LA PIANISTA DI VIENNA – MONA GOLABEK, LEE COHEN

 

Lisa Jura a 17 anni

Lisa Jura a 17 anni

 

“Malka guardò la figlia, che ormai doveva salire, e l’abbracciò stretta. «Devi farmi una promessa.» «Che cosa, mamma?» «Devi promettermi… che ti aggrapperai alla tua musica. Per favore, promettimelo.» «Come posso?» singhiozzò Lisa. «Come posso farlo senza di te?» Lasciò cadere la valigetta e abbracciò forte la mamma. «Puoi farlo e lo farai. Ricorda quello che ti ho insegnato. La musica ti aiuterà ad andare avanti; lascia che sia la tua migliore amica, Liseleh. E non dimenticare che ti voglio bene.»”

pallino

Vienna, 1938.
Lisa Jura ha quattordici anni e un grandissimo talento per la musica. Le prime lezioni gliele ha impartite la madre Malka, ottima pianista e che è riuscita a trasmettere a Lisa la sua grande sensibilità musicale. Adesso Lisa, che ora è seguita da uno dei migliori professori di pianoforte di Vienna, è già in grado di suonare partiture come il concerto per pianoforte di Grieg, le Sonate per pianoforte di Beethoven. Il suo insegnante è orgoglioso di lei. Lisa è sicuramente proiettata verso un luminoso avvenire di concertista.
Ma è ebrea.
I nazisti proibiscono al professor Isseles di continuare ad insegnare alla ragazzina. Costretto a congedarla, commosso le regala un minuscolo ciondolo d’oro a forma di pianoforte.

´Sono spiacente, signorina Jura, ma ho l’obbligo di informarla che non posso continuare a darle lezioni’.
Lisa, stupefatta, non riuscì a muoversi. Il professore andò alla finestra e aprì le tende. Guardò la gente per la strada.

´Hanno emesso una nuova ordinanza’, spiegò lentamente. ´Adesso dare lezioni agli ebrei è diventato un reato’, continuò a borbottare fra sè, poi aggiunse disperato: ´Riesce a crederci?’ Lisa si sentì salire le lacrime agli occhi.

´Non sono un uomo coraggioso’, disse lui piano. ´Mi rincresce molto.’

La raggiunse al pianoforte, le prese le mani giovani e sottili e gliele strinse forte. ´Lei ha un dono prezioso, Lisa, non lo dimentichi mai.’

Tra le lacrime, la ragazza vide il professore prendere una catenina d’oro posata sopra il piano. Aveva un minuscolo ciondolo a forma di pianoforte.´Non è molto, ma forse l’aiuterà a ricordare la musica che abbiamo condiviso in questa stanza’, le disse in un sussurro, allacciandole il filo d’oro attorno al collo con dita tremanti.Piangendo, Lisa guardò le pile di spartiti, il ritratto di Liszt alla parete, e cercò di imprimere nella memoria ogni dettaglio. Temeva di non rivederli mai più.

Vienna, capitale della musica che ha visto succedersi Mozart, Beethoven, Schubert e Liszt è diventata ora una patria ostile e ogni giorno più minacciosa e pericolosa per lei e la sua famiglia.

La famiglia di Lisa Jura

Abraham, Malka, Rosie e Lisa Jura
(Fonte)

I genitori vengono a sapere di una organizzazione umanitaria inglese chiamata Kindertransport che, nata immediatamente dopo la terribile “Notte dei cristalli” si adopera per mettere in salvo i bambini dalla persecuzione nazista accogliendoli in Inghilterra. I nazisti permettono però la partenza solo di bambini minorenni ma di nessun adulto.

Kindertransport Olanda 1938

1938. Il primo viaggio del Kindetransport di piccoli profughi provenienti da Berlino.
(Fonte)

Per almeno una delle tre figlie dei coniugi Jura (Rosie, Lisa e Sonia) c’è dunque la speranza di salvezza inviandola lontano, in Inghilterra. Per Abraham e Malka si tratta di dover fare una scelta terribile, perchè sul treno c’è un unico posto disponibile. La scelta è difficile, la decisione (che implica salvezza ma anche un distacco con ogni probabilità definitivo) è straziante. All’alba di una notte trascorsa a riflettere, i genitori hanno deciso: sarà Lisa che partirà. Perchè è la più forte, “perchè ha la musica cui aggrapparsi”.

Salendo sul treno che la porterà a Londra, a quella Liverpool Station che accoglie anche il sebaldiano Austerlitz (ebbene si, non lo si può non ricordare) Lisa è consapevole del grande avvenire che le viene offerto, e che dovrà vivere per la sua famiglia che si sacrifica per lei.

Giunta in Inghilterra, Lisa fa la cameriera in una ricca dimora borghese di campagna; è trattata bene ma avverte non solo l’isolamento ma la mancanza della musica, la sofferenza del non poter suonare (in casa c’è un pianoforte, ma non le è consentito suonarlo). Decide allora di tornare a Londra, chiede al Centro di Accoglienza e di smistamento dei profughi Bloomsbury House di poter trovare alloggio e lavoro nella Capitale. Che sappia suonare il piano non interessa, ma per fortuna Lisa, figlia di uno dei migliori sarti di Vienna, sa cucire molto bene. La sua richiesta viene accolta, e Lisa giungerà a quel 243 di Willesden Lane dove rimarrà sette anni e che darà una vera svolta alla sua vita.

Willesden Lane è un Centro di accoglienza per bambini e adolescenti rifugiati ebrei diretto dalla tedesca berlinese Mrs. Cohen, lei stessa ebrea e profuga fuggita dalla Germania nazista. Anche a lei — che a Berlino conduceva una vita molto agiata perchè appartenente all’alta borghesia — i nazisti hanno tolto tutto, hanno stravolto la vita.

Mrs. Cohen

I ragazzi del Kindertransport con Mrs. Cohen
(Fonte)

 

Tra Lisa e gli altri ragazzini di Willesden Lane — dal carattere e personalità molto diverse tra loro — vengono a crearsi rapporti di grande amicizia, solidarietà, complicità e reciproco sostegno nei momenti di crisi che di volta in volta ciascuno di loro si trova ad affrontare. La forza di Lisa, il suo coraggio, la sua perseveranza e — perchè no? — anche fortuna ed il suo talento per il pianoforte le sono di grande aiuto per sopravvivere. A poco a poco Lisa si ritrova ad essere una figura di riferimento per tutti quei ragazzini le cui vite sono state sconvolte dalla guerra, che hanno perso tutto, che non hanno alcuna notizia di ciò che può essere accaduto ai familiari rimasti in Polonia, Cecoslovacchia, Germania, Austria, in tutti i Paesi europei occupati dal Reich…

Mona Golabek riesce molto bene a farci vedere la guerra attraverso lo sguardo di Lisa. Sguardo di adolescente all’inizio, di giovane donna poi.

Lisa si ritrova sempre più dentro la guerra. Dapprima seguendo alla radio le terribili notizie della apparentemente inarrestabile avanzata nazista in Europa, poi direttamente quando l’Inghilterra e Londra vengono continuamente sottoposte ai bombardamenti della Luftwaffe. I bombardamenti durano due anni. Lisa continua imperterrita a suonare il suo Grieg e il suo Debussy anche sotto le bombe (una di queste volte viene colpita anche la stessa casa e Lisa se la cava per miracolo).

In ogni caso, però, Lisa non ha, non può avere gli strumenti per conoscere davvero tutta l’ampiezza dell’orrore che si sta attuando in Europa dietro le linee tedesche, per realizzare l’ampiezza della minaccia che incombe su sua madre, suo padre, le due sorelle rimaste a Vienna. Dovrà vivere per parecchi anni e riuscire ad affrontare la quotidianità nell’ignoranza totale sul destino occorso ai genitori. Riesce soltanto, con enormi difficoltà e mille peripezie a far arrivare in Inghilterra — e dunque a salvare — la sorellina Sonia. Appena in tempo: il treno con cui arriva Sonia è infatti l’ultimo. I nazisti hanno bloccato e vietato il proseguimento della missione del Kindertrasport.

E mentre in Europa non solo l’Austria ma a poco a poco tutti i Paesi vengono  invasi dai nazisti, Lisa in Inghilterra, al 243 di Willesden Lane, tra ragazzi e ragazze provenienti da Polonia, Germania, Austria, ebrei come lei e come lei salvati dal Kindertransport cerca di fare del suo meglio non solo per sopravvivere ma mantenendo la promessa fatta alla madre, di aggrapparsi alla musica e di fare della musica la sua ragione di vita.

Lisa continua a lavorare e a suonare. Le sue giornate sono durissime: di giorno lavora come operaia in una fabbrica tessile e poi, alla fine dell’orario di lavoro, tornata a casa si dedica ore ed ore (tardo pomeriggio e dopo cena) al pianoforte. Il suo talento per il piano è la sua ancora di salvezza, e lei si aggrappa (proprio come aveva promesso alla madre) a Chopin, Debussy, a Beethoven, al suo amatissimo Grieg…

E finalmente arriva il momento in cui tutta questa fatica verrà ripagata.

Nel libro, però, non c’è solo la storia di Lisa. E’ anche la storia di un gruppo, ci sono le storie parallele, analoghe ma diverse di parecchi altri ragazzini del centro, ognuno di loro tratteggiato con le sue caratteristiche, le sue manie, i suoi incubi, le sue tragedie familiari.

Quando finalmente la guerra finisce e tutta Londra si riversa per le strade per festeggiare la vittoria, Lisa capisce che per lei i momenti duri non sono passati e che si apre un nuovo capitolo:

“si sovrappose l’immagine di ciò che aveva pensato esistesse al di là della Manica, un’Europa buia e silenziosa, colpita e segnata, così lontana da lei. La sua mente rievocò le strade di Vienna che aveva abbandonato tanto tempo prima, e per un attimo vide i volti sorridenti dei suoi cari rimasti là. Le parve di sentire le loro risate il giorno di quell’ultimo picnic sul balcone di casa. Dov’erano adesso? Dov’erano sua madre e suo padre e sua sorella Rosie? Infreddolita e sola, lasciò il parco e imboccò l’ampio viale in direzione di Edgware Road. Incrociò altre persone che correvano, ansiose di festeggiare la fine di quell’attesa da incubo. Ma per Lisa e per i suoi compagni Kinder di Willesden Lane, l’incubo dell’attesa era appena cominciato.”

Come Lisa, anche i suoi amici di Willensden Lane comprendono che per loro comincia una nuova, terribile attesa. Quella di avere notizie del destino toccato ai loro cari.

“In quel turbinio di notizie, i ragazzi di Willesden Lane non facevano altro che aspettare. Aspettavano lettere. Aspettavano informazioni. Aspettavano novità dai campi di deportazione, dove sapevano che anche i loro genitori stavano aspettando. Aspettavano di essere liberati”

Difficile dimenticare Johnny “King Kong”, o Gena (Gina), l’amica del cuore di Lisa e poi ancora Martin, Gunther, Aaron, il primo amore di Lisa adolescente…

pallino

Come definire La pianista di Vienna? Un romanzo sulla Seconda guerra mondiale? Un romanzo su una giovane pianista? Entrambe le cose?

Mona Golabek, l’autrice del libro, è la figlia della nostra giovane pianista Lisa Jura.

Nella sua vita non fa la scrittrice ma, come la madre, la concertista di pianoforte. Vive a Los Angeles. È una pianista di fama internazionale, nonché la conduttrice di un noto programma radiofonico di musica classica: The Romantic Hours. Ha trasmesso ai figli, anche loro pianisti e violinisti, la passione per la musica, quella che lei stessa ha ereditato dalla madre, Lisa Jura, protagonista di questo libro e dell’opera teatrale che ne è stata tratta.

In questo libro (al quale ha dedicato anni di ricerche) ricostruisce la vita di sua madre durante la guerra.

Mona Golabek

Mona Golabek
(Fonte)

Il libro è dunque più una testimonianza che un romanzo, vi leggiamo la ricostruzione dei sette primi anni della vita di Lisa in Inghilterra (dal 1939 al 1946); si tratta della vita di una persona realmente esistita, e la consapevolezza, per chi legge, di trovarsi davanti una storia vera (e che bella storia!) risulta toccante e commovente. Almeno, così è stato per me.

Lo stile è pacato e pulito, privo di fronzoli, e nonostante il tema si presti, per fortuna non si scade mai nel melodramma.

La pianista di Vienna (ma io preferisco il titolo originale The children of Willesden Lane) è solo (?) il racconto sincero e vibrante di una storia vera. Proprio per questo ne sono rimasta colpita. Voglio aggiungere che la mia decisione di iniziarne la lettura è stata in gran parte motivata dal fatto che, avendo sempre nella mente e nel cuore lo struggente Austerlitz, il personaggio capolavoro creato da Sebald (e che proprio in questi giorni ho riletto) ero molto interessata a conoscere anche la storia vera di almeno uno delle migliaia di bambini cui il Kindertransport ha salvato la vita.

La mia passione per la musica ha fatto il resto.

La lettura mi ha appassionata e commossa, Mona Golabek è riuscita secondo me molto bene a evocare l’atmosfera di quegli anni terribili. Ci si ritrova immersi in un modo stravolto, in un mondo che spera (nonostante tutto)

Guardiamo con lo sguardo del mondo degli adulti da una parte: a Vienna i genitori di Lisa, l’ anziano professore Isseles e in Inghilterra Mrs. Cohen direttrice di Willesden Lane, la professoressa Mabel Floyd (l’insegnante di pianoforte di Lisa alla Royal Academy of Music), il signor Alfred Hardesty (il responsabile di Bloomsbury House), le operaie della fabbrica tessile in cui Lisa lavora di giorno, la signora Canfield, una quacchera vicina di casa che ha perso il figlio in guerra e che trova consolazione sedendo tranquilla accanto a Lisa che suona il piano mentre sulla loro testa piovono le bombe…Guardiamo il mondo con gli occhi dei ragazzini di Willesden Lane…

Testimonianza, biografia, memoria, dunque. La forza salvifica della musica all’interno di uno scenario devastante come quello della Seconda Guerra Mondiale. Se si ama la musica e se, come me, si è interessati alla storia della Seconda Guerra Mondiale, la storia di questa giovane ebrea che cerca di esorcizzare gli orrori della guerra attraverso la sua musica non potrà che piacere.

pallino

Lisa Jura Golabek dopo i sette anni trascorsi a Willesden Lane. Qual’è il seguito della storia?

Vince una Borsa di Studio alla prestigiosa Royal Academy of Music di Londra e prosegue il suo iter pianistico seguita dall’insegnante Mabel Floyd. Nel tempo libero, e per non rovinarsi le mani con il suo lavoro di operaia nella fabbrica tessile ottiene (proprio tramite la sua insegnante Floyd) di suonare il piano per i soldati all’Howard Hotel.

Dopo la guerra si trasferisce a Parigi, dove si esibisce nel suo amatissimo concerto di Grieg e sposa Michel Golabek, un aviatore polacco della Resistenza che aveva già avuto modo di incontrare a Londra

Lisa e Michel Golabek

Lisa Jura con il marito Michel Golabek nel 1948
(Fonte)

La giovane coppia emigra negli Stati Uniti, dove Lisa diventa un’insegnante di musica. Le sue allieve preferite sono soprattutto le sue due figlie, cui trasmette ciò che le aveva detta la madre: “aggrappati alla tua musica”

In parecchie interviste di Mona Golabek che si trovano facilmente in rete, Mona riferisce che gli studenti di Lisa erano entusiasti della sua sensibilità musicale, delle sue intuizioni, delle sue capacità empatiche…

Lisa Jura Golabek ha continuato per tutta la vita a donare soldi per Israele, per le ricerche sul cancro e per tutte le istituzioni che si occupano di malati di AIDS.

Ha avuto due figlie, Mona (l’autrice del libro) e Renée, che crescendo hanno realizzato il sogno della madre e sono anche loro diventate concertiste di pianoforte. Le tre nipoti di Lisa, Michele, Sarah e Rachel, suonano anch’esse il piano. Il nipote, Yoni, è violinista.

Nel giugno 1999 le figlie e le nipoti di Lisa furono invitate come artiste protagoniste alla Sessantesima riunione mondiale del Kindertransport a Londra. Eseguendo il Chiaro di luna alla BBC, Michele e Sarah ringraziarono la Gran Bretagna per avere salvato la vita di Lisa e condivisero le parole preziose che la loro nonna e insegnante di pianoforte aveva continuato a ripetere: «Aggrappatevi alla musica. Sarà la vostra migliore amica».
E continua a esserlo.

pallino

QUALCHE CONSIDERAZIONE MOLTO PERSONALE, MOLTO MARGINALE E AL VOLO

***** E’ una bella storia, sembrerebbe una fiaba. Ma guarda un po’, trattasi di una storia vera.

Non tutte le storie di tutti i bambini la cui vita venne salvata dal Kindertrasport furono a lieto fine.

Lisa fu — nella sua sfortuna — molto fortunata: nonostante lo strazio del distacco, sapeva da chi veniva allontanata, sapeva perchè, le vennero dette le motivazioni di questi “perchè”. Aveva con sè le fotografie dei genitori, non aveva dubbi sulla sua identità. Sapeva chi era, da dove veniva e a cosa aspirava.

In Inghilterra trovò in Mrs. Cohen una persona che comprese subito il talento della ragazzina, fu lei a spingere Lisa a candidarsi alla Borsa di Studio della Royal Academy of Music di London.

Ebbe la fortuna di trovare, a Willesden Lane, un ambiente e un gruppo che la sostennero sempre, la supportarono e la aiutarono in molti modi.

Per molti altri ragazzini dei Kindertrasporten avere avuto salva la vita non fu sufficiente a salvare la loro identità.

**** I libri vengono letti in momenti che non sempre (anzi, quasi mai) corrispondono al tempo in cui i rispettivi autori li hanno scritti e/o in cui le vicende narrate si sono effettivamente svolte.

Su quanto questa a-sincronicità influisca sulla percezione/fruizione/giudizio di un libro temo non ci si soffermi mai abbastanza.

Ed io, mentre leggevo di questa grande generosità inglese nel raccogliere ed accogliere i piccoli profughi ebrei europei, non sono comunque riuscita a non pensare al fatto che oggi l’Inghilterra parla di erigere i muri di Calais per impedire ai profughi siriani di approdare sulle sue coste.

Il tema è — lo so, lo so bene— molto complesso e spinoso. Capisco che una cosa è accogliere 10.000, 20.000 bambini ed altra cosa è essere/ritenersi in grado di reggere l’impatto di centinaia di migliaia di persone adulte.

Non ho alcuna intenzione di addentrarmi su questo tema. Però ho la piena consapevolezza che è un tema che non può esser preso sottogamba o liquidato con semplici slogan.

La pianista di Vienna

Mona GOLABEK, Lee COHEN La pianista di Vienna (tit. orig. The children of Willesden Lane ), traduz. A. Carbone, pp. 307, 2016, Sperling & Kupfer

  • La scheda del libro >>
  • Il bel sito ufficiale della Fondazione Hold On To Your Music >> dedicato alla vita di Lisa Jura
  • Dal sito della Fondazione, la ricca Galleria fotografica con le foto di Lisa, la sua famiglia, i ragazzi di Willesden Lane con Mirs. Cohen e tanto altro ancora >>
  • Un video sui ragazzi di Willesden Lane
  • Un bel video sui ragazzini del Kindetransport (in inglese con sottotitoli)
  • Il sito KTA (The Kindertransport Association) che riunisce i Kindertransport ancora in vita, i loro figli, i loro discendenti >>

Informazioni su gabrilu

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14 risposte a LA PIANISTA DI VIENNA – MONA GOLABEK, LEE COHEN

  1. Angela. Caesar - Grassi ha detto:

    Grazie magnifico commento, di sicuro sarà uno delle mie prossime letture, ciao Angela

  2. Ivana Daccò ha detto:

    Un libro prezioso, direi e, mi aggiungo alla tua riflessione, tale soprattutto in questi nostri anni che sperimentano, nuovamente, l’orrore: diverso, altrove, da cui pretenderemmo, molti pretenderebbero, di potersi chiamar fuori.
    Complimenti per la scelta e per la recensione.

    • gabrilu ha detto:

      Ivan Daccò infatti è un libro che, nella sua linearità e semplicità, di riflessioni ne suscita parecchie. Per esempio, anche quella di quanto la fortuna o per meglio dire, come avrebbe detto Conrad, il “caso” possa determinare il corso di una vita. Se Lisa non fosse stata accolta a Willesden Lane, se non avesse trovato in Mrs. Cohen e suo figlio due sensibili conoscitori e appassionati di musica, se… se… se…

  3. Vito ha detto:

    Perbacco, dopo aver letto non resisto fino a che non mi sono procurato il libro per leggerlo in un fiato. Grazie Gabrilù per essere rientrata da Parigi con la recensione di questa meraviglia.

  4. Pendolante ha detto:

    Ho conosciuto la storia dei Kindertransport grazie al documentario La fuga degli angeli – Storie del kindertransport. Alcuni protagonisti hanno fatto molta fatica a perdonare i genitori vivendo quell’allontanamento come un abbandono. Altri hanno potuto riabbracciare i loro genitori dopo anni in cui avevano vissuto come figli di famiglie inglesi e l’incomprensione (non solo linguistica) era forte.

    • gabrilu ha detto:

      Pendolante non conoscevo il documentario di cui parli, grazie mille per averlo citato. Ho fatto qualche ricerca in rete, mi piacerebbe molto vederlo ma i siti streaming che ho trovato non so perchè mi creano problemi. Riproverò sicuramente.
      Certo, i destini non potevano che essere molto diversi. Le variabili, in situazioni del genere, sono moltissime: l’età dei profughi (bambini piccolissimi o adolescenti), il tipo di famiglia in cui venivano accolti, contesto culturale, facilità o difficoltà di comunicare, etc.
      E infatti, se si mettono accanto le storie ad es. proprio dell’Austerlitz del romanzo di Sebald e di Lisa persona realmente esistita vediamo due storie completamente opposte ed entrambe, a loro modo, emblematiche
      Ciao e grazie di nuovo 🙂

  5. Ivana Daccò ha detto:

    Un libro che sicuramente leggerò, ti ringrazio della segnalazione e della splendida recensione

  6. Renato Calza ha detto:

    mi ha commosso

  7. Elena ha detto:

    Mi associo alla commozione. Questa storia sembra veramente simile a una fiaba,
    ma nel modo in cui sanno esserlo le storie vere. E l’attualità dell’argomento è fuori discussione.
    Sarà tra le mie prossime letture, e la suggerirò sicuramente anche alle mie figlie.

    Grazie.

    Ciao!
    Elena

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