LO SCIALO – VASCO PRATOLINI

Vasco Pratolini Lo scialoNon occorre arrivare all’ultima pagina del romanzo per comprendere il senso del titolo che si rifà ad un passo della poesia “Flussi” di Eugenio Montale:

“La vita è questo scialo
di triti fatti, vano
più che crudele.”

Avevo letto Lo scialo decenni fa, Pratolini era ancora vivo. Poi il libro era scomparso dalla circolazione ed io avevo perso la mia copia. Due poderosi volumi di circa 1300 pagine dell’ edizione Mondadori che potete vedere in questa foto presa da un annuncio su eBay

Vasco Pratolini Lo scialo

Finalmente ristampato nel 2015 da Rizzoli, l’ho subito riacquistato in ebook. Di quella prima lettura conservavo infatti un ottimo ricordo e mi chiedevo se oggi, a distanza di anni, questo romanzo fiume (circa 1000 pagine in ebook) mi avrebbe delusa oppure no.

Terminata la rilettura, posso dire che non solo non sono rimasta delusa, ma che forse oggi ho apprezzato ancora di più questa sontuosa messa in scena corale — una decina di personaggi principali e vera folla di secondari appartenenti a tutte le classi sociali — della Firenze dai primi anni del ‘900 al 1935 circa. Gli anni bui della Grande Guerra e, poi, dell’ascesa del PNF, le squadracce, le repressioni.

pallino
Firenze

Lo scialo (1960) è il secondo romanzo di una trilogia chiamata Una storia italiana che si sviluppa in un arco temporale che va dall’unità d’Italia ai giorni nostri.

Il primo, Metello, (1955) rievoca gli anni 1875-1902 quando la classe operaia, alla luce delle nuove dottrine socialiste, si univa al generale fermento di rivendicazioni che già scuoteva la società europea dell’ultimo Ottocento. Il terzo romanzo della trilogia sarà Allegoria e derisione (1966), libro di riflessione con il quale Pratolini attraverso il diario di un intellettuale tira le somme dei temi trattati nei due romanzi precedenti alla ricerca di una verità ideologica che diventa giudizio di tutta una parabola della nostra storia.

Pratolini tratteggia dunque, con Una storia italiana un grande affresco della vita fiorentina ripercorrendo la storia italiana dalla fine dell’Ottocento ai suoi giorni per investigare sulle cause della crisi di fine secolo, del crollo della borghesia e della nascita del Fascismo e fa un’analisi delle dinamiche politico-sociali dell’Italia postunitaria dando veste letteraria alle vicende storiche del nostro Paese dalla fine dell’800 alla Resistenza, vicende di cui Pratolini fu, per una buona metà del periodo, testimone diretto. Come quasi tutte le opere di Pratolini, anche i romanzi della trilogia sono ambientati a Firenze, nei quartieri di S.Frediano, Ognissanti, il Pignone, Rifredi che lo scrittore conosceva molto bene, alcuni dei quali da lui molto frequentati in gioventù.

Ma concentriamoci su Lo scialo.

Le vicende narrate si svolgono a Firenze e nelle campagne circostanti, negli anni che vanno dal 1910 al 1930; il clima è quello delle acute tensioni sociali del primo dopoguerra, delle violenze squadriste e della presa del potere da parte del fascismo, il suo consolidarsi dopo il delitto Matteotti.

Ne Lo scialo non c’è una storia unica, ma tante storie che si intrecciano. Ci sono, sì, personaggi principali ma nessun vero e decisivo protagonista, tutti concorrono alla rappresentazione della vita che giorno per giorno si traduce in uno “scialo”.

Romanzo corale dunque, molti i personaggi, ma certo ce ne sono alcuni che si ricordano meglio ed ai quali l’autore dedica maggiore attenzione e spazio.

I due Corsini, Gianni e sua moglie, Nella, appartenenti alla piccola borghesia.

Giovanni è nato nel contado, a Scandicci, ma venuto presto a Firenze a cercar lavoro dove, dopo aver fatto il manovale e l’operaio riesce a salire un piccolo gradino nella scala sociale conquistandosi un posto da impiegato della Ferrovia. Il libro si apre sul primo incontro fra Gianni e la giovane Nella Vegni, figlia di un eccellente artigiano, l’orefice Erminio Vegni.

Massimo Ranieri Eleonora Giorgi Lo scialo

Massimo Ranieri (Giovanni Corsini) ed Eleonora Giorgi (Nella Vegni)
nella miniserie TV del 1987

 I due si sposano, vanno in viaggio di nozze a Parigi, Giovanni va in guerra. Andrà a battersi sul Sabotino, la moglie ritorna a casa del padre. Con la pace, c’è il ritorno in città, la nascita del piccolo Fernando. Gianni mostra ambizioni politiche, si presenta alle elezioni come candidato socialista, va a fare comizi a San Frediano, il quartiere più rosso di Firenze. Ma al primo insorgere della dittatura, dopo essere stato aggredito di notte da una squadra di fascisti ed essere stato costretto all’olio di ricino; dopo essere stato licenziato (leggi=epurato per le sue idee politiche) dalle Ferrovie Gianni, per tirare avanti e nonostante la disapprovazione e l’opposizione del suocero Erminio Vegni (un onestissimo orefice che da giovane aveva avuto simpatie per gli anarchici) si lascia convincere da un fascista suo ex compagno di scuola ad entrare in affari poco puliti. La verità è che Gianni è un carattere debole, velleitario, con una buona dose di incoscienza ottimistica, ròso in profondità da un feroce arrivismo sociale tale da far sì che da socialista convinto si trasformi in pochissimo tempo in un borghese corrotto e disponibile a qualsiasi compromesso.

La moglie Nella è bella, onesta, “pulita”; ma anche lei — condividendo , assecondando e sostenendo le ambizioni di scalata sociale del marito — finisce rapidamente per scendere tutti i gradini della miseria e della degradazione morale; una donna il cui “bovarismo” finisce per apparire come una sorta di inevitabile fatalità fisica.

La grande figura femminile de Lo scialo non è però Nella Corsini. E’ Ninì Batignani.

Marisa Berenson Pratolini Lo scialo

Marisa Berenson (Ninì Batignani)
nella miniserie TV del 1987

 

Ninì è benestante e proprietaria terriera, ma non fa   parte di quel mondo aristocratico fiorentino che ricevendola di tanto in tanto nei propri salotti e   ricevimenti esclusivi la tiene comunque ad una distanza che, sottolineando la differenza sociale e di classe la fa soffrire molto. Ottima cavallerizza, intraprendente e coraggiosa, Ninì durante la guerra in prima linea come crocerossina, poi fascista della prima ora che indossa la camicia nera senza però esserne veramente convinta e pienamente soddisfatta; un amore per un amico d’infanzia si rivela impossibile. Sposa, per ripiego, l’umile, onesto e da sempre innamorato di lei Adamo Maestri che fin da bambino ha lavorato nella ditta paterna.

Nonostante l’amore e la totale dedizione di Adamo, il matrimonio fallisce per la scoperta, da parte di Ninì, della sua totale incapacità/impossibilità di avere rapporti sessuali con un uomo. Si ritira allora nella sua campagna dove inizia una devastante relazione con la giovanissima cameriera Fru, una delle sue contadine.

Ninì Batignani, nevrotica e passionale, torturata dalle proprie incontenibili ma mai da lei stessa accettate nè tanto meno dichiarate pulsioni omosessuali, un amore impossibile per un uomo che non a caso si rivelerà essere a sua volta un omosessuale; Ninì, una donna dai continui e bruschi scarti d’umore, una personalità estremamente complessa, contraddittoria e tragica che di volta in volta suscita nel lettore empatia, rigetto, irritazione, pena e commozione. Ninì passa continuamente dall’entusiasmo alla depressione, è appassionata ma soffocata e paralizzata dai tabu e dai vincoli del suo mondo e dell’epoca. Il suo tentativo di diventare una persona “normale” attraverso il matrimonio con Adamo Maestri (uomo onestissimo, che si sprofonda nel lavoro per annegare la disperazione del suo amore non corrisposto, che la idolatra e che è disposto a tutto pur di proteggere e difendere la moglie) si rivela subito disastroso e non le impedirà di precipitare nell’inferno e nel “pozzo della solitudine”.

Gianni e Nella, Ninì ed Adamo: questi dunque i personaggi centrali della vicenda; ma la galleria di Pratolini è ricchissima, formata da gente di ogni tipo: vecchi caratteristici come il saggio ma patetico orefice Vegni (padre di Nella) e il vinaio Chiti, ragazzini come Fernando costretto a poco a poco ad abbandonare l’età d’oro delle illusioni infantili e ad aprire gli occhi sul mondo ed i suoi coetanei compagni di gioco di strada, veri “ragazzi di vita” nel senso pasoliniano del termine, sigaraie e prostitute, squadristi come il ricco grossista Neri e soprattutto il bell’ingegner Folco con la sua sfrenata e crudele volontà di potenza (vero personaggio rodomontesco e dannunziano, come ebbe a definirlo Carlo Bo); contadini retti e coraggiosi come il socialista Bixio ma anche pericolosamente ambigui come Fru, giovanissima e bella contadina viziosa, bisessuale e malata… e tanti altri.

La vita privata delle due famiglie piccolo borghesi (i Vegni-Corsini e i Batignani – Maestri) si intreccia con la storia di Firenze e del Paese che dopo le illusioni del primo dopoguerra è segnata dall’avvento del fascismo in un racconto nel quale tutti i personaggi sono comunque in qualche modo sia vittime che colpevoli dello “scialo” ideale e materiale che li coinvolge.

pallino

Lo scialo è un romanzo storico a largo raggio, un’ analisi della società italiana che si sviluppa su un doppio binario: da un lato la narrazione di scene di vita familiare e intimista ma, dall’altro, una forte connotazione sociale. Spirito intimista e impegno sociale che possono essere considerati elementi costitutivi di un neorealismo letterario.

Romanzo nel senso più classico del termine, al suo interno i personaggi si muovono e vivono con naturalezza nel vivace e spesso drammatico contesto storico delle lotte operaie e delle violenze fasciste. Una naturalezza in realtà molto sofisticata che rende la lettura estremamente scorrevole.

Libro magmatico e ribollente, ricco di colpi di scena, con parecchi passaggi molto crudi, una bella lingua italiana “risciacquata in Arno”, personaggi tutti — anche quelli più odiosi — che bucano la pagina, personaggi femminili la cui psicologia è indagata con grande finezza.

Personaggi molto diversi tra loro: il moderno bovarismo di Nella, la losca e tuttavia molto umana mediocrità di Giovanni, la tragica schiettezza di Ninì, l’ossessiva e perversa malizia di Fru, e decine di altri personaggi ugualmente necessari fanno de Lo scialo un quadro morale di un’intera epoca.

Ridondante ed eccessivo in alcune parti, forse una sforbiciata avrebbe giovato anche se, personalmente, io non ho avvertito alcun momento di noia.

Uno scialo, uno spreco di vite alcune distrutte, alcune autodistrutte. Vite borghesi tormentate, discese agli inferi causate da miserie morali, crisi di identità, un mondo contadino rappresentato con grandi chiaroscuri. Anche se quasi nessuno dei personaggi principali (tranne forse il ragazzino Fernando e il vecchio orefice Vegni con la sua adorazione per Benvenuto Cellini) fa scattare una totale empatia e/o identificazione, tutti sono comunque difficili da dimenticare.

Contentissima di averlo riletto.

Vasco Pratolini Firenze targa

La targa commemorativa in via de’ Magazzini a Firenze

  •  La scheda del libro >>
  •  Dal romanzo di Pratolini venne tratto nel 1987 un film televisivo (o mini serie TV). Regista Franco Rossi che, sviluppando un’idea di Valerio Zurlini – scomparso nel 1982 – ne firmò la sceneggiatura, insieme ad Ottavio Alessi.
    La mini serie andò in onda sul secondo canale nazionale in quattro puntate, a partire dal 29 aprile 1987 con un cast internazionale di attori fra cui Massimo Ranieri nella parte di Giovanni Corsini, Eleonora Giorgi (Nella), Marisa Berenson (Ninì), e poi Stephane Ferrara, Marie Trintignant, Ralph Schicha, Fiorenza Marchegiani, Paolo Lombardi >>
  •  “Firenze come in un romanzo: i luoghi di Vasco Pratolini”. Una bella pagina del sito Turismo in Toscana >> o “A spasso nella Firenze di Pratolini” >>
  •  “Firenze: diario di viaggio. Alla ricerca della vita della città nei luoghi di Pratolini” >>
  •  “Firenze di Pratolini. Un documentario di Cecilia Mangini” >>
  •  Un delizioso articolo di Beniamino Placido — da me ancora oggi mai abbastanza compianto — comparso Repubblica il 3 maggio 1987 in cui Placido, prendendo spunto dalla messa in onda delle prime puntate dello sceneggiato televisivo, “battibecca” con Giovanni Raboni a proposito dei meriti e demeriti de Lo scialo. Non a caso l’articolo si intitola “Ma in TV lo scialo è a sangue freddo” >>
Pratolini a Firenze 1960

Vasco Pratolini a Firenze sul Ponte delle Grazie nel 1960.
Sullo sfondo, il Ponte Vecchio.

(Fonte)

see  Non avevo alcuna intenzione di scrivere un post su Lo scialo. Poi però, avendo  accennato su Anobii e Facebook a questa mia rilettura sono rimasta molto colpita dalle reazioni di parecchie persone che so essere lettori e lettrici “forti” le quali, pur dichiarando di conoscere e amare l’opera di Pratolini dichiaravano di non conoscere affatto nemmeno l’esistenza de Lo scialo e manifestavano un piacevole stupore per quella che veniva da loro percepita come una vera e propria “scoperta”.

E’ stato questo  che mi ha spinto a dedicare un post al  romanzo, sperando di contribuire almeno un poco, così facendo, a stimolare la voglia di approfondire uno scrittore italiano ingiustamente forse un po’ dimenticato ma a mio parere  decisamente da (ri)scoprire.

C’è infine da chiedersi perchè un romanzo così fosse scomparso da anni dalla circolazione. Forse gli editori consideravano la lunghezza, la complessità dell’opera poco adatta ad un’epoca in cui la gente va di fretta e preferisce, anche per i libri, il  “mordi e fuggi”? Forse ritenevano un ostacolo l’accumulo di linee narrative dove non tutto funziona sempre alla perfezione? O forse (io penso soprattutto) per la forte connotazione sociale e politica del testo?

Io non lo so. Le scelte e le strategie editoriali sono, per me, sempre un mistero.

Sono convinta però del fatto che Lo scialo, qualunque possa essere  il giudizio critico-letterario che se ne voglia dare, sia un libro importante, nella storia della letteratura italiana contemporanea.

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9 risposte a LO SCIALO – VASCO PRATOLINI

  1. Alessandra ha detto:

    Interessante coincidenza. Proprio in questi giorni ho rinvenuto nella biblioteca di famiglia due libri di Pratolini e adesso trovo qui, sulle tue pagine, una puntuale presentazione della sua opera. Non immaginavo che Metello facesse parte di una trilogia (buono a sapersi) e anch’io, come altri lettori, non avevo mai sentito parlare de Lo scialo. Complimenti per l’analisi, si legge che è un piacere. Se poi dici che i personaggi sono ben tratteggiati, bucano la pagina e non si scordano facilmente, diventa quasi d’obbligo farlo avanzare nella wishlist quest’autore. PS Davvero deliziosa la reazione di Placido alle valutazioni di Raboni, di cui non conoscevo questo particolare aspetto… mi è venuto più volte da sorridere sotto i baffi (che non ho)

    • gabrilu ha detto:

      Alessandra si tratta di una trilogia abbastanza particolare, in realtà. I tre romanzi hanno personaggi completamente diversi, struttura completamente diversa (un protagonista assoluto in Metello, romanzo corale Lo scialo, riflessione e diario — praticamente un monologo interiore — Allegoria e derisione). Non sono interconnessi se non per il filo conduttore della “storia d’Italia” ma ciascuno di essi è autosufficiente ed autonomo.
      Sono curiosissima, come sai 😉 quali sono i due libri di Pratolini che hai ripescato nella libreria di famiglia? 🙂
      Ciao e grazie!

      • Alessandra ha detto:

        Metello e Le ragazze di Sanfrediano. Grazie per le ulteriori delucidazioni.

        • gabrilu ha detto:

          Alessandra su Pratolini e il cinema ci sarebbe da scrivere un altro post. E sarebbe molto lungo.
          Pratolini e i film che sono stati tratti dai suoi libri, Pratolini sceneggiatore e co-sceneggiatore di film come “Paisa” (Rossellini), “Rocco e i suoi fratelli” (Visconti), “Le quattro giornate di Napoli” (Nanni Loy). Robe non di second’ordine, nevvero.
          Eh, si, Pratolini fa parte della nostra storia letteraria e culturale…

  2. Silvano ha detto:

    Dopo anni torno a lasciare un commento su questo blog che, in seguito a un battibecco ideologico, ho continuato a seguire in modo silente. Il merito, o la colpa, è di Pratolini che come ho scritto in altra sede è stato una delle mie prime cotte letterarie e a cui sono rimasto legato. Per farla breve, “Lo scialo”, il romanzo che amo di più tra quelli di Pratolini, è anche una lezione di storia e andrebbe fatto leggere nelle scuole per fare capire come si è affermata la dittatura, giorno dopo giorno, nella vita quotidiana degli italiani, fino ad arrivare a quelli che Renzo De Felice più tardi avrebbe definito “gli anni del consenso”.

    • gabrilu ha detto:

      Silvano non so a quale “battibecco ideologico” tu ti riferisca, ho fatto anche una piccola ricerca tra i passati commenti per rinfrescarmi la memoria ma non ho trovato nulla con il tuo nome (forse hai cambiato nick?).
      Ad ogni modo: su quanto scrivi a proposito de Lo scialo sono totalmente d’accordo con te. Anche io ho sempre pensato: bisognerebbe farlo leggere nelle scuole…
      In ambito cinematografico personalmente trovo molte affinità con Novecento di Bertolucci, anche quello un grande affresco storico relativo allo stesso periodo. La versione integrale, però, quella di tre ore e passa.
      Ciao e grazie

      • Silvano ha detto:

        E’ una cosa molto vecchia e non mi ricordo proprio che nick avevo usato. Comunque per me è finita lì. De “Lo scialo” io ho la vecchia edizione in due volumi della Mondadori acquistata allora da mio padre, ma qualche mese fa ho visto in libreria che lo avevano ristampato e mi sono stupito molto. In senso favorevole, intendo. Pensavo che fosse un romanzo finito nel dimenticatoio insieme al suo dimenticatissimo autore. Uno dei rari casi nella narrativa italiana di scrittore che pensa in grande, forse anche al di là dei suoi mezzi, ma se ha osato troppo non lo ha fatto per presunzione ma per generosità. Ho sempre trovato molto triste la parabola finale di uno scrittore come Pratolini che “viveva”, nel senso più pieno, di letteratura. Negli ultimi 25 anni di vita la sua vena si è come prosciugata e si è ridotto a riscrivere alcune sue vecchie cose senza pubblicare più niente di nuovo e significativo.

  3. viducoli ha detto:

    Che dire? Quasi quasi mi hai convinto a cercare un libro scritto nel secondo dopoguerra…
    V.

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