CLAUDIO MAGRIS E LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Claudio Magris

Chi mi conosce sa che considero Claudio Magris non solo uno dei miei Maestri, da anni un mio fermo punto di riferimento e, tra gli italiani, l’unico che sarei lietissima di vedere insignito del Nobel per la Letteratura.
Non deve stupire dunque se per il 27 gennaio – Giornata della Memoria 2023 ho scelto di proporre alcuni pensieri su ebraismo, Shoah, memoria, identità contenuti nell’ Intervento pronunciato da Claudio Magris al Quirinale nella Giornata della Memoria del 2009 e pubblicato su Moked- Il portale dell’ebraismo italiano .
Il testo integrale si trova >>qui

Si tratta di un testo importante, che va letto per intero perchè ogni paragrafo, ogni riga richiederebbe una chiosa, evoca altri testi, sollecita riflessioni, fornisce risposte e stimola nuovi interrogativi. Cioè compie la sua funzione di testo come (anche) pretesto. Io qui ed ora mi limito a estrapolare solo alcuni passaggi che mi hanno particolarmente colpita e/o in cui mi riconosco (i grassetti sono miei):

“Sei milioni di storie simili e ognuna irripetibile, scolpite per l’eternità. Il modo più giusto di onorare quei morti e i pochi sopravvissuti sarebbe ricordarli uno per uno, ognuno eterno, protagonista di una Storia Sacra”

“La Shoah è stata non solo ebraica, ma universale; l’abiezione dell’odio e del disprezzo per gli ebrei mostra l’infamia e l’imbecillità di odiare e disprezzare qualsiasi comunità umana. Una Shoah è sempre possibile, è sempre dovunque in agguato, contro chiunque; celebrando il 25 gennaio 2007 il Giorno della Memoria, il Presidente Giorgio Napolitano citava le parole di Primo Levi: “Pochi paesi possono essere garantiti da una futura marea di violenza generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali”.

“la dibattuta domanda su cosa significhi essere ebreo ha potuto divenire una delle espressioni più forti per porre la domanda su cosa significhi essere uomo. Credo sia accaduto a molti altri quello che è accaduto a me, ovvero di ritrovarmi, quasi di identificarmi in questo spirito dell’ebraismo, scoprendovi quasi uno specchio di me stesso, della mia vita e della ricerca del suo significato.

“Senza i milioni della Shoah, senza le leggi di Norimberga, il nazismo sarebbe durato più a lungo, chissà quanto, per il male di tutta l’umanità. Gli ebrei hanno pagato per la salvezza del mondo più di tutti, per tutti. […] è certo che con nessun altro popolo come con quello ebraico abbiamo tutti contratto un debito così alto.

“L’anagrafe non mi ha messo dinanzi a questa prova e non posso sapere come mi sarei comportato. Un tempo pensavo che, se fossi vissuto all’epoca delle leggi razziali, mi sarei comportato con dignità. Ora non ne sono più sicuro e questo non ha a che vedere con una più realistica valutazione del mio modestissimo coraggio, sul quale non mi sono mai fatto illusioni. È che, fino ad alcuni anni fa, ci si sentiva, illusoriamente o no, parte di un mondo permeato da una cultura in cui era indiscutibile che, indipendentemente dal fatto di essere intrepidi o tremebondi, certe cose semplicemente non si fanno. È questa coscienza condivisa che conferisce all’individuo la forza di non fare quelle cose, di non sentirsi solo né patetico se in questa sua resistenza va incontro a dei guai. Oggi, in un clima culturale in cui tutto viene messo sullo stesso piano come le opinioni contrapposte e affiancate nei giornali, sembra più difficile, dinanzi alla violenza e all’ingiustizia, dire di no; salvare l’anima o, se questo è pretendere troppo, almeno non perdere la faccia.”

“Siamo qui, oggi, per ricordare la Shoah tramite uno dei più grandi valori trasmessi dalla civiltà ebraica, la Memoria. Essa non è il passato, bensì l’eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore: l’amore, la preghiera, l’amicizia, la sofferenza, la felicità. Tutto ciò che ha senso “fa parte della storia del cosmo”, per citare un passo di Singer; ciò che è soltanto funzionale sparisce nell’oblio, appena esaurita la sua funzione, ma tutte le cose essenziali nell’eternità del loro presente. […]. Memoria significa pure rapporto con la propria identità e consapevolezza – ma non stolta e feroce idolatria – di quest’ultima. La memoria è anche una garanzia di libertà; non a caso le dittature cercano di cancellare la memoria storica, di alterarla o distruggerla del tutto. Le tirannidi la deformano, i nazionalismi la falsificano e la violentano, il totalitarismo soft di tanti mezzi di comunicazione la cancella, con una insidiosa violenza che scava paurosi abissi fra le generazioni. La memoria ebraica può parlare a nome di tutte le vittime del mondo e della storia. La memoria guarda avanti; si porta con sé il passato, ma per salvarlo, come si raccolgono i feriti e i caduti rimasti indietro, per portarlo in quella patria, in quella casa natale che ognuno, dice Bloch, il filosofo dell’utopia e della speranza che nutrì il suo pensiero sociale e rivoluzionario con lo spirito dei Profeti biblici, crede nella sua nostalgia di vedere nell’infanzia e che si trova invece in un futuro liberato, alla fine del viaggio.”

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Nel 2008, rispondendo ad una domanda di un giornalista che lo intervistava…

    • Lei ha detto di essere un ebreo onorario, cosa significa?
    • “Sono affascinato dalla incoercibile resistenza, dalla capacità di essere se stessi propria degli ebrei. Mi attrae il fatto che il fratello di Scholem sosteneva che la cultura tedesca fosse la più grande e quando andò in Israele e gli chiesero anni dopo, dopo il nazismo: “La pensa ancora nello stesso modo?”. Lui rispose: “Sì, certo, credete che basti un Hitler qualsiasi per farmi cambiare idea?”.

    (Dall’intervista pubblicata su La Stampa realizzata a Gerusalemme nel novembre del 2008 a valle di un dibattito pubblico con Abraham Yehoshua. Testo integrale >>qui)

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    Di Claudio Magris tengo inoltre a ricordare e segnalare per chi non lo conoscesse il magnifico libro Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione ebraico orientale. E’ un testo del 1989 che ebbe una grande risonanza anche a livello internazionale, considerato imprescindibile per approfondire le tematiche dell’ebraismo dell’Europa orientale (in particolare i temi dell’esilio e della diaspora) e che ancora oggi non ha perso, a mio parere, un briciolo della sua importanza.

    Claudio Magris Lontano da dove

    https://www.einaudi.it/catalogo-libri/critica-letteraria-e-linguistica/filologia-e-critica-letteraria/lontano-da-dove-claudio-magris-9788806114718/

    *** La Giornata della Memoria su NSP:

    2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017, 2016, 2015, 2014, 2013, 2012, 2011, 2010, 2009

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    https://nonsoloproust.wordpress.com
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    Una risposta a CLAUDIO MAGRIS E LA GIORNATA DELLA MEMORIA

    1. mcf57160 ha detto:

      Ho sentito in pieno l’effetto del testo di Magris, proprio nei termini che usi.
      Fin dalla prima frase, vivo e palpabile, il ricordo di altre letture ha sospeso quella del tuo testo.
      Quel giovane papà rinchiuso a Drancy, che con un chiodo incide un bellissimo disegno sul fondo di un piatto di acciaio smaltato e lo invia ad un amico, con la dedica, anch’essa incisa ”A Sarah per i suoi quattro anni”.
      E quella giovane coppia che, Durante tutto il viaggio verso Auschwitz, diede alla figlia il bagno quotidiano con l’acqua calda della caldaia della locomotiva del treno.

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