IL CONTINENTE SELVAGGIO – KEITH LOWE

Keith Lowe
Keith Lowe, Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della seconda guerra mondiale (tit. orig. le Savage Continent. Europe in the Aftermath of World War II), traduz. Michele Sampaolo, pp. 518, Editori Laterza, 2014

Pubblicato per la prima volta in lingua inglese in Gran Bretagna nel 2012, Il continente selvaggio. L’Europa alla fine della seconda guerra mondiale descrive ciò che avvenne in Europa negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra mondiale e precisamente nell’arco di tempo che va dal 1944 al 1949-50.

Libro importante, perchè se c’è un periodo della storia d’Europa del Ventesimo secolo che generalmente viene trattato con molta superficialità se non addirittura ignorato è proprio questo, l’immediato dopoguerra in cui sembra che la Cortina di Ferro spunti improvvisamente non si sa bene come e perchè e in cui l’Europa sembra piombare da un giorno all’altro in quella Guerra Fredda che durerà più di quarant’anni.

In realtà, gli anni che seguirono alla fine ufficiale della 2WW non ne furono, di fatto, che il proseguimento. Il conflitto non si fermò in quei giorni di Maggio del 1945 con la morte di Hitler e la resa incondizionata della Germania. Il conflitto è proseguito con innumerevoli guerre locali (guerre civili, guerre di classe, guerre di “pulizia etnica” che avevano radici e che si intrecciarono già nel corso della guerra mondiale, alimentandolo ed essendone a loro volta alimentate. Continua a leggere

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“ARDEVA UNA GRAN FIAMMA…”

 

Notre Dame incendio

Notre Dame in fiamme
Parigi, 15 Aprile 2019

 

“Ora ogni sguardo si levava verso la parte alta della chiesa, e lo spettacolo era straordinario: in cima alla galleria più elevata, più su del rosone centrale, ardeva una gran fiamma salendo tra le due torri con turbini di scintille, una gran fiamma ondeggiante e furiosa cui il vento talora strappava un brandello portandolo via con il fumo.
Sotto questa fiamma, sotto la balaustra scura intagliata a trifogli di brace, le gole di mostro in cui finivano le grondaie vomitavano senza tregua una pioggia ardente che formava due vividi argentei ruscelli sulla facciata tenebrosa sottostante. Via via che si avvicinavano al suolo, i due getti di piombo liquefatto si allargavano a fascio, come acqua che scaturisca dai mille forellini dell’annaffiatoio. Sopra la fiamma, le enormi torri di cui ognuna mostrava due facce nude e nette, una tutta nera, l’altra tutta rossa, sembravano ancora accresciute dall’ombra immensa che proiettavano nel cielo. Le innumerevoli sculture di diavoli e di draghi prendevano un aspetto lugubre, e sembravano agitarsi al chiarore inquieto della fiamma.
Certi serpenti avevano l’aria di ridere, certe grondaie a testa di cane pareva sentirle latrare, le salamandre soffiavano sul fuoco, le tarasche starnutivano nel fumo. E in mezzo a tanti mostri che la fiamma e il frastuono destavano dal loro sonno di pietra, ce n’era uno che camminava, e di tanto in tanto lo si vedeva passare davanti al rogo come un pipistrello davanti a una candela.”

(Victor Hugo, Notre Dame de Paris, traduz. Clara Lusignoli, Einaudi, Libro decimo)

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NEMICI. UNA STORIA D’AMORE – ISAAC BASHEVIS SINGER

Isaac Bashevis Singer, Nemici. Una storia d’amore (tit. orig. yiddish Sonim, di Geshichte fun a Liebe, versione inglese Enemies, A Love Story), traduz. dalla versione inglese di Marina Morpurgo, pp. 257, Adelphi, 2018

“Herman pensò al detto yddish secondo il quale dieci nemici non riescono ad infliggere a un uomo il danno che egli è in grado di infliggere a se stesso. Eppure sapeva di non agire da solo; c’era sempre il suo nemico occulto, il suo demone avversario. Invece di distruggerlo rapidamente, il suo nemico continuava a inventare per lui torture nuove e sconcertanti”

Nella New York dei primi anni Cinquanta del secolo scorso si intrecciano le storie di quattro persone — un uomo e tre donne — giunte in America profughe dalla Polonia: Herman Broder, Jadwiga, Masha e Tatiana. Continua a leggere

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L’ULTIMA PORTA SULLA NOTTE

 

George Steiner Il castello di Barbablu

“La cultura occidentale è come il Castello di Barbablù”, dice George Steiner.

Nel mio post di chiusura dell’anno 2018 con cui facevo una sorta di bilancio dei libri di cui avevo parlato scrivevo che prevedevo di rileggere di più e che sempre più sentivo l’esigenza di selezionare meglio le nuove letture cercando di non disperdermi tra mille rivoli ma seguendo percorsi precisi per approfondire aree tematiche che mi interessano particolarmente e per conoscere meglio determinati autori che mi stanno a cuore.

Così effettivamente sto procedendo, e se in questi primi mesi del 2019 non ho scritto molto sul blog ciò è dovuto Continua a leggere

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SERRA CON CICLAMINI – REBECCA WEST

Serra con ciclamini Rebecca West

Rebecca West, Serra con ciclamini. Il processo di Norimberga e la rinascita economica della Germania (tit. orig. Greenhouse with Cyclamens I, Greenhouse with Cyclamens II, Greenhouse with Cyclamens III, da A Train of Powder), pp.160, traduz. di Masolino d’Amico, Editore Skira, Collana StorieSkira, 2015

Ho “scoperto” questo libro perchè alcuni stralci dei testi in esso contenuti li ho trovati più volte citati da Philippe Sands nel suo importante libro La strada verso Est del quale ho avuto modo di parlare >>qui.

Ancora una volta, come molto spesso mi succede, non sono io che ho scelto la mia lettura, è il libro che ha scelto me. Ho constatato molto spesso che le migliori letture sono state quelle che ho fatto perchè ho seguito la traccia di una minuscola nota a piè di pagina di un altro libro, un’indicazione bibliografica e/o la citazione di un autore o di un’autrice che ho già avuto modo di apprezzare… Continua a leggere

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LA LIBERAZIONE DEI CAMPI – DAN STONE

 

Auschwitz 1945

27 Gennaio 1945. Soldati dell’Armata Rossa aprono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz
(Fonte)

“Presto euforia e tempesta delle emozioni si quietarono. C’era gioia, certo, eravamo liberi, i cancelli aperti, ma dove andare? La liberazione era arrivata troppo tardi, per i morti; ma anche per noi rimasti in vita. Avevamo perso le nostre famiglie, gli amici, le case. Non avevamo dove andare; non c’era nessuno ad attenderci da qualche parte. Eravamo vivi, certo. Eravamo scampati alla morte, non ne avevamo più paura; iniziò la paura della vita”
(Hadassah Rosensaft, una sopravvissuta di Belsen)

“Avevo sempre pensato e immaginato tra me e me che questo momento avrebbe avuto qualcosa di particolarmente entusiasmante, magari anche di sconvolgente, ma soprattutto di festoso. Non provai nulla di tutto ciò! Nessuna felicità, nessun entusiasmo, solamente un vuoto disperante e una paura terribile, paura di andare a casa, paura suscitata dalla domanda di che cosa vi avrei trovato, di chi avrei atteso invano. Questo occupava la mia testa al momento. Ero incapace di essere felice.”

(Lisa Sheuer, sopravvissuta a Theresienstadt, Auschwitz, Freiberg, Mauthausen)

“Paura della vita”. “Incapacità di essere felice”.

I filmati dell’Armata Rossa su Majdanek e Auschwitz, le scene di La vita è bella, di Schindler’s List e di molti altri film e documentari, le numerose mostre e i libri che ne hanno trattato, presentano la liberazione dei campi nazisti come un episodio unico e festoso. Ma non fu come nelle favole, non finì con il “… e poi vissero tutti felici e contenti”. In realtà, per ciascun sopravvissuto al lager migliaia di altri internati si ripresero molto lentamente, rimasero per sempre segnati nella mente e nel corpo dall’esperienza concentrazionaria; quando non ne morirono nel volgere di breve tempo dopo la liberazione. Alcuni, in uno stato di totale prostrazione, neppure si resero conto di essere liberati, e soltanto in seguito percepirono l’avvenuto cambiamento. Molti di noi tutto questo lo avevano intuito; che la liberazione dal campo non fosse stata la fine di tutto ce lo aveva fatto capire Primo Levi ne La tregua, ce lo ha fatto capire recentemente Liliana Segre con La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina della Shoah parlandoci delle loro personali esperienze. Ce ne parla oggi, attraverso una gran mole di documenti e di testimonianze di sopravvissuti e di liberatori/soccorritori lo storico inglese Dan Stone nel libro La liberazione dei campi. La fine della Shoah e la sua eredità.
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MONITI ALL’EUROPA – THOMAS MANN

 

Thomas Mann 1943

Thomas Mann durante il suo esilio negli Stati Uniti, nel 1943

“ci sono ore, momenti della vita collettiva […] in cui l’artista non può procedere secondo il suo impulso interiore, perchè più immediate preoccupazioni imposte dalla vita scacciano il pensiero dell’arte; in cui la crisi tormentosa della collettività sconvolge anche lui in modo che quell’appassionato gioco dello sprofondarsi nell’eternamente umano, che si chiama arte, assume davvero l’impronta temporale del lussuoso e dell’ozioso e diventa una impossibilità psichica”

(da Un appello alla ragione, discorso tenuto da Thomas Mann a Berlino il 17 Ottobre 1930)

Mondadori ha ripubblicato, settant’anni dopo la prima edizione del gennaio 1947 (collana ‘Orientamenti’) e arricchita da una importante introduzione di Giorgio Napolitano la raccolta di saggi di contenuto etico-politico che in quella prima edizione era stata curata da Lavinia Mazzucchetti, valorosa germanista e traduttrice — esclusa nel ventennio mussoliniano dall’insegnamento universitario perchè antifascista — ed alla quale Arnoldo Mondadori aveva affidato l’incarico di curare l’Opera Omnia del grande scrittore tedesco. Fu Lavinia Mazzucchetti a voler dare alla raccolta il titolo Moniti all’Europa. Continua a leggere

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SICUREZZA, DIRITTI, ILLEGALITA’

 

Decreto sicurezza

(Fonte)

Questo, Hannah Arendt lo scriveva circa settant’anni fa…ed è purtroppo di un’attualità sconcertante. Ogni allusione da parte mia a eventi e situazioni cui stiamo assistendo nell’Italia di oggi non è casuale ma decisamente voluto.

“Molto peggiore del danno causato ai diritti sovrani in materia di nazionalità ed espulsione fu quello dell’illegalità introdotta nella vita interna dei vari paesi quando un numero crescente di residenti dovette vivere al di fuori dell’ordinamento giuridico statale. L’apolide, privo del diritto alla residenza e del diritto al lavoro, era continuamente costretto a violare la legge. Era passibile di pene detentive senza aver commesso alcun delitto. L’intera gerarchia di valori propria dei paesi civili era capovolta nel suo caso. Poiché era un’anomalia non contemplata dalla legge, egli poteva normalizzarsi soltanto commettendo un’infrazione alla norma che fosse contemplata, cioè un delitto.

Per stabilire se qualcuno è stato spinto ai margini dell’ordinamento giuridico basta chiedersi se giuridicamente sarebbe avvantaggiato dall’aver commesso un reato comune. Se un piccolo furto con scasso migliora la sua posizione legale, almeno temporaneamente, si può star sicuri che egli è stato privato dei diritti umani. Perché allora un reato diventa il modo migliore per riacquistare una specie di eguaglianza umana, sia pure come eccezione riconosciuta alla norma. L’importante è che questa eccezione sia contemplata dalla legge. Come delinquente l’apolide non sarà trattato peggio di un altro delinquente, cioè sarà trattato alla stregua di qualsiasi altra persona. Solo come violatore della legge egli può ottenere protezione da essa. Finché durano il processo e la pena, è al sicuro dall’arbitrio poliziesco contro il quale non ci sono né avvocati né ricorsi. Lo stesso uomo che ieri era in prigione per il semplice fatto di esistere in questo mondo, che non aveva alcun diritto e viveva sotto la minaccia dell’espulsione, o che senza processo è stato confinato in un campo d’internamento perché aveva cercato di lavorare e di guadagnarsi da vivere, può diventare quasi un cittadino in piena regola mercé un piccolo furto. Anche se non ha un soldo, può ora disporre di un avvocato, lamentarsi dei suoi carcerieri, e sarà ascoltato rispettosamente. Non è piú la schiuma della terra, ma tanto importante da venir informato di tutti i particolari della legge in base alla quale si svolge il suo processo. È diventato una persona rispettabile”
(Hannah Arendt, “La ‘nazione delle minoranze’ e il popolo degli apolidi”, in “Le origini del totalitarismo”, Giulio Einaudi Editore)

 
 

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