NELL’ANGOLO DI QUIETE – EDUARD VON KEYSERLING

Eduard von Keyserling Un angolo di quiete

 

Eduard von Keyserling, Nell’angolo di quiete (tit. orig.le Im stille Winkel), traduz. Giovanni Tateo, Postfazione Giovanni Tateo, pp. 128, L’Orma Editore, 2018

“I turbamenti del giovane Paul”, così avrei voglia di sintetizzare Nell’angolo di quiete di Eduard von Keyserling, novella del 1914 pubblicata nel 1918 ambientata sulle Alpi bavaresi in cui Bruno von der Ost, un severo e rigido direttore di banca che vorrebbe una vita domestica ordinata come i suoi registri contabili porta in villeggiatura la giovane moglie Irene, che reagisce alla freddezza del marito con un’ironia irriverente e il figlio Paul, un ragazzino di undici anni il quale nello sguardo del padre vede solo delusione perchè lo considera un bambino debole e privo di volontà. Continua a leggere

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LA CITTA’ SENZA EBREI – HUGO BETTAUER

Hugo Bettauer La città senza ebrei
Hugo Bettauer, La città senza ebrei. Il romanzo di dopodomani (tit. orig.le Die Stadt ohne Juden), traduz. Matilde de Pasquale, Presentazione Marino Freschi, pp.128, Chiarelettere

“Una sola muraglia umana assediava dall’Università a Bellaria il bell’edificio tranquillo ed elegante del Parlamento. Sembrava che tutta Vienna in quel giorno di giugno si fosse raccolta alle dieci del mattino là dove si sarebbe svolto un evento di portata storica imprevedibile. Cittadini e operai, gran signore e donne del popolo, adolescenti e vecchi, ragazze, bambini, malati in carrozzina: era un accorrere da ogni parte, un gridare generale, un gran far di politica e un gran sudare. Ovunque spuntava un qualche esaltato che improvvisamente rivolgeva alla gente che gli stava intorno un qualche discorso e di continuo si sentiva mugghiare il grido: ´Fuori gli ebrei!'”.

Le date sono importanti. Die Stadt ohne Juden, La città senza ebrei dell’austriaco Hugo Bettauer è del 1922. Quando lo scrisse, Bettauer non poteva immaginare che questo che lui stesso aveva sottotitolato “romanzo di dopodomani”,  concepito come commedia e satira si sarebbe rivelato un libro fin troppo premonitore.
Il romanzo uscì  a Vienna nel 1922, grandissimo successo, 250.000 copie vendute, tradotto in molte lingue. In Italia venne pubblicato solo nel 2000. Scomparso poi dalla circolazione, adesso è finalmente di nuovo disponibile grazie alla casa editrice Chiarelettere.
La trama di La città senza ebrei è semplice e lineare: il Parlamento austriaco promulga un editto per scacciare gli ebrei dall’Austria pur nel rispetto formale della legalità. Continua a leggere

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CRONACA DI FAMIGLIA – SERGEJ AKSAKOV

Grigory Soroka Fishermen 1840

Sergej Timofeevič Aksakov è un autore russo dell’Ottocento che io non conoscevo e che solo adesso grazie alla pubblicazione da parte della casa editrice Adelphi di Cronaca di famiglia nella traduzione di Angelo Maria Ripellino ho scoperto essere considerato come uno dei più grandi della letteratura russa dell’epoca.

Non riesco a trovare modo migliore, per iniziare a parlare di Cronaca di famiglia se non quello di dare la parola a Serena Vitale che nel suo illuminante saggio così ci introduce alla lettura di questo libro presentandoci il suo autore, il “vecchio, quieto e assennato Aksakov : Continua a leggere

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TUTTI I RACCONTI – BERNARD MALAMUD

Bernard Malamud Tutti i racconti

Bernard Malamud, Tutti i racconti, traduz. Giovanni Garbellini, Igor Legati, Vincenzo Mantovani, Prefazione Emanuele Trevi, 2 voll. in cofanetto, pp. 1004, Minimum Fax, 2019

“Non posso continuare di più a lungo in questo modo, disse Levitanskij, posandosi la mano su cuore. Mi sento chiuso a chiave dentro cassetto con miei poveri racconti.” (L’uomo nel cassetto, anno 1968 raccolta Prima gli idioti)

(Ebbene sì, lo ammetto: è il mio racconto preferito) Continua a leggere

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BABIJ JAR – ANATOLIJ KUZNECOV

Anatolij Kuznecov Babij JarAnatolij Kuznekov, Babij Jar, traduz. dal russo Emanuela Guercetti, pp. 342, Adelphi, 2019

“C’era sempre una bella sabbia grossa, ma adesso, chissà perché, era tutta cosparsa di sassolini bianchi. Mi chinai e ne raccolsi uno per osservarlo meglio. Era un pezzettino d’osso bruciacchiato grande quanto un’unghia, bianco da un lato e nero dall’altro. […] E così seguimmo a lungo quegli ossicini, finché non arrivammo proprio all’inizio del burrone, e il ruscello scomparve: era lì che nasceva da molte sorgenti che stillavano dalle falde sabbiose sottostanti, e appunto da lì aveva portato via le ossa. Ora il burrone si restringeva diramandosi in diversi bracci, e in un punto la sabbia era diventata grigia. Di colpo ci rendemmo conto che stavamo camminando su cenere umana”.

Unione Sovietica, Ucraina, Settembre 1941. Siamo nella prima fase dell’aggressione tedesca all’URSS. L’Armata Rossa, in rotta, abbandona la capitale.

“Cavallucci stanchi e tartassati trascinavano furgoni militari, cannoni, carri di contadini che cadevano a pezzi. Soldati dell’Armata Rossa erano laceri, barbuti, feriti. Alcuni, evidentemente con i piedi insanguinati, camminavano scalzi, con gli scarponi gettati su una spalla. Altri non avevano nè stivali nè scarponi. Camminavano senza alcun ordine, come una mandria, curvi sotto il peso di sacchi, cappotti arrotolati, armi, e facendo tintinnare le gavette ammaccate in modo tutt’altro che marziale. ´Poveri soldati russi’ borbottò il nonno, levandosi il berretto”.

La gente di Kiev assiste, poco dopo, all’entrata trionfale nella loro città delle truppe naziste.
A quell’epoca Anatolij Kuznecov, l’autore di questo libro, è un ragazzino di 12 anni, vivace e curioso. Figlio di madre ucraina e di padre russo, Anatolij è nato a Kiev nel 1929. Trascorre gli anni della guerra in una casa a poca distanza da Babij Jar. Appena fuori Kiev, Babij Jar è una enorme fossa naturale di morbida terra sabbiosa di un bianco candido. E’ qui che avviene uno dei più grandi massacri della storia.
Kuznecov mette mano alla stesura del suo libro vent’anni dopo essere stato testimone dei tragici avvenimenti cui ha assistito. Il racconto delle vicende della pubblicazione del libro, i veti, le censure, i rimaneggiamenti imposti dai Servizi Segreti, gli ostacoli di ogni tipo da lui incontrati, come già avvenuto ed ancora avverrà per altri scrittori del periodo sovietico, costituisce già da solo un (inquietante) romanzo che merita lettura e riflessione. Ne parlerò più avanti. Continua a leggere

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LA NECESSITA’ DEL RICORDO

 

Eisenhower a Buchenwald 1945

Aprile 1945.
Il generale Dwight Eisenhower e il generale Troy Middleton ispezionano Ohrdruf- complesso concentrazionario di Buchenwald
Foto William Newhouse. – United States Holocaust Memorial Museum

 

“Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”

(Generale Dwight D. Eisenhower, 1945)

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LE GUERRE SONO GRANDI GIOCHI

Dasa Drndic Trieste

“Le guerre sono grandi giochi. Ragazzotti viziati spostano soldatini di piombo su variopinte carte geografiche. Vi inseriscono il ricavato. Poi vanno a dormire. Le mappe volano nei cieli come aeroplani di carta, si posano sulle città, sui campi, sui monti e sui fiumi. Coprono la gente, ridotta a un ammasso di figurine che più tardi grandi strateghi smisteranno altrove, dislocheranno di qua e di là, insieme alle loro case e ai loro stupidi sogni. Le carte geografiche di dissoluti condottieri ricoprono quello che è stato, sotterrano il passato. Quando il gioco finisce, i guerrieri riposano. » E’ a quel punto che arrivano gli storici, a trasformare i giochi crudeli di chi non è mai sazio in menzogne alla moda. Viene dunque scritta una nuova Storia, la quale sarà annotata da nuovi condottieri su nuove carte, perchè il gioco non abbia mai fine.”

Daša Drndić, Trieste. Un romanzo documentario, traduz. di Ljiljana Avirović, pp. 446, Bompiani, 2016

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PACE AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

1914-1944

“Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”. Il testo latino della liturgia ha: “Gloria in excelsis deo, et pax in terra hominibus bonae voluntatis”.
E’ il Vangelo di Luca (2, 14), il Vangelo del Natale, quando la nascita di Gesù è accompagnata da una fantasmagoria di cori angelici che richiamano e festeggiano l’avvenimento.

Mi chiedo: ma per Natale possono accadere miracoli, se si è proprio nel bel mezzo di guerre feroci e sanguinarie? Pare proprio di si, se ci sono uomini (e donne) di buona volontà.
I due episodi di cui parlo oggi sono accaduti realmente. Sembrano miracoli. Belle favole. Tanto più belle proprio perchè sono vere.

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