ESTHER E I SUOI FRATELLI

 

Esther Singer

Isaac, Esther e Israel Singer
ritratti da Hazel Carr, la pittrice nipote di Esther Singer

Fonte

 

Esther Singer Kreitman, sorella maggiore di Israel Joshua Singer e di Isaac Bashevis, scrisse romanzi fortemente critici riguardo la diseguaglianza dei sessi nella vita degli ebrei ortodossi e molto ricchi di spunti autobiografici che riecheggiano la vita della stessa Esther. Di Debora ho parlato >>qui e di L’uomo che vendeva diamanti ho parlato >>qui

Il rapporto di Esther Singer con i fratelli non fu mai facile:

lei adorava Israel Joshua (più piccolo di lei di soli due anni) ma fu sempre trattata da lui con freddezza e, come ricorda Susanna Nierenstein in questo articolo Isaac una volta le dedicò uno dei suoi libri ma… sbagliandone il nome!

Hazel Karr, la nipote di Esther, in una intervista riferisce: “Quando abitavamo a Tel Aviv, zio Isaac venne a trovarci […] Durante una conversazione, ribadì quel che pensava. “Tua madre era pazza”, disse a mio padre.

Esther non perdonò né alla famiglia né alla tradizione, quello che le avevano fatto.

Il figlio di Esther Morris Kreitman, noto anche con gli pseudonimi di Maurice Carr (come giornalista) e Martin Lea (come romanziere) parla dei rarissimi ed agghiaccianti incontri tra i tre fratelli.

In un capitolo delle sue memorie, firmate con lo pseudonimo Maurice Carr, il figlio di Esther racconta di quando, a 13 anni, nel 1927, parte da Londra con la madre per visitare la sua famiglia materna in Polonia a Swider nei dintorni di Varsavia, località in cui la comunità yiddish si riuniva durante i mesi estivi. Lì avviene l’incontro con i suoi due zii Israel Joshua e Isaac Bashevis.

Dal racconto di Maurice Carr stralcio poche righe in cui egli parla della gioia di sua madre Esther (che in famiglia chiamano Hindele) nello scorgere al loro arrivo alla stazione di Varsavia Israel Joshua e della fredda reazione di questi. Poche righe che a mio parere rendono sin troppo bene quale fosse l’atteggiamento dei due fratelli nei confronti di Esther…

“E’ l’altro mio zio, Joshua Singer, Shiya per gli intimi, il preferito di mia madre la quale si getta su di lui con un grande grido di gioia. Lui si scansa, fa un passo indietro e la fissa con uno sguardo in cui il dolore si mescola alla ripugnanza. Quello sguardo dice: tu, Hindele, sei stata invitata qui per pietà, non per affetto e dunque per favore rimani al tuo posto”

  • Il testo integrale del racconto di Maurice Carr si può leggere (in inglese e in francese) sul sito di Hazel Karr (figlia, come s’è detto, di Maurice e nipote di Esther)  >>
  • L’interessante testimonianza di Hazel Karr intervistata da Laura Crinò per il Venerdi di Repubblica >>

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4 risposte a ESTHER E I SUOI FRATELLI

  1. Leonardo ha detto:

    Sono veramente gelide e drammatiche queste testimonianze sul rapporto tra i fratelli Singer.

    Se, in prima battuta e superficialmente, ci saremmo aspettati dall’autore del racconto il non veduto, tutta un’altra consapevolezza un altro agire nei rapporti trai fratelli, non si deve dimenticare quanto contradditoria e a volte limitata possa essere l’intelligenza… in primis la nostra.
    Veramente lo spirito soffia dove vuole; e se una volta ha “soffiato” con noi, nessuno garantisce che continui a farlo.

    Certo la storia della famiglia Singer, la loro mentalità, il ruolo giocato dal padre e dalla madre, il peso schiacciante e non liberante della tradizione, sono tutti fattori che aiutano a spiegare il senso di questi rapporti personali che, come ha ben scritto Gabriella, arrivano ad essere ipocriti, indifferenti e crudeli.

    Anche nella Bibbia ci sono tante pagine che narrano dei rapporti tra fratelli, e molte sono pagine di lotta, di agon e tensione. E se ci sono queste pagine, e non altre più idilliache ed ireniche, c’è da chiedersi quale motivo ci sia. (E si inizia con un fratricidio, anche se è stato notato che solo di Abele Dio accetta il sacrificio, ma solo a Caino Egli parla (1)).

    Forse, alla fine, a caratterizzarci è la mescolanza/groviglio di alto e basso, di chiaro e oscuro grandezza e meschinità, sensibilità ed ipocrisia che con grande difficoltà riusciamo, non dico a governare a tenere in pugno, ma più semplicemente a contenere.

    Può darsi, ed è un mio pensiero, che nei fratelli maschi Singer, convivano due istanze, da un lato una fine sensibilità per la vita ed il suo fluire, che permette loro di coglierne l’essenza e la magia come pure le sue contraddizioni, e dall’altro l’ottusità dell’intelligenza che in forza di un primato (?!!!) tutto maschile o del ruolo assegnato dalla tradizione, diventa ceca, e così facendo squalifica il rapporto con la sorella.
    Simmetricamente, ma più tragicamente, la sorella che, come nota Gabriella, non perdona – giustamente – alla tradizione e alla famiglia d’ avergli impedito la propria realizzazione, segnando così in modo indelebile la sua esistenza. Penso a quanto rancore le deve aver guastato il cuore.

    Quanto coraggio e quanta pietas servono nei rapporti umani.
    Coraggio per saperli affrontare e talvolta combattere, la vita – ha scritto Claudio Magris – non è un idillio e non lo sono nemmeno gli affetti più cari.
    Ma anche tanta pietas per non essere avvelenati dal rancore e dal dolore.

    Coraggio e pietas prima di tutto per sé e nei confronti di sé, per tornare di nuovo ed ancora a guardare e a riconoscere ciò che è veramente prezioso. Ed in questo senso mi è cara la lettera di Claudio Magris che qui trascrivo (2).

    Trieste 16 VII. ‘68

    Caro Marin,
    ti prego di perdonarmi. Ognuno ha le sue miserie, le sue intemperanze, ma non sopravvalutare la meschina realtà di un momento di ottusità, non metterla in relazione con una realtà ben diversa, che è quella della nostra amicizia fraterna e insieme filiale, o, da parte tua, paterna. Questa sciocchezza – il mio stupido disappunto perché mi è parso che il tuo “appoggio” (ché tale intendevo il tuo articolo) non fosse abbastanza cordiale, questa sciocchezza è cosi “nichtig” dinanzi a noi due, a ciò che ci lega. Tu sai quanto io e Marisa viviamo avvolti nella luce e nel calore della tua anima, della tua poesia, del tuo splendido tramonto. Sei per noi come un sole.
    Io ho detto a Marisa per la prima volta che la amavo, tornando da Grado, quella volta anni fa, dopo essere stato da te.
    Ecco come sei fra noi, in noi, in cuore. Il resto che conta? Nuvolette da niente. Siamo due caratteri forti, è inevitabile che talvolta ci si scontri. Come mi scontro con Marisa, con mia madre, per le quali mi getterei in fuoco.
    Grazie della poesia: è una liberazione assoluta nell’eterno. È la tua vita che rimarrà. Lo so.
    Ho apportato col permesso che mi hai dato per telefono qualche modifica al tuo testo, che Sofronea ha tradotto e che spedirò.
    Ti chiedo scusa per la mia violenza.

    Ti abbraccia Claudio

    Grazie Gabriella per aver portato all’attenzione questa pagina sui fratelli Singer

    Leonardo

    Note:

    (1) G.C. PAGAZZI, C’è Posto per tutti. Legami fraterni, paura, fede. Vita e Pensiero, Brescia 2008.
    Sul tema merita anche L. ALONSO SCHÖKEL, Dove’è tuo fratello? Pagine di fraternità nel libro della Genesi, Paideia, Brescia 1985.
    (2) C. MAGRIS, Ti devo tanto di ciò che sono. Carteggio con Biagio Marin, a cura di Renzo Sanson, Garzanti 2014.

    • gabrilu ha detto:

      Leonardo che cosa posso dire, che cosa posso aggiungere a questo tuo intervento se non un “grazie”?
      Ed è un grazie davvero sentito, credimi

      P.S. Se poi mi citi pure Magris, mi stendi definitivamente e chiedo la tua mano 🙂

  2. Leonardo ha detto:

    Gabriella,

    Claudio Magris: una sorta di stella polare e per tante ragioni, non da ultima la sua attenzione al coraggio e alla pietas che si incarna in gesti concreti.

    In merito alla nostra Esther oggi, in pausa pranzo, sono passato in libreria e chi ti trovo:

    Esther SINGER KREITMAN, La danza dei demoni, Traduz. di Marina Morpurgo, p 380, Bollati Boringhieri 2016.

    In copertina come in una sorta di ritratto si legge:

    Una giovane donna desiderosa di conoscenza e di vita.
    Una famiglia senza amore.
    Una comunità dalle regole ferree.

    Leonardo

    • gabrilu ha detto:

      Leonardo A proposito di Esther, ancora una volta il povero lettore italiano deve giostrarsi, quando si tratta di libri dei tre fratelli Singer, con la giungla di titoli e di edizioni e riedizioni.
      Il libro che tu citi è infatti il romanzo autobiografico di Esther Kreitman che anni fa era stato pubblicato nel 2007 da La Tartaruga con il titolo Debora, traduzione di Lorenza Lanza e Patrizia Vicentini e con una bella introduzione di Claudia Rosenzweig.

      Ne avevo parlato >> QUI

      Adesso Bollati Boringhieri ha ripubblicato il romanzo con il suo titolo originale (che effettivamente è La danza dei demoni avvalendosi dell’ottima traduzione di Marina Morpurgo.

      Insomma tutto questo per dire che quando si tratta dei fratelli Singer (e non solo con loro per la verità, avrei anche altri esempi) bisogna stare attenti e controllare, per non rischiare di acquistare due volte lo stesso libro…

      Giusto per fare un altro esempio, questa volta a proposito di Israel Joshua Singer, il recente Acciaio contro acciao pubblicato recentemente da Adelphi http://www.adelphi.it/libro/9788845930805 tradotto da Anna Linda Callow non è altro che quel La fuga di Benjamin Lerner pubblicato nel 2015 da Bollati Boringhieri per la traduzione di Marina Morpurgo, romanzo del quale ho parlato >> QUI

      Ciao e grazie! 🙂

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