IL MONDO DI IERI – STEFAN ZWEIG

Stefan Zweig
Stefan Zweig nel giardino della sua casa a Salisburgo

“Ho conosciuto il grado e la forma più alta della libertà individuale, per vederla poi al più basso livello cui sia scesa da secoli; sono stato festeggiato e perseguitato, libero e legato, ricco e povero”

“Come austriaco, come ebreo, come scrittore, quale umanista e pacifista, mi sono di volta in volta trovato là dove le scosse erano più violente. Esse per tre volte hanno distrutto la mia casa e trasformata la mia esistenza, staccandomi da ogni passato e scagliandomi con la loro drammatica veemenza nel vuoto, in quel “dove andrò?” a me già ben noto. Ma non lo voglio deplorare, giacchè appunto il senzapatria ritrova una nuova libertà, e solo chi non è più a nulla legato non ha più bisogno di aver riguardo per nulla.”

Ho letto in questi giorni Mendel dei libri e Novella degli scacchi di Zweig, di cui conoscevo, per averlo letto tanti anni fa, soltanto Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo e di cui avevo un buon ricordo. L’ho dunque ripreso in mano.

Sempre più spesso mi succede di rileggere vecchi libri e di interessarmi all’opera di un autore nel suo complesso; sempre più mi interessa cercare di cogliere le connessioni tra un testo ed un altro, affinità e differenze fra vari autori. Per questo torno spesso su libri e scrittori di cui ho già parlato, e magari anche più di una volta. Sempre meno mi interessa “macinare” libri per la serie “finito, avanti il prossimo”, sempre più preferisco la lentezza che la velocità, nella lettura.

Nato a Vienna nel 1881 da una ricca famiglia ebraica, Zweig si laureò in filosofia nel 1904. Appassionato viaggiatore, ebbe modo di conoscere numerosi luoghi del mondo e di incontrare alcuni tra i più importanti esponenti della società e della cultura del tempo: Hofmannsthal, Rilke, Romain Rolland, G. B. Shaw, Rathenau, Auguste Rodin, Hermann Hesse, James Joyce, Ferruccio Busoni… Europeista, cosmopolita, pacifista convinto, fu un autore molto prolifico ed eclettico. Scrisse molte biografie, romanzi, novelle, si occupò di traduzioni, era un appassionato collezionista di autografi di scrittori e musicisti.

Cresciuto nella Vienna di Gustav Mahler, grande amico dei più importanti musicisti del suo tempo, scrisse saggi su Handel e Toscanini e fu anche librettista d’opera: scrisse infatti il libretto dell’opera di Richard Strauss Die schweigsame FrauLa donna silenziosa. La storia della prima rappresentazione dell’opera di questa strana coppia (l’ebreo e il filonazista nell’Austria ormai hitleriana) meriterebbe da sola un post.

Negli anni tra le due guerre mondiali Zweig era pubblicato e letto in tutto il mondo, in tutte le lingue. I suoi libri avevano milioni di lettori. Oggi è un autore piuttosto trascurato, in italiano non si trova molto ed alcune tra le sue più celebri biografie sono fuori catalogo.

Nel 1934 l’ebreo Zweig riuscì a fuggire in tempo dall’ Austria per spostarsi in Inghilterra e nel 1940 si trasferì definitivamente negli USA come tanti altri esuli ebrei.

Il mondo di ieri è la sua autobiografia. Troppo spesso, a mio parere, quando questo libro viene ricordato, si parla di Zweig un po’ troppo sbrigativamente come di un nostalgico del bel tempo che fu, lo si definisce “il cantore della Felix Austria“, lo si considera come una persona irrimediabilmente ancorata al passato.

Nella sua autobiografia troviamo, certo, la nostalgia.

Come può non rimpiangere il mondo della giovinezza una persona alla quale due guerre mondiali e soprattutto l’avvento del nazismo hanno stravolto completamente la vita, che ha visto i suoi libri ardere nei roghi nazisti, che per salvarsi la vita è costretto a fuggire prima dall’Austria e poi dall’Europa perdendo non solo tutti i beni materiali come casa e mobili ma anche la biblioteca, le sue amate collezioni di autografi, gran parte dei manoscritti e soprattutto il passaporto venendo dunque, in quanto apolide, privato di qualunque diritto di cittadinanza e di appartenenza?

Però nel libro — scritto in una prosa limpida e scorrevolissima — non troviamo solo nostalgia, rimpianto, recriminazione. C’è anche un’analisi molto acuta, lucida e sottile dei fenomeni e delle cause che determinarono il passaggio dalla monarchia absburgica ai tremendi anni che seguirono. La descrizione dell’Austria degli Absburgo (“il mondo della sicurezza”) contiene anche l’indagine spregiudicata di alcune piaghe sociali e particolarmente interessante l’analisi degli elementi che determinarono le diverse reazioni della gente comune allo scoppiare della prima e della seconda guerra mondiale.

Claudio Magris, nel saggio Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna definisce Zweig “classico esponente del vago cosmopolitismo umanitaristico sorto nella civiltà absburgica”, lo definisce scrittore “superficiale”, “umanista in ritardo e fuori tempo, simpatica e cordiale personalità inadeguata ai problemi della sua epoca” e scrive che “Zweig resta come la nobile, cara e vana voce di una protesta morale contro la crudele ruota delle cose, simile al suo Erasmo da Rotterdam con il quale s’era identificato) (*)

Carlo Emilio Gadda, poi, è spietato. Proprio a proposito di Il mondo di ieri scrive nel ’45: “Un trufolone europeo che va in cerca di tutti, è amico e ospite di tutti, è stato a balia con tutti […] Tutto ciò non gli impedisce di “nutrire degli ideali”. Il più alto, il più generoso, ed ad un tempo il più facile, è la comunione delle anime universe nella civiltà della supernazione. Auspicio supremo: la scomparsa dei passaporti.” (**)

Un giudizio — e lo dico con tutto il rispetto e la stima che ho per Gadda — ferocemente ingeneroso.

Intendiamoci: Zweig non è certo un autore che possa competere con un Musil. Non è un innovatore, un rivoluzionario della scrittura. E’ volto più al passato che al futuro. E’ sostanzialmente un conservatore. Ma ci sono scrittori che pur non avendo forse titolo per entrare nel Pantheon dei Grandi meritano comunque di esser letti e ricordati. Zweig è secondo me, decisamente, uno di questi. La sua scrittura è piacevolissima, elegante, fluida e paradossalmente, proprio autori come lui, così legati al loro tempo sono testimoni preziosi. La conoscenza di questi scrittori non potrebbe che essere utile, alle giovani generazioni.

La stesura di Il mondo di ieri venne completata nel 1942 a Petropolis, cittadina a nord di Rio de Janeiro in Brasile.

Il 22 febbraio del 1942 Stefan Zweig morì suicida assieme alla seconda moglie Lotte Altmann.

L’ autobiografia venne pubblicata per la prima volta a Stoccolma due anni dopo nel ’44.

Sui veri motivi del suicidio sono state fatte moltissime ipotesi.

Nel suo libro Zweig torna più volte sul tema di “quell’orribile condizione dell’essere senza patria, impossibile a spiegarsi a chi non l’abbia provata su sè medesimo, quel senso esasperante di procedere ad occhi aperti nel vuoto, sapendo che dovunque si appoggi il piede, ad ogni istante si può essere ricacciati indietro”.

Molti altri artisti e letterati hanno avuto esperienze simili a quelle di Zweig: la perdita di tutto, l’esilio, il piombare da un “mondo della sicurezza” a quello della costante insicurezza. Ciascuno di loro ha reagito come sapeva e come poteva. Alcuni sono riusciti a gettarsi alle spalle il passato e ricominciare tutto daccapo. Altri non ce l’hanno fatta, e si sono tolti una vita che per loro non era più vita.

Nessuno ha il diritto di giudicare.

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===============

(*) Claudio Magris, Franz Werfel e Stefan Zweig, in Il mito absburgico nella letteratura austriaca moderna, Einaudi Reprints, 1976, p.293)

(**) L’opinione di Gadda è riportata da Daniele Del Giudice nella prefazione a Stefan Zweig, Novella degli scacchi, Garzanti Gli Elefanti, 2007, p. 12.

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20 risposte a IL MONDO DI IERI – STEFAN ZWEIG

  1. sabrinamanca ha detto:

    Ogni tanto mi veniva in mente di chiederti se avevi letto Stefan Zweig: ora ho la risposta senza nemmeno porti la domanda!
    Ho letto tanto di lui. E ho ancora voglia di leggerlo.

  2. utente anonimo ha detto:

    Personalmente trovo il romanzo Verso la libertà di Schnitzler molto più interessante per capire la società viennese del epoca. Quando si legge questo romanzo si capisce bene che la societa ideale di cui parla Zweig non esisteva gia più quando lui aveva vent’anni e si vede che l’antisemitismo era ben presente.

  3. gabrilu ha detto:

    Sabrina
    Cosa ti piace di più, di Zweig?
    A me piacerebbe leggere qualcuna delle biografie che lo resero famoso, ho la vaga impressione però (lo dico così, a naso, eh, alla cieca) che oggi risultino un po’ superate.

    Elsa
    Conosco molto di Schnitzler (tutte le sue opere più importanti) e da molto tempo. E’ un autore che amo parecchio. Questo Verso la libertà però non l’ho letto, mi manca.
    Come suo scritto autobiografico ho letto invece Giovinezza a Vienna
    http://www.bol.it/libri/scheda/ea978887710170.html

    In realtà, tornando al libro di Zweig, devo dire che quello che più mi interessa, in questo testo, non è tanto la ricostruzione della Vienna al tramonto degli Absburgo quanto la sua vicenda personale, il tema del cambiamento, il passaggio dalla sicurezza all’insicurezza, il tema degli stravolgimenti, dei rivolgimenti radicali a livello individuale e collettivo di una intera generazione.

    Per quel che riguarda la Vienna primi ‘900, trovo invece molto più interessante quello che viene fuori dalla narrativa di altri autori: Schnitzler — appunto — e Musil, Kraus. Ed Heimito von Doderer (La scalinata, Finestre illuminate), autore da noi in Italia non molto popolare e in generale considerato piuttosto ostico, mi sembra.
    Ciao 🙂

  4. EditDomjan ha detto:

    Sono bellissime le citazioni, io poi amo molto Stefan Zweig (se non l’hai ancora letto, ti consiglio Il sovvertimento dei sensi), e ho visto per la prima volta citare il nome di un autore praticamente sconosciuto in Italia, ma tra i miei preferiti: Romain Rolland!

  5. utente anonimo ha detto:

    Mi piace leggere Biografie ed e' cosi che ho conosciuto Stefan Zweig.
    Di lui ho letto, per il momento, la biografia di Erasmo da Rotterdam, Michel de Montaghe e la sua autobiografia il mondo di ieri.
     

  6. gabrilu ha detto:

    Anonimo  #5
    Beh, sei sulla buona strada. .

    Magari, prima o poi  leggerai anche Zweig, mi auguro   :-).

  7. utente anonimo ha detto:

    Ho terminato ora la lettura di “Il mondo di ieri”: interessante. Apprezzo molto la sua narrativa! Ho letto molti suoi libri e ne cercherò altri nella nostra fornita bibblioteca.

  8. utente anonimo ha detto:

    L'ho quasi finito e in verità sono abbastanza d'accordo con Gadda, tono insopportabilmente enfatico (impossibile contare i punti esclamativi), falsa modestia, superficialità e distacco dalle umane miserie, spreco di aggettivi superlativi e potrei continuare. Sono comunque contenta di averlo letto, fra le righe, superata l'irritazione, qualcosa resta dell'affresco di una generazione e di un periodo storico peculiare: il viaggio in Russia, le riflessioni sul diverso atteggiamento dei popoli nelle due guerre, poco altro.
    karenina

  9. gabrilu ha detto:

    karenina

    Giusto e ineccepibile tutto quello che scrivi. Ci mancherebbe. Non fa una piega.

    Credo che  tra me,  te e Gadda (uno dei miei autori cult, tengo a precisare) la differenza  sostanziale, nel  valutare (?!?)  uno Zweig  stia nel fatto che io, leggendo Zweig, non riesco a far finta di  non conoscere il suo percorso e la sua orribile fine,  e  che non riesco a dimenticare che nonsotante tutto, il Gaddus ebbe la fortuna di morir nel suo letto  (lo so, dal punto di vista della critica letteraria la cosa  ha meno valore di un tubo  rotto, ma insomma io la tengo in considerazione).

    Autrement  dit: tu e Gadda  (che non ebbe a subire nemmeno uno zinzino di quel che affrontò Zweig)    fate della seria  critica letteraria.  Chapeau.

     Io  invece no,  non  penso solo ai punti ed alle virgole.

    Almeno, non in certi casi  (in altri invece si, ma dipende, appunto, dai casi)

    Nel caso di Zweig  penso anche all'uomo,   prendo  sì  in considerazione il  libro, ma non riesco   a prescindere dall'essere umano che l'ha scritto.

    P.S: D'altra parte, lo stesso Gadda. eh.

    Se uno dovesse valutare  il suo stupendo "La cognizione del dolore" con parametri esclusivamente  testuali… eh…
    Poi uno pensa alla sua  mamma….E quel "Vagava sola per la casa"
    acquista tutto un altro sapere.

    O no?
    Ciao e grazie 

    • paolo bellocchio ha detto:

      Non mi ritrovo neanch’io nel Gadda così burbero verso Zweig, ma ricordandomi il suo “Giornale di guerra e di prigionia” capisco che di fronte ai guai personali descritti da Zweig gli siano un po’ “girate”.

      • gabrilu ha detto:

        @Paolo Bellocchio
        corsi e ricorsi. In questo periodo, considerata la ricorrenza della Grande Guerra, mi è capitato di leggere in giro non poche critiche proprio al Giornale di Gadda, accusato — poveretto lui — quasi di essere stato un guerrafondaio… Mentre, a mio modesto parere, quelle pagine di Gadda vanno lette con spirito molto, molto diverso. Ma questa è solo la mia opinione.
        Grazie del contributo 🙂

  10. valigiesogni ha detto:

    Ho appena terminato “Bruciante segreto” di Zweig. L’ho acquistato quasi per caso, girovagando in libreria con un carissimo amico che aveva letto da poco “Mendel dei libri” e non faceva che parlarne.
    Non ho trovato nulla di superficiale in Bruciante segreto che, anzi, indaga molto nei tormenti interiori di Edgar, il protagonista dodicenne di questa novella, descrivendo perfettamente il meccanismo che può portare dall’ammirazione sfrenata all’odio. Uno stile elegante e un po’ romantico.
    Il tuo post, come al solito, mi spinge ad approfondire la conoscenza dell’autore.
    Grazie mille.

  11. gabrilu ha detto:

    Barbara/valigiadeisogni
    Ecco,  Bruciante segreto mi manca, non l'ho letto.
    Però il tuo amico  ha sacrosantamente ragione a decantarti Mendel dei libri (un piccolo, immenso, perfetto capolavoro) e, da parte mia, mi permetto di consigliarti vivamente Una partita a scacchi  (da cui poi ci si può divertire a  far connessioni selvagge con  La difesa di Luzin di Nabokov o  con La variante di Luneburg di  Paolo Maurensig  (che a Zweigg e a Nabokov deve tanto, ma proprio tanto, eh)

    Ciao e grazie sempre

  12. dragoval ha detto:

    Leggo nel vero senso della parola solo adesso questo tuo post. E leggendolo, appunto, il primo nome che mi è balenato davanti agli occhi è stato quello di Sándor Márai. E non solo per la consonanza delle vicende di vita e di destino, ma per qualcosa di più profondo, per quel tono , per quell’identità di sentire che li accomuna- che in mancanza di meglio potrei definire nostalgia struggente per ciò che sono stati costretti a lasciare- e che evidentemente amavano tanto. Un sentimento che in molti altri autori esuli e senzapatria – penso soprattutto ai Mann, oppure a Nabokov, o agli stessi Singer- si declina, per così dire, diversamente,( con più ironia, con più distacco, con più rabbia).

    • gabrilu ha detto:

      @Dragoval
      eh.
      (versione autocensurata della mia prima risposta, in cui come al solito sproloquiavo sul come e qualmente. Prontamente autocancellata).
      Insomma: solo per dire che ci hai raggggione.

  13. dragoval ha detto:

    Quanto mi sarei deliziata con la risposta sproloquiante 😛

    • gabrilu ha detto:

      Ti rispondo invece con le parole di un altro grande émigré del quale prima o poi mi piacerebbe parlare: Czeslaw Milosz (l’ho scoperto tardi, e non ho ancora finito di esplorarlo) che, andato via dalla Polonia regime comunista ed approdato prima a Parigi e poi e poi… dice “la sorte di un profugo è una decadenza così grave che non l’augurerei a nessuno, a meno che non sia dotato di una salute di un cavallo, della vitalità di un coccodrillo e dei nervi di un ippopotamo”.

      Mi sono imbattuta proprio oggi, per quelle strane coincidenze che capitano ogni tanto nella vita di ogni lettore ed ogni lettrice, in queste parole riportate da Francesco M. Cataluccio in “Vado a vedere se di là è meglio” (Sellerio, 2010) che sto rileggendo in questi giorni

      Parole, quelle di Milosz che, al di là di tutto, guardando i TG di oggi a me suonano sinistramente attuali.
      Ciao!

  14. Vanna ha detto:

    Ho appena terminato “Estasi di Libertà” (ma Zweig l’aveva intitolato “La postina”), dopo aver letto la stupenda “Novella degli scacchi” e prima ancora “Il mondo di ieri”. Pur essendo anche io innamorata di Gadda e di Magris, non condivido affatto i loro giudizi tranchants.
    Anche io non riesco a separare la lettura di Zweig dalla consapevolezza della sua fine.
    Ho letto Musil e Proust (tutta la Recherche) e Schnizler e gli autori che ho visto qui citati, Marai compreso, ma non definirei mai Zweig superficiale.
    Anzi, mi sorprendo per come lo scrittore sia riuscito, nel 1939, a ricostruire l’epoca passata per come l’aveva vissuta e sentita e la vediamo così, prima dei disastri, durante e dopo, come se viaggiassimo nel tempo senza sapere che cosa succederà, in realtà già accaduto.
    Amo gli autori che sanno rendere lo spirito del tempo raccontando storie e personaggi solo apparentemente banali, come da adolescente mi era capitato di provare leggendo tutto Scott Fitzgerald.
    Anche io desidero leggere tutto un autore dopo averlo scoperto e non comincio “un altro libro”, Così è stato per Stefan Zweig, dopo aver letto “Il mondo di ieri”.
    Peccato che Estasi di libertà sia stato pubblicato solo due o tre anni fa e solo dopo il successo del film “Grand Budapest Hotel”. Il cui regista, non italiano, lo conosce invece benissimo.
    Merita maggior diffusione e attenzione.

    • gabrilu ha detto:

      Vanna grazie per il tuo articolato commento. Ho letto parecchi libri di Zweig, ma questo Estasi e libertà no. D”altra parte, ne ha scritti tanti.
      Negli ultimi anni sembra che in Italia abbiano finalmente cominciato a ricordarsi di Zweig, e c’è stato, mi pare, un incremento di traduzioni e pubblicazioni. Ma troppo spesso noi arriviamo con molto, troppo ritardo rispetto ad altri Paesi europei. E non penso solo a Zweig…
      Ciao e a rileggerti, spero 🙂

      • Vanna ha detto:

        Grazie a te. “Estasi di libertà” è uscito in italiano solo tre anni fa, in seguito al successo del film “Grand Budapest Hotel”, il cui regista ha dichiarato di essersi ispirato agli scritti di Zweig. La striscia di copertina ci dice che questo è il romanzo che ha ispirato il film. La trama non c’entra nulla con Grand Busapest Hotel, ma la descrizione dell’hotel in cui capita “la postina” è così affascinante da aver ispirato il regista per il suo splendido film. Si tratta di un romanzo scritto negli anni Tenta e pubblicato in Germania solo nel 1982. Il curatore ha riunito in un solo romanzo due stesure scritte da Zweig in anni diversi. E’ stato pubblicato da Clichy in Italia nel 2013. Consiglio vivamente. Davvero in Italia arriviamo tardi e non fosse per Adelphi…
        A presto.

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