SPLENDORE E VILTA’ – ERIK LARSON

Erik Larson Splendore e viltà

Erik Larson, “Splendore e viltà”, (tit. orig.le “The Splendid and the Vile. A saga of Churchill, family, and defiance during the Blitz”, 2020) traduz. Raffaella Vitangeli, pp. 698, ed. Neri Pozza

In Splendore e viltà Erik Larson, scrittore che avevo già molto apprezzato per Il giardino delle bestie (Neri Pozza) del quale anni fa avevo scritto qui sul NSP, parla dell’anno in cui Churchill venne nominato Primo Ministro al posto di Chamberlain coprendo un arco temporale che va dal 10 maggio 1940 al 10 maggio 1941, periodo coincidente con la campagna aerea tedesca. E’ l’anno in cui “Churchill diventò Churchill, il bulldog con il sigaro in bocca che tutti noi crediamo di conoscere e in cui tenne i suoi discorsi piú memorabili, dimostrando al mondo intero che cosa fossero il coraggio e la leadership”. L’anno della “Battaglia d’Inghilterra”.
La Storia può essere raccontata da diversi punti di vista. Questa contenuta nel libro di Larson ci viene raccontata da un punto di vista molto privilegiato, il numero 10 di Downing Street a Londra. La casa del Primo Ministro.

Tra il 1940 e il 1941 Londra fu sotto l’attacco aereo sferrato dai tedeschi: come riuscì a sopravvivere, la popolazione? Cinquantasette notti consecutive di bombardamenti, seguiti nei sei mesi successivi da una serie sempre piú intensa di raid notturni. Tutta la potenza della Luftwaffe scatenata sui cieli dell’Inghilterra.

“Non appena la RAF si rese conto che il vero bersaglio era Londra, fu ordinato ai caccia di convergere verso gli incursori tedeschi. Nello scorgere gli aggressori un pilota inglese rimase scioccato: “Non avevo mai visto una flotta cosí numerosa” scrisse. “La visibilità era bassa fino a circa cinque chilometri da terra. Mentre fendevamo la nebbia non credevamo ai nostri occhi. Fin dove arrivava lo sguardo non vedevi altro che aerei tedeschi in avvicinamento, stormo dopo stormo”.
La prospettiva da terra era altrettanto scioccante. Colin Perry, un ragazzo di diciotto anni, era in bicicletta quando la prima ondata gli passò sopra la testa. “Era uno spettacolo straordinario, impressionante, stupefacente”avrebbe scritto in seguito. “Sopra di me c’erano letteralmente centinaia di aerei, tedeschi! Il cielo ne era pieno”. I caccia volavano compatti “come api intorno alla loro regina”.

Göring aveva assicurato ad Hitler che i suoi aerei avrebbero annientato la RAF in quattro giorni consentendo in questo modo l’avvio dell’ Operazione “Leone Marino”; con cui le truppe anfibie avrebbero invaso l’UK. Si sarebbe trattato insomma (Hitler, Göring e Goebbels ne erano certi) dell’ennesima vittoria di una di quelle “guerre lampo” cui i tedeschi si erano abituati dopo la Polonia, i Paesi Bassi, la Francia…L’Inghilterra, privata di qualunque difesa aerea si sarebbe arresa, sarebbe stata una facilissima preda ed avrebbe seguito la sorte toccata agli altri Paesi. Oggi sappiamo che non andò esattamente così. Per merito di un uomo, Winston Churchill, e dei piloti della RAF. Proprio riferendosi a loro il Primo Ministro disse in seguito, in uno dei suoi più celebri discorsi che “In nessun altro teatro di guerra prima d’ora così tanti dovettero così tanto a così pochi”

In particolare – scrive Larson – pensai a Winston Churchill: come aveva vissuto una simile esperienza? E la sua famiglia, i suoi amici? Che cosa aveva provato il Primo Ministro nel vedere la propria città bombardata per tante notti di fila, sapendo perfettamente che, per quanto terrificanti, le incursioni notturne erano forse soltanto un preambolo a scenari ben peggiori, ovvero un’invasione tedesca via terra e via mare, con paracadutisti che atterravano nel suo giardino, panzer che attraversavano sferragliando Trafalgar Square e gas tossici che fluttuavano sopra la spiaggia dove un tempo lui dipingeva il mare?

Il libro di Larson è particolare. Non si tratta dell’ennesimo libro su Churchill, del quale esistono già eccellenti biografie come quella in otto volumi di Martin Gilbert. Quello di Larson è un racconto incentrato sulla vita pubblica e privata di Churchill e della sua cerchia ristretta in cui ciò che l’autore si propone è narrarci “i momenti bui e quelli luminosi, i coinvolgimenti e le delusioni sentimentali, il dolore e le risate, e i piccoli ma curiosi episodi che rivelano come fosse realmente la vita durante le tempeste d’acciaio di Hitler.”

Churchill era un uomo di grande carisma, con grandezze e debolezze. Un uomo che cammina tra le macerie dopo i bombardamenti mischiandosi (con grande disperazione di guardie del corpo e servizi di sicurezza) ai londinesi davanti alle loro case distrutte per infondere loro, in tutta quella devastazione, coraggio e fiducia;

Churchill tra le macerie dei bombardamenti su Londra

Churchill tra le macerie dei bombardamenti su Londra
Fonte New York Times

un uomo che durante i raid tedeschi, dopo avere spedito collaboratori e segretari nei rifugi del n.10 di Downing Street, incurante di tutto sale sui tetti ad osservare lo spettacolo dei bombardieri della Luftwaffe che oscurano il cielo di Londra.

“Con i bombardamenti di Londra crebbe la preoccupazione per l’incolumità di Churchill, un sentimento che il primo ministro sembrava non condividere. Nessuna incursione era abbastanza violenta da impedirgli di salire sul tetto più vicino per osservare la scena. In una notte fredda rimase seduto sul comignolo del tetto che copriva le Sale di Guerra, finchè un ufficiale lo raggiunse e gli chiese gentilmente di spostarsi, perchè il fumo stazionava nelle stanze sottostanti. Affascinato dal fuoco di sbarramento, Churchill insisteva per visitare le installazioni antiaeree perfino quando i bombardieri tedeschi gli volavano sopra la testa. Durante le incursioni spediva il suo staff nel rifugio sotterraneo, ma poi tornava alla scrivania per continuare il suo lavoro. Di notte e per i sonnellini pomeridiani dormiva nel suo letto. Quando una grossa bomba inesplosa fu scoperta a St James’s Park, pericolosamente vicino al 10 di Downing Street, Churchill non si mosse, limitandosi a esprimere la propria preoccupazione per ´i poveri uccellini’ – i pellicani e i cigni – presenti nel lago. Neanche le bombe cadute a brevissima distanza sembravano turbarlo. John Colville ricordò che una sera, mentre passeggiavano lungo Whitehall, due ordigni atterrarono fischiando poco lontano. Colville corse a cercare riparo. Churchill proseguì, ´camminando al centro di King Charles Street con passo rapido e sicuro, il mento in su e il bastone dal manico dorato stretto nel pugno”

Larson ce lo fa vedere nel suo privato con le sue stravaganti vestaglie di seta

Le scene di cui il segretario [Colville, che era stato in precedenza al servizio di Chamberlain N.d.R.] fu testimone all’Admiralty House e al 10 di Downing Street non avevano nulla a che vedere con le esperienze che aveva vissuto quando lavorava per Chamberlain.
Churchill era solito vagare per i corridoi con indosso una vestaglia rossa, un elmetto e un paio di pantofole decorate da pompon. Non era insolito vederlo con il suo “completo per le emergenze”: una specie di tuta da lui stesso disegnata e pratica da indossare in caso di attacco. Il suo staff la chiamava “pagliaccetto”. Stando ai racconti della sua guardia del corpo, l’ispettore Thompson, quella tenuta lo faceva sembrare ‘pieno d’aria, al punto che ci si sarebbe aspettati di vederlo sollevarsi da terra e volare sopra i suoi terreni’.

Vediamo il Primo Ministro, l’eterno sigaro in bocca, ricevere nudo l’inviato americano, quando urla e strepita reclamando il suo bagno giornaliero anche se le condutture sono state bombardate, quando non rinuncia al suo sonnellino pomeridiano, quando non rinuncia a fumare le casse dei sigari cubani che i servizi di sicurezza sono costretti ad esaminare uno per uno per sventare attentati terroristici.

Il Prof [Frederick Lindemann, consigliere scientifico di Churchill e noto a tutti come il Prof . N.d.R.], dal canto suo, era particolarmente preoccupato per i rischi rappresentati dai numerosi sigari che Churchill riceveva in dono da cittadini ed emissari stranieri, non perchè fumare fosse percepito come pericoloso, ma per paura che il mittente, o un infiltrato, potesse inserire in essi del veleno. Ne sarebbe bastata una piccola quantità in un sigaro su cinquanta. Solo un sigaro testato poteva essere definito del tutto innocuo, ma la procedura di controllo avrebbe inevitabilmente distrutto il campione. […] Un giorno Churchill decise di mettere da parte ogni cautela. Aveva ricevuto una cassa piena di sigari Havana dal presidente cubano e la mostrò ai ministri una sera dopo cena, prima di riprendere una riunione di gabinetto particolarmente delicata. ´Signori’ disse, ´ora farò un esperimento. Forse andrà bene, forse finirà in tragedia. Darò a ciascuno di voi uno di questi magnifici sigari’.
Fece una pausa.
»E’ probabile che ognuno di essi contenga un veleno mortale’.
Altra pausa carica di drammaticità.
» E’ probabile che nei prossimi giorni la mia bara seguirà la lunga fila nell’abbazia di Westminster’.
Ulteriore pausa.
´Insultato dal popolo, come colui che ha superato i Borgia in efferatezza’.
Distribuì i sigari; gli uomini li accesero; non morì nessuno.

Una settimana dopo, tuttavia, John Colville comunicò a Churchill che avrebbe mandato un sigaro di ogni confezione all’MI5 affinchè fossero analizzati. Il Prof, spiegò Colville al primo ministro, ´si augura che non fumerà nessuno dei sigari finchè non avremo i risultati del test. A detta sua, c’è appena stato un raduno di elementi indesiderabili a Cuba, il che dimostra la presenza in quel Paese di un sorprendente numero di agenti e simpatizzanti nazisti’ “.

Splendore e Viltà ci fa rivivere un anno eccezionale nella vita di Churchill e dell’Inghilterra e noi seguiamo il Primo Ministro sia al 10 di Downing Street che nelle residenze secondarie dove lui, la famiglia e i suoi collaboratori si trasferiscono durante il week-end o dentro le stanze dove si riunisce il Gabinetto di Guerra, seguendo giorno dopo giorno le decisioni che vengono prese per fare fronte a questa grande battaglia dei cieli che si scatena in luglio.

Giorno dopo giorno, notte dopo notte, mese dopo mese, seguiamo quello che succede in Inghilterra ma con uno sguardo anche a quello che succede in Germania, dove Hitler dava per scontato che il suo nemico sarebbe stato messo fuori gioco in pochi giorni. Non era preparato, Hitler, ad avere un oppositore così caparbio, tanto che ad un certo punto Churchill diventò per lui, Goebbels e Göring un’ossessione, il nemico n.1, si convinse che si dovesse eliminare lui per vincere.
Per Churchill la sfida è multipla: si tratta di proteggere la popolazione dai raid della Luftwaffe in particolare durante il terribile incendio di Londra nel dicembre del 1940 (il secondo nella storia d’Inghilterra dopo quello del 1666!) ma si tratta anche di preparare la risposta, di organizzare gli sforzi di guerra e di riuscire a convincere l’alleato tradizionale, gli Stati Uniti, ad entrare nel conflitto a fianco dell’Inghilterra.

Bombe dappertutto, anche su Buckingham Palace mancando di poco il Re e la Regina (è da ricordare che la Royal Family non abbandonò l’Inghilterra nonostante l’insistenza di Churchill e del governo tutto che li voleva al sicuro all’estero…). “Come osservò il re, l’attacco rese lui e la moglie più vicini alle masse. La regina descrisse tale cambiamento con poche semplici parole: ´Sono contenta che ci abbiano colpiti. Ora sento di poter guardare in faccia l’East End’ “ E più tardi arriveranno, come rappresaglia, le bombe inglesi nel giardino di Goebbels… L’atmosfera di paura, le difficoltà del razionamento, l’angoscia nei rifugi antiaerei, la difficoltà di circolare al buio a causa dell’oscuramento e della nebbia londinese… tutto questo è descritto in modo talmente vivido che davvero si ha la sensazione di essere lì.

Vediamo anche come si svolge, in questa drammatica situazione, la vita familiare e la quotidianità a Downing Street (cene, pranzi, organizzazione della giornata) e come il Primo Ministro si destreggia nei rapporti familiari.

La moglie Clementine, donna intelligente e di grande influenza ed autorevolezza – va di persona a visitare e controllare i rifugi antiaerei per assicurarsi che i londinesi siano protetti – è sempre al fianco del marito a supportarlo ma non esita anche a rimproverarlo aspramente quando lo ritiene necessario – Clem è l’unica persona capace di tener testa a Winston e a rimetterlo in riga quando serve.
Padre di tre figli (Randolph, Sarah e Mary) vediamo l’atteggiamento di Winston Churchill nei confronti dello scapestrato figlio Randolph, testa calda, impetuoso e poco prudente quando – lui stesso impegnato nello Special Air Service con il grado di ufficiale – si tratta di custodire dei documenti militari top secret, che tradisce la moglie Pamela, spende e spande riempiendosi di debiti mettendo in grave imbarazzo il Primo Ministro. La stessa nuora Pamela dava non poco filo da torcere al suocero..

Clementine Churchill con le figlie Sarah e Mary

Clementine Churchill con le figlie Mary (a sinistra) e Sarah (a destra) nel 1944
Ph. Popperfoto via Getty Images/Getty Images

Winston e la moglie Clementine con il figlio Randolph

Ottobre 1940. Il Primo Ministro Winston Churchill con la moglie Clementine ed il figlio Randolph in uniforme da ufficiale

Winston Churchill e la figlia Mary

Winston Churchill con la figlia minore, Mary
Credit: Churchill Archives Centre:The Broadwater Collection

Bella ed intelligente, Mary è la figlia minore, il “topolino di casa” appena giunta alla maggiore età; ribelle come molti adolescenti adora divertirsi, ballare e flirtare anche in tempo di guerra ma è consapevole della drammaticità del momento e fa di tutto per dare il proprio contributo alla guerra diventando poi un mitragliere assegnato alla batteria pesante di Hyde Park…

Mary Churchill in uniforme

Mary Churchill
Foto: Alamy Stock Photo

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Etichettare Splendore e viltà come romanzo storico sarebbe riduttivo. Erik Larson riesce a fondere perfettamente il pubblico e il privato; si tratta di un libro coinvolgente ed emozionante ma anche impegnativo, e non certo per il numero delle pagine (circa settecento). E’ impegnativo perchè anche se scritto con il piglio di un romanzo in realtà non ci troviamo davanti ad un’opera di fiction. Tutte le citazioni e gli aneddoti provengono infatti da fonti storiche (diari, lettere, memorie e altri manoscritti) tutte rigorosamente e puntigliosamente indicate ed alla fine del volume troviamo ben centocinquanta pagine circa di utilissimi elenchi di fonti d’archivio e di bibliografia di riferimento.

La lunghezza del libro può forse incutere timore, ma niente paura: la narrazione di Larson è fluida, interessante, palpitante, degna di un thriller.

Tanto avvincente che Splendore e Viltà ha conquistato subito, alla sua uscita, il primo posto nelle vendite sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Nominato miglior libro dell’anno dal Washington Post, è stato il libro dell’anno preferito da Barack Obama, come da lui stesso dichiarato.

Da parte mia sono stata molto colpita dal dualismo, dal contrasto che c’è nel libro tra da una parte la guerra crudele, brutale, senza esclusione di colpi e dall’altra la vita di tutti i giorni che ciascuno cerca comunque di portare avanti. Come fa Mary, la figlia di Churchill, che continua ad andare a ballare, a uscire con gli amici ed a flirtare ed allo stesso tempo continua a tempestare i genitori che la vorrebbero tenere lontana da Londra protetta e al sicuro nella loro residenza di campagna perchè le consentano di partecipare allo sforzo bellico direttamente e in prima persona. Come i londinesi che devono abbandonare le loro case, che passano notti insonni nei rifugi (” ‘Non è più delle bombe che ho paura, ma della stanchezza’ scrisse una funzionaria pubblica nel diario che teneva per la Mass-Observation, ´del dover lavorare e rimanere concentrata pur avendo gli occhi fuori dalle orbite dopo una notte passata in bianco. Morirei volentieri nel sonno, pur di riuscire a dormire’.”) ma che l’indomani mattina si presentano tutti puntualmente al lavoro negli uffici e nelle fabbriche in una Londra nella quale le sale da concerto, cinema e teatri sono sempre affollatissimi e le attività artistiche e culturali in genere non si fermano nonostante tutto.

La pagina di storia evocata nel libro si arresta alla fine del 1941 quando Hitler, dopo lo smacco subito dalla RAF e dalla valorosa difesa inglese rinuncia al piano di invasione dell’Inghilterra con l’Operazione “Leone Marino” e dirotta la Luftwaffe verso il fronte russo.

E’ la fine di quella che è passata alla storia come “la Battaglia d’Inghilterra”. Ed Hitler, dirigendosi verso l’URSS con l’Operazione Barbarossa non sa che si trova ad una svolta che porterà la Germania alla disfatta finale e totale.

Splendore e viltà è un libro che tutti coloro che amano la storia non dovrebbero perdersi.

Quando lo si chiude, si rimane con l’immagine di quell’omone un po’ curvo, quel “bulldog con il sigaro in bocca” e il suo famoso bastone con il pomo dorato che percorre le strade di Londra scrutando le macerie…

Erik Larson

Erik Larson

  • La scheda del libro >>
  • Nella foto di copertina: Il Gabinetto di Guerra di Neville Chamberlain nel 1939. Winston Churchill, Primo Lord dell’Ammiragliato, è il quarto da sinistra in piedi. Il Primo Ministro Chamberlain è il terzo da sinistra seduto. Le altre immagini che ho nserite nel post le ho prese da Internet
  • Per chi avesse voglia di saperne di più sulla Battaglia d’Inghilterra, su RAI Storia “La battaglia d’Inghilterra”, un episodio della serie “Grandi battaglie” di Gianni Bisiach (RAI 1994) > https://youtu.be/yDtCLSUWC5E

Informazioni su Gabrilu

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36 risposte a SPLENDORE E VILTA’ – ERIK LARSON

  1. sapovitvito ha detto:

    Grazie Gabrilu, è un premio attendere così tanto per leggere una così approfondita recensione di questo nuovo meraviglioso libro del Larson. Ne sono contento e conto di terminarlo prima del tuo prossimo articolo!! Grazie ancora!

    • Gabrilu ha detto:

      sapovitvito
      si, quasi un anno di assenza. Ma che bello ritrovarvi! Avevo scritto un post lunghissimo per spiegare il perchè e il percome della mia latitanza ma poi ho pensato che vi avrei annoiato a morte ed ho rinunciato. L’importante è ricominciare. Ci sto provando.
      Conosci Larson? Hai letto Il giardino delle bestie? se si, sai già cosa ti aspetta, con Splendore e viltà 🙂

  2. Salvatore Giovanni Pizzo ha detto:

    Bentornata, da gennaio 😊, Gabrilu’

  3. Alessandra ha detto:

    L’avevo adocchiato, questo libro, e adesso ho una ragione in più per leggerlo. Grazie.

    • Gabrilu ha detto:

      Cara Alessandra spero proprio non ti deluderà, questo libro. Sono stata latitante anche con le visite ai blog amici, ma adesso verrò di nuovo spesso a trovarti/vi.
      Ciao, e a rileggerci. Andiamo avanti…

  4. blogdibarbara ha detto:

    Sei molto convincente: l’ho immediatamente scaricato.

    • Gabrilu ha detto:

      blogdibarbara …e tu sei tremenda, mi intimidisci 🙂
      Se e quando l’avrai letto, mi piacerebbe molto se ci facessi conoscere il tuo parere su questo libro, sempre che tu abbia voglia di parlarne, ovviamente
      Ciao, e grazie

      • blogdibarbara ha detto:

        Il fatto è che io sono coi libri quello che altri sono con la moda: una compratrice compulsiva. Ne compro molti di più di quanti riesca a leggerne e il risultato è che solo nel kindle ho un buon paio di centinaia di arretrati, oltre a quelli cartacei. E dunque lo leggerò sicuramente, se la morte ha pazienza (ho un po’ di anni sulle spalle), ma ci vorrà un po’ di tempo.

        • Gabrilu ha detto:

          blogdibarbara e figurati, lo dici a me! Il mio Kindle sta esplodendo di libri che stanno lì in lista di attesa, tutti libri che mi interessano, che ho voglia di leggere ma come si fa?! Mi consolo sempre pensando “verrà il suo momento…” 🙂

  5. Ivan ha detto:

    Un grandissimo bentornata! Sono davvero contento di rileggerti. 🙂

  6. Rasi ha detto:

    Riflettevo sui tempi di questo blog confrontandoli su quelli di altri luoghi simili…e credo di poter dire che proporre articoli di tal fatta necessita senza dubbio di molto tempo. Quasi un anno? Non lo penso ma certamente molto più tempo di quello occorrente alla “letteratura spray” cui siamo abituati ormai quasi ovunque; ricerca storica, attenzione, correlazione con altri testi o altre forme espressive, curiosità, analisi, materiale in rapida scomparsa e non solo nel web. Tornare a leggerti è un piacere. Il libro? Lo comprerò sicuramente.

    • Gabrilu ha detto:

      Rasi
      Sei sempre molto gentile.
      Si, i post richiedono tempo, questo si ma ovviamente… non *così tanto* tempo 🙂
      Il fatto è che gli avvenimenti di questi ultimi tre anni, la pandemia, la pessima situazione politica nazionale e internazionale mi hanno logorata e distratta, non ho mai smesso di leggere ma non riuscivo a trovare la concentrazione necessaria per poi sedermi e mettermi a scrivere. La testa era sempre da un’altra parte. Allora meglio il silenzio, meglio niente che mettere giù frettolosamente roba sciatta. Il 24 febbraio poi, giorno dell’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin e tutto quello che ne è seguito mi ha coinvolta (e continua a coinvolgermi) moltissimo.
      In casi come questi credo – parlo per me, certo – sia inutile tentare di forzare le cose, l’unica cosa che riesco a fare è aspettare, sperare che prima o poi la scintilla e la voglia di fare ritorni.
      Sembra sia tornata, ma non oso prendere impegni.
      Ciao, grazie ancora e a rileggerci, spero 🙂

  7. newwhitebear ha detto:

    ben tornata con le tue splendide recensioni dettagliate e chiare.
    Un bel libro senza dubbio che merita di essere letto.

    • Gabrilu ha detto:

      newwhitebear grazie per le belle parole.
      Le mie però non sono recensioni e nemmeno, in fondo, vogliono esserlo. Le recensioni si fanno in modo diverso, sono strutturate in modo diverso. I miei sono appunti di lettura, un’occasione per cercare di approfondire un libro che per un qualche motivo mi ha interessata condividendo il tutto cercando però (quando si tratta di narrativa pura) di evitare spoiler. Anche con i libri di storia il pericolo di dire troppo è sempre in agguato, facendo togliere la voglia di leggere il testo originale di riferimento. Esercizi di equilibrismo 🙂
      Non sono recensioni perchè spesso mi succede di divagare, di parlare di legami, evocazioni intertestuali, mi piace andarmi a cercare i volti dei personaggi se si tratta (come nel caso di questo libro) di persone esistite realmente…
      A volte rischio di tracimare, di andare troppo oltre, ed allora comincio a tagliare, tagliare, tagliare. E tagliare è molto più difficile che scrivere.
      Beh, mi fermo qui, perchè – appunto – rischio – di nuovo – di tracimare.
      Ciao ed alla prossima 🙂

  8. Leonardo ha detto:

    Gabriella,

    ben tornata!!!! una vera gioia poterti rileggere. E subito ci dai un’interessante prospettiva: chiamo così le tue letture, prospettive nuove e personali sul testo che offrono idee e suggestioni per nuove letture dentro e fuori il testo.

    Hai ragione questi ultimi tempi non sono stati e non sono facili, né da vivere né da capire. E c’è un rischio di indifferenza e assuefazione che aleggia nonostante si parli di guerra e di morte.

    Il desiderio di vita, di avere una vita normale, di non lasciarsi imporre dalla guerra la sua legge, emerge dal testo e mi ha colpito.
    E queste tue riflessioni mi han fatto ricordare di un pezzo scritto da Claudio Magris nel testo Infinito Viaggiare

    Magris è a Londra e visita il bunker dove viveva e lavorava Churchill, scrive:
    “nella camera da letto Churchill aveva, sul muro davanti a sé, una grande carta geografica con la situazione militare, ma – a differenza che in tutte le altre stanze – aveva anche delle spesse tende che tirava davanti a quel muro, per non vedere, a letto, quella carta.
    Forse ha vinto anche perchè, dopo un’intera giornata di combattimento, sapeva tirare quelle tende e non pensare, per alcune ore, alle cose terribili che lo attendevano, alla sorte del mondo.”

    Tirare le tende, verrebbe da dire, per restare umani, pur sapendo che domani la carta va guardata in faccia senza illusioni.

    Leonardo

    • Gabrilu ha detto:

      Leonardo
      … e ben ritrovato a te! E mi piace molto quando scrivi “chiamo così le tue letture, prospettive nuove e personali sul testo che offrono idee e suggestioni per nuove letture dentro e fuori il testo” perchè proprio quella sarebbe l’idea: che i miei post possano servire da stimolo per andare oltre.
      Grazie!

  9. Renza ha detto:

    Cara Gabrilù, ho atteso di far coincidere la grande soddisfazione per il tuo ritorno
    ( che aggiungo a tutti i lettori precedenti) con gli auguri per le feste.
    Sei tornata e abbiamo saputo che la tua assenza dipendeva dal disagio, ormai cosmico, che ci accompagna e non da altri motivi personali. Aspettavo una tua recensione, e già avevo preso nota di Splendore e viltà, quando sono arrivate, come regali inattesi, la altre. Grazie di questi stimoli, approfonditi e arricchenti.
    A voce bassa, ti confesso che speravo di leggere anche una analisi di Stalingrado, un libro che personalmente trovo di un’ emozione fortissima, anche se parla di guerra e distruzione. Io sono quasi al termine ma sto rallentando la lettura il più possibile per non finirlo…
    Ti auguro giorni sereni e di non perdere la speranza in giorni migliori.

    • Gabrilu ha detto:

      Renza
      Che bello, sei tornata anche tu! 🙂
      …E mi precipito a risponderti a proposito di Stalingrado, perchè come sai tengo moltissimo a Grossman.

      Guarda che su Stalingrado di Vasilij Grossman ho scritto, eccome se ho scritto! E ben dodici anni fa, quando il libro non era ancora disponibile in italiano e le edizioni straniere – tra le quali quella francese che mi sono procurata ed ho letto – portavano il titolo Per una giusta causa (titolo imposto dalla censura sovietica) e non Stalingrado (che era invece il titolo originale pensato da Grossman.
      L’edizione Adelphi ha ripristinato il titolo originale Stalingrado ed ha fatto bene, ma questo ha ingenerato anche un po’ di confusione e di equivoci.

      I miei vecchi post sul libro di Grossman fanno dunque riferimento al titolo Per una giusta causa.
      Nel caso avessi voglia di dare un’occhiata, ti metto qui i link:

      == “Per una giusta causa” (22 gennaio 2010)
      https://nonsoloproust.wordpress.com/2010/01/22/per-una-giusta-causa/

      == “Per una giusta causa” – Vasilij Grossman [prima parte] (9 febbraio 2010)

      PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Prima Parte]

      == “Per una giusta causa” – Vasilij Grossman [seconda parte] (11 febbraio 2010)

      PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Seconda Parte]

      == “Per una giusta causa” Vasilij Grossman [terza parte] (13 febbraio 2010)

      PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Terza Parte]

      Mi piacerebbe conoscere poi le tue impressioni. A presto dunque, spero!

      P.S. Sto pensando che forse farei bene a pubblicare un post che faccia un po’ il riassunto di tutta la questione dello stesso romanzo con i due titoli diversi e magari resuscitare quei miei post del 2010 che ho riguardato adesso i cui contenuti mi sembrano ancora validi. Le mie impressioni sul libro non sono cambiate, da allora.

      • Renza ha detto:

        Che figuraccia, cara Gabrilu… Ben sapevo del titolo ed anche avevo nella mente il tuo richiamo ricorrente a Per una giusta causa eppure sono sciviolata su una buccia da banana😫.
        Corro a leggere tutto il materiale… E certo che un tuo riassunto su tutta la questione del romanzo non può che essere preziosa.
        A presto, allora!

    • Alessandra ha detto:

      Ciao Renza, Gabriella mi perdonerà se ti saluto qui, al volo e di passaggio, ma in fondo ci scambiamo qualche chiacchera ormai da tempo… Anch’io ho acquistato da poco Stalingrado e anch’io non sapevo che Gabriella ne avesse già parlato nel blog sotto un titolo diverso. Che bello, adesso abbiamo delle pagine (e che pagine!) di riferimento in più! Una guida alla lettura, insomma, per dirlo in altri termini….

      • Alessandra ha detto:

        chiacchiera (sono scvivolata anch’io 😉 )

      • Renza ha detto:

        Che piacere il tuo saluto, Alessandra! Gabrilu è abituata al fatto che il suo blog spesso è usato come un salotto😉. Ti rigrazio anche dell’ amicale dichiarazione di correità😊, rispetto all’ inconsapevolezza dei suoi post su
        ” Una giusta causa”. Li ho letti subito ed in effetti sono come li si aspettava ; informativi e chiarificatori. Come scrivevo, sto rallentando la lettura di questo testo per non dovermi trovare orfana di tale grandezza. Ad ogni modo, sono ormai alla fine e comunque i post di Gabrilu si possono leggere anche prima di iniziare, guidano ma non anticipano nulla…

        • Gabrilu ha detto:

          Renza mi ripeto perchè ci tengo: fatemi sapere poi che impressione vi ha fatto Stalingrado. Sapeste quanti di noi che sapevamo tutta la storia dei due romanzi abbiamo tempestato, in questi anni, Adelphi perchè si decidesse a far tradurre e pubblicare questo primo volume della dilogia!
          Quando è stato dato l’annuncio della pubblicazione ormai prossima e che della traduzione si occupava la bravissima Claudia Zonghetti che già aveva tradotto Vita e Destino è stato piacevole pensare che forse, chissà, con le nostre insistenze avevamo forse dato un contributo anche se infinitesimale alla decisione di Adelphi di metterlo finalmente in cantiere 🙂
          Piccole illusioni, chissà 🙂

      • Gabrilu ha detto:

        Alessandra bentornata! (e mi riferisco anche al tuo blog)
        Sono molto contenta che anche tu stia leggendo Stalingrado e mi piacerebbe molto poi conoscere le impressioni tue e di Renza.
        Inoltre, non dovrei aver bisogno di precisare che puoi intervenire quando vuoi ed interloquire sempre con chi vuoi. Questi scambi sono un arricchimento.

  10. Renza ha detto:

    Oddio, sono scivolata non sciviolata…

  11. sapovitvito ha detto:

    Ho terminato Splendore e viltà, e sono proprio felice che tu lo abbia segnalato. Tutto quello che sapevo del Blitz era quanto appreso sui banchi di scuola: cioè nulla.
    Sapevo di più su ciò cui ha solo accennato l’autore: le V2 (e il collegamento con Von Braun). Così capisco perchè l’Inghilterra sia stata tra le più ferme nel condannare l’ “operazione speciale” di Putin. Almeno una volta la settimana leggo sul Guardian come continuino a rendicontare su questa ignobile operazione.
    L’argomento non è stato declassato ai talk show come da noi: l’attenzione è sempre viva e senza chiacchiericcio.
    E’ stato fantastico leggere della Battaglia d’Inghilterra attraverso i diari di così tante persone. Tristissimo il richiamo al suicidio di Virginia Woolf visto nel film The Hours.
    Avevo acquistato Vita e Destino nella ristampa di Jaca Book del 1984, e subito l’ho posto in”sospensione” perchè la nota dell’editore faceva capire che “Per una giusta causa” lo precedeva. Bene: ora grazie alla segnalazione ho recuperato Stalingrado: che fin dalla prima pagina mi sta tenendo incollato al Kindle. Ho messo su un ripiano più basso l’edizione cartacea di Vita e Destino e di certo prima che sia primavera potrò dirti che emozioni mi avranno dato le due opere di Grossman. Grazie per avermici fatto tornare sopra!!
    Una nota finale: un paio di ore fa ho pranzato con mio nipote di 14 anni. Gli ho detto di aver appena terminato di leggere un libro che parla della Battaglia d’Inghilterra. “Certo” mi ha detto “l’Operazione Leone Marino”. Non è vero che la nostra scuola vada così male!!

    • Gabrilu ha detto:

      sapovitvito
      sono molto contenta non solo che il libro ti sia piaciuto e abbia catturato il tuo interesse dal punto di vista – come dire – letterario (Erik Larson è un ottimo narratore) ma anche perchè i contenuti a quanto dici ti sono risultati utili per ampliare la tua conoscenza di un momento storico della storia europea così importante per gli sviluppi della Seconda Guerra mondiale.
      Quando metto post che non riguardano testi di letteratura/narrativa “pura” questo è proprio un obiettivo cui tengo sempre molto: che il libro non sia solo piacevole, intrigante, coinvolgente ma anche “utile”.
      Complimentissimi per il ragazzino quattordicenne. E’ vero, questi ragazzini riescono a stupirci (in positivo). Avanti così 🙂
      Ed infine: quando dopo Stalingrado deciderai di leggere Vita e Destino (che libro immenso, io l’ho già letto da cima a fondo tre volte) ti prego, procurati e leggilo nell’edizione Adelphi con la traduzione della bravissima Claudia Zonghetti. Ti prego, ti prego, ti prego. Non farti tentare dal fatto che hai già in casa il libro, anche se in una edizione differente. Vita e Destino si merita Adelphi-Zonghetti 🙂
      E quanto sono contenta di quello che mi dici di Stalingrado! E lo apprezzerai/valuterai ancora meglio quando, con Vita e Destino sarà evidente tutto il travagliato percorso intellettuale, politico ed emotivo di Grossman durante quei pesantissimi e drammatici anni di guerra.
      Magari se ne riparla. Io, almeno, non mi stanco mai, di parlare di Vasilij Grossman…

      • sapovitvito ha detto:

        “J’ècoute et j’obéis” come rispose il Vizir al gran re Schariar. Ho rimesso l’edizione Jaca Books in alto e leggerò Vita e Destino dal Kindle!!
        Sento che questa nuova traduzione ha quaranta anni in meno dell’altra. Senza nulla togliere al merito di Cristina Buongiorno.

  12. Gabrilu ha detto:

    sapovitvito ma per carità, ci mancherebbe togliere merito a Cristina Buongiorno, alla prima coraggiosa traduttrice di quello che allora si intitolava ancora Per una giusta causa! Al contrario, non possiamo che essere molto grati sia a lei che alla casa editrice!
    La traduzione di Claudia Zonghetti è non solo molto più recente, come hai notato, ma lei ha tradotto già Vita e Destino e soprattutto è bravissima.
    Io non ho avuto occasione di prendere in mano e sfogliare il volume Jaca Books e non posso parlare con cognizione di causa, ma da quello che ho letto in proposito mi pare di aver capito che si tratta di un’edizione non integrale ma questo non certo per colpa loro ma proprio perchè si trattava di una pubblicazione davvero pionieristica per l’Italia e molto – come dire – in anticipo sui tempi. Cmq tu le hai entrambe, le edizioni, potrai confrontarle e a questo proposito un pizzico di invidia ce l’ho, sai? 🙂
    Ciao!

  13. Renza ha detto:

    Krimov aveva altro a cui pensare: sotto i suoi piedi,adesso, c’ era la terra di Stalingrado.
    Così si conclude Stalingrado e noi già sappiamo come finirà Krimov.
    Ho letto questo romanzo con un interesse intenso e con un piacere intellettuale ed emotivo insieme molto forte.
    So bene che Vita e destino in genere è considerato più “ grande” perché è il romanzo filosofico, quello che rappresenta tutta la poetica , la visione umana e politica di Grossman, quella che Todorov ci ha insegnato a riconoscere. Il Bene e la bontà, e non ho dimenticato, in Vita e destino, la scena di quella donna, con i sassi nelle tasche, uno già pronto in mano, con cui colpire i tedeschi che stanno uscendo dalle trincee sotterranee, ma, quando vede un soldato giovane, ecco che la mano si abbassa e non getterà quel sasso.
    Eppure Stalingrado ha un fascino particolare, certo nasce col vantaggio dell’ inizio, con i protagonisti che entrano in scena in maniera ordinata mentre Vita e destino scontava l’ entrata in medias res che in principio poteva creare qualche difficoltà ( ben presto superata!)
    Non basta, questo è un romanzo epico, che racconta- senza inventare nulla- un momento eroico di un popolo, infatti, sappiamo come Grossman avesse seguito l’ occupazione nazista della Russia e avesse annotato in migliaia di taccuini osservazioni e ritratti di soldati e gente comune.
    Dunque, questa coralità, questo impeto umano e di rivalsa traspaiono da tutto il romanzo, e descrivono la tragica grandezza di un progetto di emancipazione umana che l’ arido vero distruggerà di lì a poco.
    Il brulichio di vita disperata dei soldati, e di sconvolgimento fisico di operai e tecnici, impegnati in turni infernali per continuare a produrre armi, lega alle pagine. Sembra di guardare certi affreschi medievali che raccontano storie per chi non sa leggere, pieni di personaggi da osservare uno per uno.
    C’è solo qualche traccia qui della immane tragedia successiva, ma è ancora il momento del popolo, dei commissari del popolo, degli alti gradi dell’ esercito che combattono con una forza e con orgoglio contro l’ avanzata del’ esercito nazista.
    Certo una tragica e feroce illusione, ma Grossman ci racconta il prima, grande per tutti protagonisti e non dimentica l’ aspetto cosmico, i cieli che riescono malgrado tutto a ricordare agli uomini che esiste un’ altra vita e la natura, con una scrittura che non ha uguali ( grazie anche a Claudia Zonchetti) nel parlare di tragedie lasciando, comunque, uno spiraglio di esistenza umana.
    Adesso corro a rileggere Vita e destino
    Come vedi ho approfittato del tuo invito…
    Grazie, Gabrilu , per il tuo ritorno ” alla grande” e per i suggerimenti di lettura sempre stimolanti.

    • Gabrilu ha detto:

      Renza
      grazie di questo che chiamare commento sarebbe davvero riduttivo, perchè si tratta di una vera e propria appassionata recensione.
      Sono d’accordo con tutto quello che hai scritto, una per tutte: si, è proprio un testo di grande epica. Mi permetto solo di aggiungere da parte mia due cose:
      – quando scrisse Stalingrado Grossman nonostante tutti i problemi, le censure, la nomenklatura che gli rendeva sempre e comunque la vita difficile etc. si sentiva ancora pienamente comunista, credeva veramente. In Vita e Destino il suo sentire ed il suo atteggiamento sono molto cambiati, e questo è dovuto a moltissimi fattori che non stiamo qui a ripetere.

      La chiave di volta del cambiamento la si avverte già, però, in Stalingrado ed io personalmente l’ho sempre identificata con quella splendida scena che non a caso io credo è collocata a circa metà del volume, scena de “la muta del serpente”. Hai capito a cosa mi riferisco, e non ho bisogno di aggiungere altro.

      – Tutti i testi di Grossman e non solo i due Grandi Libri hanno come vero grande protagonista il popolo russo, la vittoria di Stalingrado e quella finale sui nazisti è del popolo russo, la sua gratitudine, il suo riconoscimento, la sua pietà vanno al popolo russo. Io mi ritrovo profondamente in questa visione. Quando penso che Hitler venne sconfitto con l’immenso contributo dell’URSS penso ai giganteschi sacrifici ed ai milioni di morti del popolo russo a tutti i livelli, la mia gratitudine va a loro, non certo a Stalin ed ai suoi accoliti.
      Più leggo e rileggo Grossman, più sono d’accordo con Todorov e George Steiner e più lo riconosco come un gigante non solo letterario del XX secolo e non solo.
      Grazie di nuovo

      • Renza ha detto:

        Gabrilu, ricordo bene la scena della muta del serpente ma non l’ avevo letta con il tuo acume. Grazie quindi della interpretazione stimolante.
        Ribadisco con te ( e non mi stancherei mai di farlo) quanto Grossman sia un gigante che non ci si stanca mai di rileggere. A presto!

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