IMPERIUM – RYSZARD KAPUSCINSKI

Ryszard Kapuscinski, Imperium
Ryszard Kapuscinski, Imperium (tit. orig. Imperium), traduz. Vera Verdiani, Feltrinelli – Collana Universale Economica, p. 276, EAN13 9788807813269

Dopo i miei post su Zarine di Troyat e Storia della Russia di Bartlett mi è stata suggerita la lettura di questo libro di Kapuscinski, che conoscevo solo di fama ma di cui non avevo letto ancora nulla. Mi sono fidata, ho seguito il consiglio e non solo non me ne sono pentita, ma mi è piaciuto talmente che ho subito comperato (e immediatamente divorato) anche Autoritratto di un reporter e In viaggio con Erodoto.

Kapuscinski è morto nel 2007. Era nato a Pinsk, in Polonia orientale (oggi Bielorussia), nel 1932. Dopo gli studi a Varsavia ha lavorato fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca PAP. Era considerato uno dei più importanti reporter del mondo, se non addirittura il più importante. Leggendo la sua biografia, viene da chiedersi se ci sia un posto nel nostro pianeta in cui Kapuscinski non sia andato. O un evento di grande portata storica al quale non sia stato presente. Armato solo di un taccuino, una penna a sfera, una macchina fotografica e di… una cassa di libri. Perchè Kapuscinski era uno che — oltre ad avere una grandissima carica di umanità ed empatia ed una straordinaria capacità di entrare in sintonia con popoli e culture anche lontanissime dalla sua — era uno che leggeva, si documentava, studiava. Cercava sempre, nei limiti del possibile, di imparare la lingua del posto in cui si recava. Era insomma un grande professionista che non guardava però soltanto all’attualità. Tra i libri che si portava dietro, non mancava mai il grosso volume delle Storie di Erodoto di Alicarnasso, suo modello, punto di riferimento: Kapuscinski vedeva infatti in Erodoto “il primo grande reporter dell’umanità” e lo percepiva come una sorta di anima gemella.

Kapuscinski ha lasciato numerosi libri-reportage (lui veramente preferiva chiamarli semplicemente “testi”), molti dei quali pubblicati in Italia da Feltrinelli.

Questo Imperium parla dell’ex Unione Sovietica, e più precisamente del suo disfacimento e del suo crollo definitivo.

Uscì a puntate, settimana dopo settimana, sulla rivista polacca Gazeta Wyborczsa. Come Kapuscinski stesso ricorda, tutti i suoi libri-reportage sono usciti a puntate “E’ un sistema di lavoro che mi va benissimo. In realtà, potrei definirmi uno scrittore a puntate, o un reporter a puntate” (*)

Perchè questo libro? Perchè “Mi rendevo conto che il nucleo del processo di disfacimento del comunismo, il cuore del divenire storico, era la Russia, ossia l’ex Unione Sovietica. Volevo descrivere quel fenomeno storico osservandolo nel suo punto centrale, e perciò scelsi la Russia e non la Cecoslovacchia, l’Ungheria o la Polonia, dove gli avvenimenti non avevano una portata globale. Quel sistema era nato in Russia e lì aveva trovato la sua tomba. Mi sembrava un dato importante. Da noi il comunismo era un sistema imposto, secondario. Per vederlo nella sua forma più pura bisognava andare là, e solo là se ne poteva studiare la caduta” (*)

Imperium è articolato in tre parti: nella prima, che riguarda gli anni 1939-1967, Kapuscinski parla dei suoi primi contatti con l’Impero; nella seconda (anni 1989-1991) vengono descritti i vagabondaggi compiuti negli angoli più remoti dell’Impero durante gli anni del suo declino. Sono tutti viaggi compiuti da solo, al di fuori delle istituzioni e dei percorsi ufficiali, viaggi durissimi in cui Kapuscinski rischia non poche volte la vita. La terza parte è costituita soprattutto da pensieri, riflessioni, ipotesi sul futuro dell’ex URSS.

Sono circa trecento pagine che ho letto la prima volta tutte di un fiato. La prima volta, dico. Perchè arrivata all’ultima pagina sono tornata immediatamente alla prima ed ho ricominciato daccapo, questa volta con la matita in mano. Adesso la mia copia di Imperium sembra un panino imbottito, zeppo di segnali e post-it.

Le riflessioni di Kapuscinski toccano molti dei temi cruciali che riguardano questo mondo sterminato, complicatissimo, e per tanti versi quasi indecifrabile e derivano tutte dalla sua osservazione diretta costantemente messa a confronto con i testi che legge e studia: libri di storia, memorialistica, documenti ufficiali.

Ne ricordo solo alcuni:

La questione dei grandi spazi, per esempio: Kapuscinski percorre da solo, in Transiberiana e con altri mezzi di fortuna l’immensa Siberia e confrontando la sua esperienza con ciò che ha letto nella memorialistica degli scampati ai lager stalinisti riflette sull’ “influsso esercitato dai grandi spazi dell’Impero sull’anima russa”, perchè secondo lui “per regnare in un paese così sconfinato si è dovuto creare uno Stato sconfinato. Questo ha sprofondato i Russi in una contraddizione. Per mantenere i grandi spazi il russo deve mantenere un grande stato, e per mantenerlo spende tutta la sua energia, che poi non gli basta più per il resto: organizzazione, economia, ecc. ecc. Spreme tutte le sue energie per lo stato, che lo schiavizza e lo opprime” (p.38).

Teocrazia e dispotismo autocratico: se lo Zar era Dio, “i bolscevichi si sforzano di inserirsi in questa tradizione […] il capo dello stato sovietico non è più soltanto il riflesso terreno di Dio, è Dio stesso”. E’ così che Kapuscinski spiega la sistematica distruzione di molte chiese (il capitolo dedicato alla distruzione sistematica voluta da Stalin della Cattedrale del Salvatore a Mosca è semplicemente magnifico): “per fare di sè la nuova divinità deve demolire le case del Vecchio Dio […] e sulle loro fondamenta elevare nuovi templi, nuovi oggetti di ammirazione e di culto: Sedi del Partito, Palazzi dei Soviet, Comitati. In questa trasformazione o, più esattamente, in questa rivoluzione, viene operata una semplice e radicale sostituzione di simboli” (pp. 94-95)

Il lager ed i suoi elementi costituitivi, analogie e differenze con i lager nazisti, i genocidi di intere popolazioni di contadini ucraini fatte morire per fame “Tecnicamente parlando buona parte si poteva annientare impiantando qualche camera a gas. Ma Stalin si guardò bene dal commettere un errore del genere. Chi costruiva camere a gas se ne prendeva anche la colpa., si addossava il marchio dell’assassino. Stalin quindi scaricò la colpa dei delitti sulle vittime stesse: morite di fame perchè non volete lavorare, perchè non vedete i vantaggi offerti dal kolkhoz” (p.242).

Il capitolo in cui Kapuscinski parla della sua permanenza a Kolyma, uno dei peggiori lager staliniani in cui morirono a centinaia di migliaia vale, da solo, tutto il volume.

Vittime e boia: “…in molti casi era impossibile distinguere nettamente i due ruoli. Uno prima picchiava come inquisitore; poi finiva in prigione e veniva a sua volta picchiato: scontata la pena, si vendicava, e così via, e così via. Era un mondo in forma di circolo chiuso, con una sola via d’uscita, la morte. Un gioco d’inferno dove perdevano tutti” (p.184)

Potrei continuare a lungo: sulla genesi del cosiddetto Homo Sovieticus, per esempio. O sulle pagine in cui si parla di un popolo che non sa più fare domande perchè ha imparato che porre domande può costare la vita.

Nel libro non ci sono soltanto le nevi della Siberia ma anche i colori, i suoni, i profumi e le tragedie delle terre del Sud, a cominciare dall’Armenia. Perchè Kapuscinski non si stanca mai di avvertire che “della Russia è tanto più facile parlare quanto più la si nomina in senso astratto […] ma a questo livello di generalizzazione molti problemi perdono significato, non contano, spariscono” (p.258). La Russia insomma non è un monolito. Tiene molto anche a precisare (come scrive nell’introduzione ad Imperium) che il suo libro ” … non è una storia della Russia e dell’ex URSS nè un resoconto dell’ascesa e caduta del comunismo in questo stato e neanche un manualistico concentrato di conoscenze sull’Impero.
E’ la mia relazione personale di viaggi compiuti nelle sconfinate distese di questo paese (o meglio di questa parte del mondo), cercando sempre di arrivare fin dove me lo consentivano il tempo, le forze e la possibilità.”

In realtà, chi legge le sue pagine ricava una gran mole non solo di informazioni di prima mano perchè frutto dell’osservazione diretta, ma anche innumerevoli stimoli di riflessione.

Un’ultima cosa: Kapuscinski dedica le ultime pagine del suo “testo” ad una sorta di bilancio delle sue osservazioni ed alla formulazione di alcune ipotesi sul futuro della Russia: ecco quella che mi ha maggiormente colpita:

Scrive Kapuscinski nel 1994: “Di perestroika e di glasnost’ non parla più nessuno. Il partito democratico, così attivo nella lotta al comunismo, è stato relegato ai margini della scena politica e lì resta, a metà tra lo sbando e l’oblio. In genere oggi in Russia si parla molto meno di democrazia […] Corre un clima propizio al rafforzamento di metodi di governo autoritari, favorevole ad ogni forma di dittatura.” (p.273).

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(*) da Autoritratto di un Reporter

Ryszard Kapuscinski

  • Ryszard Kapuscinski >>
  • Il libro >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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6 risposte a IMPERIUM – RYSZARD KAPUSCINSKI

  1. oyrad ha detto:

    Vedo che Kapuscinski ti ha davvero entusiasmato ^___^ Anche io volevo cominciare a conoscere meglio i suoi libri, ma fino ad ora ho sempre esitato, dal momento che non sapevo da quale cominciare, con il terrore di fare qualche scelta sbagliata, con il rischio di rimanerne deluso… A quanto pare, però, con i “reportage” di Kapuscinski si va praticamente sul sicuro. Comincerò allora anche io da “Imperium”😉

  2. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    K. ha lasciato reportage “monotematici”, oltre che sull’ex Urss, anche sull’Iran e la rivoluzione di Khomeini, sull’Africa, sull’America Latina. Ti consiglio di scegliere il tema che in questo momento ti interessa di più (a me interessava la Russia e per questo ho cominciato da Imperium) tanto, credo proprio che con lui come si casca, si casca bene.
    P.S. Hai visto che è uscito l’ultimo romanzo di De Lillo? Sempre Einaudi, naturalmente. Ho messo nel blog roll qui a fianco una bella recensione comparsa su La Stampa

  3. oyrad ha detto:

    Grazie Gabrilù!🙂 L’ ho visto, l’ ho soppesato, l’ ho sfogliato… Dalla recensione sembra promettere bene… ma per adesso aspetterò, anche se sono davvero molto curioso di leggerlo: vorrei trovare un momento “di relax” per affrontarlo nel migliore dei modi.

    Però, se e quando lo leggerai vorrai dirne qualcosa… io di certo sarò qui a leggere le tue impressioni di lettura😉

    PS – Finalmente oggi ho capito come si mettono i video di YouTube sul blog… tra qualche giorno-settimana anche io preparerò post “multimediali”🙂

  4. utente anonimo ha detto:

    è splendido libro di un bravo scrittore e giornalista.
    Per me ha rappresentato il modo migliore per conoscere l’ex URSS.
    Un monumento di tragedie
    carlo

  5. gabrilu ha detto:

    Carlo
    Non posso che concordare. Ciao e benvenuto🙂

  6. Pingback: Imperium [Vienna] | Libri in Metro

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