LA SCOPERTA DELLA CURRYWURST – UWE TIMM

Ma è proprio vero che la currywurst è stata inventata? E poi proprio da una persona precisa? “Non è forse quello che accade anche con i miti, le fiabe, le saghe, le leggende, che nascono come frutto non di una persona ma di tante persone insieme?” ci dice Uwe Timm.

E dunque quale storia c’è dietro questa semplice pietanza da asporto, un piatto povero, un po’ sudicio anche, se vogliamo, da consumare in piedi, ai bordi dei marciapiedi?




currywurst

Currywurst di uno dei più noti chioschi di Amburgo


Il narratore, alter ego dello stesso Timm, è un amburghese che decide di scoprire il vero inventore della currywurst. Secondo lui si tratta di Lena Brücker, una signora che aveva un chiosco ad Amburgo, da cui lui andava sempre proprio per mangiare la deliziosa currywurst. Sa che c’è chi dice che la currywurst è nata a Berlino, ma lui è convinto che sia stata proprio Lena a inventarla, subito dopo la seconda guerra mondiale. E così va a farle visita nella casa di cura per anziani in cui ormai la vecchia signora si trova, e le chiede di raccontargli la storia.

…E Lena Brücker racconta. I suoi ricordi cominciano dalla fine di aprile del 1945, pochi giorni prima del suicidio di Hitler, e arrivano ai rigidi inverni di fame degli anni immediatamente successivi. Lena aveva messo su un chiosco in un quartiere operaio di Amburgo. Il quartiere denominato “la Piccola Mosca”, a due passi da quello a luci rosse. La sua prima clientela era costituita da “borsaneristi, gente da far paura, marinai, piccoli e grandi mascalzoni, le puttane e i magnaccia”. Serviva ai clienti un cibo di strada, “fresco e fruttato”, sudicio e nutriente, che “sapeva di macerie e nuovo inizio”, a base di salsiccia e curry.

In quei giorni bui, quando l’unica forma di scambio torna ad essere il baratto, al chiosco di Lena si paga non con soldi, ma con sigarette…

Lena Brücker racconta mentre, sebbene ormai quasi cieca, sferruzza un maglione fermandosi ogni tanto per preparare un caffè. E’ un racconto lucido, il suo, mai appannato dalla vecchiaia.
Lena racconta. Dovrebbe essere il racconto della scoperta della currywurst ed invece…fermandosi per contare i punti del suo maglione dal complicatissimo disegno che intreccia fili di molti colori, Lena parla degli anni difficilissimi di quella Germania Anno Zero, di come lei in prima persona e la città di Amburgo hanno vissuto il periodo seguito alla disfatta.

“Talora avevo il sospetto che non fosse affatto cieca, poi però muoveva le mani quasi a cercare i ferri dentro il maglione e continuava a raccontare, interrompendosi di tanto in tanto, quando si concentrava a contare le maglie, a toccare il bordo, cercando l’altro filo – spesso doveva lavorare con due o più fili contemporaneamente – introducendo il ferro con lentezza ma in modo mirato nelle maglie, sprofondata in se stessa e quasi ignorandomi, per poi, senza nessuna fretta e senza smettere di parlare, riprendere il lavoro a maglia; raccontò di episodi rilevanti o casuali e di tutte le persone e di tutte le cose che avevano avuto una qualche importanza per l’invenzione della currywurst: un ufficiale della marina militare, un distintivo d’argento della Federazione Ippica, duecento pelli di petit gris, dodici metri di legno, una produttrice di salsicce che beveva whisky, un consigliere del comando inglese e una bella ragazza inglese dai capelli biondo rossicci, tre bottiglie di ketchup, cloroformio, mio padre, un sogno pieno di risate e molte altre cose. Tutto questo me lo raccontò a pezzi e bocconi, sempre rimandando la fine, con ardite anticipazioni e flashback, e io qui non posso far altro che selezionare, appianare, collegare e abbreviare.”

Il libro ha due narratori: l’alter ego di Timm e la signora Brücker ed i ricordi d’infanzia dell’uno si intrecciano, come i fili del maglione cui Lena lavora, con i ricordi della giovinezza dell’altra.

Il mistero di come la currywurst sia stata scoperta (o inventata?) verrà svelato solo alla fine, il narratore (e noi lettori con lui) viene tenuto in sospeso come in un vero e proprio “giallo” di quelli classici di una volta. Sono molti i momenti in cui il narratore manifesta la propria impazienza, vorrebbe che Lena non si lasciasse andare a tante divagazioni, vorrebbe arrivare subito al dunque: insomma, è stata lei o no a inventare la currywurst? Ma ogni volta rimane (e noi con lui) coinvolto dalla narrazione dell’ anziana donna, perchè quello che emerge dalla memoria di Lena è un racconto di passione e amore, guerra e diserzione. Uwe Timm ricostruisce, attraverso il racconto di Lena Brücker, la vita quotidiana della Germania nei giorni che segnarono la caduta della città di Amburgo e del Terzo Reich.

Quella di Uwe Timm è una indagine del quotidiano, dei piccoli avvenimenti che pezzo per pezzo formano la storia. Lo scenario di quegli anni della Germania non è rievocato partendo da fatti di sangue o importanti eventi storici, ma partendo da un piatto povero, popolare, simbolo della quotidianità. Archeologia del quotidiano, è questo, in fondo, quello che Timm fa in questo libro in cui inseguendo un sapore dell’ infanzia che in qualche modo evoca una sorta di madeleine tedesca (il narratore da piccolo andava ogni giorno al chiosco a mangiare la currywurst) provoca l’ emergere di una memoria che, “a pezzi e a bocconi” prende sempre più corpo come se fosse la realtà di un tempo terribile: gli ultimi giorni di guerra, i giorni della capitolazione… il ritratto di una donna e “di quanta forza aveva avuto bisogno per vivere mantenendo la propria dignità”.

Matteo Galli nella postfazione parla di “estetica del quotidiano”, ed in effetti si tratta di una definizione che calza a pennello: Timm mette al centro della sua narrazione fatti quotidiani come la creazione della currywurst o il lavoro di un maglione, e attraverso questi racconta una storia, che a sua volta si intreccia con la Storia con la S maiuscola. E’ proprio Galli a scrivere che la currywurst di Timm è un po’ la madeleine amburghese, ed io trovo che questo sia molto vero.

(Piccola divagazione senza importanza: la currywurst o il currywurst? Al maschile o al femminile? Io, come la maggior parte degli italiani, l’ avevo sempre indicato al maschile. Ma in tedesco è femminile: “die Currywurst”. Probabilmente perchè in tedesco si fa riferimento alla salsa, in italiano alla pietanza nel suo complesso, al “piatto”.)

pallino

Uwe Timm appartiene a quella generazione di scrittori di lingua tedesca nati attorno ai primi anni ’40 e dunque, come scrive Matteo Galli nella postfazione, “di dieci, quindici, talvolta venti anni più giovani di coloro che nell’immediato dopoguerra diedero vita al Gruppo ’47 e che, al più tardi intorno alla fine degli anni ’50, fecero conoscere la nuova letteratura tedesca all’Europa e al mondo (Heinrich Böll, Günter Grass, Hans Magnus Enzensberger, Uwe Johnson, solo per citare i più famosi)”.

Come altri scrittori di questa generazione che si potrebbe chiamare “del ’67” anche Uwe Timm venne coinvolto nelle rivolte studentesche degli ultimi anni Sessanta (il Sessantotto tedesco) e partecipò della profonda insofferenza nei confronti di “padri che parlano poco, che ridono poco, irrimediabilmente marchiati da eventi che non hanno saputo dapprima prevedere, poi avversare e infine elaborare”, e soffrendo dell’atmosfera adenaueriana segnata al contempo dalla rimozione e dalla crescita, dalla conservazione e dallo slancio.

Una insofferenza nei confronti dei padri che negli anni Sessanta si esprime nel confronto diretto e politico all’interno del movimento e che negli anni successivi si manifesterà utilizzando la letteratura dando luogo a tutta una serie di testi che costuiscono documenti di una stagione politica ma anche testimonianze dell’emergere di una nuova generazione di scrittori di lingua tedesca.

Uwe Timm è scrittore prolifico, l’elenco dei suoi libri è lungo. La scoperta della currywurst è il libro che lo ha reso famoso.

Nel 2006 gli è stato assegnato il premio Letterario internazionale Mondello – Città di Palermo.




Uwe Timm

Uwe Timm

  • Uwe Timm >>
  • La scheda del libro >>
  • Uno stralcio dal film del 2007 diretto da Ulla Wagner Die Entdeckung der Currywurst in cui Lena Brücker è interpretatata dalla bravissima Barbara Sukowa
  • Al libro di Uwe Timm si è ispirata l’artista tedesca Isabel Kreitz per la sua bella graphic novel Die Entdeckung der Currywurst >>
Isabel Kreitz - Currywurst

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6 risposte a LA SCOPERTA DELLA CURRYWURST – UWE TIMM

  1. Claudio Carabelli ha detto:

    Kepler

  2. Winckelmann ha detto:

    L’ho letto in tedesco qualche anno fa e mi è tanto piaciuto. Sono contento che Sellerio la benemerita l’abbia tradotto.
    Currywurst è femminile perché femminile è Wurst (die Wurst). Il genere delle parole composte, in tedesco, è sempre quello della parola che sta in coda, ai fini del significato la più importante. Poi è un caso che sia Wurst sia il nostro salsiccia siano entrambi femminili: la logica del genere nei sostantivi in tedesco segue leggi per noi del tutto imperscrutabili.

    • gabrilu ha detto:

      Winckelmann in realtà il romanzo era stato già pubblicato, in italiano, anni fa https://www.lelettere.it/catalogo/letteratura-narrativa/la-scoperta-della-currywurst/
      ma io l’ho letto solo adesso.
      In quanto agli articoli del tedesco… non mi dire niente! Avevo cominciato ad impazzire, poi mi sono calmata quando ho finalmente capito due cose fondamentali: 1) non hanno alcuna logica e voler utilizzare la razionalità non serve a nulla se non a diventar matti 2) indispensabile memorizzare i vocaboli *assieme* al loro articolo.
      Punto. Solo così si sopravvive e tutto diventa più facile (si fa per dire).
      Chi, all’inizio, non lo ha fatto, se ne pente poi molto amaramente ed è costretto a tornare indietro e ricominciare tutto daccapo.
      Ciao! 🙂
      P.S. Adoro la lingua tedesca, purtroppo non ho alcuna occasione per esercitarmi “dal vivo”. Ora poi, in tempi di Covid, in cui è complicato fare anche le gite fuori porta a due passi da casa…

  3. Ivana Daccò ha detto:

    Che bel libro, e quanta voglia di currywurst, nel mio caso a Berlino. Un altro punto a favore del prendere il camper (che protegge benissimo dai contatti) e avviarci e, alla faccia del covid, raggiungerla, magari leggendo questo libro. Di solito faccio il viaggio in due giorni, ma potrei andar tranquilla e mettercene tre, basterebbe trovare camping aperti, va a sapere. Due dei miei quattro nipotini stanno lì, per non dire della figlia, e currywurst piace ovviamente a tutti.
    Domani in libreria a raccattarmi anche questo libro. Per fingere progetti (o farli, meglio).
    PS: adoro anch’io la lingua tedesca, ma ho rinunciato, di fatto, a parlarla. Pazienza gli articoli, ma che fare con i verbi separabili? Se leggi, può andar bene, ma se ti parlano, tempo che arrivi al pezzettino finale, e al disvelamento del significato, hai dimenticato tutto ciò che hanno detto!

    • gabrilu ha detto:

      Ivana Daccò beata te che puoi comunque andare a Berlino, città meravigliosa. Amo la Germania soprattutto quella da Berlino in su, la Germania del Nord. Chissà quando potrò tornarci…
      Ancora sulla lingua: i verbi separabili 🙂 Quando li ho affrontati la prima volta è stato una specie di choc, ed effettivamente il problema più grosso è non tanto quando si legge ma quando si ascolta, proprio per i motivi di cui parli tu. Però poi a ben pensarci… anche in latino il verbo è sempre in fondo alla frase. E non essendo, quelli latini, verbi separabili ma tutti interi non hai, all’inizio della frase, nemmeno un indizio di dove si va a parare. In fondo, la struttura delle frasi in tedesco ha una sua logica molto ferrea, ed una volta capita tutto appare molto meno ostico. Però. Però la maggior parte di noi il latino lo ha sempre letto, non parlato e dunque leggendo abbiamo/avevamo tutto il tempo a disposizione per tradurre/decodificare. E torniamo al punto di partenza: le lingue si devono parlare. Io avevo prenotato tutto il mese dello scorso agosto tra Lubecca e Amburgo. Perchè adoro quei posti – il Baltico, lo Schleswig Holstein… – ed anche per mettere alla prova “sul campo” quello che avevo imparato, chè studiavo come una forsennata. Poi in febbraio-marzo è esploso il Covid ed ho dovuto annullare tutto. La mia motivazione a continuare a studiare (almeno con quell’intensità e con quei ritmi) è crollata: quando potrò andare in Germania? Quando si rivedranno in Sicilia le masse di turisti tedeschi che circolavano prima e con i quali si potevano scambiare almeno qualche frase qua e là? Pazienza.
      A proposito: lieta di aver trovato un’altra che apprezza la currywurst 🙂
      Che poi è semplicissima da fare ed io l’ho anche fatta ed era persino buona, ma come tutti i cibi da strada, mangiarlo a casa non è mai la stessa cosa, non dà lo stesso piacere che nei baracchini, in piedi o appollaiati su quegli scomodissimi sgabelli-trespoli 🙂

      • Ivana Daccò ha detto:

        Comncio a temere che sia solo un sogno, per come vanno le cose ma, davvero, non ne posso più, e vorrei/oglio partire. Vedremo, sperando di riuscirci.
        Ed hai ragione: una currywurst a casa credo sia davvero altra cosa. Mai fatta. Da provare

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