L’ANGELO E IL CONTE. LEON DELAFOSSE E ROBERT DE MONTESQUIOU – RENATO CALZA

 

Renato Calza L'angelo e il conte

Un celebre, bellissimo e mondanissimo pianista-compositore stella dei salons parigini ai tempi della Belle Èpoque.

Un eccentrico, erudito, capriccioso, dispotico ed estetizzante mecenate aristocratico tra i cui antenati figurava anche quel Charles de Batz Castelmore D’Artagnan immortalato poi da Dumas.

Un giovane scrittore che diventerà uno dei pilastri della letteratura mondiale.

Il pianista è Léon Delafosse (1874-1951); l’aristocratico del quale per tre anni Delafosse fu il protégé è il conte Robert de Montesquiou-Fésenzac (1855-1921). Lo scrittore è Marcel Proust (1871-1922).

Questo affascinante, ricchissimo libro di Renato Calza, musicologo nonchè appassionato lettore di Proust, frutto di ricerche durate anni e la cui lettura mi ha tenuta piacevolissimamente impegnata per settimane (la mole di materiale che contiene è davvero notevole) non parla soltanto del triangolo Delafosse-Montesquiou-Proust ma va ben oltre quei tre anni in cui la vita del pianista-compositore risultò intrecciata a quella del conte e del romanziere; ripercorre tutto l’arco della vita di Delafosse e questo dà modo di parlare di tanto e tanto altro ancora…

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Per tre anni le vite di Proust, del conte di Montesquiou e di Delafosse si intrecciarono;  di Montesquiou  Proust fece poi il Barone di Charlus, del bellissimo Delafosse (che nella corrispondenza con Montesquiou Proust chiamava sempre “l’Angelo”) il violinista Morel…

In questa triangolazione Delafosse era il protetto  del conte (del quale musicò liriche della raccolta Les Chauves-Souris); dal canto suo Marcel dedicò a Delafosse una poesia (Mensonges) che il giovane pianista musicò traendone una melodia per canto e pianoforte e a sua volta  Léon dedicò a Proust una melodia contenuta nella raccolta che gli valse il primo successo.

I loro destini poi si separarono: dopo la rottura avvenuta tra Montesquiou e Delafosse, Proust cominciò a disprezzare il musicista, mentre da parte sua Delafosse parlava  della Recherche come di “un mucchio di pettegolezzi”.

Analizzando a fondo la vita e la carriera di virtuoso del pianoforte e di compositore di questo Léon Delafosse da tempo dimenticato da libri e riviste di musicologia il libro affronta in realtà parecchi aspetti derivanti dall’intrecciarsi della storia della cultura, del costume e della sociologia della musica, del trapasso dal concertismo mondano alla moderna arte di organizzare spettacoli, della critica musicale del tempo… ” Attraverso la figura di questo pianista  si possono esaminare taluni aspetti anche curiosi della vita musicale e mondana dalla Belle Èpoque al pieno Novecento. La storia dell’Angelo musicante  può infine servire a contestualizzare  alcuni aspetti della produzione di Montesquiou, della vita e della scrittura di Proust, di Henrique de Regnier, Lorrain, Rachilde e di altri autori che a diverso titolo si occuparono di lui”

Il libro, che di fatto è una sorta di doppia biografia, si chiude con un riferimento alla fine dell’impero estetico di Montesquiou e del suo destino, per certi versi parallelo a quello di Léon Delafosse la cui fama di grande virtuoso del pianoforte a poco a poco ma inesorabilmente dagli anni ’30 in poi, si trasforma in oblio:

“scomparve dai cartelloni e dalle cronache […] venne tagliato fuori, rimanendo un epigono della Belle Èpoque, anche dal mutare dei tempi, dall’assottigliarsi della cerchia aristocratica che lo sosteneva, dai cambiamenti del gusto e dalla modernizzazione delle strutture produttive della musica. Una nuova generazione di pianisti mise fuori gioco il goût pianistico di Delafosse […] i nuovi pianisti che lo soppiantavano erano inquadrati in un sistema produttivo moderno (l’agenzia di concerti, la rete delle società musicali […] Rispetto a questo nuovo mondo Léon fu un sopravvissuto, arroccato nella difesa dei privilegi di casta, chiuso nella sua torre melodiosa”. (p.357)

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Il libro è strutturato in quattro parti.

La prima è dedicata a Montesquiou, al suo estetismo (il giovane Proust, per ingraziarselo, arrivò a chiamarlo, all’epoca in cui cercava a tutti i costi di venire ammesso nei salotti parigini più esclusivi “professore di bellezza“), alla sua rete di relazioni sociali, alla sua capacità di scoprire nuovi talenti, alla sua produzione poetica, alle sue Memorie, alla fortuna e sfortuna critica di Montesquiou poeta.

Boldini Ritratto del conte di Montesquiou

Giovanni Boldini
Il Conte Robert de Montesquiou – Fésenzac
1897
Parigi, Musée d’Orsay

– La seconda e la terza parte si occupano della vita di Delafosse. Nella seconda parte si parla degli anni della sua relazione con Montesquiou ed in cui era protetto dal conte, dei suoi successi come virtuoso del pianoforte e della sua produzione musicale mentre nella terza parte ci si occupa di Delafosse dal momento della rottura con Montesquiou (le cui vere cause non vennero mai chiaramente esplicitate e sulle quali abbondano le più varie ipotesi), l’anatema del conte e il suo precludergli l’accesso ai salons parigini sui cui egli dettava legge, il proseguimento — nonostante tutto — della carriera concertistica di Delafosse tra Francia, Inghilterra e in altri paesi europei per poi descrivere il passaggio dalla gloria all’oscurità e all’oblio.

Questa terza parte è particolarmente interessante, perchè finora la maggior parte degli studiosi si sono occupati di Delafosse prevalentemente per i tre anni della sua vita in cui il suo destino risultò intrecciato a quello di Proust e del conte di Montesquiou. Si indaga a fondo sullo snobismo del musicista “attratto dai salons come una falena dalla luce” (p.358) e sulla vera personalità e il vero carattere di Delafosse, sul quale troppo spesso “si sono incrostate leggende dovute alla malevolenza di Montesquiou ed alla suggestione della figura del Morel della Recherche” (p.98).
“Ogni studioso di Proust aveva buone ragioni per interessarsi di Delafosse, e le biografie proustiane ripeterono con cadenza regolare l’argomento della liason con il conte” (p. 365).

Completano il volume una serie di Appendici che forniscono materiali che risultano estremamente interessanti per chi si occupa di storia della musica ma anche per chi si interessa di storia del costume, storia della letteratura: troviamo infatti in questa sezione tutto il repertorio concertistico di Delafosse e l’elenco dettagliato di tutte le sue composizioni, la traduzione italiana del testo integrale di Table d’harmonie che nel 1897 Montesquiou dedicò al pianoforte, ai grandi pianisti e a Delafosse, un’antologia di scritti di Proust, Lorrain e dello stesso Montesquiou che a vario titolo e con atteggiamenti e sentimenti diversi trattano del pianista (Delafosse visto da Proust, Lorrain, Montesquiou), la trascrizione di due testi sul pianoforte dello stesso Delafosse, un breve scritto di Montesquiou sul declino dello strumento a tastiera nell’era della riproduzione meccanica della musica.

Di grande utilità, infine, l’indice dei nomi e la ricca bibliografia per chi volesse approfondire i temi trattati.

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La quantità di materiale contenuta ne L’angelo e il conte è davvero notevole e di grande interesse sia per i semplici appassionati di musica (come sono io, ad esempio) ma — ne sono certa — anche per musicisti e musicologi esperti; gli appassionati e gli esperti di Proust, dal canto loro, troveranno, nei documenti riprodotti e nelle fonti citate molti spunti di riflessione sulla modalità tipica che aveva Marcel Proust di relazionarsi con gli altri.

Ad esempio, le manovre del giovane Marcel (e di Delafosse, più giovane di lui di tre anni) per ottenere di venire (ri)conosciuti come artisti, per farsi ammettere nei salotti che contano. In questo, Proust e Delafosse furono, almeno all’inizio, alleati e complici; si spalleggiavano a vicenda per entrare nelle grazie del conte, in cui vedevano un strumento essenziale per venire cooptati in un mondo alto.

Più tardi, quando il conte “giustiziò” Delafosse, Proust prese le distanze dal bel pianista, cominciò a parlare di lui in tono sprezzante; prese insomma le parti di Montesquiou e …“abbandonò Delafosse al suo destino” (p.246)

Di grande interesse per i lettori di Proust anche particolari che illuminano alcuni aspetti della genesi della RTP in particolare per quanto riguarda i personaggi del barone di Charlus (uno dei principali, interessanti e più complessi, dell’intera RTP) e del bellissimo ma perverso violinista Morel e della tormentatissima relazione tra i due. Proust infatti prende la situazione reale del rapporto tra il pianista e il conte ma — come fa sempre — nella sua narrazione la trasfigura e la rovescia. Nella realtà infatti (al contrario di quanto avviene nella RTP) fu il conte a liquidare il protetto, e non solo non lo cercò più ma addirittura si negò a Léon che per parecchio tempo cercò con ogni mezzo di riavvicinarsi a lui: “Montesquiou fu irremovibile nonostante fosse corteggiato da Léon che chiedeva perdono, proclamava la sua fedeltà, gli offriva ‘l’abdicazione totale della sua volontà'” (p.239)

Altro esempio (ancora per proustofili): le citazioni di alcune frasi o passaggi di lettere e diari di Montesquiou. Già, perchè proprio in Montesquiou, gli appassionati di Proust possono dilettarsi con le fulminanti e spesso ferocissime battute del celebre esprit des Guermantes: quelle della duchessa Oriane, certo, ma anche in quelle di… Palamède barone di Charlus, duca di Brabante, signore di Montargis, principe di Oléron, di Carency, di Viareggio e… fratello di Basin, duca di Guermantes.

Il tutto avente come scenario la società parigina di fine Ottocento e primi del Novecento con i suoi famosi salons nei quali si decideva e celebrava la gloria o si sentenziava la disfatta di letterati, concertisti, pittori, musicisti.

Troviamo, nel libro, anche decine di gustosissimi aneddoti rigorosamente supportati dai testi di riferimento originali. Da parte mia, confesso che più di una volta mi sono ritrovata a ridere da sola come una matta… per esempio leggendo la stroncatura scritta da George Bernard Shaw il 25 luglio 1894 a proposito di un’esibizione concertistica di Delafosse alla sala Erard di Londra… non resisto alla tentazione e la trascrivo quasi per intero:

” […] Léon Delafosse, che fino ad allora non avevo mai ascoltato ma che credo non dimenticherò presto. E’ un giovanotto vigoroso e dalle agili dita, dotato di notevole vivacità ed energia, nel ribollire delle quali piombò sulla Sonata al chiaro di luna di Beethoven abbandonandola esanime in un tempo da record”

La lettura di tutto il libro risulta scorrevolissima perchè il linguaggio utilizzato è sì, tecnicamente rigoroso (e le fonti sempre puntigliosamente indicate con grande precisione) ma non è mai pedante e comunque sempre di agevole comprensione (se l’ho capito io, possono capirlo tutti).

Leon Delafosse

Léon Delafosse, Illustrazione per The Illustrated London News, 24 Ottobre 1896.
Fonte

“Un destino analogo accomuna Robert de Montesquiou (1855-1921) e Leon Delafosse (1874-1951): entrambi furono celebri tra la fine del XIX secolo e l’inizio del Novecento; furono in relazione coi grandi nomi della società e della letteratura francese; cercarono la gloria nell’arte ottenendo trionfi mondani ma furono bollati come ‘dilettanti; entrambi sopravvivono oggi per via indiretta come soggetti pittorici e letterari. Il conte aveva profetizzato a Delafosse ‘Mi piace credere che le vostre melodies dureranno quanto le mie poesie’: l’auspicio si sarebbe avverato, ma non nel senso sperato” (pag.9)

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Scrive Calza che “Montesquiou  e Delafosse furono due uomini risucchiati dalla letteratura” (pag. 10)

Il conte e il pianista, la loro relazione, si ritrovano infatti nei personaggi e nei romanzi di Jean Lorrain, di Rachilde e soprattutto nella Recherche di Marcel Proust, e il nome di Delafosse “tornava a vivere solo in relazione a Proust e a Morel” (p.378)

A questo proposito non possono non tornarmi in mente le parole di Céleste Albaret, secondo la quale le persone che Proust utilizzò come modelli per il suo romanzo sarebbero state ben presto dimenticate, ma i suoi personaggi sarebbero diventati immortali:

Dice infatti Céleste Albaret in Monsieur Proust

“Quando m’ha dichiarato che vedeva la propria opera come una cattedrale nella letteratura, ciò significava che egli pensava che sarebbe vissuta quanto le chiese che amava tanto – e allora, che importa che il suo personaggio della duchessa di Guermantes, per esempio, sia preso in parte dalla contessa Greffuhle, in parte da M.me Straus e dalla contessa de Chevigné e per il resto da dieci altre?

Fra cento anni, che importanza avrà che lo si sappia, e chi si ricorderà ancora di queste signore?

Ma la duchessa di Guermantes e gli altri personaggi, loro, vivranno sempre nei suoi libri e davanti agli occhi di nuove generazioni di lettori”.

pallino

Renato Calza L'angelo e il conte

Renato CALZA, L’angelo e il conte. Léon Delafosse e Robert de Montesquiou, pp. 494, LIM (Libreria Musicale italiana), Lucca, 2015

L’autore >>
La scheda del libro >>

pallino

see   **** Qualche link di approfondimento dal mio sito dedicato a Proust (ebbene sì, mi faccio anche un po’ di pubblicità  😉

    • Léon Delafosse >>
    • Robert de Montesquiou-Fésenzac >>
    • Céleste Albaret >>
    • Jean Lorrain >>
    • La poesia Mensonges scritta da Proust e dedicata a Delafosse >>

**** Su YouTube si trovano alcune composizioni di Delafosse.

Ho scelto questo “Nocturne”, melodia dal ciclo Les Chauves-Souris, liriche di Robert de Montesquiou. L’Oiseleur des Longchamps (baritono) e Juliette Regnaud (piano). Registrato in concerto a Royaumont il 31 marzo 2012.

 

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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15 risposte a L’ANGELO E IL CONTE. LEON DELAFOSSE E ROBERT DE MONTESQUIOU – RENATO CALZA

  1. Alessandra ha detto:

    Già, solo i personaggi dei libri hanno il privilegio di vivere per sempre. Beati loro, che non conoscono la disperazione delle prime rughe😉 Non sono un’esperta di musica classica né di Proust, ma questa analisi mi ha deliziata. E poi l’arte di manovrare per puntare ai vertici, e di cambiare al volo gusti e atteggiamenti all’occorrenza, mi sembra quanto mai attuale.

    • gabrilu ha detto:

      Alessandra
      lieta di averti deliziata 🙂
      Per quanto riguarda quello che tu chiami “l’arte di manovrare per puntare ai vertici” la questione ha, secondo me, una propria specificità se la riferiamo al tema del come possa fare un artista (in senso lato — pittore, musicista, scrittore) per ottenere visibilità, farsi conoscere, farsi apprezzare. Dai tempi di Bach che scrisse le Goldberg su precisa commissione da parte di chi gli dava da mangiare ai salone dell’Ottocento con i suoi mecenati e aristocratici che facevano la fortuna o la sfortuna di un artista ai salotti televisivi ed alle “ospitate” nei talk show (un pò più squallidi, a dire il vero) di oggi le cose sono cambiate nella forma, ma poco nella sostanza. La libertà assoluta dell’artista non è mai esistita, né mai esisterà, a mio parere. Mi sembra semplicemente un dato di realtà e personalmente non me ne scandalizzo più di tanto. Sviluppare la questione sarebbe molto interessante.

  2. Vito ha detto:

    Che piacere leggere questa recensione. Mi aiuta a meglio comprendere cedrti passaggi della RTP. E poi ho così scoperto il sito dedicato a Proust, me lo sono incollato sul desktop.
    Grazie

    • gabrilu ha detto:

      Vito
      E tu pensa che nel post mi sono dovuta sforzare di essere sintetica ed ho dovuto lasciar fuori un mucchio di cose. Il libro, credimi, è una vera miniera

  3. dragoval ha detto:

    Un post perfetto .
    Per soggetto, per misura, per bellezza.
    Quasi insostenibile.
    Quasi.
    Insostenibile.

  4. Leonardo ha detto:

    Dragoval ha perfettamente ragione.

    e le sue parole me ne hanno rammentata un’altra: quell’imperdonabile di Campiana memoria.

    Ed in effetti i post di Gabriella sono imperdonabili: per stile, gusto ed intelligenza del tema.

    A noi non resta che il gran piacere di leggerli.

    Leonardo

    • gabrilu ha detto:

      Leonardo
      non riesco a venire a capo di un interrogativo che da giorni mi attanaglia: che cosa caspita intendi con “quell’imperdonabile di Campiana memoria” ?!?! Che curiosità, che mi ha messo! Mi spieghi l’arcano, che da sola non ci arrivo?
      Ciao e grazie! 🙂

      • Leonardo ha detto:

        Gabriella,
        con piacere!!

        “…il sostantivo Lectio, è collegato etimologicamente al verbo legere, da cui l’intellegere latino, inteso: sia come un inter legere, che potremmo accostare all’italiano leggere tra (le righe); sia come un intelligere inteso nei due sensi di inter-s/eligere, e cioè scegliere tra, e di intus legere, e cioè leggere dentro; sia infine come un intus ligari che metterebbe in gioco la categoria del coinvolgimento e cioè del sentirsi legare dall’interno, o meglio coinvolgere in prima persona, da ciò che è stato letto/ascoltato.” (*)

        Questa piccola premessa per precisare in po’ il senso di lettura attenta che tu proponi e che è imperdonabile.

        E attenta, in senso weiliano, lo è stata Cristina Campo: l’imperdonabile.

        Ricordo almeno tre titoli:

        1) Gli imperdonabili; (http://www.adelphi.it/catalogo/autore/213)

        2) Lettere a Mita;

        3) Lettere ad un amico lontano.

        Sono diversi i punti di contatto (dall’amato Proust a tanti altri) come profonde anche le divergenze: ma questo conta poco.

        L’importante, per me, nel leggere/rti è ritrovare sempre ed ancora quel senso forte e dalle tante irridiscenze di lectio, vero antidoto contro la “ruggine della mente”, che nelle tue pagine viene sempre offerto con generosità ed in clima di accoglienza.

        Leonardo

        (*) da un testo di G.I. Gargano su Lectio Sacrae Paginae e teologia.

  5. gabrilu ha detto:

    Leonardo quanta roba importante hai scomodato per me!
    Grazie per i chiarimenti. Ecco perchè non avevo capito: io non ho letto mai nulla di Cristina Campo e dunque non potevo cogliere. La conosco certo di fama, ma non ho letto niente di suo. Perchè non lo so. Forse perchè è sostanzialmente una poetessa, ed io con i poeti e la poesia ho — come ho confessato più volte — un rapporto molto ingarbugliato…
    Forse mi conviene utilizzare, per una eventuale (non prometto niente, eh) manovra di (cauto) avvicinamento, i volumi di lettere. Con gli epistolari, le biografie e le autobiografie mi sento come un topo nel formaggio 🙂
    Ri-grazie, ciao e a presto!

  6. eugenio ha detto:

    Meraviglioso questo post come sempre!! Corro a comprare il libro….Anche se sono molto meno colto di Leonardo faccio mie le sue ultime righe che approvo totalmente:
    L’importante, per me, nel leggere/rti è ritrovare sempre ed ancora quel senso forte e dalle tante irridiscenze di lectio, vero antidoto contro la “ruggine della mente”, che nelle tue pagine viene sempre offerto con generosità ed in clima di accoglienza.
    Eugenio

  7. gabrilu ha detto:

    eugenio
    se ti va, poi torna a dirci le tue impressioni di lettura. Sono contenta di avere stimolato la tua curiosità. Spero non rimarrai deluso.
    Grazie per le belle parole e a rileggerci spero
    Ciao!

    • Daniela. ha detto:

      Ciao, mi piacerebbe tanto avere contatti con lettori di Proust: circoli di lettura o persone semplicemente amanti della Recherche.
      Preferisco però contatti reali e non solo virtuali( non sono su facebook
      Vivo a Torino e se qualcuno è interessato può contattarmi.
      Grazie.

  8. Patrice Louis ha detto:

    Chère Gabriella,
    Je suis heureux de découvrir votre blogue. Bravo.
    Pouvez-vous m’en dire plus sur lui. Moi-même blogueur (lefoudeproust.fr), j’écris un livre sur l’Internaationale proustienne.
    Au plaisir de vous lire,
    Patrice

    • gabrilu ha detto:

      Patrice Louis
      merci! Merci aussi pour le lien, je savais déjà votre blog. Je suis également une passionnè proustienne🙂
      Je suis désolé pour mon français. Je n’ai aucun problème de lecture en français, mais écrire c’est toute une autre chose 😦

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