PHILIP ROTH E “IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA”

Philip Roth Il complotto contro l'America

“E come l’elezione di […] non avrebbe potuto chiarirmi meglio, lo svolgersi dell’imprevisto era tutto.
Preso alla rovescia, l’implacabile imprevisto era quello che noi a scuola studiavamo col nome di «storia», la storia inoffensiva dove tutto ciò che nel suo tempo è inaspettato, sulla pagina risulta inevitabile. Il terrore dell’imprevisto: ecco quello che la scienza della storia nasconde, trasformando disastro in un’epopea.”

>>>Philip Roth, Il complotto contro l’America, tit. orig. The Plot Against America, traduz. Vincenzo Mantovani, Einaudi<<<

Riletto in questi giorni sull’onda delle elezioni presidenziali in USA.

Pur facendo gli opportuni e necessari distinguo tra la situazione descritta da Roth e la situazione che si è venuta a determinare negli USA con la elezione di Donald Trump a 45° Presidente degli Stati Uniti d’America ho trovato questo romanzo — che definirei tra l’autobiografico e il fantapolitico — scritto da Roth nel 2004 straordinariamente attuale ed anche molto inquietante perchè non può non farci riflettere sui pericoli che la democrazia corre in ogni momento della storia e su quanto nessun Paese al mondo possa essere ritenuto immune da pericoli di derive autoritarie.

Pur non essendo Il complotto contro l’America — almeno a mio parere — uno di quelli che personalmente considero i Grandi Romanzi di Roth (Pastorale americana, La macchia umana, Ho sposato un comunista) è tuttavia, pur con i suoi alti e bassi, con alcuni momenti di stanca ed alcuni snodi narrativi non perfettamente risolti un libro di alta qualità nella produzione narrativa del grande scrittore americano.

Non mi dilungo a parlarne perchè la scrittura di Roth, la ricostruzione degli ambienti, la caratterizzazione dei personaggi, l’approfondimento delle dinamiche sociali, le parti davvero stupende che contiene hanno fatto si che il libro sia stato, negli anni, ampiamente e giustamente recensito, commentato e discusso. Chi volesse approfondire, trova anche in rete moltissimo materiale.

Da parte mia, mi limito a segnalare due link di recensioni che ho particolarmente apprezzato:

  • Luca Alvino su Minima&Moralia >>
  • Alessio Brandolini su Fili d’Aquilone >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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2 risposte a PHILIP ROTH E “IL COMPLOTTO CONTRO L’AMERICA”

  1. dragoval ha detto:

    Leggere Il complotto contro l’America oggi fa davvero un effetto impressionante. Noi europei non credevamo possibile che una cosa del genere potesse accadere davvero- potesse accadere di nuovo – e nel cuore della democrazia occidentale.Purtroppo, siccome la realtà supera sempre le più fosche distopie di parecchie lunghezze, qui c’è l’aggravante che l’America ha fatto tutto da sola, non essendoci alcuno stato al mondo in grado di complottare contro di lei. E l’errore – da parte di tutti- è stato sempre lo stesso- lo stesso che all’epoca consentì l’ascesa del nazismo: l’assoluta e un po’ sprezzante sottovalutazione del fenomeno e del pericolo. Del resto, come vuole Montale,
    La storia non è magistra
    di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
    a farla più vera e più giusta.

    Non è forse fuori luogo riportare qui l’illuminante analisi di Zygmunt Bauman sul largo consenso attribuito a Trump (l’articolo è del 27 Maggio, dunque ben al di qua della sua vittoria):

    http://www.corriere.it/esteri/16_maggio_27/uomo-forte-democrazie-zygmunt-bauman-donald-trump-saggio-962508c2-237d-11e6-853e-9c2971638379.shtml

  2. gabrilu ha detto:

    dragoval
    Tralascio di parlar di Bauman che ho da tempo arruolato nelle fila dei miei Maestri. Baumann. Non sempre e non per tutto, comunque un Maestro per me.

    Non sempre e non tutto, ma per l’Olocausto certamente si.

    E comunque: provo a concentrarmi sul resto. 🙂
    E cioè su quello che tu, dragoval giustamente definisci “la sottovalutazione del pericolo”. Trovo la cosa talmente importante che l’ho citata in grassetto (spero si veda).

    A tal proposito ti riporto (e riporto per tutti coloro che si trovassero a gironzolare da queste parti) un brano tratto da un post di Minima&Moralia che condivido appieno.

    Non è che — per la verità — io condivida l’intero post (su cui avrei alcune cose da ridire) e nemmeno Minima&Moralia è in genere al top dei miei vagabondaggi letterari sul web ( a volte M&M presenta cose eccellenti ed a volte meno ma così va il mondo, diceva il Pangloss di Voltaire e noi ce lo facciamo piacere).

    Ordunque e comunque, il brano che ammè mè tanto piaciuto sarebbe questo:

    “In molti hanno riso, in passato, di fronte alle sparate di futuri dittatori: un po’ perché il totalitarismo è idiota per definizione, chiede idiozia per esistere e vuole idiozia per prosperare; un po’ perché i leader totalitari sono tutti più o meno l’incarnazione di quella idiozia: goffi, sbagliati, grotteschi, caricaturali, finti fin nella fisiologia. Ma ridere non serve a farli sparire dai libri di storia: serve a inciderne il nome a caratteri cubitali, come “Donald J. Trump” in quella statunitense. Don’t feed the troll, insomma, non funziona quando il troll è candidato alla presidenza della prima potenza mondiale.”

    Il testo integrale dell’articolo su Minima&Moralia lo si può leggere >> QUI

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