L’ARTE NELLA TEMPESTA – TZVETAN TODOROV

 

Tzvetan Todorov L'arte nella tempesta

 

Tzvetan Todorov, L’arte nella tempesta (tit. orig. Le Triomphe de l’artiste), traduz. dal francese Emanuele Lana, pp. 256, Garzanti Saggi, 2017

“A cent’anni di distanza dalla rivoluzione d’Ottobre non è più lo stesso. Non che gli artisti abbiamo vinto un confronto politico. Questi due gruppi non appartengono al medesimo ordine (per usare l’espressione di Pascal). I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti (o da altre fonti). Senza queste opere l’umanità non potrebbe sopravvivere, né allora né oggi. E’ qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto.”

Pubblicato in Francia ad un mese dalla scomparsa di Todorov, questo libro esplora il tema dei rapporti ideologici che si stabiliscono tra i creatori nei diversi ambiti artistici (letteratura, pittura, musica, teatro, cinema) e i dirigenti politici della Russia principalmente nell’arco temporale che va dal 1917 al 1941 (anno dell’entrata dell’URSS nella seconda guerra mondiale) con qualche rara escursione negli anni che seguono e precedono questo periodo.

Che tipo di rapporto si stabilisce tra gli artisti (Todorov preferisce chiamarli “creatori“) e la Rivoluzione? In che modo gli artisti hanno accolto/vissuto l’annunciarsi della rivoluzione? Che rapporto si instaura tra i creatori e i rappresentanti del potere una volta che la rivoluzione è avvenuta? Come, in seguito, obbediscono o cercano di resistere alla dottrina del realismo socialista che mira a distruggere la creatività? Quali strategie di adattamento mettono in atto di fronte al potere di uno stato, quello sovietico, che è di gran lunga più potente di un semplice individuo, che non ha alcuna difficoltà a mettere a morte o condannare a una forma di inesistenza sociale le persone che non gli vanno a genio?

Qual’è stata l’efficacia delle strategie di adattamento utilizzate da Bunin, Cvetaeva, Zamjatin, dallo stesso Gor’kij, da Blok, da Majakovskij, Babel, Pil’njak, Mandel’stam, Bulgakov, Pasternak, dal compositore Shostakovich, dal regista Èjzenštein, dal pittore Kasimir Malevič? Al singolare percorso artistico di Malevič, alla pluralità delle sue fasi creative Todorov dedica tutta la seconda metà del suo libro.

Bisogna ammettere che i risultati sono insignificanti, il combattimento è davvero ad armi impari: condannati al silenzio o al gulag o alla fucilazione o al suicidio o ad una schizofrenica alternanza tra gesti di rifiuto e di sottomissione.

“Quelli che emigrano – Bunin, Cvetaeva, Zamjatin, e lo stesso Gor’kij – non sono più ascoltati all’interno dell’URSS. Chi pensa che il creatore debba essere profondamente sincero nell’espressione dei propri sentimenti, come Blok, Babel’ o Pasternak, si condanna da sè al silenzio. Quanti tentano una forma di resistenza aperta, come Pil’njak o Mandel’stam, sono repressi in breve tempo. I tentativi di avvicinarsi al programma ufficiale preservando al tempo stesso una voce originale non approdano a nulla: Majakovskij, Mejerchol’d, Bulgakov, Èjzenštein vedono i loro progetti sistematicamente ostacolati. Per riuscire a continuare a creare musica in accordo con le proprie esigenze, Šostakovič è obbligato a proteggerla dietro una cortina di parole ossequiose. Sono tutti bruciati dalla fiamma rossa della rivoluzione d’Ottobre.

[…]

L’alternanza tra gesti di rifiuto alla sottomissione e atti di conformismo non ha visibilmente rafforzato la posizione di Pil’njak; quella di Babel’ probabilmente è stata indebolita, più che dal proprio silenzio di scrittore, dalla sua vicinanza con i dirigenti čekisti, che lo hanno trascinato nella loro rovina. I due scrittori finiscono così condannati a morte e uccisi in prigione. Il ´sinistrismo’ politico di Mejerchol’d non l’ha protetto; a contribuire alla sua disfatta probabilmente è stata la sua tendenza a mettersi sempre in prima fila, a ricordare la propria esistenza ai dirigenti. L’atto di sfida di Mandel’stam lo conduce al gulag, dove deperisce rapidamente: è una punizione che equivale ancora a una pena di morte. Bulgakov non conoscerà questo destino funesto, ma i suoi tentativi mirati a ottenere l’approvazione del potere lo portano a compromessi rispetto alle posizioni che aveva negli anni Venti. Èjzenštein e Šostakovič pagano a caro prezzo la loro sopravvivenza fisica: l’uno accettando di giocare un ruolo da propagandista del regime, l’altro praticando uno sdoppiamento schizofrenico del proprio personaggio pubblico. Zamjatin e Pasternak sono quelli che ne escono meglio, ma solo perchè in qualche modo riescono a evadere: il primo emigrando a Parigi, il secondo chiudendosi in una sorta di emigrazione interiore, concentrandosi sulle traduzioni e (dopo la guerra) evitando di far pubblicare quello che ha scritto.”

Ma il periodo inaugurato dalla rivoluzione d’Ottobre del 1917 si conclude nel 1990 con il crollo del regime comunista e, scrive Todorov “potremmo dire con la vittoria, per quanto postuma, delle vittime di allora” perché “le opere di questi creatori, che sono state vilipese in occasione della loro comparsa, o delle quali è stata vietata l’esposizione al pubblico, hanno continuato ad agire, anche dopo la morte degli autori, per far sentire ai nuovi lettori o spettatori che è possibile un’altra vita, per educarli a un pensiero libero e critico, per incitarli alla resistenza.”

Non per niente il titolo originale francese del libro è “Le triomphe de l’artiste”: il potere dell’arte su chi vuole la sua morte. [parentesi: ancora una volta, ecco un titolo che, in traduzione, è stato stravolto… — lo so, mi ripeto, abbiate pazienza]

pallino

Nel libro, Todorov si sofferma a lungo sul concetto di “rivoluzione”, sulla differenza tra rivoluzione   e  “colpo di stato”, sulla natura violenta della rivoluzione (rivoluzione come eufemismo per “guerra civile”); analizza i vari stadi attraverso cui si sviluppa la relazione tra potere politico ed artisti-creatori, stadi che si distinguono per il progressivo aumento del controllo che il regime esercita sulla società e che riguarda gli ambiti che caratterizzano la vita dell’individuo, annessi l’uno dopo l’altro: prima gli atti e i comportamenti, poi le idee professate ed infine le forme tipiche delle opere d’arte.

Obiettivo principale di un regime totalitario è sempre quello di sostituire la pluralità con l’unicità: “la pluralità degli orientamenti politici è soppressa a favore di un partito unico, i poteri sono concentrati nelle mani degli stessi individui, l’informazione ha un’unica fonte, la religione si ritrova sottomessa al potere temporale, l’economia alla politica.”

Ecco dunque il culto degli eroi ( Eroi dell’Unione Sovietica, Eroi del Lavoro socialista, stacanovista…). Ecco dunque l’esigenza — man mano che le purghe colpiscono gli ex dirigenti bolscevichi, i rivoluzionari della prima ora — di riscrivere la storia delle lotte precedenti per cancellare i nomi di quanti vi avevano partecipato e di  aggiungere i nomi di quelli che erano assenti arrivando ad una vera e propria codifica della pratica della finzione ed alla creazione di un mondo creato dal verbo che deve imporsi alla coscienza degli abitanti del paese. Una serie di codifiche e di dogmi che, nel campo artistico, si concretizza con la dottrina del realismo socialista, norma obbligatoria per le arti rappresentative figurative, tra cui la letteratura, alle quali “si richiede di sostituire con il mondo a venire il mondo che esiste in realtà, con il pretesto che la marcia della storia obbedirebbe a leggi immutabili e che dunque il domani è ancora più reale del presente.”

Ne “L’arte nella tempesta”   Todorov inserisce anche  esperienze personali ed accenni alla figura ed alla vita di suo padre. Un libro in cui leggiamo  le ultime parole del grande pensatore bulgaro, un libro che è anche il testamento di un grande intellettuale nel senso più puro, grande conoscitore dell’Unione sovietica e di opere d’arte. Linguaggio, come sempre, limpido e cristallino. Una lettura — come sempre mi succede con Todorov — per me, illuminante.

pallino

 

°°° La scheda del libro >>

°°° A proposito del tema “gli artisti e la Rivoluzione russa”, voglio segnalare il bel post del blog Pensieri Lib(e)ri sulla mostra REVOLUTIJA. Da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky. MAMbo – Museo d’Arte Contemporanea di Bologna. 12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018 di Bologna >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Attualita e Storia, Libri e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

7 risposte a L’ARTE NELLA TEMPESTA – TZVETAN TODOROV

  1. zapgina ha detto:

    Bel testo che mi è stato segnalato poco tempo fa e che con la tua recensione ho l’opportunità di conoscere un po’ meglio. Lo leggerò senz’altro. Ti ringrazio anche per la segnalazione del mio post su REVOLUTIJA. 🤗

    • gabrilu ha detto:

      zapgina mi farebbe molto piacere conoscere, se e quando l’avrai letto, il tuo parere su questo libro.
      Per la mostra REVOLUTIJA, che mi interessa molto e che ho scoperto proprio grazie al tuo post, spero di riuscire ad organizzarmi per andarla a vedere.
      Ciao e grazie!

  2. Mirta ha detto:

    Ho letto con grande piacere la tua recensione. L’ho trovata molto interessante. Un altro titolo da aggiungere alla mia lista!

  3. giacinta ha detto:

    Significativo, a proposito di quanto i creatori abbiano bisogno di esprimersi liberamente, quanto scrive Malevič ” L’arte è immobile, perchè è perfetta. L’arte non ha scopo e non deve averne, perchè è assoluta. Al contrario, può essere lo scopo di tutto ciò che si muove, perchè si muove ciò che è imperfetto.”
    L’arte di regime in effetti più che colpire nell’intimo e rivelare qualcosa, si impone semplicemente nello spazio, lo invade. E’ questa la sensazione che mi fanno le architetture e i monumenti del periodo dei totalitarismi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...