LA VERITA’ DEL MALE. EICHMANN PRIMA DI GERUSALEMME – BETTINA STANGNETH

Bettina Stangneth, La verità del male. Eichmann prima di Gerusalemme (tit. orig.le tedesco Eichmann vor Jerusalem) traduz. dall’ edizione inglese Eichmamm before Jerusalem di Antonella Salzano, pp. 604, Luiss University Press, 2017

“Nessuna persona potrà mai più parlare del fenomeno Eichmann e delle sue implicazioni politiche senza fare riferimento a quest’opera”, ha scritto il The New York Times Book Review.

Il libro, pubblicato originariamente in Germania nel 2011 e negli Stati Uniti nel 2014, ha avuto un successo enorme.

Uscito in Italia con la bella traduzione di Antonella Salzano grazie al Goethe Institut e al Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Federale Tedesca, il libro della Stangneth è, dal mio punto di vista, un’opera fondamentale; è infatti il risultato di una ricerca molto complessa ed impegnativa che non potrà che condizionare studi e ricerche che in futuro dovessero essere intraprese o proseguite su questo tema, un’opera in cui la storica e filosofa tedesca Bettina Stangneth esperta in teorie dell’inganno e psicologia della manipolazione si confronta con Hannah Arendt e la sua celeberrima teoria della “banalità del male”.
Ma andiamo con ordine e facciamo qualche passo indietro.

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DIARIO DI UN NAUFRAGO FELICE – PAOLO COSSATO

Paolo Cossato Diario di un naufrago felice
Paolo Cossato, Diario di un naufrago felice. Memorie, pensieri e vicende di un musicologo a Venezia e del professor Pedantius suo sosia spirituale, pp. 240,
Casa editrice el squero, Venezia, 2021

“La ricostruzione di due vite parallele: un musicologo, alla guida di una Stagione di concerti di Musica da Camera, attivo a Venezia prevalentemente negli ultimi decenni del secolo scorso, e il professor Pedantius, suo sosia spirituale, docente di Storia del Teatro dell’Opera […] pagine stilate con animo leggero, foriere di ricordi sparsi, sebbene esposti con criterio cronologico, in un parallelismo tra concerti e insegnamento”.

Così leggiamo in “Un cenno, solo un cenno”, sorta di Introduzione datata 16 Gennaio 2021 e scritta ” in Vinegia, nel cuore della notte”.

Le duecento pagine circa che seguono si sono rivelate per me una ricca e sontuosa cornucopia di aneddotica seria e faceta, riflessioni profonde e impegnative, una carrellata su un importante spaccato della vita culturale (specialmente musicale) di Venezia con le sue tante luci ed ombre, la rivelazione di grandi amori letterari, ricordi di infanzia, il pensiero per tante persone care e il dolore per la loro scomparsa, considerazioni su arte e realtà in letteratura da Cechov a Maupassant a Thomas Mann, Nabokov…; bellissime pagine su temi squisitamente musicali come la Mélodie francese ed il Lied tedesco, e naturalmente il Tempo, e la memoria e l’oblìo…e insomma… “Proust, naturellement” sarei tentata di dire, citando – parafrasando – lo stesso Proust quando al principe di Guermantes fa dire “Balzac, naturellement…“.

Si comincia a leggere e subito si sorride per il raffinato umorismo, per gli aneddoti personali narrati con grazia ed autoironia… ma pagina dopo pagina ci si rende conto che i temi dei brevi ed agili capitoletti in cui è strutturato il libro si fanno seri, eccome!

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HONORINE – HONORÉ DE BALZAC

Charles Huard, Honorine et le narrateur
Matrice pour l’illustration de Honorine, Etudes de moeurs, Scènes de la vie privée de La Comédie humaine 4, volume 4, Paris, Editions Conard, 1910-1950, p.363. Paris, Maison Balzac
(Fonte)

Honorine è un lungo racconto o un romanzo breve che Balzac disse di avere composto in tre giorni, nel 1842, e fa parte di quel gruppo di “donne adultere” che aveva intenzione di inserire negli “Études de femmes”.

Poco conosciuto dal grande pubblico, è in realtà uno degli episodi non so se tra i più belli ma certamente uno dei più moderni della Commedia Umana. Ripubblicato da Sellerio con un’appendice di Pierluigi Pellini che si intitola Il rovescio oppressivo dell’amore romantico è uno di quei libri in cui il lettore di oggi può, paradossalmente, cogliere molto di più di quanto fosse in grado di fare un lettore dell’Ottocento, in particolare per quel che riguarda la vena che potremmo anche in qualche modo definire “protofemminista” della storia.

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L’INTERPRETE – ANNETTE HESS

Annette Hess, L’interprete (Tit. orig.le: Deutsches Haus, 2013), traduz. dal tedesco Chiara Ujka, pp. 315, Neri Pozza, 2019

Romanzo diventato subito best seller, immediatamente tradotto in una ventina di paesi, L’interprete di Annette Hess ci mette di fronte al trauma ed alla rivolta di una generazione di tedeschi, la “generazione dei Kriegskinder” (i bambini della guerra) che negli anni ’60 dello scorso secolo aveva vent’anni e si era dovuta confrontare con il rifiuto della memoria nella Germania dell’immediato dopoguerra. Una generazione condannata al silenzio perchè ad essa non veniva permesso di porre domande.

La protagonista del romanzo, Eva Bruhns, figlia dei proprietari di un modesto ristorante di Francoforte sul Meno, sta per fidanzarsi con uno dei giovani più ricchi e noti della città quando inaspettatamente e con sua grande sorpresa le viene chiesto dalla Procura di prestare la sua opera di interprete al cosiddetto “secondo processo Auschwitz” (1963) che sta per avere inizio. Devono essere giudicati i crimini di ex ufficiali nazisti e questo diventerà uno dei processi più famosi del mondo. Si tratta infatti del processo di Francoforte

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LA SIGNORINA CORMON – HONORÉ DE BALZAC

Balzac La signorina Cormon

Honoré De Balzac, La signorina Cormon (tit.orig.le La vieille fille), traduz. Francesco Monciatti, a cura di Pierluigi Pellini, pp. 400, Sellerio

La signorina Cormon, che Balzac scrisse quando aveva trentasette anni, è stato il primo roman-feuilleton pubblicato a puntate su un quotidiano politico francese ed oltre ad essere considerato un capolavoro del romanzo moderno è anche uno dei testi più importanti (anche se forse in Italia tra i meno conosciuti) della Commedia umana.

Nel piano complessivo dell’immensa opera di Balzac La signorina Cormon (del 1836) fa parte dello Studio dei costumi, Sezione Scene della vita di provincia. Il titolo originale francese è La vieille fille che equivale a “zitella” ma nell’edizione italiana Sellerio si è preferito – a mio parere opportunamente – sostituirlo con un titolo più neutro.

Vi si narra la storia, esilarante ma anche crudele, della signorina Cormon, una vieille fille non bella ma nemmeno brutta, una donna che risulta grottesca ma

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GLI AQUILONI – ROMAIN GARY

Tamara de Lempicka

Educazione europea, La promessa dell’alba, La vita davanti a se, Le radici del cielo, La notte sarà calma… sono i più celebri romanzi di Romain Gary. Che, nato a Vilnius in Lituania in realtà si chiamava Roman Kacew ma che in Francia cambiò e diventò Romain Gary; che firmandosi Émile Ajar vinse nel 1975 con La vie devant soi (La vita davanti a sé) per la seconda volta – in barba al regolamento, che lo proibiva – il prestigioso Premio Goncourt, già ottenuto nel 1956 con Les racines du ciel (Le radici del cielo). Che si firmò anche, in alcuni romanzi minori, come Shatan Bogat e Fosco Sinibaldi.

“Uomo inafferrabile”, secondo Todorov.”Un camaleonte” secondo la sua biografa. Romain Gary, le caméléon è infatti il titolo della sua biografia- quasi ottocento pagine – scritta da Myriam Anissimov; Il camaleonte titola Jan Brokken il capitolo di Anime baltiche dedicato allo scrittore di origini lituane nato a Vilnius e che nella sua vita straordinaria fu lituano, polacco, francese; militare ed eroe di guerra, poliglotta, diplomatico, uomo affascinante e grande seduttore.

Gli aquiloni è il suo ultimo romanzo. Venne pubblicato nel 1980.

Il 2 dicembre dello stesso anno Romain Gary si suicidò. Aveva sessantasei anni.

Inevitabile leggere il libro “anche” come una sorta di testamento letterario in cui si ritrovano tutti i temi cari allo scrittore: l’amore, l’amicizia, la libertà di pensare e di agire, il potere dell’immaginazione contro tutto e nonostante tutto. Nel biglietto indirizzato a Robert Gallimard lasciato da Gary accanto a sé sul letto in cui si sparò tornano alcune parole dell’explicit de Gli aquiloni. Non fu certo un caso.

Ne Gli aquiloni Gary racconta la storia – che si svolge prima e durante la Seconda Guerra mondiale dal 1939 al 1945 – dell’amore appassionato ma ostacolato dalla drammatica Grande Storia di quegli anni fra Lila, giovane aristocratica polacca e Ludovic (Ludo), un ragazzo normanno dotato di una memoria prodigiosa.

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ARRIVA L’ARMATA ROSSA

Museo del campo di sterminio di Auschwitz
Mucchi di scarpe tolte a uomini, donne e bambini
Credit: Scott Barbour/Getty (Fonte)

Qualche pagina da un libro di storia, il racconto di uno dei soldati dell’Armata Rossa che per primi entrarono ad Auschwitz.
E’ così che quest’anno voglio dare il mio contributo alla Giornata della Memoria.

Lo storico è Dan Stone, autore del libro La liberazione dei campi. La fine della Shoah e le sue eredità del quale ho parlato in questo post.

Il testimone è Yakov Vincenko, uno degli ultimi liberatori sopravvissuti dell’Armata Rossa sovietica intervistato nel 2005 da Giampaolo Visetti per La Repubblica. Yakov Vincenko aveva raggiunto il campo di sterminio con la divisione di fanteria numero 322 – Fronte ucraino.

La sua testimonianza è lunga, ma spero venga letta per intero, perchè suscita molte riflessioni. Non solo su Auschwitz ed i nazisti ma anche su quello che significava, per un ragazzo di 19 anni, venire catapultato nell’Armata Rossa a combattere una guerra infernale.

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LA CASA DI GHIACCIO – SERENA VITALE

Serena Vitale, La casa di ghiaccio. Venti piccole storie russe, pp. 223, Mondadori

“Il signor Š. nutriva un amore sviscerato per salme e funerali. Pagava i fabbricanti di bare pietroburghesi perchè lo informassero su chi, a quale indirizzo era passato a miglior vita; avvisato dai ragazzi di bottega, prendeva con sè un cambio di biancheria, un cuscino, e senza indugio si faceva portare da una vettura di piazza a casa dell’estinto: lavava il cadavere, di notte leggeva il Salterio a capo della bara, la accompagnava al cimitero, era l’ultimo a lasciare la tomba.”

Questo è l’ incipit di uno dei venti racconti (non vi dico quale) di questo libro bizzarro e affascinante in cui, lasciando sullo sfondo i grandi protagonisti della storia Serena Vitale evoca una folla di personaggi apparentemente marginali – ma realmente esistiti – nei quali l’ anima russa si rivela con l’evidenza dell’incubo o della follia, fornendo un’immagine della Russia tra il XVIII e il XIX secolo basata su documenti e rigorose ricerche storiche. Si tratta in sostanza di vere e proprie indagini storiche trasposte su un piano narrativo.

Venti casi estremi che parlano di personaggi della Russia sotto gli Zar, da Caterina a Potëmkin a Nicola I.

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