CRONACA DI FAMIGLIA – SERGEJ AKSAKOV

Grigory Soroka Fishermen 1840

Sergej Timofeevič Aksakov è un autore russo dell’Ottocento che io non conoscevo e che solo adesso grazie alla pubblicazione da parte della casa editrice Adelphi di Cronaca di famiglia nella traduzione di Angelo Maria Ripellino ho scoperto essere considerato come uno dei più grandi della letteratura russa dell’epoca.

Non riesco a trovare modo migliore, per iniziare a parlare di Cronaca di famiglia se non quello di dare la parola a Serena Vitale che nel suo illuminante saggio così ci introduce alla lettura di questo libro presentandoci il suo autore, il “vecchio, quieto e assennato Aksakov :

“Puškin aveva quindici anni quando le sue poesie liceali comparivano sul ‘Messaggero d’Europa’ e trentadue quando scriveva le ultime strofe dell’Evgenij Onegin; ne aveva ventisette Lermontov all’epoca della pubblicazione di Un eroe del nostro tempo, trentatrè Gogol’ quando la Russia seguiva col fiato sospeso Le avventure di Čičikov, ventinove Turgenev quando vedevano la luce i primi frammenti delle Memorie di un cacciatore, venticinque Dostoevskij quando, dopo la lettura di Povera gente, Belinskij lo proclamava il ‘nuovo Gogol’; Tolstoj aveva trentasette anni e una fittissima bibliografia alle spalle quando venne data alle stampe la prima parte di Guerra e pace, ventotto Čechov quando pubblicò La steppa…Nel pantheon dei padri (figli per l’anagrafe) del realismo russo, tra questi inquieti ingegni dalla folgorante precocità, sta del tutto a parte la figura del vecchio, quieto e assennato Aksakov; gli tiene compagnia soltanto Gončarov: hanno entrambi i capelli argentati e, entrambi toccati dalla grazia della senilità, ingannano il tempo irreale della morte raccontandosi con tono lento e pacato, mai scalfito dall’emozione, lontani ricordi d’infanzia.”

Cronaca di famiglia racconta la vita delle due generazioni che hanno preceduto la nascita dell’autore, quella dei suoi nonni paterni e poi quella dei suoi genitori fino alla sua nascita. Nel volume Adelphi è contenuto solo il primo volume dell’opera autobiografica di Aksakov, che in realtà continua poi con altri due volumi. Nel secondo libro si parla dell’infanzia del giovane Sergej mentre nel terzo Aksakov parla della propria adolescenza, marcata dall’inevitabile allontanamento dalla madre a causa del suo ingresso al Liceo di Kazan prima ed all’Università poi. Questi due volumi non sono però (almeno per quel che mi risulta) mai stati tradotti e pubblicati in italiano.
Occupiamoci dunque di questo primo volume, nel quale Aksakov ricostruisce con una precisione sorprendente i momenti più importanti della storia dei genitori e dei nonni che egli non conosce se non attraverso il lacunoso racconto della trasmissione orale (“imparziale narratore di racconti tramandatisi oralmente” si definisce la voce narrante di Cronaca di famiglia) ma di cui tuttavia realizza una sintesi di stupefacente e poetico realismo tale da far assumere, alla storia che ci viene raccontata, il valore di vero e proprio mito fondatore.

Stepan Michajlovic Bagrov è il nonno di Aksakov (nel libro i nomi reali sono leggermente modificati). E’ lui la figura mitica che domina su tutti i parenti, i servi, i dipendenti. Nei loro confronti egli alterna gesti di grande generosità e benevolenza e terribili accessi di collera — a volte anche molto violenta — con cui li terrorizza. Con Stepan Michajlovic ci si muove nel tempo di una Russia eterna, che vive al ritmo delle stagioni e che obbedisce strettamente ai voleri ed alle immutabili leggi della natura. Ciò che ci viene narrato è sì il mito fondatore della storia familiare di Aksakov ma alla sostanziale inafferrabilità e indefinitezza del mito si affianca una stupefacente capacità evocativa e descrittiva in cui tutto ci appare estremamente realistico: ogni pietra, ogni albero, ogni ruscello, le lepri, le beccacce e le carpe, i mulini, le fattorie e i covoni di fieno, tutto è al proprio posto nell’eternità.

Il romanzo è strutturato in cinque frammenti.
Il primo frammento, intitolato Colonizzazione è dominato dalla terra e dalla figura di Stepan Michajlovic Bagrov che un giorno, a metà del Settecento, decide di lasciare il governatorato di Simbirsk dove viveva negli aviti possedimenti che gli zar di Mosca avevano offerto in dono ai suoi antenati perchè “ci si sentiva stretto, e non perchè lo spazio fosse poco, perchè gli mancassero bosco, campi arati, prati e altri terreni — di tutto c’era soverchia abbondanza — ma perchè la proprietà che era appartenuta interamente al suo bisnonno aveva ora diversi padroni” per trasferirsi nelle sterminate terre della Baškiria con la sua famiglia e i suoi servi contadini per cercarvi spazio, pace, terra da coltivare, grano da macinare.
In questo primo frammento si compie l’ evento mitico di tutta una tribù che viaggia con il nonno, la famiglia e quaranta anime; Aksakov descrive l’insediamento e la colonizzazione delle splendide e lussureggianti terre della nuova dimora in splendide pagine in cui lirismo ed epica si intrecciano e che non possono non far pensare a certi passi della Bibbia, ad Omero, ad Esiodo…

Dal secondo frammento in poi la narrazione è centrata soprattutto sulle persone. Sulle nascite, i matrimoni (in particolare il fidanzamento ed il matrimonio dei genitori dell’autore), le dinamiche familiari, lo scorrere delle varie età della vita dei componenti la famiglia fino a giungere, con il quinto frammento (La vita ad Ufa) al racconto della vita dei giovani sposi (i futuri genitori di Sergej) nella città di Ufa, dove hanno deciso di trasferirsi, lasciando la campagna e Bagrovo, la tenuta e la patriarcale grande del nonno Stepan Michajlovic. La nuova vita quotidiana dei giovani sposi non è tutta rose e fiori: ci sono i problemi quotidiani, le difficoltà nelle relazioni tra di loro e la loro differente modalità di rapportarsi con la società cittadina, la morte del nonno materno…la perdita della prima figlia della giovane coppia…
Assistiamo insomma allo scorrere della vita che segue il suo corso, finchè frammento e libro si concludono con la nascita di un nuovo figlio. Maschio, questa volta. Il maschio tanto desiderato da nonno Stepan.

“Ma cosa accadde a Bagrovo, quando giunse la notizia che Dio aveva dato ad Aleksej Stepanovic un figlio ed erede?… Il primo gesto di Stepan Michajlovic fu un segno di croce. Poi saltò giù prontamente dal letto, andò scalzo al suo armadio, tirò fuori rapidamente l’albero genealogico che noi conosciamo, prese dal calamaio la penna, tracciò una linea dal cerchietto con nome “Aleksej”, fece un altro cerchietto all’estremità della linea e nel mezzo vi scrisse “Sergej”

Il nuovo nato è Sergej Aksakov, il futuro scrittore, che ha già trovato posto nell’albero genealogico della famiglia.

pallino

C’è chi ha paragonato Stepan Michajlovic Bagrov, il personaggio principale del libro, ad una figura di grandezza shakespeariana; ad altri (io tra questi) ha fatto anche venire in mente il Principe di Salina, una sorta di Gattopardo russo. L’accostamento a me non sembra affatto peregrino; mi sembra anzi che (mutatis mutandis) ci stia tutto.

Stepan Bagrov è dunque, in realtà, il nonno dell’autore, e la cronaca che Aksakov narra è quella della sua famiglia, una cronaca che scorre lenta e placida come un fiume; una storia che Sergej Aksakov scrisse in vecchiaia soprattutto perché sollecitato e addirittura incalzato da Gogol’ e Turgenev, suoi vecchi amici che riconoscevano il suo talento e volevano che Aksakov non si limitasse a scrivere per se stesso e per i suoi cassetti.

E’ soprattutto a Gogol’ che Aksakov deve la scrittura delle sue memorie. Gogol’ ed Aksakov si rispettavano ed erano legati da amicizia anche se la loro idea di letteratura non potrebbe essere più diversa: Gogol’ volge sulla società uno sguardo critico e sarcastico caratterizzato da un certo grado di asocialità mentre per Aksakov la società non è altro che una “causa necessaria” quanto altre.

Cronaca di famiglia è un libro scritto da vecchio, quando Sergej assomigliava già un po’ a Stepan Michailovic, il terribile padrone, il saggio pater familias, l’irascibile, collerico eppure generoso e buono Stepan Michailovic.

Aksakov scrisse la sua Cronaca cedendo alle sollecitazioni di Gogol’ e Turgenev quasi controvoglia, ma Gogol’ e Turgenev avevano avuto ragione: Cronaca di famiglia ebbe un successo enorme che meravigliò il suo stesso autore tanto da non riuscire quasi a capacitarsene. Oggi Aksakov è considerato un grande classico della letteratura russa alla pari di Turgenev, Cechov, Gogol’.
Non ci sono teorie sociali, in questo libro, nè disquisizioni filosofiche: Aksakov non vuole dimostrare nulla.

Al contrario di Proust — al quale a volte è stato accostato — Aksakov non scrive per ritrovare il tempo perduto. Non ricostruisce il passato, non lo estetizza. Semplicemente racconta, si ricorda. La sua scrittura ci dice che le cose sono semplicemente andate così come ce le descrive ed il suo stile non rivela nemmeno una ossessione per l’esattezza o quella dell’estrema precisione. Racconta, e questo gli basta.

Egli si contenta di evocare i propri ricordi o di ripetere quello che la tradizione orale gli ha trasmesso sulle generazioni che lo hanno preceduto. Non condanna e nemmeno approva il passato, e ce ne rivela anche i lati oscuri senza mai preoccuparsene più di tanto. Se si indigna delle crudeltà commesse da Kouroliessov, uno dei componenti della famiglia, nemmeno una volta allude in alcun modo all’ordinamento giuridico della società zarista del tempo che conferisce ad un uomo simile — un vero e proprio mostro — il potere totale di vita e di morte su un popolo di domestici e di contadini. E’ però Aksakov, allo stesso tempo, un uomo senza pregiudizi, amante della vita, che guarda agli eventi dal punto di vista umano, ed è proprio questa sua caratteristica che gli permette di raggiungere la vetta dell’arte.
Scrisse la sua cronaca familiare mentre, già quasi completamente cieco, lottava contro la malattia ed era costretto a dettare, non essendo più in condizioni di scrivere e tuttavia niente, nel testo che leggiamo ci fa intravedere o indovinare le sue sofferenze: questo sessagenario (a quell’epoca, avere sessantanni equivaleva a vecchiaia avanzata) ci rivela una miracolosa giovinezza del cuore e ci trasmette, con la sua scrittura avvolgente ed evocativa, memoria e nostalgia ed un sentimento di serenità molto vicino a ciò che possiamo immaginare essere la vera saggezza.

Lascio infine la parola a questo grande scrittore attraverso la traduzione di Angelo Maria Ripellino. Non è, questo, un libro in cui ci si debba preoccupare di evitare lo spoiler e dunque mi piace riportare come Aksakov conclude questo volume della sua Cronaca di famiglia in omaggio ai suoi antenati, in omaggio al passato:

“Addio, mie luminose e oscure immagini, persone cattive e buone, o, per meglio dire, immagini che hanno lati oscuri e lati luminosi, persone in cui c’è il bene come il male! Non siete grandi eroi, non siete personalità illustri; nel silenzio, ignote a tutti, avete passato la vostra vicenda terrena e da tempo, da molto tempo essa si è conclusa; ma siete stati uomini, e la vostra vita interiore ed esteriore è così piena di poesia, così interessante e istruttiva per noi, come noi e la nostra vita, a nostra volta, lo saremo per i nostri discendenti. Anche voi siete stati personaggi del grande spettacolo universale che da tempi immemorabili viene rappresentato dall’umanità, anche voi avete recitato coscienziosamente le vostre parti, come tutti gli uomini, e per questo siete degni del nostro ricordo. I vostri discendenti hanno potuto oggi conoscervi grazie alla potente forza della scrittura e della stampa. Vi hanno accolto con simpatia e hanno riconosciuto in voi dei fratelli, in qualsiasi tempo e comunque abbiate vissuto, di qualsiasi foggia fossero i vostri abiti. Che la vostra memoria non sia mai offesa da alcun giudizio mosso da passione, da nessuna parola avventata!”.

 

Sergej Aksakov Cronaca di famiglia

Sergej Aksakov, Cronaca di famiglia, traduz. di Angelo Maria Ripellino, con un saggio di Serena Vitale, pp. 286, Adelphi

Nella foto: Sergej Timofeevič Aksakov

La scheda del libro >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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Una risposta a CRONACA DI FAMIGLIA – SERGEJ AKSAKOV

  1. Ivana Daccò ha detto:

    Questo non andrà nella lista dei desideri. E’ da acquistare subito.

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