COPERTINE: ANTANAS SUTKUS

 

Antanas Sutkus
Antanas Sutkus , Marathon in University Street. Vilnius, 1959.
© Antanas Sutkus.
(fonte)

L’immagine di copertina di Anime baltiche di Jan Brokken di cui ho parlato in questo post mi ha colpita particolarmente.

Incuriosita, ho cercato di saperne di più e, come già mi era successo con un’altra copertina, quella de La famiglia Moskat di Isaac Bashevis Singer del volume TEA, anche questa volta ho scoperto un grande e famoso fotografo che a me era però ancora del tutto sconosciuto. In quel caso si trattava di Roman Vishniac.

Questa volta si tratta del fotografo Antanas Sutkus.

Dalle notizie che ho potuto raccogliere in rete ho appreso che Sutkus, nato nel 1939 in Lituania, è uno dei co-fondatori e Presidente della Photography Art Society di Lituania e che la maggior parte del suo lavoro è sempre stata dedicata a documentare la Lituania e le sue trasformazioni fotografandone soprattutto la sua popolazione.

A più di settant’anni, quest’uomo è considerato uno dei più grandi fotografi dell’ex Unione Sovietica.

Ad eccezione di una serie di fotografie realizzate in Bulgaria negli anni ’70, Sutkus ha sempre lavorato in Lituania. Dal 1956 al 2004, le sue fotografie in bianco e nero colgono frammenti di vita quotidiana.

Antanas Sutkus

Per farmi un’idea della sua concezione della fotografia, ho trovato interessante leggere che in occasione di una grande retrospettiva a lui dedicata nel 2011 in Francia, a Tolosa, Sutkus ha detto che considera Brassaï e Doisneau come “fratelli d’armi”, anche se non li ha mai incontrati di persona, mentre si sente meno vicino a Cartier-Bresson che considera “un chirurgo geniale, ma le cui fotografie sono prive d’amore”.

Guardando le foto di Sutkus, vedo che le persone giocano, ridono e qualche volta si mettono in posa giusto per divertirsi; sono fotografie che suscitano una sensazione di leggerezza, di allegria.

Non sempre, però: guardate la foto (che pare sia una delle più celebri) di questo “Piccolo Pioniere” che rivolge al cielo i suoi grandi occhi vuoti, come un animale che supplica. E’ cieco.

Antanas Sutkus Pioniere cieco
Il Pioniere cieco, 1972, ©Antanas Sutkus

Sembra che, nel 1962, quest’immagine abbia suscitato uno scandalo, a Mosca. Molto probabilmente perchè Atanas Sutkus non si è conformato all’estetica trionfante e all’ottimismo obbligatorio promosso dal realismo socialista. Uno sguardo libero.

Ho letto che nei suoi archivi Sutkus conserva circa 500.000 negativi, di cui solo una minima parte è stata sviluppata.

Antanas Sutkus
Marciapiede a Lazdinay, Vilnius, 1976. (© Antanas Sutkus)

seeA proposito della foto presente sulla copertina del volume Iperborea: curiosando in rete ho trovato che si tratta della stessa foto scelta per l’edizione originale olandese e che compare anche, ad esempio, nell’edizione francese di Anime baltiche.

Bello, quando la copertina di un libro è scelta con cura e precisione, e non solo contribuisce a dare il senso del libro che stiamo leggendo, ma  a sua volta suscita interesse e curiosità, aprendo così  una strada per scoprire o ritrovare altri artisti, altre forme espressive.

Almeno, questo è quello che è successo a me.

pallino
    • Il sito ufficiale di Antanas Sutkus >>
    • Antanas Sutkus su Wikipedia >>

Per chi volesse vedere altre foto di Sutkus:

  • Foto su Pinterest >>
  • Altre foto >> qui
  • La  sequenza in cui si vedono Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir fotografati da Antanas Sutkus nel 1965 durante un loro breve soggiorno in Lituania >>
  • Il mio post su Roman Vishniac >>
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9 risposte a COPERTINE: ANTANAS SUTKUS

  1. dragoval ha detto:

    In realtà anch’io ero rimasta molto colpita dalla bellezza della copertina, ma avrei rimandato le indagini al momento dell’acquisto e della lettura del libro…..tu hai fatto prima e meglio 😉
    Grazie 🙂

  2. Leonardo ha detto:

    Come a chi interessano queste cose?

    Mi trovate in disaccordo!

    Al di la della bellezza della foto, a colpirmi è stato l’invito ch’essa suggerisce, rivolge al lettore.

    L’invito a mettersi a guardare/ascoltare queste terre ed anime baltiche. E, a ben intendere, non si tratta solo di guardare, ma di scrutare, di prestare attenzione: così leggo questo sporgesi deciso della donna dalla finestra.

    Sembra, almeno così mi appare, che ella abbia visto qualcosa o qualcuno e stia per scendere lungo la via.

    La particolarità della foto poi sta nel fatto che, se così si può dire, consente anche a noi di stare lì sul balcone: guardando la foto vediamo quello che vede lei: c’è una sorta di contemporaneità tra lettore e la donna. Insomma nella foto e nella lettura del testo, anche noi diventiamo testimoni di queste terre, frontiere ed anime baltiche. E non mi sembra cosa da poco.

    Ho visto il libro in libreria, ma non mi è parso che ci fossero delle foto al suo interno: foto che sarebbero stare un altro invito, à la Sebald, a indugiare ancor di più. Poco male ha provveduto Gabriella con il suo post sulla foto che ringrazio.

    Leonardo

    • gabrilu ha detto:

      @Leonardo
      grazie del contributo. Bella e interessante la tua “lettura” della fotografia.
      In quanto al libro… le fotografie ci sono, ci sono eccome! Ogni capitolo, ogni storia è accompagnata da fotografie e alcune davvero molto belle. penso ad esempio a quelle di Eisenstejn da bambino, di suo padre l’architetto, quelle di Hanna Arendt e la madre… insomma ci sono.
      Strano che anche solo sfogliando il volume tu non le abbia viste, anche perchè non sono poche…
      Infatti anch’io ho pensato a Sebald anche se, come ho già precisato, facendo tutti i distinguo del caso.
      Ciao e a presto 🙂

  3. Leonardo ha detto:

    Urca! Ci sono le foto!! Ed io non le ho viste! Eppure ricordo di avere preso in mano il libro… la copertina era quella … o forse la mia memoria… fa cilecca. Non mi resta che ritornare in libreria e comprare il libro.

    Però rimango con una curiosità, lei scrive che la copertina dà senso al libro, e contribuisce a favorirne la lettura e la curiosità. E allora qual è il senso del libro che la copertina suggerisce?

    Scrive senso e non significato, e già questo mi ha colpito; ah il sempre vivo dilemma tra capire e comprendere, tra significato e senso; e scegliere per il senso vuol dire fare un scelta non scontata.

    Mi viene in mente una frase di G. Pontiggia sul valore e la funzione del titolo nei libri: questo dovrebbe essere una porta attraverso le quale si entra nel testo. E, a lettura finita, un porta che si apre sul mondo, favorendone una prospettiva da cui guardarlo.

    In questo senso il titolo Anime Baltiche mi pare entri in risonanza con questa visione del titolo; penso che lo stesso valga per la foto di copertina. L’essere “testimoni” di quelle terre mai in pace, di quelle persone in lotta, mettersi in loro ascolto, propiziato dalla lettura e dall’essere con la donna al balcone, mi ha fatto pensare alla dimensione del “resto” come senso suggerito dalla foto.

    Il tema del “resto” è l’essenza della festa ebraica di Chanukkà. Traggo i dettagli dal bel libro di P. Stefani (E’ ancor Natale Ed Qiqajon).

    “Secondo un antica leggenda, quando, in età maccabaica, gli asmonei entrarono nel tempio scopersero che tutto l’olio destinato alla grande menorà (“lampada”) era stato contaminato: restava solo un’ampolla sufficiente a tener accesa la lampada per un giorno. Avvenne tuttavia un miracolo e la luce alimentata da quello scarso olio restò accesa per otto giorni. A ricordo di ciò fu istituita, per le generazioni future, la festa di Chanukkà. Le luci accese una dopo l’altra per otto sere attestano il miracolo del resistere. La benedizione recitata a Chanukkà parla di miracoli antichi, ma evoca il tempo presente. Il segno più vero consiste nel fatto che si continua a recitare quelle parole. Tutto ciò raffigura il resto che non perisce anche quando tutto parrebbe destinato ad estinguersi.”

    “…Il senso più autentico di Chanukkà lo si coglie solo ponendo al centro il suo carattere paradossale. Una celebrazione, che ricorda la riconsacrazione del tempio che sarebbe stato nuovamente devastato, non può puntare sull’evidenza. La festa, non fosse altro che per questo, si colloca nella dimensione del racconto. Se ci si pone nella prospettiva della storia, non ha alcun senso celebrare con gioia un evento totalmente vanificato dalle vicende successive. La narrazione apre alla speranza. Finché ci sono gesti memoriali, persino se fossero poco compresi, l’oblio non può essere completo.”

    Queste Anime, terre e frontiere Baltiche al di la delle diverse tradizioni religiose, con le loro dolorose storie vissute sempre con orgoglio e fierezza, mi ricordano questo resto.

    In questo senso è bello vedere che il libro abbia trovato un riscontro di pubblico che, leggendolo, parlandone e facendo memoria delle storie ivi narrate, ne continua il racconto onorando il “resto” e impedendo l’oblio.

    Leonardo

  4. gabrilu ha detto:

    @Leonardo
    il perché ho utilizzato la parola “senso” è stato benissimo descritto da te 🙂
    (a proposito, non potresti darmi del “tu”? Mi fai sentire a disagio con quel “lei”…)

    Sulla questione dei titoli, beh, con me si sfonda una porta aperta. E’ uno dei miei pallini. Bella la frase di Pontiggia riportata in proposito, e che ovviamente condivido in pieno.

    Interessante l’interpretazione di titolo e copertina (che, visto che è la stessa delle edizioni olandese e francese a questo punto penso sia stata indicata/voluta da Jan Brokken) con la festa di Chanukkà…

  5. carloesse ha detto:

    Il libro lo sto leggendo (grazie alla tua indicazione). La foto di copertina aveva colpito anche me. Grazie per per questo post: Sutkus fotografo grandissimo, e andava scoperto.

    • gabrilu ha detto:

      @carloesse
      Quando avrai completato la lettura del libro mi farebbe molto piacere conoscere le tue impressioni.
      Antanas Sutkus ti era già noto oppure l’hai scoperto anche tu come me in questa occasione?
      Ciao!

  6. carloesse ha detto:

    No, no, mi era totalmente ignoto….

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