EUROPA 33 – GEORGES SIMENON

Simenon Europa 33

Georges Simenon, Europa 33 (tit. orig.le Europe 33), traduz. Federica e Lorenza Di Lella, con una nota di Matteo Codignola, pp. 337, 67 ill. b/n, Adelphi, 2020

“L’Europa è malata. Il dottore si china, appoggia l’orecchio sul cuore del paziente: ‘Dica 33′ E il paziente ripete: ’33…33…33…’. Mmm! Dal viso del dottore traspare tutta la sua preoccupazione”

“La neve attutisce il rumore dei passi e delle voci. Attutisce gli urti. Ha un sembiante di pace. Eppure alcuni, qua e là, sono preoccupati, fremono impercettibilmente come se… Come se domani, scioltasi la neve e tornata nera e brulicante di vita la terra, dovessero correre verso frontiere di nuovo visibili. Ma questo non mi riguarda. Io sono partito con uno scopo più modesto, quello di vedere il volto dell’Europa di oggi. C’è stata un’ Europa di prima del 1914, poi un’Europa squarciata dalle trincee e infine un’Europa del dopoguerra. Ma forse è ancora un’altra Europa questa Europa del 1933 che sonnecchia sotto la neve e che, come chi dorme male, è scossa da bruschi e terrificanti sussulti”.

Nel 1933 Simenon, insieme alla prima moglie Tigy, partì da La Richardière – una residenza di campagna di nobili, costruita nel XVI secolo vicino a La Rochelle in cui nel 1931 si era trasferito con la famiglia pur mantenendo la casa di Parigi a Places des Vosges – per un lungo giro nei paesi europei.

E’ un’ Europa apparentemente tranquilla e sepolta dalla neve, quella che si trova a percorrere, ma in realtà è un’ Europa malata, cui Simenon già nella prima pagina del libro fa dire “33” e che ausculta come farebbe un dottore ma con la cocciutaggine e la curiosità di consumato reporter, curiosità che non è però rivolta all’Europa ufficiale, quella delle Cancellerie e dei Ministeri ma all’Europa profonda, degli uomini comuni.

Il volume Adelphi, corredato di molte foto scattate dallo stesso Simenon, contiene quattro reportages scritti su questo viaggio attraverso l’Europa tra il 1933 e il 1934. Pubblicati e finanziati da varie testate, molto diversi tra loro – come si vedrà – per tematiche e tono sono tutti egualmente brillanti, stimolanti e, in certi casi, per chi come noi oggi conosce lo sviluppo della Storia, persino premonitori o spiazzanti.

Una parentesi è d’obbligo: in Italia mancavano quasi del tutto pubblicazioni relative all’ attività giornalistica di Simenon. In Francia i tanti reportages realizzati tra il 1931 e il 1946 sono da tempo riuniti in Mes apprentissages, un volume di circa mille pagine facilmente reperibile anche in formato Kindle.

Mes apprentissages raggruppa, come viene detto nella scheda editoriale, i reportages dei viaggi che Simenon fece in Francia e nel mondo tra il 1928 ed il 1946. Apprentissages, perchè Simenon esercita il suo sguardo di romanziere su scene e popoli che egli scopre, su un altrove di cui si appropria facendo il pieno di immagini e sensazioni che poi svilupperà nelle sue opere narrative; apprentissages perchè si confronta con altri, suoi simili molto diversi, che egli cerca di comprendere senza mai giudicarli. Gli Apprentissages rivelano lo sguardo e la sensibilità d’eccezione di un Simenon grande reporter.

Chi già conosce in maniera anche solo un po’ approfondita l’opera squisitamente narrativa di Simenon non avrà difficoltà a ritrovare, sia in molti dei “romanzi-Maigret” che in quelli che lui chiamava i suoi “romans durs” (filoni che troppo spesso vengono contrapposti a mio parere in modo abbastanza artificioso, ma qui il discorso si farebbe troppo lungo) situazioni, luoghi, tematiche la cui “materia prima” è facilmente identificabile e reperibile negli articoli da lui inviati ai giornali in occasione dei suoi viaggi attorno al mondo…

Adesso, Adelphi pare abbia intenzione di pubblicare anche in Italia questi reportages di Simenon. Europa 33 è stato infatti preceduto da Il Mediterraneo in barca (Mare nostrum ou La Méditerranée en goélette) che era il resoconto-diario di una crociera compiuta nel 1934 nel Mediterraneo da Porquerolles (un’isola tra Tolone e Saint Tropez) alla Tunisia passando dall’Elba, Messina, Siracusa, Malta a bordo di una goletta. Di questo libro avevo scritto qualcosa su Facebook. Chi avesse voglia di dare un’occhiata può andare >>qui

Il vagabondaggio attraverso l’Europa del 1933 che dà il titolo al volume Adelphi è finanziato dal settimanale Voilà, lanciato due anni prima da Gaston Gallimard ed avviene dopo il viaggio in Africa in cui Simenon era andato – come dichiarò in una intervista rilasciata ad Odette Parmentier della rivista Candide“perchè è un paese che detesto d’istinto senza esserci mai stato e voglio vedere se ho ragione”.

Il volume Adelphi contiene, come dicevo sopra, quattro reportages:

  • Europa 33 (Europe 33)
  • I grandi alberghi europei (Les grands palaces européens)
  • Una visita a Trockij (Chez Trotsky)
  • Popoli che hanno fame (Peuples qui ont faim)

Nei vari articoli leggiamo del girovagare di Simenon nel Belgio delle associazioni di contadini, in Polonia, nella Romania francofila e poi ancora in Cecoslovacchia e in Ungheria e in Lituania. Ad Istanbul e sul Mar Nero. Ma sono le pagine della Berlino del 1933 quelle che forse appaiono oggi più interessanti e che suscitano più considerazioni. In Germania, in cui Simenon arrivò in pieno collasso del marco e visitando Düsseldorf, Colonia, Francoforte e infine Berlino egli fece in tempo, tra gennaio e febbraio, ad assistere alla morte della Repubblica di Weimar.

L’atmosfera di frenetica disperazione che accompagna l’ascesa di Hitler che ci descrive Simenon è la stessa che ha ispirato l’ Addio a Berlino di Christopher Isherwood: “le ammucchiate, il nudismo, la speculazione, il freudismo, i ragazzini e le ragazzine, lo squilibrio e l’irrequietezza, lo sport, l’eroina, la cocaina”, ed ancora il jazz scatenato ed il cinema espressionista, il Mostro di Düsseldorf che ha ispirato M, il celebre film di Fritz Lang del 1931 e la depravazione mi hanno fatto tornare in mente certe pagine de La peste bruna, i Diari 1931 al 1935 del giovane Klaus Mann di cui avevo parlato >>qui. Al fondo di tutto ciò, il bisogno di tornare ad avere uno scopo nella vita che porterà i tedeschi a tornare a marciare al passo cadenzato degli eserciti e ad obbedire agli ordini di un Führer.

Superfluo ricordare quanto importante sia stato il 1933 per il destino della Germania e per il resto del mondo…Il Partito nazionalsocialista ormai maggiore organizzazione politica del paese e vincitore delle elezioni del luglio 1932, Adolf Hitler nominato Cancelliere il 30 gennaio 1933, l’incendio del Reichstag – avvenuto appena tre settimane dopo – che permise ad Hitler di stabilire un regime di emergenza e di far procedere a migliaia di arresti…

… E Simenon? Quali furono le sue riflessioni sulla nuova Germania? Non sono sempre facili da decodificare, e si sono prestate a svariate e diverse interpretazioni. Ad esempio Pierre Assouline nella sua eccellente biografia di Simenon scrive che “In generale, Simenon cercò di minimizzare l’orrore della situazione, talvolta in modo ironico. Più i giornali di Parigi pubblicavano notizie allarmiste sull’aumento della violenza oltre il Reno, più Simenon descriveva dei tedeschi annoiati da estorsioni sanguinose e da regolamenti di conti mortali tra gli estremisti delle due fazioni. Ma si era mai reso conto veramente del pericolo che già si preannunciava, e che avrebbe segnato così profondamente la storia, nel programma e nei discorsi del nuovo Führer? Dal momento che tale pericolo era sfuggito a menti ben più ‘politiche’ di quella di Simenon, non sarebbe giusto rimproverare proprio a lui una simile mancanza.”

Certo, però, le frasi che scrisse non possono non destare perplessità; appaiono piuttosto ambigue, facendo intendere che quello che sarebbe diventato il Führer aveva messo rimedio al disordine e alla confusione, anche ideologica, della Germania della repubblica di Weimar.

“… Hitler li ha rimessi in riga… facendo loro ritrovare la fierezza e la gioia di essere nati cittadini della grande Germania…” . Questo a suo avviso era un medicina amara che i tedeschi dovevano pagare “… voi mi parlate di ebrei, di comunisti di eccessi, di atrocità…. vi ricordo quello che dicevate all’inizio: gli spari sui tram… i milioni di marchi nelle tasche e portavivande vuoti…”.

Parole molto forti a proposito delle quali, ogni volta che gli venivano ricordate, Simenon si trincerava dietro la sua rinuncia ad essere pubblicato in Germania dopo l’ascesa di Hitler. Nelle fluviali ed affascinanti Memorie intime scritte in età ormai molto avanzata e dopo il suicidio della figlia Marie-Jo lo scrittore parlerà di quella Germania come di un paese “dove io, dopo l’avvento di Hitler, non ho più accettato di essere pubblicato”.

L’affresco che Simenon ci offre dell’Europa del 1933 è composto di singoli tratti minuti, dettagli, a volte apparentemente banali, spesso divaganti, o da “istantanee”, come giustamente li definisce Matteo Codignola, anche e soprattutto in riferimento alle immagini che corredano il testo. E’ proprio tramite la sua sensibilità per i dettagli, i singoli incontri che riesce a farci vivere e comprendere anni decisivi per l’Europa ed il mondo. Lo fa descrivendoci una sua visita a un dormitorio pubblico di Varsavia (“Non sono un tipo impressionabile. Ho visto lebbrosi in Africa, manicomi in Olanda, clochard sotto i ponti di Parigi e assassini rinchiusi nel carcere della Santé. Ma davanti agli esseri stipati nei dormitori polacchi si fa fatica a pronunciare la parola uomo.”) o ad un bordello di Vilnius, le lunghe file di disoccupati, il lusso di cartapesta di Bucarest, chiamata orgogliosamente dai romeni “la piccola Parigi” ma che a Simenon appare come una “capitale da operetta” . E la miseria, la fame in cui lui e Tigy si imbattono dappertutto e che alimentano un bellicoso patriottismo che presto sfocerà nella guerra.

Nazismo avanzante da una parte, e sull’altro versante l’Unione Sovietica staliniana, Batum e Odessa.

Il viaggio sul Mar Nero è la parte più giornalistica dei reportages. Odessa è una città spettrale, coi negozi chiusi e appena qualche spaccio cooperativo aperto. Lo scrittore e la moglie Tigy si trovano intrappolati dal “servizio di accoglienza” organizzato dalla Ghepeù (il servizio segreto sovietico). Sonja, la ragazza incaricata di accompagnarli passo per passo, vorrebbe organizzare visite a fabbriche e scuole modello ma Simenon vuole invece indagare, cercare di capire: perché quelle donne ben vestite espongono per strada e vendono soprammobili, lenzuola e coperte? Quanto guadagna un operaio e quanto costa il pane? Si intrufola, conversa di nascosto con i camerieri, si informa sulla vita reale della gente. Si fa un’idea.

Il clima è di continuo sospetto e paura, ci si sente costantemente spiati, soffocati; per sopravvivere non ci si deve fidare di nessuno, ma allo stesso tempo, per poter vivere, bisogna potersi rilassare… Tutto questo, che Simenon ha colto e descritto nei suoi reportages lo ritroviamo fin nei minimi dettagli dei nomi, dei luoghi e delle vicende in quel capolavoro (ambientato proprio a Batum) che è Le finestre di fronte. E sarebbe possibile fare altri esempi della capacità di Simenon di elaborare il materiale “giornalistico” trasformandolo in alta letteratura…

Gli articoli escono nel 1934, due anni prima del viaggio in Urss di André Gide e del suo famoso libro-denuncia Retour de l’Urss (1936) sul fallimento del socialismo sovietico (ne ho parlato >>qui): a quel punto Simenon, proprio nelle sue rocambolesche cronache da Odessa, aveva già messo a fuoco la cruda realtà del sistema: la miseria, la fame, la burocrazia soffocante.

Paris-Soir aveva incaricato Simenon di intervistare Trockij, l’ex organizzatore dell’Armata rossa.

L’intervista a Trockij (Una visita a Trockij Chez Trotsky) resta, nonostante tutti i limiti, peraltro riconosciuti dall’autore stesso, lo scoop maggiore dell’intera carriera giornalistica di Simenon. Lo va a trovare nella sua villa sull’isola di Prinkipo, vicino Costantinopoli in cui Trockij trascorre le sue giornate leggendo, scrivendo, studiando e da cui non esce mai se non per trascorrere qualche ora con la canna da pesca…Prima di essere introdotto nello studio di Trockij Simenon ha una breve conversazione con il suo segretario:

“Mi ha molto stupito che il signor Trockij abbia accettato di riceverla. Di solito evita i giornalisti.”

“E lei sa a cosa devo questo trattamento di favore?”


“Non ne ho idea”

Neanche io. E in seguito avrei continuato a non saperlo. Forse c’è stata una felice coincidenza tra le mie domande e il desiderio di Trockij di fare una dichiarazione su alcuni argomenti.”

Durante l’incontro, l’ex capo dell’Armata rossa, mentre preconizza uno spostamento degli equilibri internazionali dall’Europa agli Stati Uniti, afferma sicuro: “In una prospettiva non di mesi ma di anni – non certo però di decenni – ritengo assolutamente inevitabile lo scoppio di una guerra scatenata dalla Germania fascista”.

Di tono completamente diverso è il pezzo dedicato a I Grandi Alberghi europei (Les grands palaces européens), l’unico firmato con uno pseudonimo. Gradevolissimo nelle forme ironicamente leggere con cui affronta il tema dei grandi alberghi di lusso in cui soggiornano ministri, avventurieri, false principesse, vere sgualdrine….i grandi alberghi di lusso con i loro ferrei rituali, in cui “praticamente non si muore nemmeno […] e se, per disgrazia, [si] muore lo stesso dove non si dovrebbe morire si organizzerà una morte discreta, con immediato trasferimento, più discreto ancora, in un altro luogo. Niente furti! Niente truffe! Niente assegni scoperti” perchè la parola d’ordine è dappertutto una ed una sola: “niente scandali!”

Anche gli spunti drammatici costituiscono un brillante esempio della versatilità compositiva di questo scrittore dal multiforme talento.

In Popoli che hanno fame (Peuples qui ont faim) del 1934 Simenon scopre l’estrema povertà di masse sterminate:

“Avete mai sofferto la fame? La fame vera, non quella che attanaglia chi resta due giorni senza mangiare, ma quella che si insedia in chi per settimane, per mesi mangia troppo poco e che gli rimane dentro, appiccicata al ventre come un cataplasma, incrostata nelle pareti dello stomaco e alla base del cranio.

Quella fame io l’ho patita durante la guerra, quando, da bambino, vivevo nelle regioni occupate. E per questo so che, contrariamente alle rappresentazioni che ne danno o a quel che ci racconta la letteratura, la Fame non grida, non si ribella.
La Fame, la Fame vera, è fiacca e rassegnata. La Fame non è sempre smunta e scarna come la raffigurano. È gonfia. Ha un aspetto sgradevole e malsano, occhi inquisitori e l’amaro in bocca” .

Questa Fame Simenon la incontra a Varsavia, a Praga, a Vilnius…

E’ un’Europa sull’orlo del baratro, quella che percorre Simenon e la sua è una testimonianza preziosa, potente l’affresco che ci offre dell’Europa del 1933, composto di singoli tratti minuti, dettagli, a volte apparentemente banali.

Il volume è corredato di molte delle fotografie scattate dallo stesso Simenon: ritraggono gente comune, passanti in strade desolate, istantanee “rubate” a quei “popoli che hanno fame”. Simenon scattava sempre personalmente le foto dei suoi reportages. Esiste anche un volume, Fotografie di viaggio edito da Archinto dedicato esclusivamente a quelle foto.

Non a caso Matteo Codignola intitola la sua Nota in fondo al volume Un fabbricante di istantanee.

Ma sulle foto contenute in questo volume Adelphi mi permetto di esprimere una piccola riserva.

Il formato mi pare le immiserisca, la maggior parte sono inserite nel testo (queste due pagine che ho fotografato rappresentano un’eccezione), sono poco luminose; non so se ciò sia dovuto alla qualità degli originali o alla scelta di pubblicare la raccolta nella collana della Piccola Biblioteca; le foto risultano tutte troppo piccole e di scarsa definizione. Certamente, vista la bellezza di molte, avrei preferito dimensioni più adeguate. Un vero peccato.

  • Scheda del libro >>
  • Per alcuni dettagli della biografia di Simenon ho fatto riferimento all’eccellente libro di Pierre Assouline Georges Simenon. Una biografia, libro che mi sento di consigliare vivamente a tutti gli appassionati di Simenon (io, avrete capito, sono tra questi) ma anche a tutti coloro che conoscono questo scrittore ancora solo superficialmente o lo considerano (forse anche con un po’ di snobistica sufficienza) soltanto “l’inventore del Commissario Maigret” >>
  • Un interessante articolo che parla del rapporto tra Roberto Calasso, responsabile della casa editrice Adelphi e Georges Simenon, rapporto iniziato nel 1982 e che portò, nel 1985, alla firma del contratto con Adelphi >>
  • Un sito italiano interamente dedicato a Simenon che è una vera miniera, ricchissimo di informazioni ed approfondimenti. Imprescindibile e prezioso punto di riferimento per tutti i “simenoniani” >>
  • Georges Simenon, Mes apprentissages >>
  • La mia mini-recensione di Mediterraneo in barca nell’ “Album di letture 2019” che ho su Facebook >>

Informazioni su gabrilu

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6 risposte a EUROPA 33 – GEORGES SIMENON

  1. Amfortas ha detto:

    Cara Gabrilu, mentre leggevo pensavo che anche nel 2020 e presto nel 2021 i blog continuano ad avere un senso. Certo, bisogna avere voglia di leggere e approfondire, però questo tuo articolo è esemplare: non credo che sulla carta stampata sia possibile trovare una presentazione così ben fatta.
    Detto questo e confermato che il buon Simenon è uno dei miei scrittori preferiti, ti auguro un felice anno nuovo, da estendere a tutti coloro che passano a casa tua.
    Ciao, Paolo

    • gabrilu ha detto:

      Amfortas
      I blog continuano ad avere un senso? Ah, Paolo, che tasto sensibilissimo hai toccato! Da mesi a questa parte è una domanda che io stessa mi pongo, ed anche troppo frequentemente…E le risposte oscillano in continuazione. Ma insomma, intanto sono ancora qua e continuo. Que sera sera, cantava Doris Day…
      Grazie per le parole di apprezzamento. Mi confortano soprattutto perché uno dei miei timori costanti è sempre quello di sproloquiare e divagare troppo. Per auto assolvermi mi dico che pretendere sintesi e concinnitas da una proustofila di provata fede sarebbe però pretendere davvero un po’ troppo 😉
      Ciao, Buon 2021 ed a rileggerci sui nostri schermi!

  2. newwhitebear ha detto:

    Un bellissimo spaccato di Simeno quasi sconosciuto alla maggioranza di noi. Per molti Simenon è il papà di Maigret e basta. In realtà fu molto prolifico e variegato nei suoi numerosi testi. Qui Simenon veste i panni del giornalista-viaggiatore dove riporta le sue riflessioni su mondi tanto diversi dal suo.
    Sia un sereno anno nuovo quello che tra poco ci apprestiamo a esplorare.

    • gabrilu ha detto:

      newwhitebear hai ragione. Che poi, personalmente, sul considerare – come molti fanno – i “Maigret” una produzione letteraria di serie B avrei molto, ma molto da ridire, eh. Ma lasciamo perdere.
      Ciao, e speriamo che nel 2021 si cominci almeno a vedere una luce in fondo al tunnel… 🙂

  3. Pierre André Podbielski ha detto:

    Affascinante ! Commenti di primissima utilità culturale . Traduzione del libro esemplare . Si peccato che le foto siano così piccole .
    Libro così attuale ! Grazie 🙏

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