LETTURE. DICKENS, SOLŽENICYN, THIRKELL, REMARQUE, SINGER

 

LETTURE

Tra maggio e giugno e sempre in questo clima da Covid il blog è rimasto praticamente fermo (un solo post a maggio) e non perchè non abbia letto, anzi. Ho visto anche molti film, serie TV, ascoltato moltissima musica. Ho fatto l’abbonamento annuale a medici.TV ed al fantastico Digital Concert Hall dei Berliner Philarmoniker, ai loro meravigliosi concerti “live” del sabato trasmessi in streaming in cui i musicisti suonano ancora nell’atmosfera surreale della loro Concert Hall priva di pubblico. L’abbonamento dà anche diritto di accesso allo sterminato archivio storico dei Berliner, e già questo da solo vale davvero il prezzo richiesto. Effetti collaterali positivi, per me, del cosiddetto lockdown durante il quale no, non mi sono mai annoiata.
Ma limitandoci alle letture, oggi accenno una veloce carrellata su quello che ho letto ultimamente mentre NonSoloProust sonnecchiava pigramente. Come sempre, le mie scelte hanno seguito percorsi molto personali in parte ancorati ad una specifica aerea tematica oppure ad un singolo autore ma scelte anche determinate a volte (perchè no?) dal capriccio e dall’estro del momento. Continua a leggere

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LA GENTE CHE NON SA SCRIVERE

 

Jack London

 

La gente che non sa scrivere tende a scrivere troppo sulla gente che scrive sul serio

(Jack London, Martin Eden)

 

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I MIEI GIORNI NEL CAUCASO – BANINE

 

Banine

 

 

“Capitai dunque in questa famiglia strana, esotica e ricca un giorno d’inverno di un anno movimentato, pieno come molti altri anni cosiddetti storici di scioperi, di pogrom, di massacri e di diverse altre manifestazioni del genio umano, così particolarmente inventivo per tutte le perturbazioni sociali. A Baku la maggior parte della popolazione, composta di armeni e di azeri, era attivamente occupata a massacrarsi. Quell’anno gli armeni, meglio organizzati, sterminavano gli azeri per vendicarsi di massacri passati; da parte loro gli azeri, in mancanza di meglio, vi attingevano ragioni per massacri futuri. Così tutti vi trovavano il loro tornaconto, eccetto quelli, purtroppo numerosi, che morivano nel corso di questi eventi.”

I miei giorni nel Caucaso, pubblicato per la prima volta nel 1945 ottenendo un grande successo di pubblico e critica è il resoconto dell’infanzia e dell’adolescenza in Azerbaigian di Banine, pseudonimo di Umm-El-Banine Assadoulaeff; una vita scandita da numerosi eventi storici come la Rivoluzione d’Ottobre, la dittatura armena, l’arrivo e il dominio dei bolscevichi. Continua a leggere

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NELL’ANGOLO DI QUIETE – EDUARD VON KEYSERLING

Eduard von Keyserling Un angolo di quiete

 

Eduard von Keyserling, Nell’angolo di quiete (tit. orig.le Im stille Winkel), traduz. Giovanni Tateo, Postfazione Giovanni Tateo, pp. 128, L’Orma Editore, 2018

“I turbamenti del giovane Paul”, così avrei voglia di sintetizzare Nell’angolo di quiete di Eduard von Keyserling, novella del 1914 pubblicata nel 1918 ambientata sulle Alpi bavaresi in cui Bruno von der Ost, un severo e rigido direttore di banca che vorrebbe una vita domestica ordinata come i suoi registri contabili porta in villeggiatura la giovane moglie Irene, che reagisce alla freddezza del marito con un’ironia irriverente e il figlio Paul, un ragazzino di undici anni il quale nello sguardo del padre vede solo delusione perchè lo considera un bambino debole e privo di volontà. Continua a leggere

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LA CITTA’ SENZA EBREI – HUGO BETTAUER

Hugo Bettauer La città senza ebrei
Hugo Bettauer, La città senza ebrei. Il romanzo di dopodomani (tit. orig.le Die Stadt ohne Juden), traduz. Matilde de Pasquale, Presentazione Marino Freschi, pp.128, Chiarelettere

“Una sola muraglia umana assediava dall’Università a Bellaria il bell’edificio tranquillo ed elegante del Parlamento. Sembrava che tutta Vienna in quel giorno di giugno si fosse raccolta alle dieci del mattino là dove si sarebbe svolto un evento di portata storica imprevedibile. Cittadini e operai, gran signore e donne del popolo, adolescenti e vecchi, ragazze, bambini, malati in carrozzina: era un accorrere da ogni parte, un gridare generale, un gran far di politica e un gran sudare. Ovunque spuntava un qualche esaltato che improvvisamente rivolgeva alla gente che gli stava intorno un qualche discorso e di continuo si sentiva mugghiare il grido: ´Fuori gli ebrei!'”.

Le date sono importanti. Die Stadt ohne Juden, La città senza ebrei dell’austriaco Hugo Bettauer è del 1922. Quando lo scrisse, Bettauer non poteva immaginare che questo che lui stesso aveva sottotitolato “romanzo di dopodomani”,  concepito come commedia e satira si sarebbe rivelato un libro fin troppo premonitore.
Il romanzo uscì  a Vienna nel 1922, grandissimo successo, 250.000 copie vendute, tradotto in molte lingue. In Italia venne pubblicato solo nel 2000. Scomparso poi dalla circolazione, adesso è finalmente di nuovo disponibile grazie alla casa editrice Chiarelettere.
La trama di La città senza ebrei è semplice e lineare: il Parlamento austriaco promulga un editto per scacciare gli ebrei dall’Austria pur nel rispetto formale della legalità. Continua a leggere

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CRONACA DI FAMIGLIA – SERGEJ AKSAKOV

Grigory Soroka Fishermen 1840

Sergej Timofeevič Aksakov è un autore russo dell’Ottocento che io non conoscevo e che solo adesso grazie alla pubblicazione da parte della casa editrice Adelphi di Cronaca di famiglia nella traduzione di Angelo Maria Ripellino ho scoperto essere considerato come uno dei più grandi della letteratura russa dell’epoca.

Non riesco a trovare modo migliore, per iniziare a parlare di Cronaca di famiglia se non quello di dare la parola a Serena Vitale che nel suo illuminante saggio così ci introduce alla lettura di questo libro presentandoci il suo autore, il “vecchio, quieto e assennato Aksakov : Continua a leggere

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TUTTI I RACCONTI – BERNARD MALAMUD

Bernard Malamud Tutti i racconti

Bernard Malamud, Tutti i racconti, traduz. Giovanni Garbellini, Igor Legati, Vincenzo Mantovani, Prefazione Emanuele Trevi, 2 voll. in cofanetto, pp. 1004, Minimum Fax, 2019

“Non posso continuare di più a lungo in questo modo, disse Levitanskij, posandosi la mano su cuore. Mi sento chiuso a chiave dentro cassetto con miei poveri racconti.” (L’uomo nel cassetto, anno 1968 raccolta Prima gli idioti)

(Ebbene sì, lo ammetto: è il mio racconto preferito) Continua a leggere

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BABIJ JAR – ANATOLIJ KUZNECOV

Anatolij Kuznecov Babij JarAnatolij Kuznekov, Babij Jar, traduz. dal russo Emanuela Guercetti, pp. 342, Adelphi, 2019

“C’era sempre una bella sabbia grossa, ma adesso, chissà perché, era tutta cosparsa di sassolini bianchi. Mi chinai e ne raccolsi uno per osservarlo meglio. Era un pezzettino d’osso bruciacchiato grande quanto un’unghia, bianco da un lato e nero dall’altro. […] E così seguimmo a lungo quegli ossicini, finché non arrivammo proprio all’inizio del burrone, e il ruscello scomparve: era lì che nasceva da molte sorgenti che stillavano dalle falde sabbiose sottostanti, e appunto da lì aveva portato via le ossa. Ora il burrone si restringeva diramandosi in diversi bracci, e in un punto la sabbia era diventata grigia. Di colpo ci rendemmo conto che stavamo camminando su cenere umana”.

Unione Sovietica, Ucraina, Settembre 1941. Siamo nella prima fase dell’aggressione tedesca all’URSS. L’Armata Rossa, in rotta, abbandona la capitale.

“Cavallucci stanchi e tartassati trascinavano furgoni militari, cannoni, carri di contadini che cadevano a pezzi. Soldati dell’Armata Rossa erano laceri, barbuti, feriti. Alcuni, evidentemente con i piedi insanguinati, camminavano scalzi, con gli scarponi gettati su una spalla. Altri non avevano nè stivali nè scarponi. Camminavano senza alcun ordine, come una mandria, curvi sotto il peso di sacchi, cappotti arrotolati, armi, e facendo tintinnare le gavette ammaccate in modo tutt’altro che marziale. ´Poveri soldati russi’ borbottò il nonno, levandosi il berretto”.

La gente di Kiev assiste, poco dopo, all’entrata trionfale nella loro città delle truppe naziste.
A quell’epoca Anatolij Kuznecov, l’autore di questo libro, è un ragazzino di 12 anni, vivace e curioso. Figlio di madre ucraina e di padre russo, Anatolij è nato a Kiev nel 1929. Trascorre gli anni della guerra in una casa a poca distanza da Babij Jar. Appena fuori Kiev, Babij Jar è una enorme fossa naturale di morbida terra sabbiosa di un bianco candido. E’ qui che avviene uno dei più grandi massacri della storia.
Kuznecov mette mano alla stesura del suo libro vent’anni dopo essere stato testimone dei tragici avvenimenti cui ha assistito. Il racconto delle vicende della pubblicazione del libro, i veti, le censure, i rimaneggiamenti imposti dai Servizi Segreti, gli ostacoli di ogni tipo da lui incontrati, come già avvenuto ed ancora avverrà per altri scrittori del periodo sovietico, costituisce già da solo un (inquietante) romanzo che merita lettura e riflessione. Ne parlerò più avanti. Continua a leggere

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