PACE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

1914-1944

“Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Il testo latino della liturgia ha: “Gloria in excelsis deo, et pax in terra hominibus bonae voluntatis”.
E’ il Vangelo di Luca (2, 14), il Vangelo del Natale, quando la nascita di Gesù è accompagnata da una fantasmagoria di cori angelici che richiamano e festeggiano l’avvenimento.

Mi chiedo: ma per Natale possono accadere miracoli, se si è proprio nel bel mezzo di guerre feroci e sanguinarie? Pare proprio di si, se ci sono uomini (e donne) di buona volontà.
I due episodi di cui parlo oggi sono accaduti realmente. Sembrano miracoli. Belle favole. Tanto più belle proprio perchè sono vere.

1914
Questa lunga sequenza è tratta da un film francese che trae spunto da un evento realmente accaduto nel pieno della Prima Guerra Mondiale.

La notte di Natale del 1914 i soldati inglesi, tedeschi e francesi delle trincee decisero spontaneamente — trascinati dalle musiche natalizie tradizionali dei rispettivi Paesi e dalla nostalgia di casa — di sospendere le ostilità per tutta la notte ed il giorno di Natale, e dopo i primi esitanti approcci intrisi di comprensibile reciproca diffidenza trascorsero ore in relativa pace e tranquillità. Per qualche ora smisero di vedersi come l’indistinto, anonimo Nemico da ammazzare e basta. Si ri-conobbero come individui, esseri umani, persone.

Il film, del 2005, si intitola Joyeux Noel

Di quella incredibile tregua mai ufficialmente riconosciuta e spesso addirittura negata dai Comandi Supremi militari delle varie potenze belligeranti si trova in rete parecchia documentazione fotografica. L’ immagine che metto qui sotto è solo una di quelle foto.

Tregua Natale 1914

Truppe britanniche e germaniche si incontrano nella terra di nessuno durante la tregua non ufficiale del 1914
(Fonte: Collezione Imperial War Museum )

I dettagli del film di Christian Caron >>

Se poi volete conoscere i particolari storici di questa tregua tra inglesi, tedeschi e francesi della Notte di Natale durante la Grande Guerra potete trovarli >>qui e >>qui

pallino

1944

2WW 1944

Natale 1944, Seconda Guerra mondiale.

La scena si svolge in un cottage al confine tra Belgio e Germania. Personaggi: una famiglia tedesca: una madre e suo figlio — un ragazzino di dodici anni — soldati tedeschi e americani.

Ah, tra i personaggi c’è anche un pollo che la madre ha chiamato sprezzantemente Hermann come il grasso Göring. Questo personaggio finisce arrosto…

La storia di quella notte di Natale del 1944 è stata raccontata nel 1973 da Fritz Vincken, che all’epoca era proprio lui il ragazzino di dodici anni. Appena qualche giorno prima di Natale il Feldmaresciallo tedesco della Wehrmacht Von Rundstedt aveva scatenato l’ultima, disperata offensiva di guerra contro gli Alleati (passerà alla Grande Storia come la Battaglia delle Ardenne), e in quel Natale i combattimenti tra americani e tedeschi infuriavano nella foresta di Hürtgen che circondava il piccolo cottage in cui si erano rifugiati Fritz e sua madre. Il padre li aveva mandati lì pensando che in mezzo ai boschi, in quel piccolo cottage sarebbero stati più al sicuro che nella loro città continuamente bombardata, ma non aveva potuto prevedere che la “guerra totale” tanto strombazzata da Goebbels dopo la disfatta di Stalingrado sarebbe arrivata fino nel cuore di quella foresta…

La notte di Natale bussano alla porta. La madre di Fritz spegne le candele, va ad aprire e lì, come fantasmi ci sono due uomini con l’elmetto. Uno di loro parla  in una lingua che lei non capisce, indicando con la mano un terzo uomo steso nella neve. Sono armati, potrebbero entrare con la forza, ma invece stanno lì e chiedono solo con gli occhi. Il terzo uomo sembra più morto che vivo. La madre li fa entrare, i due uomini portano il terzo compagno e lo stendono sul letto del ragazzino. Nessuno di loro parla tedesco. La madre prova con il francese, ed uno dei soldati sa parlare quella lingua. Uno di loro si chiama Jim, l’altro si chiama Robin, il ferito si chiama Harry. Sono dei dispersi, non riescono a ritrovare il loro battaglione ed hanno vagato nella foresta per tre giorni cercando gli Americani che si nascondono dai Tedeschi. La madre capisce che sono affamati, dice al figlio di portare molte patate e decide di anticipare la cena di Natale cucinando il pollo che aveva lasciato in serbo nella speranza che il padre avrebbe potuto raggiungere moglie e figlio.
Mentre si prepara la cena, ci si occupa di  Harry, il  ferito.
Bussano di nuovo alla porta, il ragazzino va ad aprire tranquillo, sicuro di trovarsi di fronte altri americani. Ma non è così: quelli che gli stanno davanti sono Tedeschi. E’ paralizzato dalla paura. Nonostante la sua età, sa bene che dare ospitalità ad Americani costituisce atto di alto tradimento. Arriva la madre, che nonostante sia bianca in volto per la paura riesce a mantenere la calma e augura ai Tedeschi “Buon Natale”. I Tedeschi ricambiano gli auguri e chiedono: “Abbiamo perduto il nostro reggimento, possiamo rimanere qui, stanotte?”.
“Certo” risponde lei, calma “avrete un buon pasto caldo… ma abbiamo altri tre ospiti, che di certo voi non considerate amici”. I Tedeschi chiedono: “Americani?” ma lei “E’ la notte di Natale e io non voglio che in casa mia si spari”
Incredibilmente, la notte trascorre senza alcun incidente. I soldati cenano tutti insieme, e quell’ “armistizio privato” dura tranquillamente fino al mattino.
Lasciandosi, l’indomani mattina, i Tedeschi indicano agli Americani la strada per ritrovare le loro linee e la 1° Armata. La madre li saluta e li benedice tutti. Si stringono le mani, i due gruppi si allontanano prendendo direzioni opposte.

Rientrata in casa, la madre apre la Bibbia di famiglia e annota, citando un versetto di Matteo: “Tornarono al loro paese, seguendo strade diverse”

…Ma il testo integrale di Fritz Vincken potete leggerlo >> qui:

Mi piace pensare che in guerra possano succedere anche questo genere di cose. Vassilij Grossman lo pensava, ed è a Grossman ed alla sua umanissima descrizione del Natale tedesco dei soldati condannati nel Kessel, la “sacca di Stalingrado” che penso, quando leggo o sento parlare di episodi di questo genere.

Buone Feste a tutte/i, godiamoci la pace, noi che, almeno fino ad oggi, possiamo farlo.

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  • Uomini “di buona volontà”. Sulle interpretazioni del testo del Vangelo ci sono parecchie varianti. Una pagina interessante mi è sembrata >>questa
  • Natale a Stalingrado. Da Vita e Destino di Vassilij Grossman >>

Le immagini della testata:

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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3 risposte a PACE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

  1. Renza ha detto:

    Grazie, gabrilu, bei richiami (anche se non ho potuto leggere, per manifesta ignoranza, il racconto in inglese).Diciamo che ho apprezzato il ramo d’ abete, non certo inutile, e pazienza se le caramelle non le ho mangiucchiate😉.
    Hai molta ragione nell’ invitarci a godere la pace, oggi che possiamo farlo. Godere, cercando il bello dove ancora si trova: nelle parole, nelle immagini, nei gesti di umanità. Buon anno anche a te e grazie per gli stimoli che continui a regalarci.

    • gabrilu ha detto:

      Cara Renza ho aggiustato il post e inserito una breve sintesi del racconto di Fritz Vincken di quella notte del ’44. Non l’avevo fatto prima perchè del mio inglese non mi fido granchè… 🙂 Comunque, segnalo che nell’articolo originale che ho linkato c’è anche un breve video.
      Grazie sempre, e arrivederci e rileggerci presto. Buon Anno! 🙂

  2. Renza ha detto:

    Ti ringrazio moltissimo , gabrilu, della tua traduzione che mi ha permesso di conoscere una storia incredibile☺☺☺. Leggendola, mi sono venuti i brividi e molta commozione. Veramente molto bella: la madre forte, decisa, coraggiosa. In casa mia non voglio che si spari: semplice e grandiso. Grazie !

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