RITRATTO DI SIGNORA – HENRY JAMES

John Malkovich

Isabel Archer, la protagonista di Ritratto di signora di Henry James, diventata molto ricca grazie all’eredità ricevuta dallo zio Touchett, dopo aver rifiutato due ottimi e ricchi pretendenti (l’industriale americano Caspar Goodwood e l’inglese Lord Warburton) finisce per innamorarsi e sposare l’ambiguo Gilbert Osmond andando così incontro a una vita segnata da solitudine ed infelicità.

Come spesso accade nei romanzi di James, mentre ci sono momenti che vengono narrati con minuziosa analiticità, altri vengono invece completamente (e volutamente) taciuti. James non racconta, ad esempio, la scena del fidanzamento con Osmond, che risulterà fatale per Isabel. Per molti lettori rischia di rimanere così non del tutto comprensibile la motivazione profonda che porta una ragazza che respingendo la domanda di matrimonio di Goodwood aveva detto “Amo troppo la mia libertà. Se c’è qualcosa al mondo alla quale io sia attaccata […] è la mia indipendenza personale” a cadere poi tanto ingenuamente nella trappola tesale da Osmond e dalla sua amica madame Merle.

Ho rivisto proprio qualche giorno fa il bel film che dal libro ha tratto Jane Campion, in cui all’eccellente Isabel Archer di Nicole Kidman si affianca il diabolico Gilbert Osmond di John Malkovich. Continuo a pensare che Jane Campion abbia fatto un ottimo lavoro e che sia riuscita a cogliere in pieno l’atmosfera del romanzo di James pur reinterpretandone radicalmente, nel finale, il senso complessivo. Credo però anche che la difficoltà di concentrare nel tempo di un film le circa seicento pagine di analisi psicologica di James l’abbia in qualche modo costretta a semplificare il personaggio di Osmond, presentato forse un po’ troppo superficialmente come “cacciatore di dote”. Osmond è certamente attratto dalla ricchezza di Isabel ma nel romanzo questo elemento — pure molto importante — risulta — anche se può sembrare paradossale — quasi in secondo piano rispetto ad altre caratteristiche che rendono lui personaggio molto più inquietante e mortifero che nel film e la sua relazione con Isabel molto più complessa.

L’Osmond di Campion-Malkovich è, inoltre, così evidentemente malvagio e insopportabile fin dall’inizio che davvero risulta difficile credere come Isabel, per quanto “di poca esperienza” e con “la sua innocenza confidente ad un tempo e dogmatica” ma descritta anche come “molto intelligente” e con “un irresistibile bisogno di stimarsi” se ne possa innamorare. Il fatto è che se da una parte Isabel, come scrive James “nelle situazioni più gravi, quando avrebbe avuto bisogno di usare soltanto della sua ragione, doveva pagare il fio di aver sempre dato via libera alla facoltà di vedere senza giudicare” è altrettanto vero che l’Osmond del romanzo si svela molto più lentamente e soprattutto si comporta sempre, formalmente, in modo assolutamente ineccepibile e corretto.

Mi sono in un certo modo divertita a tratteggiare un identikit di Gilbert Osmond servendomi di quello che di lui ci svela Henry James.

Osmond fa la sua comparsa a circa un terzo del romanzo. Ha quarantanni, James descrive il suo aspetto fisico con molta precisione. A poco a poco, nel corso della lettura, emergono anche le sue caratteristiche interiori che sono quelle di un uomo che “aveva sempre di mira l’effetto”, che “sotto la maschera di occuparsi solo dei valori interiori […] viveva esclusivamente per il mondo”. “Qualsiasi cosa facesse era posa, posa così sottilmente studiata, che, se uno non fosse stato più in guardia, l’avrebbe senz’altro scambiata per spontaneità”. “La sua ambizione non era di piacere al mondo; ma di piacere a se stesso con l’eccitarne la curiosità, senza soddisfarla. Ingannare così il mondo gli dava sempre un senso di grandezza”.

Osmond non è un sadico, ma Isabel lo percepisce sempre più come un essere mortifero che possiede “la facoltà […] di fare appassire qualsiasi cosa toccasse, di guastar […] qualsiasi cosa guardasse”. “Era come s’egli avesse avuto il malocchio, come se la sua presenza fosse stata un contagio e il suo favore una disgrazia”. Nella lunga notte insonne che Isabel trascorre a riflettere sul marito, pensa  a proposito dei suoi comportamenti  che   “Non si trattava di misfatti, di turpitudine: ella non poteva accusarlo di nulla, o poteva accusarlo di una cosa sola, che non era un delitto. Non poteva dire ch’egli avesse fatto alcun male: non era violento, non era crudele; ella credeva semplicemente che la odiasse.Questo era tutto ciò di cui lo accusava, e ciò che rendeva più disperata la sua causa era il fatto che questo non era un delitto, perchè contro un delitto ella avrebbe potuto trovare soccorso”

Ma perchè Osmond, che all’inizio era stato molto piacevolmente colpito dalla bellezza e dalla intelligenza di Isabel tanto che se ne era effettivamente innamorato, ha finito per odiarla? James ce lo dice attraverso i pensieri della stessa Isabel, che ricorda:

“Egli le aveva detto un giorno che aveva troppe idee e che doveva liberarsene. Le aveva detto questo già prima del loro matrimonio, ma allora ella non ci aveva fatto caso: più tardi soltanto le era tornato in mente […] Questo egli aveva voluto dire: gli sarebbe piaciuto che ella non avesse nulla di suo, tranne la graziosa apparenza. Ella aveva sempre saputo di avere troppe idee: ne aveva anche di più di quel che egli avesse supposto, di più di quel ch’ella gli avesse espresso quando egli le aveva domandato di sposarlo”

Nel romanzo ci sono tre colloqui fondamentali per comprendere Osmond e la sua relazione con Isabel.

Quello tra Isabel e la sua amica, la giornalista Henrietta. Quando questa le chiede: “Che cosa ti fa lui?” Isabel risponde: “Nulla, ma non mi ama”.

Quello tra Osmond e Madame Merle, in cui ad un certo punto lui  si lamenta: “Domandavo assai poco: domandavo soltanto che lei mi volesse bene […] che ella mi adorasse, se vuoi. Oh, si, ne avevo bisogno”

Il terzo, drammatico colloquio si svolge tra Isabel ed Osmond che le dice (e qui le sue parole sono veramente illuminanti: “Io ho un’idea precisa di quel che dovrebbe essere una moglie, di quel che mia moglie dovrebbe o non dovrebbe fare […] tu sorridi in modo molto espressivo quando parlo di “noi”: ma ti assicuro che “noi”, “noi”, signora Osmond, è tutto quel che conosco. Io prendo sul serio il nostro matrimonio, ma sembra che tu abbia trovato il modo di far diversamente […] può essere una vicinanza sgradevole, ma l’hai scelta tu, di tua libera volontà. Non ti piace che te lo rammenti, lo so; ma io te lo voglio rammentare perchè […] perchè penso che dobbiamo accettare le conseguenze delle nostre azioni, poichè quello che io pregio maggiormente nella vita è l’onore”

Ed è questo appello alla responsabilità la vera trappola che distrugge Isabel. La quale infatti, pur avendone la possibilità, si rifiuta di abbandonare Osmond e ad Henrietta che le chiede: “Perchè non lo lasci?” risponde appunto “Dobbiamo accettare le conseguenze dei nostri atti. L’ho sposato davanti a tutto il mondo: ero perfettamente libera, non avrei potuto fare qualcosa più di proposito. Non si può cambiare in questo modo”.

E così la volontà di controllo totale di Osmond si salda con il senso di responsabilità di Isabel, che si sente “colta in una rete di fila sottilissime” e  sa “di aver buttata via la sua vita”.

The portrait of a lady è dunque un romanzo di formazione che descrive minuziosamente la manipolazione umana ed una acuta analisi di quale orrenda trappola possa diventare il conformismo: agito e adorato da Osmond, accettato e subito da Isabel Archer. Lo stesso James affermò in seguito che “L’idea di fondo è che la poverina, la quale, coi suoi sogni di libertà e di nobiltà, crede di aver compiuto un gesto generoso, spontaneo ed avveduto, si ritrova in realtà schiacciata dagli ingranaggi del convenzionale” ed in un passaggio del romanzo avverte il lettore, difendendo la sua Isabel: “vi prego di non sorridere di questa giovane donna […] era una creatura piena di buona fede e se c’era qualche follia nella sua saggezza, quelli che volessero giudicarla severamente potranno aver la soddisfazione di constatare che più tardi ella rinsavirà, ma solo a prezzo dell’accumularsi di altre follie che quasi reclameranno di venir compatite”.

Jane Campion termina il film alla penultima pagina del romanzo di James, cambiando  così completamente il senso della storia. Si tratta di una modifica apparentemente leggera ma che invece pesa profondamente su tutto il film. Nell’ultima pagina del testo di James, infatti, Isabel, rientrata in Inghilterra per vegliare il cugino Ralph gravemente malato, assisterà alla sua morte e, consapevole di averlo sempre amato, tornerà alla sua prigione romana, sapendo di avere sbagliato tutto. James non spiega perchè Isabel firmi così la sua condanna, e conclude il racconto con un sacrificio borghese. Nel film invece la Campion taglia il suo ritorno dal marito lasciandoci intravedere la possibilità che lo abbandoni definitivamente ed offrendole in questo modo  un’opportunità di riscatto.

John Malkovich e Nicole Kidman

 

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22 risposte a RITRATTO DI SIGNORA – HENRY JAMES

  1. barbara34 ha detto:

    Dio mio, uno dei libri più belli che abbia mai letto, che maestria nel leggere lo psicologico e il sociale con lo stesse sgardo… Il potere dell’uomo di imprigionare una donna con le parole, quella che Bourdieu avrebbe definito come violenza simbolica… James mostrava come il cammino dell’emancipazione femminile si arrestasse ad un certo punto e perché (per le donne il matrimonio aveva ancora troppo peso, così come la parola maschile, erano ancora troppo “disposte” al controllo), e nel luccicare degli oggetti effimeri di Osmond vi è tutta la metafora della seduzione.

  2. utente anonimo ha detto:

    io però (che ho amato così tanto il film della campion che invece all’inizio aveva lasciato perplessi tanti critici) devo confessare di avere sempre “ipotizzato” questa possibilità per Isabel.
    A mio avviso la potenza del romanzo è anche e proprio nella sua apertura finale, perché se è vero che Isable torna non ci viene detta una parola definitiva su quello che sarà il suo futuro.
    luca sposato

  3. gabrilu ha detto:

    Barbara34
    Brava! Hai trovato l’espressione giusta per definire la situazione, l’espressione che cercavo e non riuscivo a trovare: ***violenza simbolica***!
    La potenza del simbolo — per chi cerca di esplorare questo ambito, ed io sono tra questi — è in questo caso chiarissima e devastante.
    Non so se tu hai avuto le mie stesse reazioni, io ti posso dire che pur avendo letto il romanzo molte volte, anche in epoche diverse della mia vita, ogni volta che volto le pagine sono sempre catturata da un’immagine di Isabel che “vedo” come una farfalla a poco a poco privata implacabilmente della sua energia vitale e che alla fine finisce sotto vetro in una bacheca… E tutto questo solo, come giustamente dici tu, solo (?) con la forza delle parole e… delle convenzioni.
    Luca sposato
    …Però c’è poco da fare: Isabel torna a Roma, questo è il dato. Io mi sono detta anche che forse torna soprattutto per non abbandonare Pansy, la figlia di Osmond, al padre-padrone, ma chissà… D’altra parte, è proprio di James non fornire testi “chiusi” ma sempre più o meno “aperti”, che il lettore deve completare con la sua interpretazione.

  4. oyrad ha detto:

    Ricordo ancora quando ho letto le prime stupende pagine, con quel meraviglioso incipit… Ero nel chiostro della mia università, sotto un tiepido sole autunnale, e mi ero allontanato dai miei amici per leggere… seduto su un muretto, avvolto nel mio cappottino, con la luce pomeridiana sulle pagine… un momento bellissimo…

  5. SimonaC ha detto:

    Un’altra delle tue raffinate analisi, peraltro condivisibilissima. Mi hai fatto rivivere le emozioni del film che ho molto amato… e che devo rivedere presto, a questo punto!

  6. habanera2 ha detto:

    Ancora oggi, nonostante la tanto sbandierata emancipazione femminile, ci sono uomini che detestano l’idea che le donne abbiano delle idee e riescono, se non a sottometterle, quanto meno a tarpare loro le ali.
    Mi sembra di capire che il film di Jane Campion non deluderà le mie aspettative rispetto al libro, quindi non mi resta che procurarmelo e sedermi comoda in poltrona.

    Ciao Gabriella, e grazie.
    H.

  7. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Che immagine poetica! Quell’ “avvolto nel mio cappottino”, poi… 😉
    SimonaC
    Il film merita più di una visione, secondo me
    Habanera
    L’unico modo che hai per sapere se il film della Campion ti delude o no è…. vederlo 🙂
    Per tutti
    Ho faticato molto con questo post, e non ne sono granchè soddisfatta, non sono sicura di essere riuscita ad esprimere effettivamente ed al meglio almeno due cose:
    la prima riguarda tutto quello che intendevo circa la grande complessità del personaggio di Osmond nel romanzo di James (perchè non è semplicemente un “cacciatore di dote” ed un gran cattivone… sarebbe stato troppo banale); la seconda riguarda invece il fatto che le differenze che io vedo tra il film della Campion e il romanzo di James non intaccano per nulla il mio grande apprezzamento per il film, che non mi stanco mai di rivedere.
    Lo trovo splendido, e i cambiamenti introdotti dalla Campion non li intendo come “stravolgimento” (o peggio come “tradimento” del testo di James) ma come “interpretazione d’autrice”. Trovo poi l’interpretazione di Malkovich decisamente superba, e coerente con la interpretazione che la Campion ha deciso con-sa-pe-vol-men-te di darci di questo personaggio.

    Nel DVD che posseggo c’è, tra i contenuti extra, un lungo filmato di backstage in cui si vede, tra l’altro, l’integrale delle prove e delle riprese di una delle scene più drammatiche del film: quella del colloquio in cui Osmond cerca di proibire ad Isabel di partire per l’Inghilterra per andare al capezzale del cugino Ralph.
    Il filmato (in inglese con sottotioli in italiano) è interessantissimo perchè lì, vedendo come la Campion dirige/indirizza/supporta la Kidman e Malkovich si capisce benissimo la chiave interpretativa della regista rispetto ai due personaggi.

  8. PrimoCasalini ha detto:

    Quando leggo un romanzo o guardo un film io mi schiero da tifoso.
    Sto con Caspar Goodwood, deciso, schietto, costruttore, dominante, fattivo, appassionato e lucido, pure attraente sessualmente, ricco di soldi fatti da lui, interessato a ciò che non sa sul cosolidato di ciò che sa.
    Sono tutte qualità che Isabel ammira, ma che le danno anche fastidio. Lei, i soldi li ha ricevuti, non li ha fatti, quindi non li ama, li spreca in una donazione (a Gilbert Osmond) apparentemente generosa in realtà autolesionistica.
    Il punto non è che Osmond è un cacciatore di dote (lo è, anche) ma è uno che ha un rapporto cosale con la realtà, compresa l’arte: ama quella certa edizione di quel libro, non quello che c’è scritto, ama il possesso di un disegnuccio di un grande maestro, non i capolavori di quel maestro, che non sono suoi. Così è per le persone, ed Isabel è quella giusta per dargli retta, perché ha bisogno che qualcuno le racconti delle fole ben congegnate per occultare la realtà vera, in cui dovrebbe immergersi, altro che sottrarsi.
    Isabel è Henry James che fa i conti con se stesso fra America ed Europa, e coi soldi che anche lui riceve, non fa. C’è anche il risvolto dell’orientamento sessuale di James, e l’identificarsi con una donna è una scelta geniale.
    Un grande romanzo e un grande film, viene voglia di fare ping pong fra l’uno e l’altro, ma ne riparleremo.

    saludos
    Solimano

    • Lorenza La Rosa ha detto:

      Gaspar, un uomo da romanzo, il vero mistero è: come ha fatto Isabel a non innamorarsene…cmq sia il film che il romanzo, sono in assoluto i miei preferiti…ma pochi quelli che capiscano la preofondità di H. James…

  9. oyrad ha detto:

    Io ho ammirato molto anche l’ interpretazione di Barbara Hershey, l’affascinante Madame Merle…

    C’è nel film anche una breve scena che a me ricorda “l’ altro” famoso romanzo di James, “La coppa d’ oro”… quando Gilbert-Malcovich solleva la tazzina blu e dice “Ha già una impercettibile incrinatura”… ma non saprei dire se questa “scena” e questa frase sono già previste nel testo di James oppure sono una “idea” della regista.

    In “The golden bowl” di Ivory, la ragazza che sposa “un americano, invece del solito squattrinato italiano” – citata da Fanny (Angelica Houston) durante una partita a wist – si chiama Isabel… chissà che questo non sia un piccolo riferimento a “Ritratto di signora”…

  10. giuba47 ha detto:

    Mi è molto piaciuto come tu hai reso la complessità del personaggio di Osmond nel romanzo. E’ sei riuscitaperfettamente nel tuo intento. Devi aver lavorato molto davvero, leggendo il tuo post l’ho pensato prima che tu lo dicessi. Non sono riuscita a vedere il film, ma a questo punto lo farò quanto prima. Ciao Giulia

  11. annaritav ha detto:

    Splendido post, mi hai fatto rivivere ed apprezzare ancora di più l’emozione del romanzo e il piacere del film, mille grazie 🙂

  12. amfortas ha detto:

    Malkovich è molto buono, se non eccezionale, quando affronta personaggi luciferini.
    Mi ricordo una scherzosa Top Ten al Letterman, che s’intitolava proprio “Le 10 cose che dette da John Malkovich diventano inquietanti”.
    Qualche volta esagera ed incappa nell’overacting.
    Però anch’io, come qualcuno qui sopra, ho notato che dietro al post c’è stato un impegno particolare, tanto che non vorrei aver lasciato un commento inopportuno.
    Ciao.

  13. gabrilu ha detto:

    Solimano
    Guarda che se proprio mi tiri per i capelli mi metto a fare il tifo anch’io, ed allora ti confesso che invece io tifo per Lord Warburton (quello del libro, però, che è meglio di quello del film). Però capisco cosa intendi a proposito dei soldi.
    E visto che hai citato Caspar Goodwood… non può non venire in mente Cristopher Newman, l’americano protagonista del bellissimo (ma non siamo ancora ai livelli di Ritratto di signora) precedente romanzo L’americano: Newman e Goodwood infatti si somigliano moltissimo, hanno le stesse caratteristiche, ed è interessante notare che ne L’americano la situazione è analoga ma capovolta rispetto a quella di Ritratto di signora: lì infatti il ricco, bello, onesto, schietto americano Newman si innamora perdutamente di una ricca aristocratica parigina, la contessa de Cintrè, ma la famiglia di lei, pur avida dei suoi soldi, fa di tutto per non consentire il matrimonio…
    Oyrad
    Hai ragione, la Hershley è bravissima, tant’è che se non ricordo male era anche in odore di Oscar come attrice non protagonista, per quell’interpretazione.
    In quanto alla crepa, sono felice che tu l’abbia notato, ed hai proprio ragione.
    James infatti parla della crepa in due passaggi:

    ** Quando Madame Merle dice a Isabel: “…potete star certa che ognuno porta qualche segno: anche il più solido vaso di ferro ha una piccola scalfittura, una piccola crepa in qualche parte”

    ** Quando Osmond, durante il colloquio con Madame Merle prende in mano una piccola antica tazza da caffè e osservandola dice: “Ha già una piccola leggerissima crepa”.

    Sono i primi accenni anticipatori di quello che sarà il tema dell’imperfezione de La coppa d’oro”
    Giulia e Annarita
    Beh, grazie… 🙂
    Amfortas
    Commento inopportuno?!?! Ma quando mai! Anzi, io vi sono grata delle vostre osservazioni perchè mi danno modo di riflettere ed approfondire ancora…
    A proposito di Malkovich, in particolare lo trovo straordinario in questo film e come Visconte di Valmont ne Le relazioni pericolose accanto alla Merteuil-Glenn Glose…

  14. bobregular ha detto:

    finalmente, non avendo (ancora) letto il libro, ho capito appieno il finale del film; una situazione aperta confacente alla maestria della Campion che secondo me qui firma il suo vero capolavoro (più che in The piano).
    Ricordo che la Kidman ha parlato della lavorazione a questo film come del suo impegno più faticoso, massacrante (sessioni di intere giornate a tu per tu con la regista, crisi di pianto a go-go), ma entusiasmante e formante.

    Gratias agimus tibi 🙂

  15. gabrilu ha detto:

    bobregular
    Sono io che ringrazio te, e non lo dico tanto per dire.
    Quando leggo che qualcuno ha tratto anche una benchè minima utilità da un mio post, questo rappresenta per me molto più che un balzo di numeri del contatore.

  16. utente anonimo ha detto:

    complimenti,tutto ciò che hai scritto è meraviglioso, interessantissimo. io ho letto prima il romanzo e poi ho visto il film. entrambi sono straordinari. James scrive in un modo incantevole, è divino davvero. domani ad un cineforum ho scelto di presentare proprio ritratto di signora e le tue riflessioni sono state tanto illuminanti. grazie mille davvero.

  17. gabrilu ha detto:

    Anonimo #16
    Ti ringrazio.
    Molti utilizzano  le cose che scrivo  e/o  immagini che inserisco e nemmeno se lo sognano, di farmelo  sapere.
    Tu l’hai fatto, anche se anonimamente,   e di questo ti ringrazio  comunque

  18. Dragoval ha detto:

    In lettura – e in visione…..;)

  19. Dragoval ha detto:

    Letto il libro, visto il film.
    Mi ha(nno) sconvolta così profondamente che fatico a riprendermi. La morale della favola l’ho espressa nella recensione su Anobii , quindi qui non mi ripeto; annoto solo che a sconvolgermi tanto è che la storia mi sembra soprattutto una grande, immensa tragedia del controllo. Il controllo incrociato di Madame Merle e Osmond su Isabel e sulla povera Pansy (il cui personaggio mi ha davvero spezzato il cuore, mi ha ricordato tante ben più contemporanee giovani vittime di abusi e violenze psicologiche).
    Madame Merle è un personaggio sublime, forse il più affascinante del romanzo: ha tutta la complessità di una donna, è perfida, buona, innamorata, calcolatrice, abietta, spontanea, disperata. In una parola, assolutamente umana .
    Quanto a Osmond, è un ritratto classico di inetto decadente, con quel soprappiù di abietto e di perfido proprio dei deboli, degli inconcludenti e degli incapaci (anche qui sotto gli occhi non abbiamo che l’imbarazzo della scelta).
    Mi permetto di dissentire, però, dal tuo giudizio sull’interpretazione di Malkovic: a me sembra che abbia reso pienamente, anzi in maniera straordinariamente felice e aderente le sfumature psicologiche del personaggio del romanzo. Pour parler , io avrei visto perfetto Hugh Laurie nel ruolo di Osmond….magari in una prossima versione cinematografica (purché, per carità, nel ruolo di Isabel Archer ci sia Kira Knightley, che ha già deturpato quello di Anna Karenina).

    • gabrilu ha detto:

      @Dragoval
      il bello dei Grandi Libri (e Ritratto di Signora lo è) è proprio quello di avere innumerevoli possibili livelli di lettura, e di essere soggetto a tante possibili e diverse letture che possono focalizzare di volta in volta questo o quell’altro aspetto.

      Per Malkovic: la mia non era una critica, perchè ero e sono ben consapevole che si è trattato di una ***precisa scelta interpretativa*** e non di una eventuale sciattoneria o scivolata. Per questo l’apprezzo, anche se continuo a rimanere perplessa per la scelta per i motivi che ho cercato di argomentare nel post.

      Pansy: eh, Pansy.
      Io ho voluto focalizzare solo su Osborne, chè a parlare di tutto il libro e di tutti i personaggi non basterebbe un intero blog…

      P.S. Non avevo la minima idea di chi fosse tal Hugh Laurie, mi sono vergognata per la mia ignoranza, mi sono fiondata su Google ed ho scoperto trattasi del tipo che interpreta il Dr. House (del quale confesso non essere una fan. E’ grave? 🙂

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