LA GENTE CHE NON SA SCRIVERE

 

Jack London

 

La gente che non sa scrivere tende a scrivere troppo sulla gente che scrive sul serio

(Jack London, Martin Eden)

 

Informazioni su gabrilu

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13 risposte a LA GENTE CHE NON SA SCRIVERE

  1. dragoval ha detto:

    Indubitabilmente – ma non è poi per questo che “la gente che sa scrivere” lo fa , cioè perché più persone possibili a loro volta scrivano e parlino delle loro opere?…….

    • gabrilu ha detto:

      dragoval nel senso che “se ne parli (anche) male, purché se ne parli?” Può darsi…Come può darsi che io abbia scelto proprio questa citazione di London e non un’altra per crearmi un bell’alibi che giustifichi l’aver parecchio trascurato, negli ultimi tempi, NonSoloProust 😉

  2. mcf57160 ha detto:

    Ah Jack London, non so per le ragazze, ma credo che per molti giovani della mia generazione sia stato una specie di fratello maggiore, il fusto, il maciste che non ha paura di niente. Quello che tiene a bada gli attaccabrighe al ballo del sabato sera.

    • gabrilu ha detto:

      mcf57160
      Fino a una decina di giorni fa conoscevo Jack London di nome, ovviamente, e di fama. Non avevo però mai letto nemmeno una riga, scritta da lui.
      Da dieci giorni sono immersa nella sua opera e non faccio che congratularmi con me stessa per essere arrivata a London in età non più giovane. Mi sto rendendo conto che, com’è accaduto con Dickens, massacrato in edizioni tagliate e smembrate per darle in pasto ai ragazzini, avere spacciato i suoi romanzi ed i suoi racconti come “letteratura per ragazzi” e, nel caso specifico di London, semplificato e banalizzato la sua opera etichettandola come “romanzi e racconti d’avventura” non ha di certo reso un gran servigio, a questo scrittore, al contrario.
      Insomma sto scoprendo Jack London, e con gran soddisfazione. Chissà, magari ne parlerò, contravvenendo platealmente a quel suo “la gente che non sa scrivere tende a scrivere troppo sulla gente che scrive sul serio” 🙂
      Perché lui era uno che scriveva sul serio, eh.

  3. Giovanna Caruso ha detto:

    Quanto e’ vero!
    Gente che scrive libretti da compitino di terza media riceve pure premi (che definire prestigiosi oggi e’ una farsa) e poi condanna a morte le opere di scrittori veri. Vivo all’estero da decenni e in nessun paese vedo un degrado culturale come in Italia. Mi dispiace dirlo,ma e’ così.

    • gabrilu ha detto:

      Giovanna Caruso guarda, sono talmente d’accordo con te che se cominciassi a dire quanto e perchè non la finirei più. Pensarla così spesso mi tira addosso l’epiteto di snob, di esterofila etc.
      Ma ci ho fatto l’abitudine, leggo quello che mi pare, seguo “piste” molto personali e ignoro serenamente e totalmente premi letterari, consigli per gli acquisti, classifiche di vendita e robe del genere e… mi va bene così.
      Ciao e grazie! 🙂

  4. Renza ha detto:

    Aspetto – e spero- che tu scriva un post su Jack London, gabrilu. Martin Eden è stato un libro rivelazione della mia adolescenza; mi è piaciuto, mi ha emozionato intensamente tanto che non ho più osato rileggerlo, come diverse volte avrei voluto. Ho sempre temuto di non ritrovarvi più quella magia. Ho letto altro di London, che mi ha sempre trasmesso, di sè e dei suoi personaggi, una grande e malinconica sensibilità. A presto!

    • gabrilu ha detto:

      Renza ho sempre pensato che Jack London meritasse un approccio serio, non del tipo “leggo un romanzo e via”. Ho sempre rimandato, ed ora è venuto il momento. E’ successo infatti che, per caso e coincidenza mi sia imbattuta nell’arco di due o tre giorni in almeno quattro persone entusiaste di Martin Eden e che dichiaravano essere questo uno dei loro romanzi prediletti in assoluto. A questo punto mi sono detta “vabbè, mi pare che non posso rimandare ancora”. Ed ho cominciato.
      Vedremo se mi deciderò anche a parlarne.
      Intanto mi sento di dire che quando scrivi che London trasmette, di sé e dei suoi personaggi “una grande e malinconica sensibilità” mi trovi totalmente d’accordo. Una personalità molto complessa, uno scrittore molto più profondo di quanto lo facciano apparire. Non è facile parlarne.
      Ciao, e grazie 🙂

      • Alessandra ha detto:

        Martin Eden (scritto divinamente) è una lettura indimenticabile, una di quelle che ti rimane dentro e non te ne liberi più. Forse così “sentito” (nelle varie riflessioni, nei pensieri più intimi e sofferti) perché l’autore si identificava (almeno in parte) nel suo personaggio. Per questo e per altri motivi, tra i quali -non meno importante- la critica al cinismo capitalista dell’epoca, sono certa che non rimarrai indifferente. Un abbraccio.

        • gabrilu ha detto:

          Alessandra ma Martin Eden è decisamente, platealmente autobiografico. Si, certo, il libro è molto bello, mi è piaciuto parecchio ma non lo ritengo, tra i romanzi di London, il suo capolavoro. Poi certo, avercene, oggi, di grandi narratori come il London di Martin Eden
          P.S. Il tuo blog è in manutenzione? Il feed che ho nella colonna qui a destra è da giorni che non “risponde”, e se provo ad andare direttamente sul tuo blog non riesco ad accedere…

          • mcf57160 ha detto:

            Se Zola ha scritto sulla condizione della classe operaia da poeta dopo essersi dovumentato, London ne parla dalla sua stessa esperienza. È il primo, per quanto ne so, romanziere e scrittore operaio.
            Nel rapporto tra Martin e Ruth ci narra del malessere del transfugo di classe e sfida il cliché piccolo-borghese dell’amore che trascende le differenze di condizione come anche la così detta meritocrazia.
            (Un tema ossessionale della grande scrittrice francese Annie Ernaux0
            Visto il ritmo di produzione da Stakhanovista, per Jack London la scrittura sembra essere un mezzo per liberarsi dalla sua condizione e non una necessità spirituale.
            Ignaro dei propri pregiudizi, non si avverte in lui, a prima vista, alcuna riflessione o introspezione sull’arte. Le cose sono ciò che vedo e ciò che sento.
            Non gli interessa l’opera o il teatro perché gli eroi non hanno né il fisico né l’età del ruolo.
            Gustare uno spettacolo in cui una grassa matrona con doppio mento e baffi interpreta Giulietta davanti a un Romeo ventripotente è per lui un segno di decadenza. Mi ricorda Tolstoj quando scriveva di Natasha allo spettacolo di balletto.
            Ma Jack London deve essere stato un artista nato, perché solo un artista può immaginare le avventure di un cane da slitta per raccontarci il male subito dai bambini poveri nella società capitalista e il ruolo redentore dell’amore e dell’affetto nella riabilitazione dei giovani delinquenti.

  5. gabrilu ha detto:

    mcf57160Michel, il tuo commento così articolato mostra quanto Jack London e i suoi libri si prestino a svariati ed a volte opposti criteri interpretativi. Al di là di questo aspetto, molto interessante ma troppo complicato da approfondire in uno spazio commenti, quello che mi sento di dire con grande convinzione ed entusiasmo è che London è un grande narratore, uno di quei narratori dei quali nella cosiddetta narrativa contemporanea pare proprio si sia perso lo stampo.

    Due parole su Annie Ernaux: purtroppo io non condivido l’entusiasmo generale per questa scrittrice. Ho letto il famosissimo Gli anni ed arrivata a meno della metà del libro ho cominciato ad annoiarmi mortalmente: una volta capito il gioco, non aveva senso continuare a leggere. Uno di quei libri che io chiamo “organetto” perché strutturati in maniera tale da poter essere lunghi 50, 100 o 1.000 pagine. L’ho posato e, molto delusa, non ho letto più nulla, di suo. Magari ho sbagliato, ma di cose da leggere ce ne sono tante, e non si può leggere tutto. Inoltre, sempre per rimanere su Gli anni, penso si tratti di un romanzo (?) non solo troppo basato su temi, oggetti, evocazioni strettamente francesi ma per giunta francesi di una precisa generazione. Mi chiedo se e in quale misura le cose di cui parla risulteranno riconoscibili e comprensibili alla stragrande maggioranza di francesi delle prossime generazioni… se le eventuali riedizioni avranno bisogno, anche solo fra una ventina d’anni, di un massiccio apparato di note a piè di pagina…

  6. mcf57160 ha detto:

    Dommage, pour Annie Ernaux tu as commencé par le plus atypique et le plus raté de ses romans, le moins exportable puisqu’il ne parle qu’à ceux qui la suivent depuis ses débuts non seulement dans ses romans mais dans ses combats.

    Ses romans sont une autobiographie et, la méthode Houellebecq s’impose : attaquer par le début. Personne n’a parlé du mépris de classe comme elle dans La Honte ou La Place ou les Armoires vides.

    Voici deux femmes que j’admire énormément, j’ai passé des moments magnifiques en leur compagnie.

    “Une semaine avec “Les années” d’Annie Ernaux ” sur https://www.franceinter.fr/emissions/l-heure-bleue/l-heure-bleue-20-avril-2020 via @franceinter

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