MRS. BRIDGE – EVAN S. CONNELL

Mrs. Bridge Einaudi

Evan S. Connell, Mrs. Bridge (tit. originale Mrs. Bridge), traduz. Giulia Boringhieri, pp.232, Einaudi Supercoralli, 2016

” […] alcune persone scivolano sulla superficie dell’esistenza per poi scendere discretamente e serenamente nella tomba, ignare fino all’ultimo della vita, di tutto ciò che essa può offrire, da loro neppure intravisto”

Mrs. Bridge di Evan Connell è un romanzo che all’inizio sembra una garbata presa in giro, una raffinata satira di una certa midlle class della provincia americana, tutto sommato un romanzetto di gradevole e leggero intrattenimento ma che poi, a poco a poco diventa elegia e dolore. Mai urlato, mai declamato.

E con un finale perfetto.

Joanne Woodward Mrs. Bridge

Mrs. Bridge, scritto da Evan Connell poco più che trentenne, pubblicato nel 1959, racconta la storia di una casalinga della upper-middle class americana dagli anni ’30 allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Facciamo la conoscenza della protagonista India Bridge ancora giovane quando, dopo la morte del padre sposa un bell’avvocato dal promettente avvenire. I due coniugi vanno ad abitare a Kansas City dove lui apre il suo studio. Mrs. Bridge non ha mai capito perchè i suoi genitori abbiano dato questo nome così originale, India, proprio a lei che è così convenzionale. Mai una parola di troppo, educazione fino alla punta delle dita, la signora Bridge attraversa la vita come se nulla la tocchi veramente. Mrs. Bridge possiede raffinati e costosi asciugamani che mette nei bagni solo quando ci sono ospiti sperando però che questi non se ne servano. Quando è in compagnia, suona il campanello per chiamare la cameriera perchè pensa che sia questo ciò che ci si aspetta da lei, anche se sarebbe molto più semplice andare nella stanza accanto per parlarle direttamente. Giudica la gente “dalle scarpe e dal modo di stare a tavola”.

“Mrs Bridge diceva di giudicare le persone dalle scarpe e dal modo di stare a tavola. Se uno aveva le scarpe con i tacchi consumati, o che non venivano lucidate da tanto, o con i lacci strappati, si poteva star certi che fosse trasandato anche in altri ambiti. E il sistema più sicuro per capire di che estrazione sociale fosse una persona era di osservarla a tavola. I bambini impararono che era maleducato, ad esempio, parlare mangiando, o masticare con la bocca aperta, e da grandicelli appresero alcune regole più sofisticate, come quella di non imburrare completamente le fette di pane, o di non prendere più di un biscotto per volta, a meno che, naturalmente, non fosse la padrona di casa a insistere. Fu loro insegnato a tagliare la carne con i gomiti stretti sui fianchi, e a tenere le posate in punta di mano. Sapevano resistere alla tentazione di inzuppare il pane nel sugo, e facevano attenzione a lasciare sempre qualcosina nel piatto — non troppa da sembrare uno spreco, ma sufficiente a lasciar intendere di aver mangiato abbastanza. E impararono, naturalmente, che in un locale pubblico i veri signori e le vere signore a fine pasto non ripiegano il tovagliolo”

Gli anni passano, arrivano tre figli (Ruth, Carolyne, Douglas), le giornate di Mrs. Bridge trascorrono tra scuola, riunioni dei genitori, frequentazione delle signore del Country Club…

All’inizio, Mrs. Bridge sembra proprio una sorta di garbata parodia della vita di quel tipo di donna che segue manuali e rubriche del tipo “Come essere una perfetta padrona di casa”.

Se il romanzo fosse tutto così, non sarebbe che uno dei tanti romanzi sulla vita domestica del Novecento ed io non mi sarei presa la briga di scrivere questo post.

Mrs. Bridge è, però, molto più di questo. E’ forse il primo romanzo che parla di una figura fino ad allora ancora mai comparsa nella narrativa americana: una alienata casalinga della borghesia medio-alta che passa dalla giovinezza alla vecchiaia con un crescente disagio esistenziale descritto — e con grande sensibilità — da un giovane un uomo di circa trent’anni.

Tutto va bene, certo per Mrs. e Mr. Bridge. I giorni, le settimane, i mesi passano. Più velocemente, certo, che durante la giovinezza ma questo non sembra creare problemi a India Bridge. Anche se, a volte, si sveglia inquieta nel cuore della notte còlta da una incomprensibile ansietà, un oscuro disagio e confusi presentimenti che lei per prima non sa come spiegarsi.

Mrs. Bridge va avanti accontentandosi di quello che il marito (che la ama, che le è fedele, che è un gran lavoratore il cui scopo è assicurare il benessere della famiglia) le offre come espressioni del suo affetto: sicurezza economica, regali costosissimi — tra cui una lussuosa e mastodontica Lincoln che lei guida “con la stessa prudenza con cui avrebbe potuto guidare una locomotiva” — ma che non si cura di comprendere quali siano i sentimenti profondi della moglie.

“Il marito non era mai stato un uomo espansivo, neppure nei primi tempi del loro matrimonio, e di conseguenza da lui non si aspettava più di tanto. Eppure in alcuni momenti si sentiva travolta da un bisogno ineffabile, tremendo. Una sera, mentre stavano finendo di cenare insieme, loro due soli perchè i figli erano usciti, gli domandò abbastanza bruscamente se la amava. Si stupì da sola della propria franchezza e del tono quasi petulante della propria voce, perchè non rappresentavano affatto i suoi sentimenti. Lui la fissò allibito; la sua espressione diceva molto chiaramente: Perchè diamine pensi che sia qui, se non perchè ti amo? Perchè credi che non sia da qualche altra parte? Che diavolo ti ha preso?”

Joanne Woodward Paul Newman Mr&Mrs Bridge

“Scattò l’interruttore della luce nell’ingresso di servizio. Sentì il marito tossire, la porta dell’armadio cigolare e la sua borsa posarsi con il solito tonfo sul ripiano superiore. Presa da un improvviso bisogno di rassicurazione, si allontanò di scatto dalla finestra e si precipitò da lui, con un’espressione di dolorosa intensità, sapendo quello che voleva ma non sapendo come fare a domandarlo. Il marito sentì il fruscio del suo vestito e i suoi passi veloci sul tappeto. Quando lo raggiunse stava appendendo il soprabito, e senza alterarsi, ma con una leggera nota di esasperazione nella voce, perchè non era la prima volta che capitava, le disse: ‘ Ho notato che ti sei dimenticata di far mettere il lubrificante nell’automobile.”

Non riesce a comprendere davvero i suoi figli, li guarda crescere ma non li conosce davvero. D’altra parte, è proprio questo il dramma della sua vita: non riuscire a comprendere la sua vita, ad avere la consapevolezza della propria infelicità. Non riuscire a capire di essere infelice.

Sperduta dentro una casa enorme in cui la cameriera Harriet provvede a tutto, Mrs. Bridge non sa come occupare il proprio tempo mentre il marito è al lavoro e i figli sono a scuola. Si annoia.

Mrs. Bridge avverte sì, un vuoto nella propria vita ma non sa come riempirlo. Tutti i suoi tentativi di interessarsi a qualcosa — studiare lo spagnolo, scoprire l’arte, interessarsi di politica, leggere — si bloccano sul nascere per mancanza di motivazione. E’ di fatto di una sconsolante passività, affidandosi al marito o ai suoi conoscenti per saper che cosa leggere e cosa pensare nonostante abbia seguito regolari corsi di studi.

La figlia del giardiniere nero gioca con sua figlia fino al momento in cui Mrs. Bridge fa in modo che le due ragazzine smettano di frequentarsi. Ci si mescola, sì, ma fino ad un certo punto. Il mondo va avanti, la società va avanti, ma non Mrs. Bridge.

Il conformismo è la sua sola e costante linea di condotta, qualunque persona o opinione che se ne allontana la turba ma senza che lei stessa comprenda bene il perchè. Il modo di vestirsi della figlia maggiore Ruth la disturba, rimane allibita nel vedere la sua vicina Grace che, in pantaloni, gioca a pallone per strada con i suoi bambini…E tuttavia Mrs. Bridge non reagisce, non prende posizione; il tempo passa senza che nulla la tocchi veramente.

Come scrive però Joshua Ferris nella postfazione del volume Einaudi “nemmeno la perfezione la proteggerà dalla domanda: ´Che cos’ho sbagliato?’ ” .

Ed ecco, ad un certo punto, la svolta. A circa metà del romanzo Mrs. Bridge comincia a guardare il mondo in maniera diversa. Non drammaticamente, non in modo eclatante ma a poco a poco un incontro, un’amica ebrea e progressista immigrata dall’Europa, un viaggio in Europa con il marito interrotto a causa dell’invasione nazista della Polonia…vedendo i propri figli diventare adulti e prendere il volo comincia ad acquisire la coscienza del tempo che passa…Cos’ha fatto per chi, come, perchè, verso dove va? Domande senza risposta. Un marito che la ama ma troppo preso dal suo lavoro e dal desiderio di renderla finanziariamente al sicuro, i ragazzi che si allontanano, l’età e soprattutto la noia, le ore che si susseguono senza niente da fare… non sarà che è passata solo ai margini della vita senza in realtà aver vissuto?

Dalla giovinezza alla maturità vediamo Mrs. Bridge sprofondare nel sentimento di essere inutile. Il tempo che passa, il peso dell’età, la solitudine sono descritti da Connell alla perfezione con parole semplici ma scelte con grande accuratezza. Mrs. Bridge conduce una vita confortevole, agiata e senza alcun problema economico eppure… da un certo punto in poi della narrazione è difficile non farsi prendere dalla compassione, non comprendere il suo sempre più profondo senso di isolamento.

Nulla voglio dire del finale, uno dei più toccanti e perfetti che mi sia capitato di leggere. E tutti noi sappiamo bene come sia difficile scrivere un finale che non deluda.

Mrs. Bridge è un romanzo dal retrogusto amaro che lascia in bocca un gusto acre che non avevamo certo potuto immaginare leggendo le prime pagine, e ci accorgiamo — forse anche con una punta di stupore e nostro malgrado — che Mrs. Bridge (questa donna che assolutamente nulla ha di straordinario, così lontana dallo stereotipo “eroina da romanzo” e che per molti versi può apparire persino irritante nella sua disarmante passività) è, nonostante tutto, personaggio che non si dimentica facilmente. Liberarsi di lei non è affatto così semplice come all’inizio avevamo forse previsto.

Connell ha scritto Mrs. Bridge negli anni in cui Philip Roth, John Updike e Richard Yates scrivevano alcuni dei loro famosi primi libri: scrivendo, come loro, di periferie urbane, di famiglie, di alienazione eppure il suo nome non si trova citato seriamente nelle discussioni letterarie come lo sono i loro nomi.

Mrs. Bridge, candidato nel 1960 al National Book Award ebbe la sfortuna di competere quello stesso anno con l’esordio di Philip Roth, Goodbye, Columbus e Connell non vinse per un soffio. Oggi il suo romanzo viene considerato un classico della letteratura americana e Mrs. Bridge una figura di donna che inaugura ed anticipa tutta una serie di desperate housewives che in seguito popoleranno le pagine di tanti libri, film, serie TV made in USA.

pallino

L’originalità del racconto sta nel focalizzare la narrazione unicamente dal lato di Mrs. Bridge, offrendo un punto di vista parziale degli avvenimenti attraverso la sua percezione, lasciando al lettore la cura di immaginare il resto e di trarre le proprie conclusioni.

In 117 corti capitoli ci viene presentato un personaggio talmente imbrigliato dalle regole dell’apparenza e delle buone maniere di un certo stato sociale che finisce per diventare toccante.

Rimandando sempre a domani, dimenticando di esistere per se stessa e di aprirsi al mondo, India Bridge lascia che la vita passi. Agghiacciante la pagina  in cui Mrs. Bridge ripensa al passaggio di un libro che aveva cominciato a leggere “che diceva che alcune persone scivolano sulla superficie dell’esistenza per poi scendere discretamente e serenamente nella tomba, ignare fino all’ultimo della vita, di tutto ciò che essa può offrire, da loro neppure intravisto; aveva riletto il passo, ci aveva pensato su, poi l’aveva letto di nuovo, e mentre era immersa nei suoi pensieri era stata interrotta. E Mrs Bridge adesso ricordava di essersi alzata, di aver detto: ´Sì va bene, arrivo’, e di aver posato il libro sulla mensola del caminetto, con l’intenzione di riprenderne la lettura. Si domandava che cosa l’avesse interrotta, dove fosse andata, e perchè non fosse più ritornata.”

Ogni parola è pesata, ogni frase è costruita in modo perfetto per farci partecipi dei “tormenti” (come ho già detto più volte in gran parte inconsapevoli) della vita di Mrs. Bridge.

La scrittura è precisa e leggera, lo sguardo non privo di una certa crudeltà. Romanzo commovente ma anche ironico in cui la Grande Storia è presente solo per pochi accenni e solo in quanto si trova ad avere a che fare con la vita della famiglia Bridge. Nulla si dice della profonda crisi economica che travolse gli Stati Uniti negli anni ’30 o dell’avvento di fascismo e nazismo in Europa. Le vicende della Germania sono solo brevemente accennate, e l’invasione della Polonia da parte dei nazisti ha una certa importanza solo perchè la notizia viene appresa dai Bridge mentre si trovano a in un caffè di Via Veneto a Roma ed accorcia dunque il loro viaggio in Europa.

“[…] era chiaro che gli italiani erano eccitati per qualcosa. Molti agitavano le braccia e si davano addosso a vicenda; ma siccome questo, in Italia, succedeva di continuo, Mrs Bridge ci aveva fatto l’abitudine. Mentre il marito era dentro il locale lesse il dèpliant. Avevano in programma di dedicare il resto del pomeriggio a una visita del Vaticano, e lei sperava che avanzasse tempo anche per una gita in auto in campagna. Il marito tornò e lei lo guardò sorridente.

– Ce ne andiamo, – disse lui, afferrando la fotocamera. Il suo sorriso svanì. Dall’espressione del marito capiva che non era arrabbiato.

– Che c’è? – gli chiese. -Che cos’è successo?

– I nazisti sono entrati in Polonia.

– Oh, mio Dio!

Due giorni dopo Mr e Mrs Bridge riprendevano la strada di casa.

Lo stile di Evan S. Connell è molto interessante. I capitoli sono corti, vivi. Un narratore onnipresente ci permette di seguire il personaggio principale, i suoi pensieri e lascia a noi giudicare. La scrittura è cesellata, precisa, poetica, di una gradevole semplicità. Le metafore sono poche. Il testo è facile da leggere ma la caratteristica principale è forse la posizione neutrale dell’autore. Mai Connell suggerisce al lettore quello che deve pensare, lascia a lui i giudizi su ciò che Mr. e Mrs. Bridge dicono e fanno.

Non c’è nulla di epico e visibilmente tragico, in Connell (che è un uomo, e che riesce a darci un sorprendentemente profondo ritratto di donna). Qui siamo in uno di quei romanzi in cui apparentemente “non succede niente”, dove non ci sono eventi o colpi di scena clamorosi, dove le tragedie non sono spettacolarizzate, dove tutto si svolge sottotraccia, dove, appunto, apparentemente “non succede nulla”. La perfetta descrizione del grigiore di una quotidianità pervasa dal vuoto.

Scrive Joshua Ferris: “Mrs Bridge è un romanzo perfetto, un classico ritrovato della letteratura americana, da mettere sullo stesso scaffale di Stoner, Revolutionary Road e Pastorale americana. “

Lo scaffale su cui si dovrebbe riporre questo libro è infatti lo stesso di Cheever, Updike, Roth, lo Yates di Revolutionary Road. Da parte mia, ho trovato anche singolari assonanze (ovviamente mutatis mutandis) con Un cuore semplice di Flaubert e Una vita di Maupassant. Con certi racconti di Katherine Mansfield…

Mrs. Bridge è stato paragonato anche a Stoner di John Williams. Certo, sia Stoner che Mrs. Bridge sono persone comuni, nelle loro storie non ci sono avvenimenti eclatanti. Ma Stoner racconta la vita di un uomo che, nella sua apparente passività, comunque si trova a compiere scelte – anche dolorose, a volte anche discutibili – in prima persona. Il dramma (perchè di dramma si tratta) di Mrs Bridge è invece quello di una donna che non è in grado di scegliere da sola mai.

Jonathan Franzen ha definito Mrs Bridge il romanzo che più ha influenzato il suo Le correzioni, e lo ha inserito nella «reading list» dei suoi libri preferiti.

pallino

Ed infine: è  importante sapere che a Mrs. Bridge, romanzo del 1959 Connell farà seguire dieci anni dopo, nel 1969, Mr. Bridge in cui questa volta la storia della coppia viene narrata dal punto di vista del marito, che nel primo romanzo non appare che come una figura patriarcale molto taciturna e indifferente al quotidiano della moglie.

Mrs. Bridge e Mr. Bridge formano dunque un vero e proprio dittico che oggi viene considerato come opera fondatrice della letteratura americana del dopoguerra

Mentre in Italia disponiamo allo stato attuale solo del volume “dalla parte di lei”, in Francia i romanzi sono stati pubblicati entrambi.

Mr. e Mrs. Bridge edizione francese

Dalle recensioni che ho avuto modo di leggere ho appreso come questo dittico venga considerato una forma di testimonianza, uno studio della società americana in un periodo storico di transizione tra le due guerre ed i cui personaggi vivono fianco a fianco ma non insieme, non si confidano mai l’uno con l’altro.Questa sorta di scissione è rappresentata anche, simbolicamente, proprio dai due libri a loro dedicati separatamente.

Mi sono procurata un estratto della versione digitale Kindle di Mr. Bridge (edizione francese) scaricato da Amazon (qui)

Nella bella prefazione della giornalista e scrittrice americana Lionel Shriver si legge che se Mr. Bridge sembra così poco ancorato all’epoca nella qualche si svolge la storia è perchè Walter Bridge è un prototipo di americano che trascende un decennio particolare e in un certo senso, esiste ancora oggi, e la complementarietà dei due romanzi dimostra il ruolo determinante e separato dell’uomo e della donna negli Stati Uniti in quel periodo storico.

Se i due romanzi sono abitualmente presentati come il ritratto di un matrimonio, in realtà costituiscono la rappresentazione di una terrificante solitudine.

Evan S. Connell

Evan S. Connell

La scheda di Mrs. Bridge >>

IL FILM DI JAMES IVORY

Dai due romanzi di Connell è stato tratto nel 1990 il bel film Mr. & Mrs. Bridge diretto da James Ivory.

Nei due ruoli principali una delle coppie più famose della storia del cinema (marito e moglie nel film e nella vita) e cioè i bravissimi Paul Newman e Joanne Woodward.

Le immagini che ho inserito nel post sono tratte dal film di Ivory.

Joanne Woodward e paul Newman
Locandina film James Ivory

=== Il film di James Ivory >>

=== Il trailer (ma su YouTube si trova anche il film completo)

see
Perchè leggere questo libro? Perchè non succede niente. Ed è questo che lo rende affascinante

Perchè non leggere questo libro? Perchè non succede niente. Ed è per questo che può annoiarvi a morte.

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16 risposte a MRS. BRIDGE – EVAN S. CONNELL

  1. dragoval ha detto:

    Non avendo letto il libro, e basandomi soltanto- soltanto!!- su questo tuo bellissimo post, anche a me era venuto in mente l’accostamento a Stoner (ma condivido le tue ragioni per i quali i due romanzi si distinguono più che assomigliarsi). Successivamente- o simultaneamente- mi sono però ricordata di altri due personaggi: Mrs Dalloway e Mrs Brown. La prima non ha ovviamente bisogno di presentazioni; la seconda, è una bella, brava , perfetta moglie anni Cinquanta consacrata alla felicità del marito, uno di quei bravi ragazzi tornati dalla guerra. Marito, villetta, automobile e un figlioletto delizioso,. Eppure è infelice, disperatamente infelice. E, come Mrs Bridge, trova uno specchio della propria infelicità nella lettura di un romanzo, guarda caso proprio Mrs Dalloway , che assieme a lei, e a Virginia Woolf, è protagonista del meraviglioso romanzo The Hours .di Michael Cunnigham (e del relativo, meraviglioso film interpretato da Nicole Kidman, Julianne Moore e Maryl Streep).
    Tutte le famiglie felici si somigliano , dice il tuo Tolstoj; solo che spesso sono felici soltanto in apparenza, e a prezzo del dolore, dell’amarezza e del senso di fallimento delle donne.

  2. gabrilu ha detto:

    dragoval a Mrs. Dalloway ho pensato anche io, e certo anche a Mrs. Brown (quante altre, se ci si riflette un attimo, potrebbero venirci in mente…)
    Mi spiace dire che il film The Hours ai tempi non mi entusiasmò granchè (a parte ovviamente la bravura delle tre attrici) anzi ricordo che mi irritò alquanto anche se oggi non saprei entrare nel dettaglio del perchè; lo vidi al cinema in prima visione, sono passati tanti anni e non l’ho più rivisto. So solo che il film mi fece passare la voglia di leggere il libro.
    Tornando al romanzo Mrs. Bridge, ora che so che esiste anche un Mr. Bridge e che in realtà non di un singolo romanzo si tratta ma che i due testi sono complementari, sarei molto curiosa di leggere anche quello “dalla parte di lui”. Ho letto alcune pagine e già dall’inizio la differenza dei due punti di vista mi è sembrata molto interessante. Due persone che ancora dopo tanti anni di matrimonio si amano ma che non potrebbero essere tra loro più sideralmente distanti…
    Una delle cose di Mrs. Bridge che mi ha colpita parecchio è che questa figura femminile è opera di un uomo, e per giunta giovane uomo — particolare non secondario — che riesce a tratteggiare il personaggio con una sensibilità e profondità (e comprensione) che in genere e forse a torto non ci si aspetta da uno scrittore.
    Mi sono tornati poi in mente, a questo proposito, in particolare gli stupendi personaggi femminili dell’inglese Trollope e del prussiano Theodor Fontane: due anziani e barbutissimi signori, conservatori … eppure hanno saputo creare figure femmminili molto più “vere” di quante ne abbia mai trovate in tanti romanzi scritti da donne…

  3. viducoli ha detto:

    Ciao Gabrilu.
    Naturalmente non ho letto il libro. Mi interessa però segnalarti un film che secondo me – se non l’hai già fatto – merita di essere visto e che (anche se solo lontanamente) può essere accostato a quello che hai detto a proposito di Mrs. Bridge. E’ in sala adesso: Paterson di Jim Jarmush.
    A presto
    V.

    • gabrilu ha detto:

      viducoli grazie per la segnalazione, preziosa perchè è da parecchio che io (grande appassionata di cinema) ho abbandonato il cinema, negli ultimi dieci-quindici anni. Rispetto al cinema, credo di poter dire che nei confronti del cinema di oggi ho lo stesso atteggiameno che mi sembra aver capito hai tu nei confronti della letteratura contemporanea. Oggi privilegio decisamente le serie TV americane e BBC inglese.
      Siccome però le eccezioni ci sono sempre, per fortuna, terrò presente questo Paterson.
      Ciao e grazie di nuovo!

  4. viducoli ha detto:

    In effetti, schematizzando molto, credo che il cinema, nel secondo dopoguerra, abbia in qualche modo sostituito la letteratura come forma d’arte in grado di “interpretare il presente”, e che negli ultimi decenni abbia, inevitabilmente forse, perso questa funzione, diventando sempre più una forma di intrattenimento fine a sé stessa. Paradigmatica in tal senso la triste vicenda del cinema italiano. Come dici tu ci sono però eccezioni (ci sono anche in letteratura). So di perdermi qualcosa non conoscendo le serie TV, ma il mio rifiuto del piccolo schermo è tale che ormai lo uso quasi esclusivamente come monitor del computer.
    Ciao e a presto (se lo vedi fammi sapere cosa pensi di Paterson).

  5. Angelica Carrara ha detto:

    Splendida recensione di un romanzo che ho amato molto!Anch’io come te inizialmente trovavo Mrs Bridge un personaggio grottesco quasi caricaturale.Poi procedendo nella lettura si comincia a sprofondare nella sua solitudine e si finisce per capirla e per soffrire insieme a lei.L’ho letto mesi fa eppure mi capita ancora oggi di pensare a certi passaggi e di sospirare:”Oh!Mrs Bridge!”.Anche a me ha ricordato” Un cuore semplice” di Flaubert così come certi personaggi di Yates,Cheever…Ma ho pensato anche a certi personaggi femminili della raccolta di racconti”Il principio dell’amore”di Maeve Brennan (A tal proposito,se non conosci questa scrittrice te la consiglio vivamente!Grandissima scoperta del mio 2016).
    Aspetto con ansia di leggere Mr bridge.
    Ciao e infinitamente grazie.

    • gabrilu ha detto:

      Angelica Carrara Sono io che ringrazio te, e doppiamente: per il tuo apprezzamento e per la segnalazione di quest’autrice che confesso non conosco affatto. Ho fatto adesso una velocissima “googlata” ed ho trovato un personaggio che mi sembra davvero molto interessante, sicuramente vedrò di approfondire.
      In quanto a Mr. Bridge, non credo resisterò alla tentazione di acquistarlo, anche in francese, ed anche se ho già una quantità di libri in attesa da fare paura…
      Proprio vero quello che dici: la signora Bridge ti si insinua sottopelle, ti rimane dentro… Che sia perchè ci sorge il dubbio che in fondo, in ciascuna di noi ci sia un po’ di Mrs. Bridge? Abbiamo paura che parli anche un po’ di noi?
      Mah.
      Ciao e a rileggerti presto, spero.

      • Angelica Carrara ha detto:

        In effetti penso che sia più facile empatizzare con personaggi che mostrano una certa vulnerabilità.Sì,forse un pochino di Mrs .Bridge è presente in ognuno di noi…
        Per quanto riguarda la Brennan ho preso per caso in biblioteca “La visitatrice”un annetto fa e ne sono rimasta folgorata.Ho amato moltissimo anche “Il principio dell’amore”.Vorrei recuperare la sua biografia in inglese perchè mi affascina la sua vita di outsider.
        Ancora grazie per il tuo splendido blog che seguo sempre con vivo interesse.

  6. monicavannucchi ha detto:

    grazie gabrilù come sempre.

  7. Ivana Daccò ha detto:

    Appartengo, confesso, a quel manipolo di pochi lettori che non hanno amato Stoner (è un libro che mi ha provocato una sottile ma precisa irritazione) avendolo comunque letto, e riletto, senza alcuna tentazione di lasciarlo, e poi recensendolo, per la bellissima scrittura,. Credo invece che leggerò questo romanzo, e, magari, Amazon permettendo, anche il suo complementare.
    La tua recensione è perfetta, e vi ho riconosciuto (con le regole da seguire per essere una signora per bene, i modi dello stare a tavola, il lasciare qualcosa nel piatto, la giusta quantità, quando si è ospiti…) una società che mi è appartenuta, che ha sicuramente dato forma alla mia infanzia, con la connessa intuizione di sotterranea infelicità prescritta, direi, patrimonio di molte coetanee, e cui penso, talvolta, con stupore. Con un bisogno in parte irrisolto e incredulo (nonostante la “militanza”) di capire come sia stato possibile uscirne e come sia stato possibile rimanerci impigliate. Non so spiegarmi meglio.
    Mi par di capire, invece, come sia più che possibile che un uomo abbia potuto,, proprio per la sua alterità, vedere quel femminile (avrà avuto una madre, dopotutto) che, in situazione, era quasi insuperabile per una donna.
    Una bellissima recensione, preziosa.
    Te ne ringrazio

    • gabrilu ha detto:

      Ivana Daccò a me invece Stoner era piaciuto moltissimo, così come anche — sempre di Williams — Butcher’s Crossing che seppure con una storia e un’ambientazione totalmente diversa è riuscito a tenermi incollata alla pagina quanto Stoner.
      So perfettamete però che Stoner è un romanzo che ha diviso molto, i lettori non sono stati sempre tutti concordi nel giudicarlo non tanto per la qualità della scrittura quanto per la simpatia/antipatia/empatia/irritazione che il protagonista suscita (oppure no). Dunque ti capisco.
      Per il resto: anche io mi sono molto riconosciuta nel tipo di educazione ricevuta da Mrs. Bridge e che lei cerca di trasmettere ai figli. Però io ancora oggi mi ritengo fortunata di essere stata educata in quel modo, con severità anche, e di avere ricevuto la mia bella e sostanziosa razione di “no” e di “questo non si fa”. Perchè educazione non può essere dire sempre e soltanto “si”. Così come, guardandomi attorno, mi ritengo fortunata di avere avuto a scuola insegnanti esigenti, severi ma giusti e di grandissima competenza e professionalità. Penso in particolare alla professoressa di Latino e Greco del Ginnasio ed al professore di Latino e Greco del Liceo.
      …Ma mi fermo qui, sto per scivolare pericolosamente nell’ Amarcord 🙂
      Ciao e grazie!

      • Renza ha detto:

        Sottoscrivo tutto questo commento di gabrilu, da Stoner, lo struggente mite- che lasciava gli altri essere come sono- a Butcher’s Crossing, proseguendo fino alla importanza di un’ educazione che insegni l’ esistenza del bene e del male.

        Quanto alla sua presentazione, perfetta e invitante come sempre, è vero che il personaggio di Mrs. Bridge fa temere di vedere in lei ciò che di noi non vorremmo trovare. Un po’ diversa mi sembra Mrs Dalloway che ha momenti di una certa intensità interiore, magari immergendosi negli attimi di una giornata di giugno, per ritrovarvi l’ emozione e la pienezza degli attimi già passati.
        La visitatrice è un romanzo interessante, la cui protagonista mi pare viva in situazioni interiori più conflittuali. Vero è anche che certi autori uomini riescono a descrivere gli stati d’ animo femminili con maestria e delicatezza. Oltre al severo prussiano già citato, mi viene in mente Andrei Makine che ne “ La donna che aspettava” riesce a tratteggiare un ritratto di donna delicato e vivo.
        Infine, Paterson: il film rappresenta, se non ho capito male, la scelta consapevole di trovare nelle piccole cose della vita la felicità . Qui una bella recensione. https://laulilla.wordpress.com/2016/12/30/paterson/. Ciao e grazie, come sempre.

        • gabrilu ha detto:

          Renza Ah, Andrei Makine! Ma certo, quanto hai ragione… e non solo La donna che aspettava ma anche Il delitto di Olga Arbélina straziante romanzo su un particolarissimo rapporto madre-figlio, e Il testamento francese in cui racconta la storia della nonna Charlotte, francese che per amore va a vivere in Russia proprio nel momento in cui esplode la Rivoluzione d’Ottobre… Ne ho parlato su NSP, a suo tempo. Chi ne ha voglia, può trovarli nell’elenco dei libri di cui ho parlato e che si trova nella colonna qui a destra.
          Ritratti profondi, che mostrano una grandissima sensibilità per le sfumature dell’animo femminile.
          Tanti altri grandi scrittori hanno, ovviamente, messo sulla carta personaggi femminili indimenticabili, assurdo anche solo tentare di compilare un elenco. Ma non sono poi così tanti quelli capaci di mettersi davvero “nei panni di” e di non fare trapelare, nonostante tutto, sprazzi di misoginia… Ne ho in mente parecchi, di autori di questo tipo ma non voglio aprire un dibattito che potrebbe anche diventar turbolento 😉
          Ciao e grazie come sempre! 🙂

  8. Renza ha detto:

    Pensa che, malgrado visioni spesso l’ archivio del tuo blog, mi erano sfuggite le recensioni su Makine. Ho letto quella relativa a ” La donna che aspettava” e l’ ho trovata affascinante come il romanzo. Aggiungerei una nota personalissima : l’ umanità che, malgrado tutto, spira da quelle vite solitarie e da quelle donne. Anche la pienezza della vita della protagonista. Di Makine avevo poi letto ” L’ amore umano”, apprezzabile, ma un altro respiro, rispetto all’ atmosfera russa. Non a caso, il romanzo sale di tono quando il protagonista torna in Russia. Avevo lasciato questo autore, ma i due romanzi da te segnalati, mi fanno riaprire i contatti. Ancora grazie.

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