D-DAY, ANTONY BEEVOR

 

Robert Capa D-Day 1944

Robert Capa © International Center of Photography US troops’ first assault on Omaha Beach during the D-Day landings. Normandy, France. June 6, 1944.
© Robert Capa © International Center of Photography | Magnum Photos

 

“Omaha divenne una sorta di mito americano, ma nelle battaglie successive ci sarebbe stata una verità ancora più crudele di questa leggenda: in Normandia, le perdite medie per divisione da ambo le parti avrebbero superato quelle subite dalle divisioni sovietiche e tedesche durante un periodo equivalente di scontri sul fronte orientale”

Antony Beevor, inglese, uno dei massimi storici militari della 2WW, autore di libri fondamentali come “La Seconda Guerra mondiale: i sei anni che hanno cambiato la storia”, “Stalingrado” e “Berlino 1945. La caduta” (tra parentesi: è Beevor che assieme a Lyubov Vidogradova ha curato la pubblicazione dei Taccuini di guerra di Vasilij Grossman…) ci racconta in questo volume l’epica Campagna per la Normandia allestita per aprire da occidente la strada per Berlino e che aveva come obiettivo ultimo ottenere la resa incondizionata della Germania nazista.

L’ “Operazione Overlord” (così venne chiamata) ebbe inizio la notte tra il 5 e il 6 giugno del 1944 in quello che è passato alla storia come il D-Day (“il giorno più lungo”, lo chiamò Rommel) e che dopo mesi di combattimenti selvaggi e grandi spargimenti di sangue da ambo le parti culminò il 25 agosto con l’ingresso della 2° Divisione Blindata del Generale Leclerc a Parigi e la liberazione della capitale francese.

Beevor racconta e analizza da par suo e con la chiarezza che lo contraddistingue tutto il percorso dell’ “Operazione Overlord” partendo dal progetto iniziale, soffermandosi sulla descrizione dei principali protagonisti a cominciare da Eisenhower, il comandante supremo dell’operazione, che il giorno prima dell’attacco spontaneamente, di propria iniziativa mette per iscritto l’assunzione di ogni responsabilità dell’operazione che nonostante tutto avrebbe potuto anche rivelarsi un disastro, ci descrive le dinamiche e le tensioni tra americani e britannici, la diffidenza e i non facili rapporti con il francese generale De Gaulle, i dubbi di Churchill, l’arroganza di Montgomery, Patton dal linguaggio volgare, chiamato “la mina vagante” o l’ “eccentrico cavalleggero del Sud” che si divertiva a rivolgersi alle sue truppe in termini provocatori (“Nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per il suo Paese. Vinci se fai in modo che sia il povero stupido bastardo che ti sta di fronte a morire per il suo”), la “brigata bastarda” del generale di brigata americano Norman Cota, il comandante George Taylor che sulla spiaggia di Omaha che si stava trasformando in un mattatoio rivolse ai suoi uomini la frase rimasta celebre: “Su questa spiaggia ci sono solo due categorie di persone, quelle già morte e quelle che stanno per morire; ora leviamoci in fretta da qui, maledizione!”.

Descrive nel dettaglio l’immenso lavoro di preparazione di tutta la gigantesca operazione, le ansie, la snervante attesa di entrare in azione dell’enorme massa dei 150.000 uomini inglesi, americani, canadesi, francesi liberi, polacchi, norvegesi e altri di diverse nazionalità della forza di spedizione alleata che avrebbe invaso la Normandia nelle ventiquattro ore successive.

Mantenere il segreto sull’operazione era di vitale importanza e di enorme difficoltà considerando che nelle ultime settimane precedenti gli sbarchi tutta la metà meridionale dell’Inghilterra era praticamente ricoperta dalle truppe, dagli armamenti, dagli aerei, come fare ad impedire che da quella enorme massa di gente costituita da combattenti e personale di supporto non ci fossero fughe di notizie che sarebbero risultate disastrose?

“La segretezza era sempre stata la preoccupazione maggiore. Lungo gran parte della costa meridionale dell’Inghilterra si stendevano accampamenti militari conosciuti come ´salsicce’. Ospitavano le truppe d’invasione, che avrebbero dovuto essere tagliate fuori dal contatto con il mondo esterno. Vari soldati, tuttavia, erano riusciti a passare sotto il filo spinato per concedersi un’ultima bevuta al pub o andare a salutare fidanzate e mogli. Le possibilità di fughe di notizie a tutti i livelli erano incalcolabili.”

Vengono descritti tutti i piani collaterali messi in atto per mantenere il segreto e per ingannare i tedeschi sul luogo di un attacco che i tedeschi sapevano essere imminente…Nel frattempo, in Francia la Resistenza, supportata dagli Alleati si adopera per — letteralmente – isolare la Normandia, tagliare tutte le vie di comunicazione (sabotaggi alle linee ferroviarie, sabotaggi alle linee telefoniche, tranciare i cavi sotterranei utilizzati dai tedeschi…).

…E finalmente, dopo un’attesa di giorni in cui a causa delle pessime condizioni meteo l’Armata (così viene ancora oggi chiamata), già fatta imbarcare sulle navi, è costretta a rimanere inattiva in condizioni logistiche e psicologiche terribilmente stressanti… finalmente viene dato l’OK. Eisenhower, ascoltato per l’ennesima volta il team degli esperti metereologhi, si assume, nella sua qualità di comandante supremo, la responsabilità della decisione.

Si parte. Overlord può iniziare.

Robert Capa D-Day

D-Day. Una delle foto di Robert Capa

Comincia allora il racconto dei lanci delle truppe aviotrasportate e poi degli sbarchi ad Utah, Omaha, Juno, Gold,  Sword — i cinque settori in cui era stata divisa la costa normanna — dei mesi di combattimento nell’entroterra fatti di successi, eroismi ma anche di paure, di imprevisti, di errori e di falle organizzative che resero l’operazione una vera e propria carneficina.

Un racconto crudo, incalzante, avvincente come un romanzo, che passa dalle visioni d’insieme su tattiche e strategie, carte militari e dati numerici alle “zoommate” su singoli episodi individuali o di piccoli gruppi di combattenti che mostrano la carne e il sangue degli esseri umani, delle persone che nella gigantesca operazione erano coinvolti.

Un libro che mostra come la battaglia di Normandia si risolse in un tributo di sangue delle truppe di terra così elevato da poter essere accostato agli orrori del fronte orientale e a quelli della battaglia delle Fiandre di trent’anni prima.

Ma, conclude Beevor nel capitolo 30 dedicato alle conseguenze dell’ Overlord:

“Di fatto, la campagna di Normandia non andò secondo i piani, ma anche i critici da salotto non possono mettere in discussione il valore del suo esito finale. Bisogna inoltre tener presente che cosa sarebbe potuto accadere se la straordinaria impresa del D-Day fosse fallita: per esempio, se la flotta d’invasione si fosse mossa sotto la grande tempesta di metà giugno. Se si fosse verificata una situazione del genere, l’Armata Rossa avrebbe potuto raggiungere non solo il Reno, ma persino la costa atlantica, con tutto ciò che questo avrebbe comportato per la geografia – e la storia – dell’Europa postbellica.”

Affermazione che forse a qualcuno può far storcere il naso, ma che personalmente mi sento assolutamente di condividere.

Scrittura di una chiarezza cristallina, libro molto ben strutturato, utilissimo strumento per capire davvero — al di là dei miti e delle leggende e della retorica — cosa fu l’ “Operazione Overlord” e che si legge con grande scorrevolezza.

Antony Beevor D-Day

Antony Beevor, D-Day, traduz. Chicca Galli e Daniele Didero, (tit. orig.le D-Day. The Battle for Normandy), pp. 628, Rizzoli.

  • Antony Beevor >>
  • La scheda del libro >>
  • In questo video, una preziosa testimonianza sulla storia e i retroscena delle foto scattate da Robert Capa durante lo sbarco del D-Day >>

 

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