LE API DI VETRO – ERNST JÜNGER

Ernst JÜNGER, Le api di vetro (tit. orig.le Gläserne Bienen), traduz. di Henry Furst. Con uno scritto di Giorgio Cusatelli, pp. 256, Ugo Guanda Editore, Collana Narratori della Fenice, 2020

“…ebbi subito l’impressione di una cosa imprevista e supremamente bizzarra, quasi l’impressione di un insetto piovuto dalla luna. Poteva aver lavorato a fabbricarlo un demiurgo, in regni remoti, il quale una volta avesse sentito parlare di api.”

Romanzo ambientato in una Germania distopica e che si intuisce essere a metà strada tra la Repubblica di Weimar e quella nazionalsocialista ha per protagonista e voce narrante Richard. “Uomo del passato”, Richard – di origini contadine, fortemente e visceralmente legato alla natura – ha fatto poi parte della Cavalleria, ha assistito al passaggio dalle cariche a cavallo all’avvento dei panzer ed è stato uno degli ultimi combattenti a cavallo. Nostalgico di quei tempi ormai andati, assiste impotente allo stravolgimento della società e al pervertimento della natura, via via piegata alle esigenze della produttività, dell’economia e del progresso. (continua a pag.2)

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2 risposte a LE API DI VETRO – ERNST JÜNGER

  1. mauroconi ha detto:

    Probabilmente il mio preferito di Junger, insieme a “Sulle scogliere di marmo”. Amo lo stile visionario e accurato e al contempo, che potrei accomunare a Borges, nel senso che anche l’argentino tentava la fusione tra materiali deliranti e uno stile precisissimo tipico del segno Vergine. Ho appena scoperto il suo blog (tramite la recensione di Sebald) e sto cominciando l’esplorazione… 🙂

    • gabrilu ha detto:

      mauroconi Jünger ha avuto una vita talmente lunga, ha scritto talmente tanti libri, aveva talmente tanti interessi che chi lo approccia e comincia ad esplorarlo trova sicuramente, prima o poi, il filone che lo interessa, lo cattura di più.
      Io, ad esempio, a differenza di te (spero possiamo darci del tu) non ho una gran predilezione per i suoi romanzi distopici tipo Le scogliere di marmo e lo stesso Le api di vetro che apprezzo, certamente, per la sempre raffinatissima scrittura, ma che trovo troppo platealmente, scopertamente a tesi e dunque narrativamente parlando, poco emozionanti.
      Il “mio” Jünger è invece quello della saggistica (affascinante, con pagine davvero ammalianti Il libro dell’orologio a polvere (Adelphi) ma soprattutto la sua diaristica; amo in particolare i diari della sua partecipazione alla 2WW dal 1941 al 1945. Su tutti, Irradiazioni che considero uno dei libri fondamentali del Novecento.
      In ogni caso, stiamo parlando di un autore da leggere e da non rifiutare aprioristicamente (come fanno in troppi) che lo giudicano senza averne letto nemmeno una riga.

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