ALBUM DI FAMIGLIA

 

Piero Violante Swinging Palermo

Swinging Palermo di Piero Violante.

Libro che sto divorando, che mi sta emozionando, che parla di tanta, ma proprio tanta gente che ho conosciuto, che ho magari solo incrociato, o che ho avuto come maestri e/o esaminatori. O che ho avuto come amici.

Il libro mi tocca troppo da vicino per azzardarmi a fare una recensione. Ma almeno una citazione si, voglio farla.

Perchè mi piacerebbe molto che questo libro venisse letto non solo da noi palermitani.


“Con puntigliosa precisione, la morte ha sottratto alla città e ai nostri affetti figure che hanno segnato l’orizzonte delle nostre aspettative umane, civili, culturali. Ridotta la schiera degli anni Venti, nel mirino c’è sempre più la generazione degli anni Trenta: i fratelli maggiori dei nati attorno alla fine della guerra. A quelle generazioni abbiamo guardato. Le abbiamo considerate forti perché hanno impresso un timbro civile a questa città. È il nostro album di famiglia. Una gloriosa schiera di personaggi capitanata da Leonardo Sciascia. Intelligentissimi, preparatissimi, caparbi, radicati in Sicilia eppure dotati di un grande respiro europeo. Affastello alcuni dei nomi del mio mausoleo che è insieme pubblico e privato: Antonio Guccione Monroy, Antonino Noto, Giacinto Lentini, Vincenzo Tusa, Beppe Fazio, Mario Mineo, Rosario La Duca, Napoleone Colajanni, Vittorio Nisticò, Giuliana Saladino, Marcello Cimino. Tutti legati dal vincolo generazionale e tuttavia biografie diversissime accomunate da una passione culturale e civile che ci ha «formato» e galvanizzato. Era la nostra classe dirigente”
[…]
“Figure diversissime con il tratto comune di generazioni che, uscite dalla guerra, si lanciarono, con fantasia ed energia, per destrutturare antichi cliché, per tenere Palermo al passo con la modernità o per scavalcarla.

Ragionando su di loro, ci siamo però sorpresi in tanti a parlare di irripetibilità di una stagione. Come se il meccanismo della trasmissione si fosse per sensore inceppato; come se quel largo blocco-carré che ha alimentato e difeso la nostra
giovinezza, irrobustito la nostra maturità, fosse diventato soltanto un drappello sempre più esiguo, esposto senza scampo al fuoco di tempi oscuri.

Una generazione forte, quella degli anni Venti, cresciuta con il fascismo, ammaliata in maggioranza da Croce, tentata da Gentile, conquistata da Gramsci, in cerca di curiose simbiosi tra liberalismo socialismo e comunismo. Alcuni ruppero le righe disillusi dal ’56 in Ungheria per divenire socialisti; altri aspettarono Praga ’68, se non il crollo del muro di Berlino nell’89 e l’ammaina bandiera del Cremlino. Una generazione di intellettuali di affermate radici locali, ma istintivamente europei, curiosi, pignoli, ironici, ferratissimi, ostinati, sempre pronti a prendere posizione, a sfidare il paradosso, disincantati, ma abbarbicati ai valori della libertà e difensori dei diritti sociali.”

 
N.B. I grassetti della citazione sono miei

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