LA RUSSIA DI PUTIN – ANNA POLITKOVSKAJA

Anna Politkovskaja La Russia di Putin
Anna POLITKOVSKAJA, La Russia di Putin, (tit. orig. Putin’s Russia) traduz. di Claudia Zonghetti, p.293, Adelphi, ISBN-13: 9788845919749

Intervistato da Wojciech Górecki nel 1993 (*) Ryszard Kapuscinski aveva detto: “Oggi un libro sul presente non può che essere un testo aperto, il primo volume di un ciclo ancora in atto. I volumi successivi verranno scritti dalla storia, e i loro autori potranno essere persone completamente diverse. Dobbiamo rassegnarci a scrivere libri incompleti”.

Gli scritti della coraggiosa giornalista Anna Politkovskaja parlano della Russia del periodo che comincia là dove si ferma Imperium di Kapuscinski, e cioè della Russia di Putin.

Anna Politkovskaja, corrispondente speciale del giornale moscovita Novaja Gazeta, vinse nel 2000 il Golden Pen Award dell’Associazione dei giornalisti russi per le sue cronache dal fronte del conflitto ceceno a cui nel 2003 ha dedicato anche un libro: Cecenia. Il disonore russo. E’ stata uccisa a Mosca nell’ottobre del 2006. Le hanno sparato alla testa nell’ascensore di casa sua mentre tornava con i sacchetti della spesa. In Italia sono stati tradotti e pubblicati tre suoi libri.

Di La Russia di Putin dico solo che dovremmo leggerlo tutti, perchè le cose che vi sono raccontate e puntigliosamente documentate non sono accadute in un’epoca storica remota ma oggi, e il responsabile di gran parte di esse è un Capo di Stato tutt’ora al potere ed accolto con rispetto e riverenza da tutti i Paesi del mondo occidentale. Per il resto, voglio riprendere quanto più possibile le parole della stessa Politkovskaja.

Anna  POLITKOVSKAJA“Di che cosa parla questo libro?” è proprio il titolo del primo capitolo. Anna Politkovskaja non ha peli sulla lingua e scrive: “Parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati […] Questo libro, però, non è un’analisi della politica di Putin dal 2000 al 2004. Le analisi politiche le fanno i politologi. Io sono un essere umano tra i tanti, un volto nella folla di Mosca, della Cecenia, di San Pietroburgo o di qualunque altra città della Russia. Ragion per cui il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia. Perchè per il momento non riesco a fare un passo indietro e a sezionare quanto raccolto, come è bene che sia se si vuole analizzare un fenomeno.

Io vivo la vita, e scrivo ciò che vedo”(p.11)

Cosa vede Anna? Un esercito che è “un luogo chiuso […] una prigione” in cui “la vita è una vita da schiavi” perchè in Russia “manca il benchè minimo controllo della società civile sull’operato dei militari […] Al di là dei muri di cemento di una caserma, un ufficiale può fare ad un soldato quello che vuole, quello che gli passa per la testa in un determinato momento”.

Un sistema giudiziario che non ha la minima indipendenza dal sistema politico: “quel che abbiamo sono verdetti pilotati dalla politica e decisi dalla congiuntura del momento” (p.122).

Una corruzione dilagante i cui meccanismi vengono analizzati a fondo, così come sono analizzate a fondo la nuova mafia nell’era di Putin, i criteri da lui utilizzati nella politica delle nomine ai posti chiave dell’amministrazione dello Stato.

Il risorgere e prosperare della famigerata polizia segreta che non si chiama più KGB ma che lavora con gli stessi metodi di un tempo: “Speravamo tutti che certe cose fossero ormai svanite nel Lete, speravamo di essercene liberati, che i fantasmi di un orrendo passato non si ripresentassero più. Invece no. Quando ce n’è bisogno, quando e dove più aggrada ai vertici del Paese, gli spettri del comunismo tornano al nostro fianco. E sono sempre gli spettri peggiori” (p.100).

La psichiatria politica prezzolata, la feroce repressione psichiatrica contro i dissidenti che ha raggiunto il culmine negli anni ’70 perchè in quegli anni “avevamo già una costituzione di tutto rispetto, e per non turbare troppo l’Occidente il KGB preferiva condurre la sua guerra al libero pensiero con metodi psichiatrici, dichiarando mentalmente disturbata quanta più gente poteva ed internandola forzatamente in apposite cliniche” (p.103).

La Russia di Putin affronta anche altri temi, ed un lungo capitolo è dedicato ad analizzare  le dinamiche della strage di Beslan. Ma la Politkovskaja parla anche della gente comune, racconta drammatiche storie esemplari di cittadini comuni, ci fa vedere come si svolge la vita di tutti i giorni nella Russia di Putin e si chiede: “La gente è felice nell’ordine che il presidente Putin ha instaurato? E’ questo il criterio principale per giudicare l’operato di un capo di Stato” (p.33).

Tutto quello che scrive la Politkovskaja è supportato da una infinità di dati, cifre, riferimenti puntuali a documenti ufficiali, statistiche, testimonianze dirette corredate di nomi e cognomi. Non poteva fare altrimenti, e se anche tutti questi dati a volte appesantiscono la lettura, erano indispensabili perchè le sue storie e le conclusioni che ne derivano risultassero inoppugnabili.

Lungo tutto il volume l’onnipotente presenza di Putin incombe ma rimane sullo sfondo. A lui è però espressamente dedicato il tagliente capitolo “Akakij Akakievic Putin II” in cui Anna Politkovskaja si chiede perchè ce l’abbia tanto con Putin e perchè lo detesta tanto da dedicargli un libro.

Putin

Si risponde così: “Non sono un suo oppositore politico, sono solo una cittadina russa. Una moscovita quarantacinquenne che ha potuto osservare l’Unione Sovietica all’apice della sua putrefazione comunista, negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, e non vuole ricascarci” (p.256).

Non risparmia però le autocritiche: “questa è la gente che ci governa […] e noi siamo come siamo. O forse è questo il governo che ci meritiamo” (p.114) e le critiche al mondo occidentale perchè il revanscismo sovietico seguito all’ascesa di Putin è stato possibile, secondo la giornalista, non solo da “la nostra negligenza, l’apatia e la stanchezza seguite a tante — troppe — rivoluzioni. Il processo è stato accompagnato anche da un coro di osanna in Occidente. In primo luogo da Silvio Berlusconi, che di Putin si è invaghito e che è suo paladino in Europa. Ma anche da Blair, Schroeder e Chirac, senza dimenticare Bush junior oltreoceano” (p.267).

La Russia di Putin è uscito per la prima volta in Inghilterra nel 2004. L’ho letto con grande ammirazione, rabbia, dolore. Confesso che ho saltato parecchie pagine: non sono riuscita a reggere le innumerevoli atrocità che vi sono descritte.

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(*) Il Reportage e la durata, R. Kapuscinski parla con Wojciech Górecki, in “Res Publica Nowa”, 1993. Nel volume Autoritratto di un reporter, Feltrinelli, p.17

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  • Anna Politkovskaja intervistata da Marino Sinibaldi per «Fahrenheit» >>
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5 risposte a LA RUSSIA DI PUTIN – ANNA POLITKOVSKAJA

  1. utente anonimo ha detto:

    Un senso di frustrazione e assoluta impotenza, di fronte alla realtà di corruzione, violenza, soprusi, che pervade la società russa. Terribile pensare alla fine di questa coraggiosissima testimone.
    Bartleboom

  2. gabrilu ha detto:

    Bartleboom
    Non ho davvero parole per esprimere tutta la mia ammirazione e rispetto per
    questa donna che definire eccezionale è veramente poco.

  3. Bartlebooms ha detto:

    C’è uno scollamento impressionante fra ciò che ha espresso la cultura russa, gli intellettuali, in questi ultimi secoli e la sua classe dirigente. E il popolo nel mezzo, vittima sacrificale e carnefice nello stesso tempo.

  4. gabrilu ha detto:

    Bartlebooms
    Letto l’ultimo discorso ufficiale e programmatico di P.?
    E’ proprio… “tutto un programma” :-I

  5. giuba47 ha detto:

    Ho letto questo libro, è stata una persona speciale che davvero ammiro e non dimenticherò. Giulia

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