NADEZDA MANDEL’STAM, UN VIDEO (E UN POST A QUATTRO MANI)

 

Nadezda Mandel'stam

Nadezda Mandel’stam nel 1970
(Fonte)

Di Nadežda Mandel’štam avevo parlato >> qui, scrivendo del suo primo libro di memorie, L’epoca e i lupi.

Poi succede che qualche mese  fa trovo su YouTube un  video  molto raro  di una intervista a  Nadežda Mandel’štam. Pare proprio sia l’unico documento video esistente di questa donna.

Nella pagina di YouTube c’è una spiegazione lunghissima, ma è scritta solo in russo, in caratteri cirillici ed ovviamente non ero in condizioni di cavarne nulla. Le uniche cose scritte in inglese cui potevo aggrapparmi erano la data del video (1976), il nome del produttore e autore  (Frank Diamand) e la televisione per cui  venne prodotto (Vara-Television)

Non mi sono arresa ai cirillici, mi sono affidata a quei pochi indizi in inglese, ho continuato a cercare e finalmente, girando e perlustrando, ho scoperto che questa intervista  fa parte di un   lungometraggio su Osip Mandel’stam  intitolato

 The centuries surround me with fire. Osip Mandelstam (1976)

 

Anche qui però la pagina YouTube, che intuivo ricca di informazioni,  è solo in  russo, ma per fortuna il video invece è tutto in inglese, e dunque bene o male l’ho capito e potuto seguire perfino io, che con l’inglese ho un rapporto a districare il quale nemmeno la Premiata Ditta Freud, Jung&Co. riuscirebbero mai a venire a capo.

…Ma avevo un problema: mentre la voce inglese  narrante del lungometraggio è facilmente comprensibile perchè l’audio e la dizione inglese sono buoni, quando parla Nadezda non capisco praticamente nulla, perchè lei parla sì in inglese, ma l’audio non è buono e il suo inglese è…l’inglese parlato da una russa e per giunta molto anziana.

E allora? Allora ho chiesto aiuto a Dragoval che è arrivata subito in soccorso di NonSoloProust 🙂

E’ dunque grazie a lei ed al suo lavoro non certo facile e per il quale (va detto) ha dovuto anche momentaneamente tralasciare il suo bel blog Asterismi letterari che sono riuscita a sapere quello che dice la Mandel’stam in questa intervista e posso ora permettermi di condividerlo qui con tutti/e voi.

pallino

L’intervista, da quanto dice la stessa Nadezda, viene realizzata in un primo maggio, che per lei rappresenta una data importante, perchè proprio un primo maggio (il 1 Maggio del 1938) Osip Mandel’stam era stato arrestato per la seconda volta. Nadezda racconta di come per lei fu difficile continuare a vivere, della sua solitudine, del dover continuamente nascondersi, scappare, sempre circondata da nemici. Racconta anche di quando, dopo tanti anni difficilissimi, potè trovare finalmente un po’ di pace e di tranquillità ed anche tanti amici. Ma — tiene a precisare con amarezza — “non della mia generazione; ero circondata da persone più giovani” perchè i libri che aveva scritto (L’epoca e i lupi e Le mie memorie) avevano provocato reazioni ostili da parte di molti intellettuali che, come lei ed il marito Osip avevano vissuto il terribile periodo del terrore staliniano ma che, a differenza dei Mandel’stam, in qualche modo si erano adeguati, adattati al regime. Parla di “lettere orribili” che le furono inviate da scrittori che con le loro invettive intendevano forse dimostrare, secondo lei, che “si può vivere senza libertà di pensiero o di espressione e non si può sopportare che un’altro uomo o un’altra donna abbiano opinioni diverse”. Lettere ancora più sgradevoli se si pensa che venivano indirizzate ad una donna anziana, che tanto aveva sofferto e sopportato. Non solo lettere, ma addirittura libri, dice la Mandel’stam, vennero scritte contro di lei.

Nadezda non parla però solo di cose tristi e dolorose. Parla soprattutto di Osip, del loro matrimonio, degli anni trascorsi insieme prima dell’ultimo e fatale arresto che portò alla catastrofe. Parla della poesia di Osip, del loro essere ebrei russi, del ricordo di Osip sempre vivo nel suo cuore.

E questa parte merita, a mio parere, di essere riportata il più possibile integralmente. Nonostante la difficoltà di intendere bene ogni singola parola pronunciata dalla Mandel’stam, il senso profondo di quello che intende credo si colga molto bene.

“[…] a proposito di Mandel’stam, se non sapete niente di lui, era un bell’uomo, noi ridevamo molto insieme, non era mai noioso ed eravamo molto felici, anche nelle circostanze più difficili…Non era grazie a me, ma grazie a lui…litigavamo spesso, avevamo entrambi un carattere insopportabile…ma quando facevamo l’amore era una meraviglia (un successo)…è comico parlare di successo sessuale a settantatré anni…lo è, lo è…ma era una delle ragioni per cui vivevamo insieme, per cui non potevamo vivere l’uno senza l’altra…ho cercato di essergli infedele, ma senza successo, perché ogni altro era peggiore di lui…è un linguaggio troppo forte per una persona anziana?

D. Come vi siete incontrati?

R. In un caffè, in un night club e siamo finiti a letto la prima sera…per me era la prima volta.

D. Ma come mai ci avete messo così poco a finire a letto insieme?

R. L’abbiamo fatto. Era l’inizio di una rivoluzione sessuale. Non avevamo niente da perdere. Non volevo sposarmi con nessuno, né tantomeno con Mandel’stam. Volevo essere indipendente.

D. Ma è stata sposata, con lui…

R. E’ accaduto. E’ semplicemente accaduto.

D. Come eravate, come coppia sposata?

R. Non saprei dire. Le notti erano magnifiche, i giorni molto difficili. Non mi lasciava andare da nessuna parte, voleva che fossi sempre lì, presente vicino a lui. Non voleva che avessi amicizie.

D. Dunque era tanto egoista?

R. Non era egoismo, era qualcos’altro. Lui  era molto concreto, ed io ero piuttosto sventata, così[la situazione] era un po’ difficile.

D. Aveva salutato con favore la Rivoluzione?

R. Ha scritto, ha scritto in proposito. Nei suoi poemi e canzoni pensava che fosse uno stato democratico, ma poi ha capito che le cose erano piuttosto diverse.

D. Ma sperava che lo diventasse?

R. All’inizio sì,ma negli anni Trenta comprese che non sarebbe mai stato possibile.

Se avrebbe voluto un’altra Rivoluzione? Non era soddisfatto della rivoluzione, poiché avrebbe compreso che si sarebbe trasformata in un assoggettamento collettivo. Lo ha capito per primo.

D. Quando è stata la prima volta che a Mandel’stam fu impedito di pubblicare?

R. Fu molto presto, nel 1923, e fu l’inizio del suo silenzio.

D. E perché?

R. Perché? Perché lui sentiva diversamente da altri. Non era uno scrittore sovietico, e non poteva mentire. Ci ha provato, ma semplicemente non ci è riuscito perché non voleva. Il più grande sentimento che provo per lui è di pietà, perché era circondato da nemici, e i nemici peggiori erano gli scrittori e i poeti, i poeti “per modo di dire”. Dicevano : “Perché non può fare anche lui come noi?”. Ma lui non poteva. Era un altro genere di uomo.

A proposito della poesia di Osip Mandel’stam:

D. Esistono, tra le sue poesie, una o due che lei ama di più?

R.Direi, il Poema del Soldato Sconosciuto o Le Vespe. “Le Vespe…armate di sottili pungiglioni succhiando lungo l’asse terrestre…Ricordo tutto ciò che ho dovuto incontrare…”

D. Mandel’stam credeva nel potere della parola scritta?

R. Nel potere della parola scritta?…Credo che nessuno ci creda, dopo Dostoevskij, perché se non hanno sentito Dostoevskij, chi altri dovrebbero ascoltare?Ero in un paese addormentato, ognuno è addormentato (ancora) oggi

D.Nei suoi libri ha scritto a lungo sul potere della cristianità, ma che cosa ha significato per lei e Mandel’stam essere ebrei?

R. Non significava niente; semplicemente essere ebrei. Nient’altro. Ebrei russi.

D. Ma Mandel’stam, ne La quarta prosa, ha affermato che fosse impossibile essere ebrei e scrivere letteratura socialista allo stesso tempo.

R. Forse [il passo] lo ricordo a memoria. “Gli zingari….la vita da ladri degli zingari è come quella degli scrittori. Lui sentiva di essere un ebreo, io sono cristiana dalla nascita

D. Qual è il suo più caro ricordo di Mandel’stam.

R. Ogni cosa, di lui, è il mio ricordo più caro. Lui è il mio ricordo più caro. Non ci siamo mai veramente separati, perché sono sicura di reincontrarlo, nell’aldilà. Lui mi ha scritto tante lettere; nessuno può portarmi via il mio amore.

pallino

Qualcuno potrà forse dire che l’intervista non è particolarmente illuminante e che in essa, Nadežda Mandel’štam non aggiunge nulla di particolarmente nuovo a quanto chi ha avuto modo di leggere i suoi libri conosce già.

Sia Dragoval che la sottoscritta però ci siamo trovate d’accordo nel dire che sentirla parlare del marito è comunque profondamente commovente e, nei passaggi che riguardano la loro vita sessuale, anche inaspettatamente divertente.

pallino

Personalmente, mentre ero in attesa dell’aiuto di Dragoval mi sono molto centrata — come avviene credo quando non si capisce ciò che dice una persona che ci interessa molto ma che parla una lingua per noi impenetrabile — sull’osservazione, mi sono centrata molto sulle immagini del video e sono rimasta molto colpita, guardandolo e riguardandolo, dalla luce di intelligenza e di ironia che nonostante la vecchiaia, il corpo devastato da una intera tragica vita passata trascorsa per decenni nel terrore e da fuggiasca, emana comunque dagli occhi di Nadežda Mandel’štam.

Questa mia impressione mi ha ricordato e confermato in pieno tutto quello che di questa donna hanno detto Josif Brodskij nel capitolo scritto nel 1977 intitolato Nadezda Mandel’stam. Un necrologio (in Fuga da Bisanzio, Adelphi) e la grande giornalista americana Martha Gellhorn che nel luglio del 1972, avendo letto L’epoca e i lupi, il primo volume di memorie della Mandel’stam, si recò appositamente in Unione Sovietica al solo scopo di incontrarla. E la incontrò, trascorrendo intere giornate con lei recandosi ogni giorno, per una settimana, nel suo microscopico appartamentino di Mosca sempre stracolmo di amici ed amiche. Non lo so per certo, ma sono convinta che si tratti dello stesso minuscolo appartamentino (due stanze, e tutto si svolgeva in una cucina di cinque metri quadrati) che si vede nel filmato… Va bene il disgelo crusheviano, va bene la riabilitazione di Osip Mandel’štam, ma nell’era Chruščëv e Breznev, gli alloggi moscoviti erano quel che erano.

Il racconto del viaggio di Martha Gellhorn a Mosca e dei suoi incontri con Nadezda Mandel’stam è intitolato Uno sguardo alla Grande Madre Russia ed è contenuto nel volume In viaggio da sola e con qualcuno del quale avevo parlato >>qui.

Nel suo scritto, Brodskij riferisce di avere incontrato per la prima volta Nadežda Mandel’štam nel 1962. In URSS, nel 1962 c’era Nikita Chruščëv e nel 1972 Leonid Breznev (il contesto è importante).

E’ stato bello, per me, scoprire che anche Martha Gellhorn era rimasta allora — come me adesso — colpita dagli occhi di Nadežda, dai suoi

“occhi celesti, stanchi ma ancora con un tratto di innocenza nello sguardo, un’innocenza commovente, una vulnerabilità che andava e veniva […] e la sua risata. Era contenta di se stessa. Nonostante il passato, nonostante il presente e un futuro sempre incerto, era sempre pronta a gustare la gioia di vivere. Le piaceva divertirsi, e il divertimento per lei era essere circondata da amici in quella casupola brutta e soffocante. Non l’avevano annientata, se sapeva ancora sorridere. Era il suo maggiore trionfo, la sua vittoria”.

 

Martha Gellhron

L’integrale del lungometraggio dal quale l’intervista a Nadezda Mandel’stam è tratta:

 

Advertisements

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Attualita e Storia, Libri, Russia e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a NADEZDA MANDEL’STAM, UN VIDEO (E UN POST A QUATTRO MANI)

    • gabrilu ha detto:

      Sandra grazie per il link, seguendo il quale ho anche scoperto con piacere che anche tu hai apprezzato “La lanterna magica di Molotov”, gran bel libro davvero! 🙂

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Che bello! Grazie a te e a Dragoval per questa restituzione.

  2. Renza ha detto:

    Dunque, una sonata a quattro mani per il piacere nostro. E che piacere. Alcune risposte di Nadezda mi hanno riportato a La mente prigioniera di Czeslaw Milosz ( (fontenonsoloproust…https://nonsoloproust.wordpress.com/?s=la+mente+prigioniera+) , al Murti-bing, cioè al fenomeno di adattamento dell’ intellettuale e al ketman, l’ arte di mascherarsi nonché all’ interrogativo di Adam Mickiewicz ( sempre citato nel testo) che paragonava l’ anima del popolo russo a una crisalide e si chiedeva inquieto quale insetto ne sarebbe uscito all’ apparire del sole della libertà : “ Sarà una bianca farfalla alzata in volo sulla terra o una falena, sporca, progenie della notte?”. Nadezda non avrebbe avuto dubbi nella risposta. Grazie a tutte e due.

    • gabrilu ha detto:

      Renza giusto e puntuale, il tuo riferimento a quanto scrive Milosz in quel suo preziosissimo libro, che tra l’altro in questo momento ho presentissimo perchè molto collegato con le mie letture di questi giorni, delle quali spero di dir qualcosa, prima o poi.
      Grazie 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...