LA MOGLIE DEL RABBINO – CHAIM GRADE

Chaim Grade La moglie del rabbino
Chaim Grade, La moglie del rabbino (tit. orig.le Di rebetsn), traduz. dallo yiddish e postfazione di Anna Linda Callow, pp. 215, ed. La Giuntina, 2019

Pubblicato per la prima volta nel 1974, il romanzo — ambientato negli anni Trenta del secolo scorso in Lituania e precisamente a Grodno/Horodne, nell’attuale Bielorussia — è centrato sulle dinamiche familiari, sociali, religiose e politiche di una comunità di ebrei ortodossi lituani. Il contesto è dunque quello dell’ebraismo ortodosso lituano che — ho appreso — è molto diverso e meno noto dell’ebraismo chassidico polacco. Ma su questo tornerò.

Al centro di tutto spicca la figura della protagonista, la rebetsin (in yiddish, moglie del rabbino) Perele: Perele è “dotata di due freddi, intelligenti occhi indagatori e un’alta fronte da rabbino, eredità del padre rabbi Asherl Broido, il gaòn di Staripol”. Ha un fisico minuto ma riesce con un solo sguardo a incutere timore sia nei figli maschi che nel marito. Solo la figlia femmina le si ribella e riesce, almeno in parte, a tenerle testa.

Quando la storia ha inizio Perele “era ormai nonna, ma sulle guance la pelle era tesa, senza una ruga. Per la corporatura minuta e l’abbigliamento si sarebbe potuto paragonarla a una statuetta di porcellana, o a una figurina intagliata nel legno di un carillon. Ma le bastava aprire i grandi occhi chiari e corrugare un poco l’alta fronte perchè tutti vedessero che quella piccola rebetsin era l’intelligenza fatta persona. Era circonfusa da un’aura prodotta dal suo alto lignaggio e dal modo elegante di parlare.”

Da giovane Perele era stata fidanzata con il brillante Moshe Mordechai, da tutti considerato un genio del Talmud destinato a diventare uno dei Grandi della Torà della sua generazione, ma — colpo di scena — era stata respinta da lui pochi giorni prima delle nozze perchè considerata “malvagia”

“Ai suoi familiari […] aveva raccontato la verità: non voleva sposarla perchè era malvagia. Perele lo aveva capito. Quando il fidanzato era stato ospite da loro glielo aveva ripetuto più di una volta: ´Sei intelligente, ma non sei buona’. Lo aveva detto come per scherzo, ma a posteriori la sposa mancata aveva capito che si era spaventato sul serio.”

Perele aveva sposato allora un giovane di buon carattere, amato da tutti ma di modeste ambizioni, per nulla arrivista e contento del suo ruolo di rabbino in una piccola città.

Dotata di un’intelligenza acuta (“aveva in sé abbastanza orgoglio e intelligenza per sapere quando doveva rispondere e quando non doveva neppure mostrare di aver sentito”) e grande cultura, Perele è però anche fortemente ambiziosa ed essendo un’ abilissima manipolatrice decide di servirsi — per realizzare i suoi obiettivi personali — del marito e di chiunque ritenga possa servire ai suoi scopi.

Abbiamo a che fare con un personaggio che suscita sentimenti molto ambivalenti, perchè decisamente odioso per l’assoluta mancanza di scrupoli ma che al tempo stesso non si può evitare di ammirare per la tenacia e l’abilità con cui prima o poi riesce a mettere tutti nel sacco manovrandoli come burattini.

“Tu non conosci la mia mammina. L’avrà vinta su tutti, su tutti quanti!” gridò Serel furibonda quanto il temporale. Un fulmine squarciò un banco di nubi e alcune grosse, fredde gocce cominciarono a cadere, seguite da una fitta pioggia. In un attimo furono entrambi bagnati fradici. Ezra coprì la moglie con l’ombrello del suocero, ma Serel sporse fuori la testa, con i capelli scarmigliati e zuppi, perchè la pioggia raffreddasse i pensieri febbrili che l’agitavano. Sentì il cuore balzarle fuori dal corpo per la violenza dei sentimenti e gridò nella notte, nel vento, nel torrente di pioggia: ´La mia mammina l’avrà vinta su tutti, su tutti quanti!”.

pallino

Anche io, come credo tanti di noi, ho imparato a conoscere il mondo dell’ebraismo chassidico polacco — considerato come un momento di svolta nello sviluppo della letteratura yiddish ed ebraica — attraverso i romanzi dei tre fratelli Singer di cui tanto ho parlato qui su NonSoloProust: Isaac Bashevis, premio Nobel per la letteratura nel 1978, Israel Joshua e la meno nota sorella Esther Singer Kreitman.

Con il romanzo di Chaim Grade sono stata introdotta in un universo ebraico molto diverso: l’ebraismo ortodosso lituano che, a differenza di quello polacco, propugna un forte razionalismo talmudico e una spiccata presa di distanza dalla mistica. Scrive Anna Linda Callow nella preziosa Postfazione: “L’ebraismo lituano […], con la sua dichiarata avversione per la mistica e i rabbini miracolosi, con il suo razionalismo talmudico, offre apparentemente meno spunti letterari. Di fatto i lituani sono i continuatori dell’ebraismo pre-chassidico, coloro che si opposero alla nuova corrente, e che per questo motivo furono a lungo chiamati misnagdìm, gli ´oppositori’. Sono coloro che difesero l’antica tradizione dello studio incessante della letteratura normativa contrapposto alle tentazioni messianiche e alla devozione semplice, senza erudizione, tipica dei chassidim delle origini. I loro valori, che occupano un ruolo centrale nella narrazione, sono l’eccellenza nella padronanza del Talmud e dei suoi commentatori, l’aspirazione alla carriera di rabbino (mentre le guide spirituali chassidiche sono di stampo dinastico) e alla stesura di opere di halakhà, le uniche a godere di un vero prestigio.”

Il testo è ricco di termini yiddish ma niente paura: in fondo al volume c’è un utile glossario e la storia consente a chi legge di immergersi in una vera e propria costellazione antropologica e culturale che offre spunti per approfondimenti relativi alla religione, agli usi e costumi, alla condizione della donna, alle gerarchie sociali.

Chaim Grade, nato a Vilna nel 1910, tradotto e amato all’estero ma non ancora conosciuto in Italia, da me scoperto soltanto adesso grazie alla casa editrice Giuntina fu grande interprete di questo mondo dell’ebraismo ortodosso lituano. Di lui Elie Wiesel diceva che era “tra i più grandi, se non il più grande romanziere yiddish”

pallino

Qualche considerazione a margine

Il personaggio di Perele ha dietro di sè, in Occidente,  una folta tradizione letteraria. Il suo arrivismo, la sua intelligenza, la sua astuzia e la capacità dialettica fanno pensare immediatamente all’inglesissima  Becky Sharp de La fiera della vanità, forse il personaggio più famoso di questa particolare tipologia di donne; si pensa a Becky anche perchè in fondo, sia Becky che Perele aspirano, tutto sommato, ad un’ascesa sociale fondata sulla vanità. Ma tante altre vengono in mente, che troviamo nelle commedie di Goldoni e di Molière e in tanti classici europei ed americani dei secoli scorsi e in molti romanzi contemporanei.

Come tutti i grandi personaggi però (e Perele grande personaggio lo è) la nostra rebetsin lituana  ha connotazioni e caratteristiche particolari.

Figlia di un famoso rabbino, Perele ha, come scrive Anna Linda Callow ” introiettato i valori della società di talmudisti in cui vive, ma pur dotata di un’intelligenza acuta non può incarnarli personalmente, esclusa com’è dagli studi riservati ai soli maschi, per cui deve trovare uno sposo degno del suo rango e vivere quei valori attraverso i successi del marito e dei figli.”

Questa particolare situazione mi fa immediatamente accostare — se pure con tutte le differenze del caso — Perele ad un’altra figura femminile della letteratura yiddish, e cioè alla Debora di Esther Singer Kreitman, la protagonista di quel romanzo fortemente autobiografico del quale ho parlato >>qui e che altro non è se non l’Alter Ego della stessa autrice.

Perele e Debora sono figure femminili molto diverse eppure molto simili perchè entrambe devono combattere il mondo fortemente maschilista che le circonda (ebraismo ortodosso lituano per Perele, ebraismo chassidico polacco per Debora) e che impedisce loro di esprimere la loro conoscenza dei testi sacri costringendole in un ruolo assolutamente secondario se non addirittura in qualche modo “invisibile”.

La Debora di Esther Singer sogna, come nella realtà aveva sognato da ragazza la stessa Esther Singer, un sogno assurdo: poter diventare rabbino. Debora lotta inutilmente con la famiglia per ottenere il diritto di accedere agli studi rabbinici come è concesso al fratello minore Mikhl ma la sua battaglia è persa in partenza: Debora è inesorabilmente condannata alla casa e ai lavori domestici. Questo condannerà Debora all’infelicità così come aveva condannato la sua autrice Esther ad un matrimonio disastroso e ad una instabilità psichica e affettiva che l’accompagnò sino alla morte.

Donna dalle conoscenze e dal lignaggio rabbinico, la Perele de La moglie del rabbino è si il ritratto di una donna di potere, ma è un potere, il suo, che deriva dalla frustrazione di non potere manifestare in prima persona le proprie competenze e capacità e che  si esprime con modalità ed obiettivi di segno negativo. La donna persegue i propri obiettivi con una spregiudicatezza fondata sul principio che il fine giustifica i mezzi ma, in fondo, pur riuscendo anche stando nell’ombra a decidere di fatto il destino di quanti la circondano tutto quello che le è consentito di ottenere è di brillare non di luce propria ma di luce riflessa. Tutta la sua mancanza di scrupoli, tutta la sua grande abilità manipolatoria non possono varcare il limite ferreo costituito dal fatto che tutta la luce cui può aspirare è soltanto quella che le provenga dal marito.

Si comprende bene dunque Linda Callow quando scrive: “I limiti che la società le impone diventano un’arma impropria nelle mani di Perele”

Chaim Grade
  • Chaim Grade >>
  • La scheda del libro >>
  • Anna Linda Callow, Storia e storie di un romanzo yiddish degli anni 70. Con una sorpresa >>

Di Anna Linda Callow voglio segnalare  anche il suo libro La lingua che visse due volte. Fascino e avventure dell’ebraico. Non l’ho letto, ma il tema mi sembra parecchio interessante  >>

 

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