HONORINE – HONORÉ DE BALZAC

Charles Huard, Honorine et le narrateur
Matrice pour l’illustration de Honorine, Etudes de moeurs, Scènes de la vie privée de La Comédie humaine 4, volume 4, Paris, Editions Conard, 1910-1950, p.363. Paris, Maison Balzac
(Fonte)

Honorine è un lungo racconto o un romanzo breve che Balzac disse di avere composto in tre giorni, nel 1842, e fa parte di quel gruppo di “donne adultere” che aveva intenzione di inserire negli “Études de femmes”.

Poco conosciuto dal grande pubblico, è in realtà uno degli episodi non so se tra i più belli ma certamente uno dei più moderni della Commedia Umana. Ripubblicato da Sellerio con un’appendice di Pierluigi Pellini che si intitola Il rovescio oppressivo dell’amore romantico è uno di quei libri in cui il lettore di oggi può, paradossalmente, cogliere molto di più di quanto fosse in grado di fare un lettore dell’Ottocento, in particolare per quel che riguarda la vena che potremmo anche in qualche modo definire “protofemminista” della storia.

Tre i personaggi principali (il conte Octave, sua moglie la contessa Honorine e Maurice d’Hostal, segretario del conte e in seguito Console di Francia a Genova) cui si aggiunge, ma rimanendo sullo sfondo, un quarto personaggio costituito da Onorina Pedrotti, la ricca ereditiera genovese moglie di Maurice, divenuto barone e console di Francia.

Questo romanzo breve ha avuto estimatori illustri che vanno da André Gide ad Antonio Tabucchi (che nel suo celebre Sostiene Pereira fa tradurre in portoghese dal protagonista proprio questo romanzo di Balzac) ed ha una struttura ed un sottotesto molto più complesso di quanto possa apparire a prima vista.

Innanzitutto la narrazione è doppia: quella di primo livello, o narrazione primaria, che fa da cornice alla storia vera e propria è in terza persona ed è affidata alla voce narrante dell’autore Balzac, mentre quella di secondo livello è in prima persona e la voce narrante è del barone Maurice de l’Hostal; il tutto arricchito (o complicato) da indizi onomastici (Honoré è il nome dell’autore, Honorine si chiama la protagonista del libro, Onorina la donna che Maurice sposa – nomi tutti che hanno a che fare con il tema dell’onore), dai ripetuti accenni all’ambiguo mistero del poeta Byron, da una serie di inserti epistolari – lettere scritte dal conte Octave e da Honorine.

La complessità però non è soltanto formale, questa complessità è funzionale al vero tema del libro: e cioè l’incompatibilità, apparentemente immotivata ed inspiegabile, fra Honorine e suo marito il conte Octave; un dissidio insanabile di cui Octave non sa capacitarsi, del quale non riesce a trovare una spiegazione. Il lettore ha a che fare con un vero e proprio enigma.

Honorine aveva 16 anni quando Octave le aveva chiesto di sposarlo: “Con me sarai felice”, le aveva detto, e lei aveva acconsentito.

Tutto è perfetto, tutto è giusto, lui è disponibile, affettuoso, generoso. Octave ed Honorine appaiono una coppia ideale fino a quando… fino a quando Honorine si innamora di un altro, scappa con lui, resta incinta, viene abbandonata e destinata a sprofondare nella miseria e nella degradazione.

Octave non l’ha però mai persa di vista, è sempre innamoratissimo, è disposto a tutto purchè Honorine torni da lui. Capisce la situazione e, senza farsi mai vedere, le costruisce intorno una vita agiata di cui lei è del tutto inconsapevole. Con la complicità di una signora, le trova un lavoro, le paga buona parte dell’affitto, buona parte della spesa, buona parte di tutto e fa in modo che lei non lo sappia mai, che tutti le diano ciò che acquista a dei prezzi falsati al ribasso: alla differenza provvede lui. La cosa dura per anni in cui lui si consuma, finché il suo nuovo segretario Maurice gli diventa amico, gli domanda quale sia la causa dei suoi tormenti, scopre tutta la storia e viene anche lui assoldato nella disperata impresa di riconquistare Honorine assicurandole una vita agevole e promettendogliene, al momento giusto, una ancora più agevole, accanto all’uomo che, in silenzio, per anni, le ha fatto da angelo custode.

Octave, agli occhi di Maurice, è l’incarnazione della nobiltà e della passione: è addirittura “perfetto”. Quando il giovane conoscerà Honorine, la troverà altrettanto ammirevole da ogni punto di vista.

Balzac, Honorine

“Le sue mani, agili come il suo pensiero, andavano dal tavolo al fiore, come quelle di un artista sui tasti di un pianoforte. Le sue dita parevano essere fatate, per usare un’espressione di Perrault, tanto nascondevano, dietro la grazia del gesto, le differenti forze di torsione, d’applicazione, di peso necessarie a quell’opera, commisurando con la lucidità dell’istinto ogni movimento al risultato. Non mi stancavo di ammirarla mentre montava un fiore con i singoli elementi che si trovavano sparsi davanti a lei, avvolgeva un gambo di cotone e lo perfezionava attaccandovi le foglie. Dispiegava il genio dei pittori nelle sue audaci creazioni, copiava le foglie avvizzite, le foglie ingiallite; lottava con i fiori di campo, tra tutti i più naturali, i più complicati nella loro semplicità”

E allora perchè questa terribile incompatibilità tra due esseri che sembrano fatti l’uno per l’altra, perchè Honorine preferirebbe la miseria o addirittura la morte pur di non tornare a casa con il marito che non solo la perdona ma che farebbe di tutto per esserle gradito, per esaudire ogni suo desiderio? E’ questo dilemma il nocciolo del romanzo.

Balzac, Honorine

“‘Ve ne andate già, Maurice? mi chiese lei senza guardarmi. Si alzò […] e, sulla soglia di casa, mi prese la mano, me la strinse con molto affetto e mi disse. ‘Ci rivedremo…’. ‘No – risposi serrandole la mano fin quasi a farla gridare. ‘Voi amate vostro marito! Domani parto’. E fuggii a precipizio”

Maurice non riesce a darsi una risposta, il lettore alla fine comprende, la soluzione non arriva però in modo chiaro e diretto ma solo attraverso una serie di indizi, di allusioni lasciate cadere qua e là nel corso della narrazione da Balzac e la soluzione dell’enigma, la vera, profonda motivazione dell’ostinata resistenza e del rifiuto di Honorine è molto più facilmente comprensibile ed accettabile dai lettori di oggi che da quelli di ieri.

Anche se sarei tentata di farlo, non voglio svelare il mistero. Chi legge il libro è giusto ci arrivi da sè. Maurice scoprirà le ragioni di Honorine ma quello che lei in assoluta buona fede sinceramente gli racconta non è che la superficie di una ragione molto più profonda, e che ha a che fare con una sorta di rivendicazione protofemminista che Pierluigi Pellini nella sua postfazione considera tanto più moderna e significativa in quanto non contesta una violenza prevaricatrice, ma al contrario la più subdola, e per certi versi più insopportabile, “bontà” possessiva di un maschio “tirannico”.

Honorine, un altro gioiello balzachiano.

Balzac, Honorine
Honoré de Balzac, Honorine, traduz. Francesco Monciatti, a cura di Pierluigi Pellini, pp. 264, Sellerio, 2019
  • La scheda del libro >>

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5 risposte a HONORINE – HONORÉ DE BALZAC

  1. sapovitvito ha detto:

    Gabrilu, senza fretta però! Devo ancora terminare La casa di ghiaccio, poi c’è la Vieille Fille e dopo sarà la volta di Honorine. Inframmezzati da un simpatico “La città dei ladri” sul Kobo.

  2. newwhitebear ha detto:

    Della commedia umana di Balzac ne avevo sentito parlare di un altro romanzo. Piano piano si compone il puzzle.
    Dalla trattazione mi sembra un po’ diverso dagli altri romanzi d o racconti di Balzac ma forse è solo una sensazione sbagliata

  3. sapovitvito ha detto:

    Ho concluso la Casa di Ghiaccio. Mentre ho smesso la lettura della Città dei Ladri. Perchè, benché sia citato anche su Commonlit.org, ho incontrato dei ridicoli anacronismi. Nel 1941 dei ragazzi vanno sul tetto ad ascoltare, da una radiolina, radio Mosca. Oppure teli di plastica stesi, sempre nel 1941 durante l’assedio, sul pavimento della casa di una miserabilissima coppia di cannibali.
    Però all’inizio del capitolo 3 ho incontrato un piacevole collegamento con il capitolo 1 della Casa di Ghiaccio. Entrando nell’Isola di Pietra dal Ponte della Trinità uno dei due ladri vi riconosce la casa dei Dolgokurov. Anche io penso di averla vista da Google Earth: è una bellissima villa palladiana. Niente a che fare con la robusta casa di granito della signorina Cormon! Che, per rispondere a newwhitebear, appartiene al più caratteristico Balzac della Vita di Provincia.

  4. sapovitvito ha detto:

    Conclusa la Vieille Fille devo annotare che Balzac solo in rari casi (Ursule Mirouet) assicura un destino felice alle sue protagoniste. Esilarante la scena dello svenimento della protagonista, e sempre sovrabbondanti i riferimenti alle tecniche finanziarie dell’epoca, agli intrecci di politica locale che ormai leggo con piacere senza veramente comprenderli, ed alle astuzie di una provincia di inizio Ottocento (la protagonista che conta le frutta raccolte per meglio gestirne il consumo. Grazie per avermelo fatto rileggere, Gabrilu. Ora tocca ad Honorine!

  5. Ivana Daccò ha detto:

    Me lo leggerò subito!

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