PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Seconda Parte]

Stalingrad 1943
Stalingrad, september 1942 | Photo: Anonymous

Vasilij GROSSMAN, Pour une juste cause (tit. orig. Za pravoe delo), traduz. dal russo al francese, prefazione e note di Luba Jurgenson, p.633, Editions L’Age d’Homme, Collection Au coeur du monde, 2008, ISBN-10: 2825138398 ISBN-13: 978-2825138397

Per una giusta causa è un romanzo di guerra che comincia il 29 aprile del 1942 e si conclude nell’autunno dello stesso anno. Un’unità di tempo che non impedisce all’autore di ricordare il recente passato dell’Unione Sovietica dal 22 giugno 1941, giorno dell’invasione tedesca che ha sprofondato l’alto comando militare nella depressione e l’Armata Rossa nel caos e di rievocare un anno di terribili ritirate e di sanguinose sconfitte.

Il romanzo è rigidamente strutturato in tre parti.

La prima è interamente dedicata alla rievocazione degli ultimi giorni di pace e dei momenti più drammatici di questo primo anno di guerra soprattutto attraverso il ricordo, i pensieri, le riflessioni di tre personaggi: il kolkhoziano Vavilov, il commissario politico Krymov e il colonnello Novikov, mentre con la seconda e la terza parte assistiamo al primo bombardamento aereo su Stalingrado che diventa il luogo chiave di tutto il romanzo, teatro di una delle battaglie più lunghe e sanguinose della Seconda Guerra mondiale: la battaglia di Stalingrado.

Stalingrad 1942
Georgy Zelma
Fighting in the vicinity of Stalingrad, 1942
©RIA Novosti / TopFoto

Per una giusta causa è un romanzo corale che ha per protagonisti i numerosi membri della famiglia Šapošnikov ed i loro amici ma che è popolato anche da una foltissima schiera di personaggi secondari.

Narrando le vicende di decine e decine di personaggi Grossman delinea così la prima parte di un grande affresco che, come in Guerra e Pace di Tolstoj, rappresenta un momento storico decisivo per la storia del popolo russo.

Stalingrad 1943Seguendo i suoi personaggi sia nelle vicende private familiari e individuali che sugli scenari di guerra Grossman riesce a ricreare in pagine indimenticabili l’autenticità della guerra, o per meglio dire quella che nei Taccuini aveva chiamato più volte “la verità impietosa della guerra”.

Epopea della grande battaglia che secondo il giudizio di molti ha costituito il punto di svolta della seconda guerra mondiale, Per una giusta causa è anche un ritratto vivente del popolo russo colto nel momento della sofferenza e della grandezza.

Dietro un fitto mosaico di destini individuali, frenetiche battaglie, immensi sacrifici di militari e gente comune, di uomini, donne, bambini, vediamo già profilarsi, però, i vertiginosi interrogativi di Vita e Destino sulle grandi ideologie totalitarie del XX secolo.

Se Stalingrado rappresenta il luogo più importante, quello in cui si decide il destino della guerra per i sovietici, la città su cui si è abbattuta la potenza distruttrice della marea tedesca, il luogo attorno cui ruotano tutte le vicende del romanzo, essa non è però l’unico scenario su cui si svolge il dramma collettivo descritto da Grossman.

Russia 1943 Olga Lander
Olga Lander | Tending the Wounded, c. 1943

Assieme ai suoi personaggi noi ci troviamo a percorrere l’immenso territorio dell’URSS da Kiev a Kazan, dall’Ucraina alle steppe siberiane e Grossman ci descrive — con la precisione acquisita in lunghi anni di esperienza come giornalista e scrittore — i luoghi di lavoro in cui, con un enorme sforzo collettivo, il popolo russo reagisce e si attrezza per costruire le armi e per produrre tutto quanto può risultare utile a chi combatte sul fronte per ricacciare indietro l’invasore tedesco.

Con la stessa precisione con cui ci parla del funzionamento, delle dinamiche interne, delle gesta di un battaglione di artiglieria Grossman ci descrive il lavoro in una miniera, in un laboratorio di fisica o il funzionamento di una centrale elettrica di Stalingrado i cui tecnici, dirigenti ed operai continuano a lavorare ininterrottamente nonostante i bombardamenti, la morte e le distruzioni da cui sono circondati.

Il mondo del lavoro e il mondo della guerra costituiscono, nell’epopea di Grossman, due poli antitetici dell’esistenza: quello della costruzione e quello della distruzione.

Chi si trova a leggere Pour une juste cause dopo aver letto Vita e Destino (come è successo a me) scopre l’evoluzione delle storie dei singoli personaggi e dettagli importanti che costringono spesso a riconsiderare il giudizio che su alcuni di essi aveva dato leggendo il secondo romanzo.

A questo proposito, per esempio, in Per una giusta causa a Krymov (il commissario politico ex marito di Evgenija  Nikolaevna Šapošnikova) è dedicato moltissimo spazio, capitoli su capitoli. Lo vediamo seguire i militari sovietici in lunghe e terribili marce lungo tutte le grandi ritirate del primo anno di guerra

In parecchi (tragici) momenti delle fughe è lui che che esorta i soldati, che sceglie, decide, impone percorsi che permettono a tutti loro di non farsi prendere dai tedeschi che stanno alle calcagna.

Krymov appare un uomo onesto, in buona fede, coraggioso, umano (e, ovviamente, comunista convinto) e dunque per noi, che avendo letto Vita e Destino sappiamo già la fine che farà, la sua figura risulta molto umana e struggente…

Sappiamo già, infatti, che sarà proprio Krymov a segnalare alle autorità e a chiedere la destituzione di Grekov, il valoroso comandante della casa “6 barra uno”, luogo di resistenza estrema e punta avanzata contro i tedeschi perchè Grekov esprime posizioni ideologiche anticonformiste rispetto al regime.

Ma Grekov morirà da eroe mentre Krymov finirà alla Lubjanka…

Intanto, in Per una giusta causa è al personaggio di Krymov (e a quello di Novikov), alle sue riflessioni, ai suoi pensieri che Grossman affida molte delle sue impressioni personali che abbiamo letto nei Taccuini.

Krymov e Novikov appaiono decisamente, per quanto riguarda l’aspetto delle osservazioni sulla guerra e sul suo andamento, due veri e propri Alter Ego di Grossman, così come, di contro, il fisico Viktor Štrum è il suo Alter Ego per quanto riguarda invece i problemi e lutti personali: la tragica morte della madre, l’ultima lettera che riceve da lei, le difficili scelte che si trova a compiere in quanto ebreo russo…

Innumerevoli le splendide pagine che mi piacerebbe poter citare.

Struggenti, ed esempio, quelle in cui il kolkoziano Vavilov, la sera prima di lasciare casa e famiglia per andare al fronte rievoca l’ultimo giorno di pace, o quella in cui il colonnello Novikov ricorda il primo giorno dell’attacco tedesco, o quelle in cui Grossman ci fa vedere attraverso il ricordo del commissario politico Krymov le scene in cui grandi masse di sfollati e di soldati sovietici in rotta fuggono i tedeschi che li incalzano e che puntano a Mosca, Kiev, Stalingrado… l’anno che — pensa Krymov — ha mostrato “tutta l’ampiezza della catastrofe nazionale” (p.97).

E tante, tante altre: dal colloquio/confronto tra il grande fisico sovietico di fama internazionale Tchepyguin e Viktor Štrum su fascismo e nazismo, sulle origini e peculiarità del nazismo in Germania (pagg. 162-166) alle numerose pagine dedicate a Stalingrado.

Stalingrado nel giorno del primo attacco aereo tedesco

“I primi aerei apparvero verso le quattro del pomeriggio. Sei bombardieri venuti dall’est, dall’oltre Volga, avanzavano verso la città ad una grande altitudine […] Gli aerei erano perfettamente visibili nell’aria trasparente. Il sole brillava, migliaia di vetri brillavano ai suoi raggi, e le persone, alzando la testa, guardavano gli aerei ripartire precipitosamente verso verso ovest. Una giovane voce gridò:
— Ce n’è qualcuno che è riuscito a passare! Non è nulla, non c’è nemmeno stato l’allarme.
Subito, le sirene dei battelli e delle fabbriche intonarono il loro urlo sinistro. Quest’urlo che annunciava la sventura e la morte, sospeso sopra la città, esprimeva l’angoscia che si era impadronita della popolazione. Era la voce della città intera, non soltanto quella degli uomini, ma degli edifici, dei veicoli, della pietra, dei pali, dell’erba e degli alberi nei parchi, dei fili elettrici e delle rotaie dei tram, un urlo che univa gli esseri viventi e gli oggetti nel presentire il loro annientamento. Solo una gola di ferro arrugginita può generare questo suono che esprime in egual misura il terrore di un animale e l’angoscia di un cuore umano.

Poi venne il silenzio, l’ultimo silenzio di Stalingrado”

Stalingrad 1942
Stalingrad August 24, 1942 | Photo: Emanuil Evzerikhin
At the Train Station during an Enemy Air Attack

Stalingrado ormai distrutta dai bombardamenti che Vavilov vede per la prima volta dalla riva opposta del Volga mentre si avvicina in battello al luogo per la cui difesa morirà.

“Stalingrado si ergeva sotto un cielo senza nuvole: una città in cui la sciagura si aggirava nelle strade e nelle piazze vuote, in cui non si sentiva più il rumore delle fabbriche e non ne si vedeva il fumo, in cui non si facevano più acquisti, in cui non c’erano più litigi tra marito e moglie, in cui le scuole non accoglievano più scolari, in cui nessuno cantava suonando l’armonica nei quartieri operai” (p.534)

E poi ci sono tutte le pagine dedicate ai sentimenti ed agli affetti familiari, al modo in cui tutti, dai soldati alla gente comune affrontano la morte di figli, madri, amici.

Lo stesso Grossman, lo ricordo, durante la guerra aveva perso il figlio maggiore caduto sul fronte e la madre Ekaterina Savel’evna massacrata a Berdicev in Ucraina dalle Einsatzgruppen tedesche perchè ebrea.

Centinaia, migliaia di persone assistono impotenti alla distruzione della propria casa e sono costrette a fuggire, spesso a piedi e prive di tutto sotto la continua minaccia delle bombe e delle armi tedesche.

Quante, le pagine appassionate dedicate alla ostinazione ed alla volontà di libertà di un intero popolo!

la morale del popolo, la bontà del popolo sono indistruttibili (p.164)

Sempre presente fin da in Per una giusta causa il tema di fondo che in Vita e Destino sarà espresso in modo ben più esplicito e radicale e cioè il tema dell’ l’uomo e del suo innato ed irrinunciabile bisogno di libertà

(Continua  >>)

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  • Avendo letto il libro in francese non sono sicura che la mia translitterazione dei nomi russi in italiano risulti corretta e me ne scuso
  • I brani citati dal libro sono una mia traduzione dal francese.
  • La notte del 21 giugno prima notte di guerra, un capitolo di Per una giusta causa tradotto in italiano per l’antologia “Narratori russi moderni” di Bompiani (1962) dallo slavista Pietro Zveteremich >>
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5 risposte a PER UNA GIUSTA CAUSA – VASILIJ GROSSMAN [Seconda Parte]

  1. librista ha detto:

    Non smetto di stupirmi di quanto si possa essere impressionati dallo sguardo di Grossman sui personaggi, sull’ambiente, sugli avvenimenti, sulla grande storia che ha attraversato. Poi G. trasferisce quello stesso sguardo al lettore e lo costringe anche a cercare immagini, foto dove confermare e completare la sua scrittura. Dopo aver letto Grossman le foto dell’epoca sulla guerra, sulle distruzioni, sulla vita quotidiana si guardano in modo diverso, l’attenzione verso l’immagine cerca e trova un oltre, sembrano addirittura scattate per confermare passi, personaggi e situazioni dei suoi libri. Mi chiedo da tempo perchè. La risposta è forse nella profonda Umanità continuamente professata da G. nei suoi scritti e alla quale continuamente allena il suo lettore? Se la risposta è si, tutti allora abbiamo bisogno di Grossman.

    In attesa della terza puntata, con tante foto e tanti piccoli assaggi di testo, ciao

  2. annaritav ha detto:

    In attesa della terza puntata, sono andata a rileggermi anche il post che avevi dedicato a Vita e Destino. Solo quando avrò letto tutto ciò che scrivi, spieghi e suggerisci mi avvicinerò a questi due libri. Per ora non so decidere in quale ordine affrontarli
    Salutissimi, Annarita

  3. gabrilu ha detto:

    Lbrista
    Perchè  G.  è concreto.
    Ha una scrittura concreta.
    (Kapucinskij  ha questo stile di scrittura, ma   okkei, la pianto,  che  mo’ divago…)
    Le cose e le persone di  cui   parla G. le puoi toccare, annusare, sputare.
    Puoi persino starnutirle  

    …Se  proprio volessi fare un  paragone (massì, lo voglio!    Chemmeneimportammè) paragonerei la   scrittura   di Grossman a  quella  di Zola.

    Quando leggi Zola il tuo naso  avverte tutti i profumi  e tutte le   puzze possibili e immaginabili.

    Chi ha letto   Le ventre de Paris   quel  che dico   lo  capisce  al volo.
    Chi  invece  non l’ha letto  peggio per lui/per lei:   non posso che  (benevolmente)   consigliare   di leggerselo  di gran corsa.

    Stessa cosa con  G.

    annarita
    tranquilla,  immagino che  avrai tanti altri   libri in attesa.
     

  4. Sandra Ubertalli ha detto:

    Tengo “Vita e destino” sul mio comodino e di tanto in tanto ne rileggo una parte. Grossman è un grande. Nel suo romanzo non c’è solo la Storia, c’è tultto l’Uomo. Ho letto pochissimi libri come questo nella mia vita. Sandra

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