LA CITTA’ SENZA EBREI – HUGO BETTAUER

Hugo Bettauer La città senza ebrei
Hugo Bettauer, La città senza ebrei. Il romanzo di dopodomani (tit. orig.le Die Stadt ohne Juden), traduz. Matilde de Pasquale, Presentazione Marino Freschi, pp.128, Chiarelettere

“Una sola muraglia umana assediava dall’Università a Bellaria il bell’edificio tranquillo ed elegante del Parlamento. Sembrava che tutta Vienna in quel giorno di giugno si fosse raccolta alle dieci del mattino là dove si sarebbe svolto un evento di portata storica imprevedibile. Cittadini e operai, gran signore e donne del popolo, adolescenti e vecchi, ragazze, bambini, malati in carrozzina: era un accorrere da ogni parte, un gridare generale, un gran far di politica e un gran sudare. Ovunque spuntava un qualche esaltato che improvvisamente rivolgeva alla gente che gli stava intorno un qualche discorso e di continuo si sentiva mugghiare il grido: ´Fuori gli ebrei!'”.

Le date sono importanti. Die Stadt ohne Juden, La città senza ebrei dell’austriaco Hugo Bettauer è del 1922. Quando lo scrisse, Bettauer non poteva immaginare che questo che lui stesso aveva sottotitolato “romanzo di dopodomani”,  concepito come commedia e satira si sarebbe rivelato un libro fin troppo premonitore.
Il romanzo uscì  a Vienna nel 1922, grandissimo successo, 250.000 copie vendute, tradotto in molte lingue. In Italia venne pubblicato solo nel 2000. Scomparso poi dalla circolazione, adesso è finalmente di nuovo disponibile grazie alla casa editrice Chiarelettere.
La trama di La città senza ebrei è semplice e lineare: il Parlamento austriaco promulga un editto per scacciare gli ebrei dall’Austria pur nel rispetto formale della legalità.

Aizzata da funzionari solerti e da una martellante ed efficace propaganda che addita gli ebrei come i responsabili di tutto ciò che in Austria non va bene, la popolazione aderisce entusiasta al piano di epurazione, convinta che una volta “ripulita dai giudei” Vienna e il Paese tutto possano rinascere a miglior vita. In Parlamento, la legge del “bando degli ebrei” viene approvata tra gli applausi scroscianti del pubblico presente e delle folle in attesa fuori, nelle piazze e nelle vie di Vienna. Nella legge vengono meticolosamente indicati chi saranno coloro che vengono colpiti dal bando e che, senza alcuna eccezione (nemmeno per anziani, malati, o ebrei che si sono guadagnati meriti particolari verso lo Stato), dovranno andarsene. La legge colpisce non solo gli ebrei e gli ebrei battezzati ma anche tutti coloro che sono di discendenza ebrea.

Comiche sono, a questo punto — pur nella drammaticità dei fatti –, le pagine in cui Bettauer descrive le situazioni assurde e i malintesi che spuntano fuori in molte famiglie: già, perchè, guarda caso, ogni buon viennese scopre di avere nella propria genealogia un qualche antenato di origine ebraica… E’ allora tutto un emergere di dubbi, di interrogativi e le identità sono spesso confuse… Chi è che deve andarsene? Chi può restare? Ci sono Ministri che si scoprono un trisnonno ebreo, giornalisti cristiani che però si ritrovano con genitori dalle origini “dubbie”… Membri del Parlamento come il deputato nazionale Schneuzel, ad esempio, che dopo aver votato entusiasticamente il decreto di espulsione ed aver festeggiato tutta la notte per la vittoria si vede, l’indomani mattina, aggredito al tavolo della colazione da tutta la sua famiglia: la moglie è infuriata, la figlia ha gli occhi gonfi di pianto, il genero lo guarda con disprezzo…

“Schneuzel fece girare turbato e confuso i suoi occhi piccoli intorno al tavolo. ‘Allora cos’è successo?’

La signora Schneuzel, con le mani sui fianchi: ‘Cos’è successo, furfante? Nulla, non è successo proprio nulla, solo che tu, vecchio imbecille, hai contribuito a scacciare dal paese tua figlia e i tuoi nipoti!’. ‘Ah sì? E come? balbettò l’onorevole Schneuzel, mentre già la tremenda verità cominciava a balenargli. Giusto! Col passare degli anni aveva dimenticato totalmente che suo genero, Alois Corroni, nella sua primissima gioventà si chiamava Sami Cohn e aveva avuto il battesimo solo quando già poteva stare sulle sue gambe. Dunque anche lui se ne doveva andare e con lui i due figli perchè di discendenza ebrea!

‘Che razza di barbarie!’ singhiozzò nel fazzoletto la signora Corroni. ‘Che devo fare adesso con i figli? Andarmene a Sion forse, dimmelo tu, padre snaturato!

‘Sì! Proprio un brutto tiro’ “

Per non parlare del fatto che una sorella dell’Arcivescovo d’Austria, cardinale Rössl, ha sposato un ebreo, suo fratello una ebrea, e così sua eminenza, con questa legge, viene privato in un sol colpo dei fratelli e di tutti i nipoti.

Ma niente eccezioni: dovranno andarsene tutti. E così avviene, infatti.

“All’una del pomeriggio le sirene diedero il segnale che l’ultimo treno con ebrei aveva lasciato Vienna, alle sei di sera le campane delle chiese suonarono per annunciare che in tutta l’Austria non c’era più un ebreo. A quel punto Vienna cominciò a festeggiare la sua grande festa di liberazione.”

Ed è così che nella Vienna immaginata da Bettauer scompare quel clima dinamico e vitale che aveva donato non solo all’Austria ma a tutta l’Europa un sapore unico e inconfondibile. Una volta espulsi gli ebrei, tutto precipita.
Vienna — luogo privilegiato dal racconto — sprofonda nella mediocrità e nello squallore; le banche, le industrie, i negozi eleganti, i caffè celebri, i leggendari teatri sono tutti in crisi. Le vivaci ragazze — le incantevoli Mädel immortalate da tutta una tradizione letteraria — rimpiangono i loro generosi e audaci corteggiatori ebrei. La moda propone squallidi loden e scarponi chiodati. La letteratura, la musica e il teatro scadono ad un livello di qualità da strapaese montanaro.

La politica sembra non avere più nulla da dire.

“Ben presto si vide che tutti questi partiti, i cristianosociali e i nazionalsocialisti, si basavano solo sul presentare alle masse gli ebrei come spirito maligno, come spauracchio e capro espiatorio. Non essendoci più in Austria nè ebrei nè discendenti di ebrei, ciò non aveva più senso e la politica dei partiti divenne ancor più squallida e noiosa di prima. Miseria, svalutazione, disoccupazione crebbero, e i capi si trovavano in grande imbarazzo perchè non sapevano a chi dare la colpa. I ricchi infatti erano ormai buoni cristiani, anche gli sfruttatori e gli strozzini, il che voleva dire che di queste persone non si poteva proprio parlare, altrimenti si sarebbe dovuto ammettere che esistono anche strozzini e sfruttatori cristiani proprio come gli ebrei.”

Gli ebrei sono ricordati con languido rimpianto, con ardente nostalgia, con calcolo interessato e struggente bramosia. L’esodo degli israeliti viene sperimentato — persino dagli antisemiti più pervicaci — come la rovina di Vienna:

“Vienna sta diventando un pantano. Glielo dico io e se lo dico io, un vecchio antisemita decorato, dev’essere vero. Adesso le dico una cosa. Quando ho mangiato devo prendere sempre, e lei del resto lo sa meglio di me, il mio bicarbonato di soda, per combattere quella tremenda acidità di stomaco. Ma se non avessi affatto acidi nello stomaco non potrei digerire nulla e finirei per crepare. E la vuol sapere una cosa? L’antisemitismo era la soda per combattere gli ebrei perchè non dessero fastidio. Ora però ci troviamo a non avere più niente acidi nello stomaco, cioè niente ebrei, ma solo soda e io son convinto che ne moriremo.”

Ah, se ritornassero gli ebrei…! Credetemi: la tentazione di scrivere del travolgente,  clamoroso finale è molto forte, ma mi autocensuro ed evito di farlo, ho già anticipato anche troppo.

pallino

Questo è uno di quei casi in cui, parlando di un’opera narrativa, non si può tacere della biografia del suo autore. Hugo Bettauer (1872-1925) fu lo scrittore più letto nella Vienna degli anni Venti del secolo scorso. Giornalista e scrittore ebreo di grande successo, era anche molto impegnato nelle battaglie civili per la libertà sessuale. Per tutti questi motivi, quando Die Stadt ohne Juden venne pubblicato, Bettauer era già da tempo oggetto di una violenta campagna di odio. Pochi anni dopo, e precisamente il 10 marzo del 1925 Bettauer venne assassinato nei locali della redazione della sua rivista da un giovane nazista, Otto Rothstock, che restò praticamente impunito. Il difensore dell’assassino, l’avvocato nazista Walter Riehl riuscì ad utilizzare il processo come occasione di propaganda antisemita.

Assassinio di Bettauer

Dalla Prefazione di Marino Freschi: “Bettauer, con i suoi venti romanzi, con le sue riviste audaci, fu a lungo rimosso dalla coscienza austriaca, nonostante una partecipata difesa di Musil. Solo di recente è stato riscoperto.
La lettura di questo scintillante romanzo — scritto in punta di penna, con l’arguzia ebraico-viennese di un collega di Schnitzler e di Karl Kraus — ci invita a riflettere su come poteva essere diversa la storia austriaca ed europea e su quale mercuriale dialettica di creatività sociale e culturale sarebbe potuta circolare per il Ring viennese. In questi tempi, di nuovo oscurati dalle ‘pulizie etniche’, questa favola viennese, in così stridente contrasto con la Storia, mantiene intatta tutta la sua inquietante ironia ebraica.”

C’è molta ironia infatti, ne La città senza ebrei, e si sorride spesso. Ma sapendo quello che è successo dopo è un’ironia che risulta amara, molto amara. Bettauer, che aveva pensato di scrivere un romanzo tra il distopico e il satirico aveva avuto, di fatto, la capacità di intercettare e raccontare in anticipo i funesti segnali che andavano moltiplicandosi in Austria e non solo.

Di lui Robert Musil, scrisse, nell’elogio funebre: “Un’ epoca che non presta ascolto alla parola dello scrittore, bensì alla parola d’ ordine, lo spinse al centro di uno scontro di cui fu la vittima (…). Ed egli cadde per il più nobile fra i doveri della sua professione: dire ciò che si ritiene giusto!”. Ed ancora “Hugo Bettauer aveva il dono di scrivere ciò che sentivano in molti. È caduto per il più sublime compito della sua professione: dire ciò che si considera giusto.”

Un piccolo capolavoro ritrovato, una storia drammaticamente profetica, un romanzo pervaso dal miglior umorismo ebraico.

pallino

 

Die Stadt ohne Juden film

Dal film Die Stadt ohne Juden di Karl Breslauer (1924)

Nel 1924, dal libro di Bettauer venne tratto un omonimo film muto, prodotto da Karl Breslauer. Si trattava di uno dei pochissimi film espressionisti prodotti in Austria in quegli anni, ed anche per questo molto ricercato, dai cinefili.

La pellicola era scomparsa nel 1933, quando i nazisti erano saliti al potere in Germania. Del film di Breslauer si erano salvati solo alcuni spezzoni, ma la copia originale e integrale era data per smarrita. Per la verità una copia danneggiata ed incompleta era stata scoperta dagli archivisti al Museo del cinema olandese nel 1991. Ecco però che nel 2015 ad un mercato delle pulci di Parigi avviene il clamoroso ritrovamento della copia integrale del film da parte di un collezionista. La pellicola era in pessime condizioni, prossima alla disgregazione chimica. Il Filmarchiv Austria (FAA) – la cineteca austriaca è riuscito, con un lavoro paziente e certosino, a restaurarla in digitale.

Il film di Breslauer nella versione integrale (in tedesco con sottotitoli inglese) è visibile su YouTube

 

Hugo Bettauer

Hugo Bettauer

 

  • La scheda del libro >>
  • “Sparate al pornografo” un articolo di Roberto Cazzola su Repubblica del 3/10/1994 >>
  • Un approfondimento sul film di Karl Breslauer >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Cinema, Libri e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a LA CITTA’ SENZA EBREI – HUGO BETTAUER

  1. sofus ha detto:

    Sempre molto interessante. Grazie! 👍🏻

  2. Vito ha detto:

    Che meraviglia Gabrilu, ma come faccio a starti dietro, sto leggendo Prima gli Idioti. E poi ci sono gli altri, ahime!

  3. massimolegnani ha detto:

    straordinario questo libro e straordinario il suo autore che ha dovuto soccombere alla idiozia feroce e imperante che lui stesso aveva vagheggiato come ipotesi improbabile.
    ml

  4. Ivana Daccò ha detto:

    Libro imperdibile. E imperdibile documento, non faile, che dovrò rivedere con maggiore calma. Certo, non solo agli occhi del poi, di questo libro, ma purtroppo allo sguardo del nostro ora, della nostra attuale miseranda Europa, quel leben wollen wir – ruhig nebeneinander leben chiude la gola. Non è stato e non è un brutto sogno, purtroppo. Ma forse, un annebbiamento da cui sarà possibile, ancora, risvegliarci? Occorrerà che qualcuno lo speri, non sapendone l’impossibilità. Capita, che funzioni.
    Ancora una volta, grazie.

Rispondi a sofus Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...