LA MADONNA A TREBLINKA – VASILIJ GROSSMAN

Raffaello Madonna Sistina

Questo dipinto di Raffaello, chiamato anche La Madonna di San Sisto è al centro di un breve ma intenso racconto di Vasilij Grossman.

Il dipinto apparteneva alla Pinacoteca di Dresda (dove si trova oggi), ma — scrive Grossman — “le truppe vittoriose dell’Esercito Sovietico ritornando in patria dopo avere sconfitto ed annientato l’esercito della Germania fascista portarono a Mosca i quadri della Pinacoteca di Dresda. A Mosca le tele vennero conservate per circa dieci anni. Nell’estate del 1955 il governo sovietico stabilì di restituirle alla città di Dresda. Prima di rispedirle in Germania, si decise di esporle al pubblico per un periodo di novanta giorni..

Fu così che in un freddo mattino, il 30 marzo 1955 […] entrai nel Museo Puskin, salii al primo piano e mi avvicinai alla Madonna Sistina”.

Questo è l’inizio del racconto di Vasilij Gossman La Madonna a Treblinka (il cui titolo originale è in realtà La Madonna Sistina), uno scritto che occupa si e no una ventina di pagine. Lo si legge in venti minuti ma lo si può meditare per ore.

Si tratta infatti di un testo così denso, commovente e significante che è difficilissimo parlarne. Soprattutto per chi conosca  Vita e Destino e Tutto scorre.

E’ anche difficile estrapolarne singole frasi: quando ho cercato di farlo, mi sono resa conto che per non tradire il testo avrei dovuto ricopiarlo tutto.

Il Grossman che sale le scale del Museo Puskin per andare a vedere il dipinto di Raffaello è un uomo che ha visto i gulag sovietici della Kolyma ed i lager nazisti, che è stato uno dei primi ad entrare, vedere e scrivere dell’inferno di Treblinka.

La Madonna ed il bambino che tiene in braccio (“il suo viso ha un aspetto più adulto di quello della madre”) gli evocano qualcosa che in primo momento non sa riconoscere ma che poi identifica con il ricordo e le immagini degli orrori dei gulag e dei lager: “Il ricordo di Treblinka aveva invaso la mia anima, e in principio non riuscii a capire… Era lei, la Madonna che camminava di un passo leggero, piedi nudi sulla terra tremante di Treblinka, dal luogo di scarico del treno fino alla camera a gas. La riconobbi dall’espressione del viso e degli occhi. Vidi suo figlio, e lo riconobbi dall’espressione straordinaria, non infantile. Così erano le madri e i bambini a Treblinka.”

Guardando la Madonna di Raffaello Grossman la pensa accanto ai contadini uccisi negli anni della carestia, ai figli dei bottegai ebrei uccisi nei pogrom, ai morti nelle cave di pietra, ai boscaioli della taiga, ai soldati nelle trincee allagate d’acqua e ai fratelli e le sorelle di Treblinka.

La Madonna diventa per Grossman l’immagine di tutte le madri che morirono e videro morire i loro figli a Treblinka ma è anche il simbolo delle madri dei soldati russi, e di tutti coloro che hanno sofferto durante lo stalinismo.

“l’umanità dell’uomo non può sfuggire al proprio destino, ed ogni epoca ha un destino particolare, diverso da quello dell’epoca precedente. Un solo fatto resta immutabile: si tratta sempre di un destino triste…”.

Eppure, e nonostante tutto, Grossman crede nell’umanità e, proprio guardando la Madonna Sistina “noi conserviamo” scrive “la fede che vita e libertà siano una cosa sola e non vi sia nulla di più alto dell’umano nell’uomo.”

Raffaello Madonna Sistina

Due piccole note a margine:

  • Nel suo racconto, Grossman ancora una volta accosta la barbarie dei lager nazisti agli orrori  dei gulag e degli stermini stalinisti.Non fu  sufficiente nemmeno il XX Congresso del PCUS del 1956 con l’avvio della destalinizzazione voluta da Krusciov (che, detto per inciso, non era nemmeno lui un angioletto) a  dare  il via libera alla pubblicazione del racconto.

    Che fu finalmente pubblicato solo con la perestrojka di Gorbaciov, nel 1989, sulla rivista Znamja.

    Vasilij Grossman non potè vederla: era morto nel 1964.

  • Non è un caso che Tzvetan Todorov abbia scelto, come epigrafi di tutti i capitoli del suo saggio Memoria del male, tentazione del bene   tutte  le citazioni tratte proprio da La Madonna a Treblinka di Grossman.
  • Il libro >>
  • La Madonna Sistina su Wikipedia >>
  • Il testo integrale di L’inferno di Treblinka di Vasilij Grossman (in francese)  >>
Annunci

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri, Russia e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

14 risposte a LA MADONNA A TREBLINKA – VASILIJ GROSSMAN

  1. utente anonimo ha detto:

    Mi scusi, ma la brevità non mi pare che non vada d’accordo con l’intensità. Avrei detto "breve e intenso".

  2. bamborino ha detto:

    Sono pesantemente d’accordo con l’anonimo. Cominciando dal celeberrimo "Brevity is the soul of wit" (Amleto, II, 2), per ricordare che l’intensità è una caratteristica quasi immancabile della brevità, basterà domandarsi se è più intenso lo sforzo nella corsa dei 100 metri o nella maratona. Del resto, nella ben più diffusa (mi auguro) pertinenza dei rapporti tra uomini e donne, dovrebbe essere esperienza comune quella di storie (e altro) brevi E intense. Cioè, è mangiando in fretta e molto che ci s’ingozza. 

  3. utente anonimo ha detto:

    E’ un sacco di tempo che lo cerco dappertutto, e solo adesso vedo (dal tuo link) che è su IBS. La prossima spedizione, vabbè…
    Ho cominciato il libro di Figes sugli anni dello stalinismo, in due o tre brani parla anche di Grossman, ma in relazione all’uomo che lo sostituì nelle corrispondenze al fronte per il giornale dell’Esercito, cioè Kostantin Simonov, uno stalinista di ferro poi ammorbiditosi con gli anni.
    E’ una terra sconfinata quella lì, eppure le storie della gente di quel periodo sono sempre così simili fra loro. Vittime e carnefici, a loro volta vittime di altri carnefici. Sembra impossibile che una terra così insanguinata abbia prodotto uomini capaci di simili opere d’arte.
    Bartleboom

  4. gabrilu ha detto:

    Anonimo #1
    Ha perfettamente ragione. Ho scritto "breve MA intenso" proprio perchè molti ritengono, erroneamente, che la brevità di uno scritto si accompagni inevitabilmente a superficialità e/o leggerezza.
    Io penso invece che uno scritto  breve può risultare intenso così come può, in effetti, risultare superficiale e leggero. Bisogna vedere caso per caso, non crede?

    Le generalizzzazioni, anche in campo  poetico-letterario sono sempre da evitare, a mio parere.

    Bamborino, credo di averti in parte già risposto con quello che ho scritto all’Anonimo #1
    Ciao  e grazie  🙂

    Anonimo #1 e Bamborino: ringrazio entrambi per l’attenzione che avete prestato   al ***mio*** testo. Mi spiace però constatare  che  evidentemente non sono stata capace di suscitare in voi (almeno, così mi sembra) alcuna   emozione  a proposito del  testo di Grossman, molto, ma molto  più importante del mio.

    Bartleboom
    Si, il librino è in circolazione, ma affrettati a  procurartelo  perchè  con i libri (specie quelli importanti) non si  sa mai come va a finire. Oggi ci sono, domani chissà?

    Sui fatti narrati in quest’ultima opera di    Orlando Figes  di cui parli (libro che  ancora non ho letto ma leggerò):   mi viene in mente quella meravigliosa poesia della Achmatova di cui  ora non ricordo il titolo in cui lei sta assieme a tante altre mogli, madri, sorelle fuori dalle mura della Lubjanka a mendicare qualche notizia dei loro parenti  presi  nella notte (succedeva sempre di notte) dalla polizia segreta…
    Le altre donne  sanno che lei è  crittrice e poetessa, e le chiedono insistentemente: "Ma tu, le scriverai, queste cose? Scrivile, scrivile….".
    Non sono  in genere   particolarmente recettiva al linguaggio poetico, ma la Achmatova  mi smuove i precordi…

  5. utente anonimo ha detto:

    Che assoluta meraviglia.Il mio prossimo acquisto.Decisamente.
    un bacio Gabri:)

  6. utente anonimo ha detto:

    Intendi ‘Requiem’ della Achmatova?

    ”Negli anni terribili della ežóvščina ho passato diciassette mesi in fila davanti alle carceri di Leningrado. Una volta qualcuno mi “riconobbe”. Allora una donna dalle labbra livide che stava dietro di me e che, sicuramente, non aveva mai sentito il mio nome, si riscosse dal torpore che era caratteristico di noi tutti e mi domandò in un orecchio (lì tutti parlavano sussurrando):
      – Ma questo lei può descriverlo?
      E io dissi:
      – Posso.
      Allora una sorta di sorriso scivolò lungo quello che un tempo era stato il suo volto.

    Lenongrado 1 aprile 1957”

    http://annaachmatova.altervista.org/Stralci/stralci.html

  7. utente anonimo ha detto:

    ps sono Giusi Meister^_^

  8. utente anonimo ha detto:

    Quella poesia è una delle cose più belle che ho letto della Achmatova a mio parere, comunque quella che mi ha colpito di più.
    Bart

  9. oyrad ha detto:

    Dopo aver letto il testo di Grossman… si guarda la "Madonna Sistina" in modo molto diverso…

    L’osservazione di Grossman sul volto "adulto" del Bambino è assolutamente opportuna: anche in molte altre pitture rinascimentali il Bambino sembra più "maturo" della Madonna stessa – perchè è "consapevole" del proprio destino… e addirittura può sembrare "puer et senex" allo stesso tempo. Succede ad esempio in certe opere di Piero della Francesca, o di Vincenzo Foppa.

    Non è il caso di aggiungere altro. Mi limito solo a segnalare un particolare che avevo notato solo dopo aver letto un sintetico libro di V. Farinella ("Raffaello", pubblicato da 5Continents – lo consiglio caldamente): la tenda verde è montata sopra una stanga metallica "di fortuna", e per di più storta – dettaglio, anche questo, molto "popolare".

    Grazie Gabrilù… non deve essere stato facile – anche emotivamente – affrontare la scrittura di questo post.

  10. gabrilu ha detto:

    Giusi  e Bartleboom , si, esatto, mi   riferivo proprio a "Requiem".

    Ho il libro in casa ma non ho controllato e sono andata a memoria.

    Infatti , per andare a memoria ho anche confuso Mosca con Leningrado, ma  questo mi pare non  cambi  la  sostanza:   ahinoi   tragedie di quel tipo avvenivano  a Leningrado come a Mosca come in innumerevoli altri luoghi dell’Urss…

    Grazie, Giusi,  per il link    al sito della Achmatova. Lo conoscevo,  ma  repetita iuvant semper   🙂

    Oyrad  io credo che le opere d’arte devono  esser lette  di per loro.
    Con il loro linguaggio e i loro parametri.
    Certamente.
    Però  possono  (e sono, di fatto) anche   esser lette  "in modo diverso". Possono diventare "testi-pre-testi". Per parlar d’altro.

    La qual cosa a me non solo non scandalizza, ma capisco appieno.
    Un  testo scritto  può rimandare  ad un’opera  figurativa; una musica può far pensare ad altro.

    Per le singole discipline, e perchè tutto  venga analizzato e studiato dentro confini precisi e comme il faut.… beh… gli specialisti esistono proprio per queste cose, no?  E noi siam loro grati. E speriamo che per le lor fatiche vengano  anche pagati adeguatamente.

    In quanto alla  "tenda verde"… A un fine osservatore come te non sarà sfuggito  che per acchiappare l’ovale  della Madonna e il Bambino ho fatto fuori con il mio Photoshop   almeno   un par   di metri della famosa  "tenda verde" 

  11. oyrad ha detto:

    Ma certo Gabrilù, sono assolutamente d’accordo con te. Anzi, ti dirò che ritengo sempre importante tenere presente le letture delle opere d’arte che sono state proposte nel passato più o meno recente.

    E’ fondamentale. La storia dell’arte è fatta in buona parte proprio di questo. L’opera d’arte giunge a noi "anche" attraverso il filtro di queste letture… come fossero foglie di the filtrate attraverso un colino – poi sta a noi intengerci le nostre madeleines… oppure no…

  12. utente anonimo ha detto:

    Non sa quanto quale importanza ha rivestito per me la lettura del suo post.

    Grazie

  13. Sacha di Alf ha detto:

    All’Auditorium di Roma il 14 aprile 2014 si è dedicata una serata (ciclo “Ti racconto un romanzo”) a Grossman (in particolare a “Vita e destino”) così ho sentito per la prima volta citare questa breve opera che mi riprometto di leggere quanto prima.
    Si suppone che per Grossman, a quanto si dice ateo fino alla fine dei suoi giorni, oltre che di famiglia ebraica, il quadro avesse un valore puramente emozionale e la fede fosse un valore puramente umano.
    Del resto la pietas dei credenti, soprattutto quella degli animi semplici, è l’unica concretezza religiosa per chi non crede.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...