di andarne alla ricerca.

    Vero è che il recupero di una storia in un’altra storia o lo scrivere/rne in viritù delle suggestioni di una storia che abbiamo ascoltato, sono un topos della letteratura. Mi viene in mente Shakespeare, e la stupenda mise en abyme che inscena nel Amleto, facendo raccontare al Principe di Danimarca la storia che il lettore legge che poi è anche la “sua” storia!!!!

    Ma Gabriella, con la sua scoperta, mi ha incalzato: mi son detto io non riesco a “vedere/sentire” come fa fatto lei una storia in un’altra storia, ma non me ne ricordo proprio nessuna? Ad essere onesti non me ne ricordo una. La questione della scoperta mi aveva molto colpito (per tutte le strade che apre), e posso capire la contentezza di Gabriella nel veder che le sue idee un passo alla volta trovavano riscontro. Pero’….. tempo fa avevo letto una storia così, che avevo ripreso alcuni giorni fa, e la lettura del post la ha evocata.

    Mi riferisco al racconto del “libro ritrovato” che si legge in 2Re 22 che ha una riscrittura in 2Cr 34, tesa a colmare tutte le “elissi” narrative del testo madre, e che ha poi ha ancora una riscrittura in Ger 36 dove, a differenza del prima versione, sono capovolti gli elementi chiave del racconto, in questo modo lo specchiarsi rovesciato dei due racconti contribuisce a incrementarne l’intensità
    ed Il lettore in forza del processo di immedesimazione alla fine fa parte della storia…

    Leonardo

  8. gabrilu ha detto:

    Leonardo
    E così, da Kleist e Doctorow passando per il ragtime di Scott Joplin siamo arrivati nientepopodimeno che… alla Bibbia! 🙂

    Confesso che sul momento ero rimasta molto perplessa perché non capivo a cosa ti riferivi, e solo dopo qualche minuto ho pensato che doveva trattarsi della Bibbia.

    Ho letto la Bibbia, ma non la conosco così bene come te, che la citi con una dimestichezza tale da farmi pensare che tu dia un po’ troppo per scontato che eguale dimestichezza ce l’abbiano tutti…

    Ho faticato un poco, infatti, per capire che i riferimenti erano al Secondo Libro dei Re (2Re 22), alle Cronache dei re di Giuda ( 2Cr 34) ed al Libro di Geremia (Ger 36 ).

    Ho rintracciato i passi che hai citato e li ho letti. Davvero interessante, anche se, non avendo le tue conoscenze, non credo di essere riuscita a cogliere in pieno tutte le sfumature e le implicazioni.
    In ogni caso, sono sempre contenta quando qualcuno (in questo caso tu) “mi costringe” a scoprire qualcosa che non sapevo.

    Grazie, e grazie da parte mia anche per l’indicazione del testo di Leopardi, a proposito del quale ho trovato qualcosa qui
    http://www.internetculturale.it/opencms/directories/ViaggiNelTesto/leopardi/b52.html

    e qui in questo “Ritratto di Leopardi” di Sainte-Beuve
    http://tinyurl.com/hbhgbfm

    Ed infine… ho trovato on line anche l’integrale testo di Leopardi! 🙂

    http://tinyurl.com/hz53lfu

    • Vito ha detto:

      Grazie a Gabrilu per aver diffuso la mia richiesta e grazie anche a Leonardo per aver fatto le ricerche che mi hanno finalmente portato ad acquisire l’ebook con la scansione dell’edizione dello Stella del libro scritto da Leopardi.

      Gabrilu certo, Calvino, comi gli altri all’OULIPO l’ho letto e riletto, gli altri due li ho citati giusto perché dell’OULIPO non facevano parte.

  9. Leonardo ha detto:

    Gabriella,

    mi spiace per il fraintendimento.

    non è mia intenzione dare nulla per scontato; nè tanto meno vantare “uso” e conoscenze che non ho, specie su uno sconfinato mare come quello biblico!

    Semplicemente sono andato a ripescare il libro letto ed i dettagli dei riferimenti ai testi che analizzava…. ma ho omesso per due volte la citazione del testo, cosa che tu pero’ non manchi mai di fare nel blog con tutte le fonti che citi: cosa preziosa.

    Vediamo di rimediare: uno lo hai “scoperto” tu: Bibbia

    il secondo è:

    Titolo: L’alleanza della scrittura. Questioni di poetica narrativa nella Bibbia ebraica
    Autore: Jean – Pierre Sonnet
    Editore: GBP: Gregorian & Biblical Press

    Mille grazie per il testo di Leopardi che ho già iniziato a “sfogliare”.

    Leonardo

    ps: forse mi son fatto prendere la mano da questo ricercar le variazioni… ma tu hai sempre queste idee che che ti spingono a vedere confrontare cercare….

    pss: ma se un libro è una porta che apre ad infiniti spazi… allora apriamo!

    1) la tua grande passione per la Francia ti ha mai portato a leggere Benedetta Craveri?
    La civiltà della conversazione (http://www.adelphi.it/libro/9788845920608).

    2) Nel 2013, su Anobi, hai scritto una magnetica recensione su Mémoires d’outre-tombe, che tanto mi ha colpito. Sono egoista, lo ammetto, a quando uno dei tuo super post???
    Chateaubriand è l’occasione per chiederti di un’altra porta: Marc Fumaroli che sul nostro scriveva:

    1) Chateaubriand Poesia e terrore (http://www.adelphi.it/libro/9788845923777);
    2) Il Salotto, l’Accademia, la Lingua: Tre istituzioni letterarie (http://www.adelphi.it/libro/9788845916014).

    Ma forse gia’ li conosci… solo che tante sono le porte che si posso aprire nel tuo blog che mi sembra giusto provare offrirne qualcuna anch’io.

  10. gabrilu ha detto:

    Leonardo di cosa mai ti dovresti dispiacere?! Semplicemente io credevo che avessi citato direttamente dalla Bibbia, tutto qui. Grazie per le coordinate del libro cui invece ti riferivi.

    Mi piace molto la metafora della “porta” che hai adoperato. Proprio così.

    Per quanto riguarda poi:

    – Benedetta Craveri: ho letto tutti i suoi libri, “La civiltà della conversazione” anche più volte, ce l’ho tutto sottolineato e chiosato e imbottito di post-it, la biografia di Madame du Deffand è bellissima così come “Amanti e regine”.
    Non solo, ma ho già ordinato (dovrebbe arrivarmi tra qualche giorno) “Gli ultimi libertini”, uscito proprio da poco e che già pregusto.
    Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Benedetta Craveri qui a Palermo anni fa proprio pochi mesi dopo la pubblicazione di “Amanti e Regine” e conservo il ricordo di una persona deliziosa e di gran classe.

    – Ti ringrazio molto per quello che mi dici circa le poche righe che qualche anno fa ho scritto su Anobii a proposito dei primi due volumi delle Memorie di Chateaubriand… autore e personaggio affascinante e dalla scrittura che ammalia… peccato non si riesca a trovare una versione italiana integrale. Il suo francese è leggibilissimo e scorrevole, ma non avere una buona edizione italiana mi sembra assurdo, anche perchè la vita di C. è avvincente come e più di un romanzo.

    Grazie soprattutto per l’indicazione dei due volumi di Marc Fumarolli (il quale ha scritto un bel saggio introduttivo proprio alla biografia della du Deffand della Craveri). Quei due testi mi erano proprio sfuggiti. Vedrò di rimediare, anche se ci vorrebbero più delle sette proverbiali vite dei gatti per leggere tutto quello che vorremmo.

    Ciao, e a presto spero

  11. Leonardo ha detto:

    Gabriella,

    e’ sempre un occasione/rischio – ma che vale la pena di correre – poter conoscere dal vivo uno autore di cui si è letto molto, che ormai si è imparato a conoscere. Persona di gran classe dici della Craveri: si anche io me la immagino così.
    (Vera illusione pensare che non la avessi letta!! Certo “La civiltà della conversazione” trasformata con note, post it e sottolineature meriterebbe una foto).

    Renè: eh.. io ed il francese come dire…. non ci capiamo molto…. spererei di piu’ con una francese:)

    Dici “ma non avere una buona edizione italiana mi sembra assurdo”: tu che con il francese ti capisci dei due tomi da poco pubblicati da Einaudi cosa te ne pare?

    (http://www.einaudi.it/libri/libro/fran-ois-ren-de-chateaubriand/memorie-d-oltretomba/978880622824)

    Leonardo

  12. gabrilu ha detto:

    Leonardo
    Hai ragione, esisteva nei gloriosi Millenni, poi era scomparsa dalla circolazione. Questa nuova versione in due volumi mi era sfuggita. Non l’ho sfogliata materialmente (lo farò appena mi capita di andare in libreria, sempre che ce l’abbiano disponibile) ma non ho dubbi che sia ottima.
    …Però, ragazzi: 160,00 Euro (su Amazon 136,00 Euro)! Capisco tutto, capisco i costi, capisco i diritti per traduttori e curatori, capisco tutto. Ma realizzare esclusivamente un’edizione che non si può non definire di lusso vuol dire automaticamente restringere e di molto la possibilità di leggere questa grande opera.
    Perchè non fare “anche” una versione economica suddivisa in agili volumetti tascabili? Perchè non realizzare “anche” la versione digitale, che costerebbe molto, ma molto meno? Evidentemente pensano che i lettori e le lettrici italiani/e accorrano in massa solo al richiamo di sfumature grige e libri di vesponi…
    Inutile dire che in Francia, oltre che nella prestigiosa e costosa Pléiade, tutto Chateaubriand è dissemintato in edizioni tascabili a prezzi irrisori, ed io stessa ho scaricato *** gratis e legalmente*** l’integrale delle Memorie in digitale con introduzione e note di Sainte-Beuve mi sembra di ricordare dal sito del Progetto Gutenberg…qui
    https://www.gutenberg.org/ebooks/search/?query=chateaubriand

    La versione (sempre integrale) dei Mémoires la si può leggere on line (oppure scaricare) in .pdf anche qui
    http://www.ebooksgratuits.com/ebooksfrance/chateaubriand_memoires_outre-tombe.pdf

    Et de hoc satis.

  13. oblivious Rasi ha detto:

    Questo blog è una scoperta.

  14. Vito ha detto:

    Ed una miniera.
    Ogni volta che arrivo qui mi tocca terminare in fretta e furia il libro in corso di lettura per passare subito a quello scoperto o ri-scoperto.

    • camilla ha detto:

      Che meraviglia il tuo bel racconto sul grandisslmo E.L.Doctorov. Uno dei miei scrittori piu’ amati.Anch’io ho cercato e trovato molto suoi libri (Il Libro di Daniel e Billy Bathgade fuori commercio li ho
      cercati a lungo)e naturalmente tanti altri
      ripubblicati L ACQUEDOTTO DI NEW YORK,LA CITTA DI DIO, STORIE DI UNA DOLCE TERRA e gli altri di cui hai magistralmente parlato.Ti ringrazio molto. Di Doctorov non parla mai nessuno. Ho apprezzato….tutto.
      Amo molto la Craveri e la storia delle donne francesi.Hai letto OURIKA?un piccolo delizioso romanzo curato appuntp da C. di madame de Duras(se ben ricordo) insomma leggendoti dopo tantissimo tempo….mi hai felicemenye sconvolta.ciao. Camilla

      • gabrilu ha detto:

        camilla
        ci sono autori americani che stanno nell’ombra, che le nostre case editrici decidono di pubblicare solo dopo che su quel libro è stato fatto un film, solo dopo che ci sia stato un po’ di gossip…se pruriginoso è anche meglio… se poi un vespone nostrano gli ha dedicato magari un plastico…Successo di pubblico assicurato.

        Doctorow no. E’ un vero, grande scrittore e si fa scoprire a poco a poco.

        M piacciono questi scrittori americani che parlano della loro America (e non dell’immagine dell’ America che loro pensano sia nei nostri cervelletti europei).

        Doctorow l’ho scoperto molto per caso, non sapevo nulla di lui (sono ignorante, per fortuna, ed aver consapevolezza di questo è cosa che sempre mi rende felice) e poi l’ho esplorato a poco a poco.

        Credevo di saperne abbastanza, di letteratura americana (sai com’è: dopo “Moby Dick” uno dice : “e che devo leggere, di altro? Quando ho letto “Moby Dick” ho letto tutto””), ma ora tu, Camilla, mi apri altre finestre.

        A parte “Storie di una dolce terra” che credo di conoscere… degli altri titoli che hai elencato potresti darmi/darci qualche altra coordinata?

        Case editrici (italiane, please) traduttori, insomma quel che vuoi e che puoi.

        Ringrazio comunque. Anche se non dovessi ripassare più da queste parti. Perché così va il mondo. Anche quello dei blog. Le persone vanno e vengono. Lasciano traccine, poi scompaiono. Mi spiacerebbe scomparissi anche tu, ma se così andrà, vuol dire che così deve essere.

        P.S. Madame Craveri. Avrò modo, spero, di discettar di Madame tra un mese o anche più. Non chiedermi perché. Madame Craveri è troppo importante, per me, per bruciarmela in un “l’ho letto, l’ho lettoooooo!”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...