L’ULTIMO DEGLI ELTYŠEV – ROMAN SENČIN

Sencin l'ultimo degli Eltisev

Roman Senčin, L’ ultimo degli Eltyšev, (tit. orig. Eltyševy) traduz. dal russo Claudia Zonghetti, pagg. 268, Fazi Editore, 2017.

Russia, la Russia di oggi. Gli Eltyšev (padre, madre, due figli maschi) sono una famiglia normale, nella media. Una famiglia come tante.

Già. Perchè esiste anche una letteratura della Russia di oggi.

Come molti suoi coetanei, per tutta la vita o quasi Nikolaj Michajlovic Eltyšev si era detto che, comportandosi come era bene comportarsi e facendo il proprio dovere, pian piano i frutti si sarebbero visti. Sotto forma di promozione, casa e aumento di stipendio da cui risparmiare soldo su soldo prima per il frigorifero, poi per la parete attrezzata della sala e il servizio di cristallo, e – da ultimo – per la macchina. Le Ziguli 2106, le 6 , erano le sue preferite. Il suo sogno.

Qualcosa si era anche avverato. Tipo la casa. Certo, al momento di ritirare le chiavi del loro bilocale nè lui nè la moglie si erano preoccupati troppo che fosse statale e vincolato all’ impiego. Erano felici e basta. L’ appartamento era bello grande, persino enorme.

Ma poi succede qualcosa: Nikolaj, agente di polizia in un luogo di detenzione per alcolizzati e disturbatori della quiete pubblica perde il lavoro a causa di una grave negligenza.

La sua vita e quella di tutta la famiglia deraglia ed inizia una graduale, lenta ma implacabile ed irreversibile vera e propria discesa agli inferi.

Di Roman Senčin non so quasi nulla se non che è russo, che è giovane, che è considerato una delle voci più significative del nuovo “realismo russo” e che questo romanzo (ho appreso dalla scheda editoriale) è stato già tradotto in dieci paesi, ha ottenuto grande successo di pubblico e di critica ed è risultato finalista in molti importanti premi letterari nazionali.

Da parte mia posso dire che ho trovato L’ ultimo degli Eltyšev uno dei romanzi più cupi che ho letto negli ultimi tempi, un romanzo che con la sua prosa apparentemente piatta e priva di qualunque sentimentalismo, con i suoi personaggi con ciascuno dei quali, se pure per motivi diversi è molto difficile empatizzare afferra il lettore per la gola e lo trascina a poco a poco in un gorgo fatto di apatia, depressione, rovina non solo economica ma morale, gorgo dal quale pagina dopo pagina sembra proprio impossibile che qualcuno possa riscattarsi.
Fino a giungere allo straziante, bellissimo finale…

Un romanzo che si presta a più livelli di lettura, uno dei quali è evidentemente quello socio-politico per l’ immagine che fornisce di una provincia russa post de-sovietizzazione degradata, povera, in cui dominano corruzione, ladrocinio, alcoolismo.

Ma la parabola della famiglia Eltyšev a me pare vada anche — con il senso di un destino maligno che conduce all’ autodistruzione– al di là di questo ristretto confine spazio-temporale e che a me ha ricordato molte pagine di Thomas Hardy (altro secolo, altre latitudini). Ma qui rischio di divagare…

Preferisco invece segnalare ciò che di questo romanzo dice la sua traduttrice Claudia Zonghetti, le cui considerazioni di fondo condivido totalmente. Soprattutto in questo passaggio: L’ ultimo degli Eltyšaev è un romanzo spaventoso, terribile, agghiacciante […]. Di un orrore, però, che non è mai sbattuto in faccia, mai gridato nè affisso sui manifesti. L’ orrore di Senčin è rettilineo, sottocutaneo. Entra piano piano nei pori, li ostruisce e là resta per un bel po’ .

https://giacomoverri.wordpress.com/2017/11/14/dire-quasi-la-stessa-cosa-claudia-zonghetti-e-roman-sencin/

Roman Sencin

Roman Senčin

La scheda del libro >>

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3 risposte a L’ULTIMO DEGLI ELTYŠEV – ROMAN SENČIN

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Non che venga una gran voglia di leggerlo; e insieme sì, non è poca cosa uno sguardo dentro la Russia attuale, lo sguardo che solo un romanzo consente, dove la cronaca, giornalistica, o il saggio falliscono.

    • gabrilu ha detto:

      Ivana Daccò eh eh, non posso certo darti torto. Non è un romanzo che sollevi molto il morale e l’umore 🙂
      Anche io ero molto perplessa e indecisa, già solo leggendo la quarta di copertina. Poi mi sono decisa per vari motivi ma soprattutto perchè mentre conosco abbastanza bene tutti i grandi classici della Russia zarista, abbastanza della letteratura sovietica (anche se soprattutto scrittori e poeti finiti male, molto male…) quasi nulla so degli scrittori e della letteratura russa di oggi.
      Oggi sono contenta di averlo letto, questo libro. E’ scritto talmente bene (ed è anche per questo motivo che prende alla gola, proprio perchè lo scrittore ci sa fare) che assieme all’angoscia si prova anche un gran piacere letterario.
      Ciao! 🙂

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