LA NECESSITA’ DEL RICORDO

 

Eisenhower a Buchenwald 1945

Aprile 1945.
Il generale Dwight Eisenhower e il generale Troy Middleton ispezionano Ohrdruf- complesso concentrazionario di Buchenwald
Foto William Newhouse. – United States Holocaust Memorial Museum

 

“Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”

(Generale Dwight D. Eisenhower, 1945)

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LE GUERRE SONO GRANDI GIOCHI

Dasa Drndic Trieste

“Le guerre sono grandi giochi. Ragazzotti viziati spostano soldatini di piombo su variopinte carte geografiche. Vi inseriscono il ricavato. Poi vanno a dormire. Le mappe volano nei cieli come aeroplani di carta, si posano sulle città, sui campi, sui monti e sui fiumi. Coprono la gente, ridotta a un ammasso di figurine che più tardi grandi strateghi smisteranno altrove, dislocheranno di qua e di là, insieme alle loro case e ai loro stupidi sogni. Le carte geografiche di dissoluti condottieri ricoprono quello che è stato, sotterrano il passato. Quando il gioco finisce, i guerrieri riposano. » E’ a quel punto che arrivano gli storici, a trasformare i giochi crudeli di chi non è mai sazio in menzogne alla moda. Viene dunque scritta una nuova Storia, la quale sarà annotata da nuovi condottieri su nuove carte, perchè il gioco non abbia mai fine.”

Daša Drndić, Trieste. Un romanzo documentario, traduz. di Ljiljana Avirović, pp. 446, Bompiani, 2016

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PACE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

1914-1944

“Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Il testo latino della liturgia ha: “Gloria in excelsis deo, et pax in terra hominibus bonae voluntatis”.
E’ il Vangelo di Luca (2, 14), il Vangelo del Natale, quando la nascita di Gesù è accompagnata da una fantasmagoria di cori angelici che richiamano e festeggiano l’avvenimento.

Mi chiedo: ma per Natale possono accadere miracoli, se si è proprio nel bel mezzo di guerre feroci e sanguinarie? Pare proprio di si, se ci sono uomini (e donne) di buona volontà.
I due episodi di cui parlo oggi sono accaduti realmente. Sembrano miracoli. Belle favole. Tanto più belle proprio perchè sono vere.

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UNA STANZA PER DUE. JOHN STEINBECK E ROBERT CAPA

 

Robert Capa John Steinbeck Mosca 1947

Mosca, Settembre 1947. Robert Capa fotografa John Steinbeck in uno specchio.
Foto Robert Capa

(Fonte)

Nel 1947 John Steinbeck (futuro Premio Nobel per la Letteratura nel 1962) fece assieme a Robert Capa, il fotografo ungherese fondatore dell’Agenzia Magnum, considerato oggi il più grande fotoreporter della Seconda Guerra mondiale e divenuto vera e propria leggenda come “il fotografo delle cinque guerre” (guerra civile spagnola (1936-1939), seconda guerra sino-giapponese (1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948), la prima guerra d’Indocina (1954)), un viaggio di circa quattro mesi in URSS, già in piena Guerra Fredda.

Lo scopo era fornire un resoconto onesto e privo di ideologie sulla vita quotidiana di un Paese, lontanissimo dalla cultura degli Stati Uniti, che degli Stati Uniti era stato, fino a poco tempo prima, l’alleato più forte nella Seconda guerra mondiale appena conclusa. Continua a leggere

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LEI SBARCA DA SOLA

 

Martha Gellhorn

Martha Gellhorn a Londra nel 1943.
Lee Miller Archives/England 2017/All Rights Reserved

C’erano 160.000 uomini, su quelle spiagge d’inferno della Normandia, in quel giugno del 1944, e solo una donna. Martha Gellhorn.

La grande giornalista e reporter di guerra americana Martha Gellhorn fu l’unica corrispondente donna ad essere presente allo sbarco in Normandia nel D-Day di quel giugno 1944, e questo a dispetto della regola che nel corso della Seconda Guerra mondiale vietava alle donne, anche alle giornaliste, la presenza in prima linea nelle zone di guerra; dovevano rimanere nella retroguardia in ruoli ausiliari. Il modo in cui Martha riuscì ad essere su quelle spiagge merita di essere ricordato. Continua a leggere

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IL VELENO DELLA LTI

 

Victor Klemperer LTI

“Le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere alcun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l’effetto tossico”

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LA GUERRA TEDESCA – NICHOLAS STARGARDT

Stargardt La guerra tedesca
Nicholas Stargardt, La guerra tedesca. Una nazione sotto le armi 1939-1945 (tit. orig.le The German War), traduz. Filippo Verzotto, pp. 832, Neri Pozza

Nel 1939 i tedeschi, ancora traumatizzati dalla sconfitta e dal ricordo del 1918 non volevano affatto una nuova guerra. Nonostante ciò, la loro cieca determinazione fece sì che i combattimenti durassero fino al 1945.

Com’è stato possibile che il popolo tedesco, uno dei popoli più colti d’Europa abbia potuto aderire in massa — fino al disastro finale — all’impresa nazista?

Com’è stato possibile che siano caduti nella stragrande maggioranza nella trappola della propaganda orchestrata da Goebbels e dell’ideologia della razza di Rosenberg che confondessero una guerra intenzionale e brutale di conquista coloniale con una guerra alla quale erano stati costretti per difendere la patria dalle macchinazioni degli Alleati e dall’aggressione polacca? Perchè è a questo che ha creduto la maggior parte dei tedeschi. Com’era possibile che vedessero in se stessi dei patrioti provocati, attaccati, accerchiati anzichè dei guerrieri che si battevano per la “razza superiore” di Hitler?

Alla fine del 1941 i nazisti si rendevano ormai conto che non avrebbero potuto vincere la guerra. Tuttavia, la Seconda Guerra mondiale sarebbe durata ancora circa tre anni e mezzo. Com’è stato possibile che i tedeschi abbiano potuto resistere per così tanto tempo ai bombardamenti, malgrado le privazioni e le sconfitte? Si rendevano conto di stare combattendo una guerra genocida? In che misura credevano alle menzogne di un regime che li stava portando alla loro stessa rovina? Continua a leggere

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D-DAY, ANTONY BEEVOR

 

Robert Capa D-Day 1944

Robert Capa © International Center of Photography US troops’ first assault on Omaha Beach during the D-Day landings. Normandy, France. June 6, 1944.
© Robert Capa © International Center of Photography | Magnum Photos

 

“Omaha divenne una sorta di mito americano, ma nelle battaglie successive ci sarebbe stata una verità ancora più crudele di questa leggenda: in Normandia, le perdite medie per divisione da ambo le parti avrebbero superato quelle subite dalle divisioni sovietiche e tedesche durante un periodo equivalente di scontri sul fronte orientale”

Antony Beevor, inglese, uno dei massimi storici militari della 2WW, autore di libri fondamentali come “La Seconda Guerra mondiale: i sei anni che hanno cambiato la storia”, “Stalingrado” e “Berlino 1945. La caduta” (tra parentesi: è Beevor che assieme a Lyubov Vidogradova ha curato la pubblicazione dei Taccuini di guerra di Vasilij Grossman…) ci racconta in questo volume l’epica Campagna per la Normandia allestita per aprire da occidente la strada per Berlino e che aveva come obiettivo ultimo ottenere la resa incondizionata della Germania nazista. Continua a leggere

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