TRE ANELLI – DANIEL MENDELSOHN

Daniel Mendelsohn Tre anelli

Daniel Mendelsohn, Tre anelli. Una storia di esilio, narrazione, destino (tit. orig.le A Tale of Exile, Narrative, and Fate, 2020), traduz. Norman Gobetti, pp. 120, Einaudi, 2021

“Uno straniero arriva in una città sconosciuta dopo un lungo viaggio. Da qualche tempo è stato separato dalla sua famiglia; da qualche parte c’è una moglie, forse un figlio. Il percorso è stato travagliato, e lo straniero è stanco. Si ferma davanti all’edificio che diventerà la sua casa e poi comincia ad avvicinarsi: l’ultimo breve tratto dell’itinerario imprevedibilmente zigzagante che l’ha portato fin lì. Adagio, passa sotto l’arco che gli si spalanca davanti, diventando presto indistinguibile dall’oscurità, come il personaggio di un mito che scompare nelle fauci di un mostro leggendario, o negli orridi gorghi del mare. Si muove con difficoltà, le spalle ingobbite dal peso delle valigie. Lì dentro c’è tutto ciò che ancora possiede. Ha dovuto fare i bagagli di fretta. Che cosa contengono? Perchè è venuto? Chi è?”

Dopo Gli scomparsi, magnifico libro sulla Shoah la cui stesura impegnò l’autore per anni in una ricerca che lo portò in tutti i continenti e gli costò l’altissimo prezzo di un forte esaurimento nervoso ed un vero e proprio crollo psichico durato mesi (di tutto questo Mendelsohn dà conto nelle prime quindici pagine di Tre anelli) ed il secondo romanzo Un’Odissea in cui ad un seminario tenuto da Mendelsohn sul poema omerico segue una crociera che lui e il padre decisero di fare percorrendo le tappe delle peregrinazioni di Odisseo nel suo ritorno ad Itaca, Daniel Mendelsohn ci regala oggi un gioiello di libro che, sebbene di un centinaio di pagine risulta in realtà denso di stimoli, suggestioni, temi su cui fermarsi e riflettere. Per me, l’ennesima dimostrazione che il numero di pagine di cui è composto un volume nulla ha a che vedere con la qualità di un testo e/o il potenziale coinvolgimento di chi legge. Ma non voglio divagare, anche se proprio l’arte, la tecnica della divagazione nello scriver narrativa costituisce uno dei temi principali che Mendelsohn propone alla nostra riflessione.

Su questo libro potrei scrivere a lungo ma temo finirei per scrivere un post lungo quanto il libro (esagero, ovviamente, ma sono certa che chi mi legge colga il senso di quello che intendo) e quindi mi limito ad accennare ai tre elementi principali del testo di Mendelsohn, tutti sempre e non a caso introdotti da quel brano che ho citato più sopra e che ricompare ciclicamente. Come in un anello.

== Il tema dell’esilio, imposto o volontario, della perdita della Heimat, della nostalgia o del ripudio delle radici e delle appartenenze: si parla infatti di tre esuli, diversi ma in qualche modo uniti:

Erich Auerbach, considerato da molti il più grande critico del Novecento, ebreo che nel 1936 fuggì dalla Germania di Hitler e scrisse il suo grande classico sulla letteratura occidentale, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, in esilio a Istanbul.

François Fènelon, l’arcivescovo francese del diciassettesimo secolo (antenato, ci ricorda Mendelsohn, di quel Bertrand de Fènelon che sarà grande amico di Marcel Proust, a sua volta autore – guarda caso – di una delle opere più circolari – “ad anello”, appunto – della storia della letteratura). Fènelon autore di un ingegnoso seguito dell’Odissea, Le avventure di Telemaco, libro di enorme successo tradotto in una quarantina di lingue che essendo però anche una critica neanche troppo velata al Re Sole, segnò la rovina del suo autore: Luigi XIV, infuriato, estromise infatti brutalmente Fènelon da Versailles e lo relegò in un luogo tetro e freddo nell’estremo Nord della Francia, un luogo particolarmente disagevole per una persona che cominciava ad invecchiare ed era originario del Sud (il metodo Fouquet, già applicato con successo nel 1664 era ormai – mi viene da pensare – ben collaudato e funzionava alla grande).

Il romanziere tedesco W. G. Sebald che, posseduto da un profondo senso di colpa ereditario per gli orrori di un passato di cui non era responsabile (era nato in Baviera nel 1944) da questo passato si sente comunque contaminato. Un tedesco che si sentì spinto ad abbandonare il proprio paese autoesiliandosi in Inghilterra negli anni Sessanta, di fatto per lasciarsi alle spalle il proprio padre, un uomo che per tutta la seconda guerra mondiale aveva combattuto nella Wehrmacht, le forze armate il cui motto era Gott mit uns, – Dio con noi. E Sebald nei suoi libri zigzaganti, pieni di apparenti digressioni, divagazioni ci parla del viaggio e dell’esilio, della nostalgia e della separazione dalla casa.

== Tre anelli è anche una riflessione sulla tecnica narrativa della “narrazione ad anello”, e cioè l’arte della divagazione, l’idea di un viaggio, di un’odissea, che permetta un ritorno a casa arricchiti. Una tecnica che, fin dai tempi di Omero ha, secondo Mendelsohn, definito il modo occidentale (e soprattutto mediterraneo) di legare uomini e simboli, terra e cielo, caso e destino.

“una tecnica, antica quanto Omero, nota come composizione ad anello; una tecnica che consiste nel girovagare per poi ritrovare sempre la via di casa, una tecnica che, con la sua solare idea mediterranea che esista davvero una connessione fra tutte le cose”

“Nella composizione ad anello, la narrazione sembra divagare abbandonandosi a una digressione (il momento del distacco dalla linea narrativa principale è segnalato da una formula fissa o da una scena ricorrente), ma la digressione, l’apparente allontanamento, si rivela in realtà un cerchio, dato che la narrazione finisce per ritornare alla storia nel punto esatto in cui se n’era discostata (il ritorno è segnalato dalla ripetizione di quella stessa formula fissa o scena ricorrente che aveva marcato il momento del distacco).”

C’è un particolare molto personale che, a proposito di questo interesse per i cerchi e gli anelli Mendelsohn ci rivela di se stesso, ricordando tra l’altro due episodi molto critici in cui si venne a trovare. Il primo gli accadde mentre lavorava a quello che sarebbe stato Gli scomparsi. Quando girava il mondo per le ricerche delle tracce dei suoi parenti travolti dalla Shoah, Mendelsohn si infilò nel pozzo nascondiglio in cui due di questi due parenti (il prozio ed una delle sue figlie) si erano rifugiati nel 1941 per sfuggire alla caccia agli ebrei dei nazisti:

“Quando, nel luglio 2005, mi fu mostrato quel nascondiglio – un vano sotterraneo a due metri e mezzo di profondità cui si accedeva da una botola di un metro per due – mi sentii ovviamente obbligato a calarmici dentro, perchè, pensai, era la cosa più simile a un monumento commemorativo che i miei due parenti avrebbero mai avuto, a differenza dei più fortunati parenti emigrati negli Stati Uniti dalla Polonia prima della guerra, che ora riposano tutti assieme in una grande necropoli di Brooklyn chiamata Cypress Hills.”

Il secondo fu quello in cui si venne a trovare durante la crociera mentre assieme al padre visitava una delle tappe del viaggio di Odisseo, e cioè la grotta a Malta dove, secondo un’antica tradizione, la ninfa Calipso aveva trattenuto Odisseo come amante-prigioniero, trasformandolo in un nessuno, un uomo senza patria nè famiglia nè fama, nascondendolo al mondo”:

“Il mio interesse per i cerchi, gli anelli e le narrazioni inclusive come quelli studiati sia da Auerbach sia da Van Otterlo negli anni della guerra mi sconcerta – si dà il caso infatti che io abbia sempre avuto il terrore di qualunque luogo chiuso. […] Sono claustrofobico.”

== Terzo tema, dopo quello dei problemi nella riproduzione “mimetica” del reale (Auerbach: come funzionano le descrizioni? Come la realtà può venire imitata nella scrittura?), non poteva che essere quello della traduzione, di qualunque tipo di scrittura che si proponga di ‘trasportare’ un originale in un materiale nuovo, una modalità nuova, un tempo nuovo e Mendelsohn parla della “futilità della traduzione”, della “difficoltà della traduzione”, dell’ “eroismo di chiunque si accinga a tradurre”.
Non solo alla scrittura Mendelsohn fa riferimento ma a qualunque pratica, procedimento che si proponga di riprodurre la realtà. Da ex appassionato di modellismo, scrive una pagina molto bella su un passaggio de Gli anelli di Saturno in cui Sebald fa visita ad un suo vecchio conoscente di nome Alec Garrard, agricoltore e allevatore nonchè appassionato modellista che lavorando da anni alla riproduzione del Tempio di Gerusalemme si è infine reso conto “che per quanto la riproduzione sia accurata, non può sperare di cogliere l’originale”

Come definire Tre anelli? Letteratura dell’esilio? Libro autobiografico? Meditazioni sull’erranza, lo straniamento, le appartenenze? Romanzo? Mini saggio di tecnica letteraria sul “come narrare”, sull’importanza delle digressioni, sulle spinte emozionali necessarie per scrivere? Memoir?

Un centinaio di pagine in cui il riferimento all’epica omerica fa da bussola in un affascinante e lucido avanti e indietro tra presente e passato e che ha in un Ulisse-Odisseo “polytropos” una sorta di guida che, nel suo vagare, avanzare, sostare, tornare indietro, direzioni certe e false partenze riesce comunque e sempre a tenere insieme i fili della propria esistenza.

Personalmente, considero Mendelsohn uno degli scrittori contemporanei viventi più interessanti e da seguire. Già dopo Gli scomparsi ne avevo avuto conferma con Un’Odissea (del quale non ho scritto ma che mi aveva molto colpita per l’approccio originale al poema omerico basato sul rapporto di Mendelsohn con il padre strettamente intrecciato con analisi di parti del poema) e questo Tre anelli mi ha definitivamente convinta.

  • La scheda del libro >>
  • Il mio post su NSP che nel 2009 avevo dedicato a Gli scomparsi, allora pubblicato per la prima volta in Italia dalla casa editrice Neri Pozza >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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2 risposte a TRE ANELLI – DANIEL MENDELSOHN

  1. newwhitebear ha detto:

    sempre splendidi i tuoi post a commento di libri interessanti come questo.
    Bella serata

  2. wwayne ha detto:

    Sul tema dell’esilio è molto bello anche quest’altro libro: https://wwayne.wordpress.com/2021/07/04/generazione-balotelli/

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