LA NECESSITA’ DEL RICORDO

 

Eisenhower a Buchenwald 1945

Aprile 1945.
Il generale Dwight Eisenhower e il generale Troy Middleton ispezionano Ohrdruf- complesso concentrazionario di Buchenwald
Foto William Newhouse. – United States Holocaust Memorial Museum

 

“Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”

(Generale Dwight D. Eisenhower, 1945)

Quando, in aprile, il generale Dwight D. Eisenhower arrivò con i propri uomini al campo di Ohrdruf — un sottocampo di Buchenwald non distante da Weimar — non ebbe il minimo dubbio. Ordinò che fosse scattato il maggior numero di fotografie alle fosse comuni dove giacevano ossa, abiti, corpi scomposti scheletrici ammassati come piramidi casuali.

Fotografie per ogni gelida baracca che fungeva da dormitorio, fotografie al filo spinato, ai forni crematori, alle divise, ai cappellini, alle torri di controllo, alle armi, agli strumenti di tortura. Fotografie ai sopravvissuti così vicini alla morte da poterci interloquire e restituirla a chiunque li fissasse senza dover nemmeno aprire bocca. Senza parlare, senza parole.

Eisenhower pretese che fossero condotti presso i campi di concentramento tutti gli abitanti tedeschi delle vicine città per vedere la realtà dei fatti e che, suddetti civili, fossero costretti a sotterrare i corpi dei morti.

Alcuni giorni dopo la liberazione del campo di Buchenwald da parte degli Alleati, ovvero il 16 aprile 1945, «un’ordinanza del comandante statunitense», costrinse dunque mille cittadini di Weimar a visitare il campo per la visione di “reperti” riguardanti un orrore ancora visibile dopo la liberazione. Fu organizzata una sorta di “mostra degli orrori” dei crimini perpetuati dai nazisti.

Lo scopo era quello di mostrare ai cittadini ciò che avevano fatto i loro connazionali nazisti, e di far capire di quali crimini anch’essi si erano resi implicitamente complici, poiché molti avevano asserito di non sapere che cosa era successo a pochi chilometri dal luogo in cui vivevano.

I cittadini di Weimar, per la maggior parte persone anziane, sfilarono in una sorta di processione a due a due attraverso un corridoio formato da due file di militari che condussero i visitatori in un percorso “macabro” e preordinato dei diversi blocchi. La visione comprendeva: camion stracolmi di cadaveri, mucchi di cadaveri in terra, fosse comuni con centinaia di morti, luoghi fatiscenti dove i prigionieri vivevano, un “campionario” di internati scheletrici con visi emaciati e occhi infossati, che si trascinavano a stento.

Cittadini tedeschi a Buchenwald

Agli abitanti di Weimar viene mostrato un camion pieno di cadaveri.
Walter Chichersky, US-Army – National Archives, Washington. Fonte Wikipedia

Su tavoli all’aperto, inoltre, erano stati posti in mostra diversi pezzi che dimostravano la crudeltà degli “artigiani nazisti” di Buchenwald: paralumi fatti di pelle con tatuaggi degli uccisi, teste umane miniaturizzate di alcuni prigionieri esposte come trofei, posacenere fatti da vertebre umane.

Gli statunitensi produssero anche filmati su questa visita forzata dove sono ben visibili le reazioni dei cittadini di Weimar: sgomento, pianto e incredulità in un ambiente fetido mostrato da riprese in cui molti visitatori, portavano, proprio per il fetore degli ambienti, un fazzoletto sul naso per gran parte dei percorso guidato.

Prigionieri di guerra tedeschi

Prigionieri di guerra tedeschi costretti ad assistere a un filmato sulle atrocità commesse nei lager:
volti e atteggiamenti ne mostrano le diverse reazioni emotive.
(dal libro La liberazione dei campi di Dan Stone)

“Perché un giorno arriverà qualche idiota che si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”, aveva detto Eisenhower.

Purtroppo, negli ultimi anni revisionismo storico, negazionismo (i campi di sterminio? Mai esistiti. Le camere a gas? Tutte invenzioni. I campi erano normali campi di lavoro ed avevano pure le piscine…) si sono andati moltiplicando, tanto da costringere alcuni Paesi europei ad emanare severe apposite leggi per perseguire e condannare chi cerca di propagare queste menzogne. Non solo: abbiamo assistito ed assistiamo ad un preoccupante risveglio antisemita ed un aumento di atti antisemiti compiuti attraverso scritte, aggressioni, atti vandalici nei cimiteri ebraici, attentati a Sinagoghe.

E’ anche per questo motivo che quest’anno ho scelto, per la Giornata della Memoria, di parlare non di Auschwitz ma di Buchenwald, nonostante questo campo sia stato liberato dagli americani alcuni mesi dopo Auschwitz. Il generale americano aveva capito subito l’importanza del mantenere memoria di quanto era accaduto. A Buchenwald e non solo.

pallino

E i tedeschi di oggi? La Germania ha scelto “la necessità del ricordo”, e questo va sottolineato e valorizzato.

Dicembre del 2019.  Nel discorso pronunciato durante la sua prima visita al campo di sterminio di Auschwitz la Cancelliera tedesca Angela Merkel, accompagnata dal primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha citato Primo Levi ( “E’ successo, può succedere ancora”) e «Provo una vergogna profonda per i crimini barbari che sono stati commessi qui dai tedeschi: crimini che superano i limiti di ogni possibile comprensione», ha detto Merkel. «La necessità del ricordo non può essere messa in discussione: si tratta di una parte integrale della nostra identità, e lo resterà per sempre», ha aggiunto. “Lo dobbiamo alle vittime e a noi stessi. Ricordare i crimini, indicare i loro autori e rendere un omaggio degno alle vittime è una responsabilità che non finisce mai. Non è negoziabile. Ed inseparabile dal nostro Paese. Essere cosciente di questa responsabilità è una parte della nostra identità nazionale», ha sostenuto. «Non dobbiamo mai dimenticare. Non possiamo tirare una linea e non ci sarà neppure alcuna relativizzazione”.

 

23 Gennaio di 2020. Per la prima volta, un Presidente Federale tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha parlato a Yad Vashem World Holocaust Center di Gerusalemme.

Steinmeier- Gerusalemme

Nel suo discorso ha detto:

“Dagli orrori di Auschwitz il mondo ha già tratto una volta degli insegnamenti e ha costruito un ordine di pace basato sui diritti dell’uomo e sul diritto internazionale. Noi tedeschi sosteniamo quest’ordinamento e, con Voi tutti, vogliamo difenderlo: Poichè sappiamo che ogni pace è fragile. E come uomini rimaniamo seducibili”.

Il testo integrale del discorso del Presidente Federale (tradotto in italiano) >>qui

Parole importanti.

*** La Giornata della Memoria su NSP:

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Informazioni su gabrilu

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12 risposte a LA NECESSITA’ DEL RICORDO

  1. giovanna caruso ha detto:

    Grazie

  2. Vito ha detto:

    Grazie Gabrilu, è importante in un’epoca di vuote parola, mostrare immagini e ricordare a tutti comportamenti (come quello di IKE) concreti!

  3. Francesca Righi ha detto:

    Grazie gentile Gabrilu

  4. Renza ha detto:

    La necessità del ricordo. Altro non vi sarebbe da dire. Ricordare è necessario ed è doveroso, soprattutto oggi in cui il ricordare sembra non aver dato frutti ( ma i gesti , che Zagrebelski ha definito ” nazisti”, di suonare alla porta di presunti ” colpevoli”, non hanno pagato. Per fortuna!) e qualcuno azzarda l’ ipotesi che ricordare non serva.. Sull’ oblio però non abbiamo riscontro e non sappiamo cosa sarebbe successo se si fosse messa una pietra sopra. In ogni caso, esiste il dovere morale di continuare a ricordare e a soffrire.
    Scoppia un incendio nella foresta. Tutti gli animali fuggono terrorizzati. Il leone vede un colibrì che vola in direzione opposta: «Dove vai? C’è un incendio!». Il colibrì: «Vado al lago a raccogliere acqua nel becco da gettare sul fuoco», il leone: «Ma è assurdo: non lo spegnerai con quattro gocce!», il colibrì: «Io faccio la mia parte!»..
    Parabola rubricata semplicemente come “favola africana”, trovata in una raccolta di aforismi e racconti sapienziali da Gianfranco Ravasi ( e pubblicata nel Domenicale de ” Il Sole 24 ore” del 5 gennaio 2020).
    Grazie, gabrilu, perchè ci aiuti a fare la nostra parte.

    • Renza ha detto:

      Mi scuso per il ” rumoroso” grassetto, causato dalla mia imperizia. ..

    • gabrilu ha detto:

      Renza come dici tu, “esiste il dovere morale di continuare a ricordare” anche perchè ogni anno che passa i sopravvissuti in condizioni di dare testimonianza diretta sono sempre di meno, ormai la staffetta della memoria sta insesorabilmente passando nelle mani delle nuove generazioni. Come ha scritto Primo Levi mi sembra ne “I sommersi e i salvati” tocca a noi ricordare, mantenere viva la memoria che nel nostro caso è, per noi fortunati, solo memoria storica. Grazie Renza, e a rileggerci

  5. gabrilu ha detto:

    Giovanna Caruso, Vito, Francesca Righi, sono io che ringrazio voi…

  6. Geneviève LAMBERT ha detto:

    Buongiorno Gabriu,
    Qui sotto un “link” verso un documentario commovente e profondement umano.
    https://www.arte.tv/fr/videos/065861-000-A/les-enfants-du-209-rue-saint-maur-paris-xe/
    Un caro saluto
    Geneviève

    • gabrilu ha detto:

      grazie, Geneviève, per i tuoi sempre preziosi suggerimenti. Questo video è veramente molto bello e toccante e, come sempre quando si trattano argomenti del genere, molto impegnativo emotivamente… Il sito e il canale YouTube di Arte lo seguo molto, ci sono sempre cose interessanti ma ovviamente molte cose possono sfuggirmi. Questo video mi era sfuggito.
      Grazie di nuovo ed a presto 🙂
      P.S. La Rue Saint-Maur la conosco bene, ci sono passata e ripassata tante volte…

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