LA LIBERAZIONE DEI CAMPI – DAN STONE

 

Auschwitz 1945

27 Gennaio 1945. Soldati dell’Armata Rossa aprono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz
(Fonte)

“Presto euforia e tempesta delle emozioni si quietarono. C’era gioia, certo, eravamo liberi, i cancelli aperti, ma dove andare? La liberazione era arrivata troppo tardi, per i morti; ma anche per noi rimasti in vita. Avevamo perso le nostre famiglie, gli amici, le case. Non avevamo dove andare; non c’era nessuno ad attenderci da qualche parte. Eravamo vivi, certo. Eravamo scampati alla morte, non ne avevamo più paura; iniziò la paura della vita”
(Hadassah Rosensaft, una sopravvissuta di Belsen)

“Avevo sempre pensato e immaginato tra me e me che questo momento avrebbe avuto qualcosa di particolarmente entusiasmante, magari anche di sconvolgente, ma soprattutto di festoso. Non provai nulla di tutto ciò! Nessuna felicità, nessun entusiasmo, solamente un vuoto disperante e una paura terribile, paura di andare a casa, paura suscitata dalla domanda di che cosa vi avrei trovato, di chi avrei atteso invano. Questo occupava la mia testa al momento. Ero incapace di essere felice.”

(Lisa Sheuer, sopravvissuta a Theresienstadt, Auschwitz, Freiberg, Mauthausen)

“Paura della vita”. “Incapacità di essere felice”.

I filmati dell’Armata Rossa su Majdanek e Auschwitz, le scene di La vita è bella, di Schindler’s List e di molti altri film e documentari, le numerose mostre e i libri che ne hanno trattato, presentano la liberazione dei campi nazisti come un episodio unico e festoso. Ma non fu come nelle favole, non finì con il “… e poi vissero tutti felici e contenti”. In realtà, per ciascun sopravvissuto al lager migliaia di altri internati si ripresero molto lentamente, rimasero per sempre segnati nella mente e nel corpo dall’esperienza concentrazionaria; quando non ne morirono nel volgere di breve tempo dopo la liberazione. Alcuni, in uno stato di totale prostrazione, neppure si resero conto di essere liberati, e soltanto in seguito percepirono l’avvenuto cambiamento. Molti di noi tutto questo lo avevano intuito; che la liberazione dal campo non fosse stata la fine di tutto ce lo aveva fatto capire Primo Levi ne La tregua, ce lo ha fatto capire recentemente Liliana Segre con La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina della Shoah parlandoci delle loro personali esperienze. Ce ne parla oggi, attraverso una gran mole di documenti e di testimonianze di sopravvissuti e di liberatori/soccorritori lo storico inglese Dan Stone nel libro La liberazione dei campi. La fine della Shoah e la sua eredità.
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MONITI ALL’EUROPA – THOMAS MANN

 

Thomas Mann 1943

Thomas Mann durante il suo esilio negli Stati Uniti, nel 1943

“ci sono ore, momenti della vita collettiva […] in cui l’artista non può procedere secondo il suo impulso interiore, perchè più immediate preoccupazioni imposte dalla vita scacciano il pensiero dell’arte; in cui la crisi tormentosa della collettività sconvolge anche lui in modo che quell’appassionato gioco dello sprofondarsi nell’eternamente umano, che si chiama arte, assume davvero l’impronta temporale del lussuoso e dell’ozioso e diventa una impossibilità psichica”

(da Un appello alla ragione, discorso tenuto da Thomas Mann a Berlino il 17 Ottobre 1930)

Mondadori ha ripubblicato, settant’anni dopo la prima edizione del gennaio 1947 (collana ‘Orientamenti’) e arricchita da una importante introduzione di Giorgio Napolitano la raccolta di saggi di contenuto etico-politico che in quella prima edizione era stata curata da Lavinia Mazzucchetti, valorosa germanista e traduttrice — esclusa nel ventennio mussoliniano dall’insegnamento universitario perchè antifascista — ed alla quale Arnoldo Mondadori aveva affidato l’incarico di curare l’Opera Omnia del grande scrittore tedesco. Fu Lavinia Mazzucchetti a voler dare alla raccolta il titolo Moniti all’Europa. Continua a leggere

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SICUREZZA, DIRITTI, ILLEGALITA’

 

Decreto sicurezza

(Fonte)

Questo, Hannah Arendt lo scriveva circa settant’anni fa…ed è purtroppo di un’attualità sconcertante. Ogni allusione da parte mia a eventi e situazioni cui stiamo assistendo nell’Italia di oggi non è casuale ma decisamente voluto.

“Molto peggiore del danno causato ai diritti sovrani in materia di nazionalità ed espulsione fu quello dell’illegalità introdotta nella vita interna dei vari paesi quando un numero crescente di residenti dovette vivere al di fuori dell’ordinamento giuridico statale. L’apolide, privo del diritto alla residenza e del diritto al lavoro, era continuamente costretto a violare la legge. Era passibile di pene detentive senza aver commesso alcun delitto. L’intera gerarchia di valori propria dei paesi civili era capovolta nel suo caso. Poiché era un’anomalia non contemplata dalla legge, egli poteva normalizzarsi soltanto commettendo un’infrazione alla norma che fosse contemplata, cioè un delitto.

Per stabilire se qualcuno è stato spinto ai margini dell’ordinamento giuridico basta chiedersi se giuridicamente sarebbe avvantaggiato dall’aver commesso un reato comune. Se un piccolo furto con scasso migliora la sua posizione legale, almeno temporaneamente, si può star sicuri che egli è stato privato dei diritti umani. Perché allora un reato diventa il modo migliore per riacquistare una specie di eguaglianza umana, sia pure come eccezione riconosciuta alla norma. L’importante è che questa eccezione sia contemplata dalla legge. Come delinquente l’apolide non sarà trattato peggio di un altro delinquente, cioè sarà trattato alla stregua di qualsiasi altra persona. Solo come violatore della legge egli può ottenere protezione da essa. Finché durano il processo e la pena, è al sicuro dall’arbitrio poliziesco contro il quale non ci sono né avvocati né ricorsi. Lo stesso uomo che ieri era in prigione per il semplice fatto di esistere in questo mondo, che non aveva alcun diritto e viveva sotto la minaccia dell’espulsione, o che senza processo è stato confinato in un campo d’internamento perché aveva cercato di lavorare e di guadagnarsi da vivere, può diventare quasi un cittadino in piena regola mercé un piccolo furto. Anche se non ha un soldo, può ora disporre di un avvocato, lamentarsi dei suoi carcerieri, e sarà ascoltato rispettosamente. Non è piú la schiuma della terra, ma tanto importante da venir informato di tutti i particolari della legge in base alla quale si svolge il suo processo. È diventato una persona rispettabile”
(Hannah Arendt, “La ‘nazione delle minoranze’ e il popolo degli apolidi”, in “Le origini del totalitarismo”, Giulio Einaudi Editore)

 
 

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TEMPO DI BILANCI. LETTURE 2018

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E’ tempo di bilanci. Provo a farne uno anche io.
Non tanto un bilancio dei libri che ho letto nel 2018 quanto di quelli di cui ho scritto qualcosa perchè mi hanno, per qualche motivo, particolarmente interessata.

I libri di cui ho parlato su NonSoloProust li trovate scorrendo l’indice per autore che si trova >>qui. Gli altri li trovate nell’album Letture 2018 della mia bacheca di Facebook. Se ne avete voglia, potete dare un’occhiata >>qui . L’album è visibile a tutti, non è necessario essere iscritti a FB.
Ci sono state anche molte riletture di autori che da tempo ormai fanno parte del mio personale Pantheon letterario, che leggo e rileggo periodicamente e di altri autori che avevo letto molto, troppo tempo fa e che adesso sento il bisogno di rivisitare ed approfondire.

A questo punto, mi si permetta una breve digressione che non era prevista ma che adesso  avverto come necessaria. Tra le riletture del 2018 ne voglio citare una in particolare. Quest’estate, mentre ero in Francia, ho riletto Una storia di amore e di tenebra di Amos Oz. Una rilettura che mi ha coinvolta, interessata ed appassionata ancora di più, se possibile, di quando avevo letto il libro la prima volta all’epoca della sua prima pubblicazione in Italia, nel 2002. Da allora ho letto quasi tutto di Amos Oz, che ci ha lasciati il 28 Dicembre. Sapevo che era in età avanzata, che era molto malato, sapevo che non si può evitare l’inevitabile ma quando poi certe cose accadono davvero è sempre un pugno nello stomaco. Amos Oz era e sino ad oggi rimane l’ autore israeliano da me più amato.
Amos Oz non era solo un grande scrittore, era una bella persona, una mente lucida, un uomo giusto. La sua morte è una grande perdita non solo per la letteratura ma per tutti quelli che combattono il fanatismo comunque e dovunque esso si manifesti, una perdita per chi si batte per la pace nella sua terra tormentata. Ha seminato molto, Amos Oz. La mia speranza è che l’eredità che ha lasciato non vada dispersa.

Amos Oz

Amos Oz
(Fonte)

…Credo che nel 2019 le mie riletture aumenteranno. Sempre meno mi sento attratta dal correr dietro alle novità, sempre più avverto l’esigenza di “andar per temi e autori”, sempre meno mi piace saltar disordinatamente da un libro all’altro. Sono entrata da tempo nella fase in cui mi piace seguire un percorso, cercare di approfondire un’area tematica, conoscere meglio un autore che mi interessa particolarmente.

Non so cosa questo significherà per la vita di NonSoloProust, non mi avventuro a far dichiarazioni programmatiche.
Cosa succederà lo vedremo (spero insieme) in corso d’opera…

Intanto auguro a tutte e a tutti un buon 2019  🙂

 

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BUON NATALE!

 

Ingmar Bergman Fanny e Alexander

La sera di Natale in casa Ekdahls.

 

Da  Fanny e Alexander (1982) di Ingmar Bergman.

Uno dei grandi capolavori della storia del cinema di uno dei miei registi preferiti in assoluto.

La lunghissima sequenza della sera di Natale (in questo video ne vediamo  solo una piccolissima parte) segna la svolta nel destino di Alexander e di Fanny, ma loro non lo sanno ancora, quello che li attende…

Ingmar Bergman Fanny e Alexander

Ecco, è rivedendo film come questi che mi ricordo perchè ormai da anni al cinema di oggi preferisco di gran lunga (tranne rarissime eccezioni) le serie TV.

Eppure, a ben pensarci, anche Fanny ed Alexander era stato pensato originariamente da Bergman per la televisione. La prima versione durava infatti cinque ore e venne poi ridotta drasticamente a tre per le sale cinematografiche.

 

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“LA SELVAGGIA E SPLENDIDA MARINA”

 

Nadeszda Mandelstam Marina Cvetaeva Anna Akmatova Osip Mandelstam

Nadezda Mandel’stam, Marina Cvetaeva, Anna Achmatova, Osip Mandel’stam

Nei bellissimi Taccuini 1919 – 1921 dei quali avevo parlato >>qui, la grande poetessa russa Marina Cvetaeva accenna più volte a Osip Mandel’stam, uno dei più importanti poeti russi del Novecento. Continua a leggere

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LA STRADA VERSO EST – PHILIPPE SANDS

La strada verso est
Philippe Sands, La strada verso est (tit. orig.le East West Street. On the Origins of Genocide and Crimes against Humanity), traduzione Isabella C. Blum, pp. 448, Ugo Guanda Editore, 2017

Il titolo fa riferimento ad una citazione tratta dal libro di Joseph Roth Ebrei erranti del 1927 che Philippe Sands pone come epigrafe del suo libro: “La piccola città è situata al centro di una pianura… Comincia con piccole capanne e con piccole capanne finisce. Le case succedono alle capanne. E da qui partono le strade. Una corre da sud a nord, l’altra da est a ovest.”

La strada di cui parla Roth è quella di una cittadina nei pressi della città nella quale nel libro di Sands si intrecciano le origini e le vite dei protagonisti in quel complesso multietnico che all’inizio del Novecento era la Galizia, provincia dell’Impero austroungarico e nella quale lo stesso Roth era nato ed aveva trascorso infanzia e adolescenza.

Mentre però la strada che percorrono gli ebrei orientali del libro di Roth è quella delle grandi migrazioni verso ovest, la strada che percorre Philippe Sands è quella che dall’occidente (l’Inghilterra) va verso l’est di luoghi che oggi fanno parte dell’Ucraina.

Tutto ha inizio, in questo avvincente libro  di Sands, da un invito e da una città. E tutto converge a Norimberga. Continua a leggere

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SALVARSI – LILIANA PICCIOTTO

Liliana Picciotto Salvarsi
Liliana Picciotto Salvarsi. Gli ebrei d’Italia sfuggiti alla Shoah 1943-1945. Una ricerca del Centro di documentazione ebraica contemporanea, pp. 570, Einaudi Storia, 2017

“Gli ebrei presenti, alla fine di settembre del 1943, nell’Italia occupata, erano 38.994, di cui 33.452 italiani e 5.542 stranieri. Di tutti costoro, quelli identificati, arrestati e deportati (morti e sopravvissuti) oppure uccisi in Italia prima della loro deportazione, sono stati 7.172. Rimasero perciò non catturati e sfuggiti alla Shoah 31.822 ebrei, tra italiani e stranieri, oggetto di questa ricerca… Gli scampati rimasti in patria furono cioè più dell’81 per cento”.

Il volume è il risultato di un progetto di ricerca dedicato alla “Memoria della salvezza”, è il tentativo di rispondere ad una serie di domande e di spiegare attraverso quali percorsi, per il tramite di chi, con il concorso di quali fattori “un alto numero di ebrei d’Italia si sia potuto salvare durante il biennio 1943-45, mentre l’occupante nazista e il suo alleato fascista misero in pratica ogni sforzo possibile per opprimerli e non lasciare loro alcun margine di scampo”

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