LA SIGNORINA CORMON – HONORÉ DE BALZAC

Balzac La signorina Cormon

Honoré De Balzac, La signorina Cormon (tit.orig.le La vieille fille), traduz. Francesco Monciatti, a cura di Pierluigi Pellini, pp. 400, Sellerio

La signorina Cormon, che Balzac scrisse quando aveva trentasette anni, è stato il primo roman-feuilleton pubblicato a puntate su un quotidiano politico francese ed oltre ad essere considerato un capolavoro del romanzo moderno è anche uno dei testi più importanti (anche se forse in Italia tra i meno conosciuti) della Commedia umana.

Nel piano complessivo dell’immensa opera di Balzac La signorina Cormon (del 1836) fa parte dello Studio dei costumi, Sezione Scene della vita di provincia. Il titolo originale francese è La vieille fille che equivale a “zitella” ma nell’edizione italiana Sellerio si è preferito – a mio parere opportunamente – sostituirlo con un titolo più neutro.

Vi si narra la storia, esilarante ma anche crudele, della signorina Cormon, una vieille fille non bella ma nemmeno brutta, una donna che risulta grottesca ma

anche in alcuni momenti persino simpatica e desiderabile, un’ereditiera la cui famiglia era un tempo tra le più importanti della provincia e che, essendo la persona più ricca della cittadina di Alençon costituisce il polo di attrazione di tutta la comunità, una specie di “ragione sociale sotto la quale si radunava una imponente consorteria”.

Rose-Marie Victoire Cormon – desiderosa di sposarsi e di soddisfare così i propri bollenti inconfessati desideri sessuali (aveva uno “smodato e legittimo desiderio di marito”, dice Balzac) – ha per la verità ben tre pretendenti, ma è ancora nubile perché la paura di essere chiesta in moglie solo per il suo patrimonio la rende inquieta e terribilmente sospettosa. In effetti, “sposare la signorina Cormon significava regnare su Alençon”

Di zitelle, nella Commedia umana, ne incontriamo parecchie. La più celebre è, io credo, la Fisher, decisamente più nota come la cugina Bette, protagonista dell’omonimo bellissimo romanzo. La maggior parte di queste zitelle ha rinunciato al matrimonio, ad un certo punto si sono rassegnate all’età ed al destino. Non certo però la signorina Cormon! Lei vuole sposarsi e questo desiderio la possiede, la invade al punto da paralizzarla. In fin dei conti, pensa, non ci si sposa che una volta sola e l’importanza che questo ha per lei la fa continuamente esitare ed arretrare. Perchè lei cerca la perfezione. Vuole il migliore. L’eccesso di desiderio la porta…all’inibizione.

Per tutto il romanzo l’attenzione, le chiacchiere, i pettegolezzi di questa cittadina di provincia ruotano attorno alle manovre dei tre pretendenti ed alle vicende matrimoniali della signorina Cormon nella cui casa “si respirava per intero l’aria della vecchia, inalterabile provincia”, in cui “il genio della provincia aveva conservato ogni cosa”.

E nessuno come Balzac sa descrivere la provincia francese…

Fonte: gallica.bnf.fr/Bibliothèque nationale de France

La tematica sessuale, i doppi sensi audaci, i calembours e i giochi i parole a sfondo erotico che pervadono tutto il romanzo danno alla storia degli intrighi amorosi della signorina (quarantadue anni! praticamente una zitella, ormai!) e dei suoi spasimanti una forte connotazione di salace euforia della quale la stessa vieille fille è artefice ma… comicamente inconsapevole. In altre parole: molto spesso le succede di pronunciare frasi, utilizzare espressioni pesantemente a doppio senso, frasi che provocano l’allegria e l’ilarità generale ma del cui doppio senso la poverina è innocentemente ignara…

“Un giorno confessò tutta seria di non saper quale differenza corresse tra i buoi e i tori. L’affascinante cavaliere bloccò gli scoppi di risa rispondendo che i buoi non avrebbero mai potuto essere altro che gli zii delle torelle (nome della giovenca in dialetto). Un’altra volta, sentendo molto parlare dell’allevamento dei cavalli e delle difficoltà che un simile commercio presentava, argomento spesso dibattuto in una regione in cui ha sede la rinomata stazione di monta equina del Pin, capì che i cavalli traevano origine dalle monte, e chiese perché non si facessero due monte all’anno. Il cavaliere attirò le risate su di sé. ‘E’ del tutto possibile’, disse. I presenti drizzarono le orecchie. ‘L’errore’ continuò ‘è dei naturalisti, che non sono ancora riusciti a costringere le giumente a sgravarsi in meno di undici mesi’. La poverina non ne sapeva di monte più di quanto potesse distinguere un manzo da un toro.

“Questa sorta di uscite le aveva meritato, nella sua cerchia di frequentatori, di essere chiamata ‘la brava signorina Cormon’. In bocca ai begli spiriti della compagnia, quest’espressione voleva intendere che era ignorante come una capra, e anche un po’ scemotta. Ma molte persone della sua stessa levatura prendevano l’epiteto alla lettera e rispondevano: ‘Oh, sì! La signorina Cormon è bravissima’ “.

La trama del romanzo è molto semplice ma ricchissima di piccoli grandi colpi di scena e continui cambi di registro per cui si passa da momenti in cui questa zitella grassa e sciocca ma anche buona e generosa, iperattiva e dispotica ma anche capace di grande remissività e capacità di sopportazione dà vita a situazioni di grande comicità o di grande tristezza che suscitano in chi legge reazioni che di volta in volta vanno dall’ilarità alla solidale empatia. Chiudendo il libro, questa signorina Cormon insomma si rivela personaggio molto più complesso e variegato e sicuramente molto meno banale di quanto all’inizio ci era forse apparso.

La signorina Cormon ed i suoi pretendenti sono però anche lucida rappresentazione di un’allegoria storico-politica

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Scrive infatti Pierluigi Pellini nella postfazione dall’accattivante titolo Miti e termiti ovvero come una zitella grassa e sciocca possa incarnare la modernità:

“L’ingenua protagonista, zitella per l’epoca oltremodo attempata e nondimeno tormentata da una vera e propria ossessione matrimoniale, è figura della Francia, o quantomeno di quella France profonde, di quella provincia tradizionalista e un po’ ottusa che – nella realtà storica come nel mondo parallelo della Commedia umana – è contraltare e necessario complemento del vorticoso fervore parigino. Non a caso, Rose-Marie-Victoire Cormon è l’ultima discendente di una famiglia di origini borghesi, ma da secoli arricchita e imparentata con la nobiltà: come il suo ‘salotto variegato’, dove possono incontrarsi notabili di diversa estrazione, la zitella è una sorta di terreno neutro, oggetto – simbolico non meno che economico – delle mire delle opposte fazioni. E infatti i suoi due più accreditati pretendenti, il cavaliere di Valois e il signor du Bousquier, riassumono in sè i tratti di due diversi momenti della storia francese, di due diversi sistemi politici, di due classi sociali nemiche: Ancien Règime e Rivoluzione, monarchia e repubblica, aristocrazia e borghesia. In modo più indiretto, anche l’unico uomo sinceramente innamorato della corpulenta donzella (e non solo del suo cospicuo patrimonio), il giovanissimo Athanase, è figura di un’epoca: di quell’Impero napoleonico sotto cui, come il suo autore, è cresciuto; ma rappresenta soprattutto la disperata frustrazione di una gioventù romantica asfissiata dai conformismi di provincia – ancora: con evidente trasposizione autobiografica.
Però l’allegoria s’incarna. I due protagonisti maschili sono personaggi fra i più riusciti della Commedia umana perchè frutto maturo di quello storicismo balzachiano che proprio nella Signorina Cormon trova una formulazione metaforica memorabile: ‘Le epoche stingono sugli uomini che le attraversano’.”

Marcel Proust, in una lettera a René Boylesve dell’ottobre 1917: “certo, ammiro l’immenso affresco delle Illusioni perdute e di Splendori e miserie, ma questo non mi impedisce di considerare almeno altrettanto grandi [placer au moins aussi haut] Il parroco di Tours, o La signorina Cormon, o La ragazza dagli occhi d’oro”

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  • La scheda del libro >>

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8 risposte a LA SIGNORINA CORMON – HONORÉ DE BALZAC

  1. newwhitebear ha detto:

    Di Balzac ho letto solo due romanzi. Papà Goriot e Eugenie Grandet, dove la provincia francese si mette a confronto con la cosmopolita Parigi.
    Interessante è anche quest’opera che non conoscevo.

    • gabrilu ha detto:

      newwhitebear si, i due che hai letto sono tra i più famosi, di Balzac (non i miei preferiti, ma questo poco importa). Una delle tante caratteristiche della Commedia umana che me la rendono speciale è che i romanzi che la compongono sono autosufficienti, si possono leggere in ordine sparso e non necessariamente andando per gruppi tematici o in ordine cronologico ma… ecco che man mano che si avanza nella lettura e ci addentriamo nella Commedia ci rendiamo conto che Balzac ha creato per noi un vero e proprio universo parallelo. La gran parte dei personaggi li ritroviamo in parecchi romanzi, a volte in veste di protagonisti e a volte come semplici comparse e pian piano comincia a rendersi evidente la rete di relazioni parentali o di affari o d’amore o altro che legano gente di provincia e parigini, borghesi e aristocratici, della cultura, della politica, del commercio, dell’alta finanza… e così scopriamo che metropoli e provincia profonda non sono poi così lontane come pensavamo, grandi dame parigine e oscure zitelle di campagna hanno qualcosa che le accomuna, scopriamo che un modesto curato di una piccola cittadina di provincia, protagonista de Il curato di Tours lo ritroviamo, guarda un po’, ad avere anche un ruolo marginale ma non privo di effetti concreti sul destino del profumiere Cesare Birotteau del romanzo omonimo nella Parigi degli affari e delle speculazioni commerciali; lo stesso Papà Goriot ha, tra i personaggi molto secondari, un uomo che troveremo poi tra i protagonisti (e che protagonisti!) di Le illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane… la stessa signorina Cormon, protagonista del romanzo di questo post, la incontreremo di nuovo in un altro romanzo… e così via. Ed a quel punto, ci accorgiamo che aprire un libro di Balzac è diventato per noi come entrare in una grande casa in cui conosciamo quasi tutti, in cui c’è gente che va e gente che viene, e quest’opera immensa della Commedia umana ci è ormai diventata familiare e dentro di essa ci muoviamo non più a tentoni ma dicendo: “toh, guarda chi si rivede! Chissà cosa ci fa lei (o lui), qui adesso!”

      In Italia purtroppo Balzac non è conosciuto, letto, apprezzato quanto meriterebbe. Ancora non mi capacito come nessuna casa editrice abbia pubblicato in maniera decente ed organica l’integrale della Commedia umana. Sembrava, anni fa, che fosse sulla buona strada Mondadori con i due volumi dei Meridiani ma poi… la cosa si è fermata lì.

      Adesso Sellerio compie l’opera meritoria di andare a pescare e pubblicare vere perle balzachiane in Italia praticamente sconosciute come questo La signorina Cormon. Di un altro libro Sellerio parlerò anche, spero a breve.

      Da tutto questo gran parlare che ho fatto credo si sia capito ormai che Balzac è uno degli autori del mio personale Pantheon 🙂

      Ciao e grazie 🙂

  2. barbaratagliavini ha detto:

    Gentile Gabrilu,
    La seguo silenziosamente ormai da anni, dai tempi in cui mi affidavo al suo magnifico sito su Proust e la sua gloriosa opera per avere quanti più dettagli e chiarimenti possibili in cui crogiolarmi.
    Da allora la seguo con affetto, e con un’invidia bonaria nei confronti della sua cultura e sensibilità.
    Ci tengo a farle sapere che spesso lei è il mio faro sul mondo della letteratura; i suoi consigli, il racconto delle sue letture mi guidano nelle mie scelte e mai sono stata delusa nell’aver seguito il percorso di briciole da lei seminato. Quello della letteratura è un oceano in cui non mi sento persa e che credo di saper navigare, ma le opere di cui scrive, e come ne scrive, sono sempre un’ ispirazione e sempre una certezza di qualità.
    Qualche esempio: Berlino, Ultimo Atto; Il Quartetto Rosendorf ( in lettura in questo momento) e molti altri. Ora ho acquistato La Signorina Cormon.
    Grazie per l’ottimo lavoro che continua a fare.

    • gabrilu ha detto:

      barbaratagliavini
      se sei la Barbara che penso io (e credo proprio di si), ti ricordo benissimo. Ci siamo frequentate in rete qualche anno fa per qualche tempo, poi da un giorno all’altro ho perso completamente le tue tracce e mi era dispiaciuto molto.
      Adesso ricompari con questo commento che mi ha fatto ammutolire e non trovavo le parole per risponderti. E sappi che non è facile riuscire a farmi ammutolire 😉
      Ti ringrazio moltissimo per quello che hai scritto e… non so proprio che dire.
      Si, una cosa però la dico: sono davvero contenta che i libri che hai scelto di leggere scartabellando NonSoloProust non ti abbiano delusa o annoiata cosa che può ovviamente succedere, perchè non è affatto detto che tematiche che interessano me interessino anche altri, o che autori/autrici che amo io piacciano anche ad altri.
      Adesso spero solo che tu non scompaia di nuovo nelle profondità del cyberspazio, e se sei ancora su FB mandami un segnale, mi piacerebbe rinnovare i contatti.

      Ti do’ del tu perchè ci siamo sempre date del tu e poi vedermi dare del lei in rete mi mette a disagio…

      Ciao ed a presto, spero!

      • barbaratagliavini ha detto:

        Carissima,
        Che piacere scoprire che ti ricordi di me (e quindi passo anch’io al “tu”) e che per di più hai di me un ricordo positivo.
        Questo mi riempie di gioia e mi fa anche gongolare un po’, non lo nascondo.

        In effetti qualche anno fa, avvilita e disgustata da ciò che vedevo sui social e impaurita di poterne venire indirettamente contagiata, ho cancellato tutti i miei account. Erano soprattutto i commenti degli altri utenti a nausearmi: così tante aggressività ingiustificate e volgarità gratuite, il tutto condito da un’ignoranza dilagante che si manifestava in commenti sgrammaticati. Non voglio apparire come una snob, e credo tu possa comprendere appieno la mia reazione a questo abbrutimento generale.

        Però in questi anni non ho mai smesso di seguirti e leggerti. Imparo moltissimo da te, ci tengo che tu lo sappia. E seppur vero che ognuno ha i propri interessi e i propri percorsi di lettura, io so che dove conduci tu troverò sempre dei tesori.
        La tua presenza in rete è davvero preziosa ed ogni tuo post è per me motivo di gioia ed entusiasmo.
        Un abbraccio forte, e sì, a presto 😊.
        Barbara

  3. Vania ha detto:

    Cara Gabrilu,
    ho appena finito di leggere “Le sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi ed ecco che tu racconti di un’altra zitella, altrettanto illustre, del panorama letterario. Un’altra fortunata coincidenza: leggerò con interesse e curiosità questo romanzo di Balzac per avere un altro punto di vista, un’altra prospettiva sull’essere “zitella”, come si diceva un tempo.
    una bella giornata … come il cielo di questa mattina, un pò freddino ma corroborante.
    Vania

    • gabrilu ha detto:

      Vania
      Che piacere rivederti!
      Le sorelle Materassi dici… letto moltissimi anni fa. Ogni tanto mi torna in mente e mi viene anche voglia di rileggerlo ma… che libro triste (almeno, io lo ricordo così).
      Ricordo anche il vecchio sceneggiato televisivo (allora si chiamavano così, i termini “fiction” o “serie TV” non circolavano ancora) RAI di tanti anni fa con quello splendido tris d’assi del teatro italiano di allora che interpretava le tre sorelle: Rina Morelli, Sarah Ferrati e Nora Ricci. Tre mostri sacri della scena.
      Lo conosci sicuramente, ma in caso contrario, se hai voglia lo trovi tutto su YouTube. Questo è il link della prima puntata

      Ciao, e grazie! 🙂

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